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Il Cinema Muto a San Lorenzo con Padre Libero Raganella

Per chi abitava a San Lorenzo Padre Libero Raganella è stata una sorta di istituzione. Lui, nato e cresciuto nel noto quartiere romano nel 1914, si consacrò sacerdote in quello stesso quartiere nel 1940 seguendo attivamente i giovani della zona e la comunità attraverso il suo lavoro all’Opera Pio X, oratorio nato al fianco della chiesa dell’Immacolata e San Giovanni Berchmans. Padre Raganella fu partecipe del terribile bombardamento di San Lorenzo del 19 Luglio del 1943 e scrisse, dopo la guerra, un importante testimonianza dal titolo “Senza sapere da che parte stanno” rieditato di recente dalla Bulzoni a cura di Lidia Piciconi. Il racconto si divide in due parti: la prima tratta dei ricordi d’infanzia del sacerdote, mentre la seconda e il “Diario” di Roma in Guerra (1943-1944). Ma è la prima parte ad interessarci perché ci fornisce una bella testimonianza riguardo il cinema muto a San Lorenzo:

“In tutto il quartiere l’unica sala teatrale-cinematografica era quella dell’Opera Pio X. Ogni domenica, alle prime ore del pomeriggio, essa si riempiva come un uovo di quattro-cinquecento ragazzi che nell’attesa dello spettacolo, o nell’intervallo, davano il via a tutto il loro argento vivo, mettendo in concorrenza le loro corde vocali, tra l’inutile buona volontà e, a volte, la rassegnazione alla sconfitta di coloro che dovevano vigilare del buon comportamento dei ragazzi. Appena si spegnevano le luci e sullo schermo apparivano le prime figure, si faceva un silenzio improvviso. Il film naturalmente era muto. E un certo sig. Federico, che viveva la sua vita di apostolo fra i giovani, incominciava a commentare ad alta voce le sequenze della pellicola, spiegando, muovendo la curiosità, dando spiegazioni, e a volte anticipando per i più curiosi e i più vicini l’epilogo della vicenda. Un vero commentatore ante litteram. Interessante era quando sullo schermo apparivano le didascalie per spiegare momenti, luoghi, persone dell’azione cinematografica, o i dialoghi tra gli attori. Allora un brusio si levava da tutta la sala, tutti erano intenti a leggere a mezza voce, e avvenivano gare di lettura tra i più grandicelli e i più piccoli a chi leggeva tutta la scritta prima che sopravvenisse un nuovo fotogramma. Molti erano coloro che non riuscivano a leggere che poche parole, ma la loro deficienza era supplita dal commentatore che a voce alta leggeva per tutti. A volte da un pianoforte, note ora gioiose, ora meste, ora da carica, o da inno trionfale si levavano a commentare e seguire le vicende proiettate. Erano ordinariamente film di far-west, di avventura, di cappa e spada, ove Tom Mix, Toro seduto, Penna d’aquila, la cavalleria americana, Zorro, erano i nostri eroi. E quando i protagonisti dell’avventura era circondati dal carosello di morte degli indiani, e non c’era più speranza per loro, tutti tacevano, trattenendo il respiro per assistere alla fine dolorosa e tragica dei loro eroi, ed ecco che in una nuova sequenza si vedeva da lontano un gran polverone, e in mezzo alla polvere i soldati a cavallo che galoppavano in aiuto dei disperati. Allora tutti i ragazzi balzavano in piedi al grido “Arrivano i nostri” e continuavano a gridare e a saltare per le ultime battute del film pronti a precipitarsi alle uscite quando sullo schermo appariva la parola fine, per essere i primi a raggiungere tra spinte, gomitate, e sorpassi, la strada. Lì incominciava la seconda versione della pellicola appena vista con qualsiasi pezzo di legno trasformato in spade, si imperniavano numerosi duelli alla Zorro, o grandi zuffe si ripetevano secondo quelle viste nel saloon di qualche villaggio del far-west, incuranti dei genitori che attendevano all’uscita e che cercavano, con le buone e con le cattive maniere, di recuperare tra tanta baraonda i loro figli. Per tutta la settimana si parlava del film veduto, aspettando il sabato, quando veniva affisso il manifesto del nuovo programma. Sotto quel manifesto erano grida di gioia di entusiasmo se dal titolo o dall’attore principale si prevedevano nuove avventure, o di sconforto se il titolo aveva un non so che di melodrammatico o romantico.”

tratto da Senza sapere da che parte stanno: ricordi dell’infanzia e “diario di Roma in guerra (1943-1944) di Padre Libero Raganella a cura di Lidia Piccioni edito nel 2000 dalla Bulzoni Editore. Foto tratta dal sito 30 giorni.

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