Dal Mattino a Mezzanotte (Von morgens bis mitternachts) – Karlheinz Martin (1920)

von-morgens-bis-mitternachtsA pochi mesi di distanza dal mitico Das Cabinet des Dr. Caligari, ecco uscire nelle sale un altro film espressionista che porta forse agli estremi alcuni soluzioni visive che erano state proposte in Caligari. In Von morgens bis mitternachts tutto si distorce e si trasforma, dalla scenografia ai costumi fino ai personaggi stessi che, con trucchi arditi, assumono forme spigolose e oscure. La storia assume contorni minimali, i personaggi non hanno neanche un nome e non mancano riferimenti simbolici.

Una ricca signora straniera (Erna Morena) entra in una banca perché ha bisogno di denaro per acquistare un quadro voluto dal figlio (Hans Heinrich von Twardowski). Per motivi burocratici, alla donna non viene permesso di ritirare i soldi ed è costretta a tornare in albergo senza nulla. Un cassiere (Ernst Deutsch) si è però innamorato di lei e, approfittando di un momento di assenza di tutti gli altri dipendenti, ruba il denaro e corre dalla donna dichiarando il proprio amore e chiedendole di partire via con lui. Viene però rifiutato, quindi torna mestamente nella sua grigia casa dove lo attendono la moglie, la figlia e la madre (Lotte SteinRoma BahnFrida Richard). Non resiste a lungo e fugge, proprio qualche minuto prima che il direttore della banca (Eberhard Wrede) giunga a casa sua denunciando il furto alla propria famiglia.

Il cassiere della banca, sotto la neve, giunge fino alla città vicina e ne approfitta per vestirsi a nuovo e andare dal barbiere. Inizia dunque a sperperare il proprio denaro: prima lo dona anonimamente ai vincitori di alcune gare ciclistiche, poi si circonda di prostitute finché non ne incontra una con la gamba di legno (Roma Bahn). Si reca quindi in una bisca, dove rischia di essere derubato ma viene salvato da una giovane attivista (Roma Bahn) che lo porta ad una riunione in cui tutti confessano i propri peccati. Il banchiere rivela quindi quanto ha fatto e dona tutto il denaro che ha rubato alla folla. Si ritroverà dunque solo, anche l’attivista correrà infatti dalla polizia una volta compreso che l’uomo ha una grossa taglia sulla testa. Nel finale, a mezzanotte, l’uomo si toglie la vita sparandosi e morirà adagiato su una croce storta su cui appare la scritta “Ecce Homo”.

Sebbene ci siano volute diverse righe per descrivere la trama, essa è più interpretabile che non realmente desumibile dal film, che mi ha trasmesso un senso di destabilizzazione generale e incertezza. Ogni movimento dei personaggi è cadenzato e studiato e si passa da ritmi estremamente lenti ad altri frenetici con estrema rapidità, in sincronia con le emozioni del protagonista. Tema centrale del film è la morte e il presentimento della stessa con il protagonista che si ritrova più volte di fronte a personaggi che vede come scheletri. Il banchiere cerca disperatamente di fuggire da essa e sembrerà quasi riuscirci fino a togliersi la vita proprio pochi secondi prima della mezzanotte. Sì, perché tutta la vicenda si svolge in un giorno e il protagonista vive una montagna russa di emozioni, distrugge la propria vita per un sogno irrealizzabile e si ritrova quindi braccato dalla polizia e alla disperata ricerca di qualcosa che possa rendere la sua vita sensata. Non ci riuscirà e tutto sarà volto solo ad accelerare la sua fine.

Da quanto ho potuto vedere, Von morgens bis mitternachts sembra nascondere una critica alla società e al mondo borghese, che esalta l’ideale della ricchezza che è però solo uno specchietto per le allodole. Una volta acquisito il denaro, il banchiere si rende conto di non essere felice e cerca a poco a poco di disfarsene alla disperata ricerca di emozioni. Tutti intorno a lui si trasformano di fronte al denaro e persino la giovane attivista, che sembra mossa da fortissimi ideali, arriva a tradirlo per poter mettere le mani sulla taglia.

Scenografia, costumi e trucco sono curatissimi nel film e assumono un ruolo fondamentale ma al contempo per certi versi destabilizzante e poco fruibile. Non è decisamente un film che strizza l’occhio al grande pubblico o, quantomeno, non molto adatto a un pubblico di oggi che è abituato a ritmi narrativi e riferimenti simbolici differenti. Come detto sopra, tutto è distorto e trasformato rispetto alla realtà e trasmette un senso di angoscia, distorsione e grottesco. Una delle parti più interessanti a livello visivo è una scena ambientata nel velodromo dove le corse ciclistiche sono riprese in maniera distorta e diventano una sorta di linee in movimento che rendono pienamente l’idea di velocità.

Se siete curiosi di vedere il film sappiate che è stato recentemente restaurato dal Filmmuseum ed è quindi reperibile in ottima qualità e con un accompagnamento musicale molto curato. Non è un film facile ma sicuramente molto interessante per le soluzioni estetiche che propone.

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