La Dannazione di Caino è un breve cortometraggio che si rivela, suo malgrado, anche molto divertente. La storia è abbastanza classica: Caino (Luigi Maggi) uccide rivale in amore ubriacandone il cavallo e poi viene perseguitato suo fantasma.
Il senso di colpa di Caino si materializza nella visione ectoplasmatica dell’uomo che ha ucciso che lo spinge ad allontanarsi e non portare a termine il suo desiderio di sposare la ragazza che ama (Giulietta De Riso).
Continua a leggere
The Last Man on Earth, diretto da J. G. Blystone, è un film muto comico di fantascienza che lavora su un’idea tanto semplice quanto radicale: cosa succede se il mondo perde improvvisamente tutti gli uomini adulti? A partire da questo punto di partenza quasi distopico, il film costruisce una satira sociale che alterna comicità slapstick, elementi fantascientifici e una sorprendente vena di critica ai ruoli di genere.
Con Le avventure di un reporter (Go and Get It), diretto da Marshall Neilan e Henry Roberts Symonds, torna il nostro progetto fantascienza e soprattutto torna quell’idea di scienza estrema, quasi folle, capace di superare i limiti del corpo umano e della natura stessa. È un film estremamente particolare perché unisce diversi generi tra loro: commedia romantica, detective story, giornalismo d’assalto, melodramma e soprattutto proto-horror fantascientifico. Piccola premessa necessaria: utilizzerò i nomi della traduzione italiana, che quindi non coincidono con quelli originali del film americano.
Maschera d’oro (Die Pratermizzi), diretto da Karl Leiter e Gustav Ucicky, è uno di quei melodrammi degli anni ‘20 che sembrano vivere soprattutto di contrasti. Contrasto tra classi sociali, tra desiderio e innocenza, tra il volto reale e quello nascosto dietro una maschera. Ma soprattutto è un film che sfrutta la sua ambientazione viennese come elemento narrativo fondamentale, trasformando il Prater in un luogo sospeso tra sogno romantico, illusione e tragedia.
Prosegue il gemellaggio con il podcast Lingue Vive con questo nuovo film dedicato al mondo greco e latino. Oggi parliamo del Giulio Cesare di Giovanni Pastrone (199). Sebbene sia storicamente molto poco curato e ci siano diversi problemi, questo film è molto interessante perché mostra un tentativo piuttosto precoce di Giovanni Pastrone di fare un progetto con tante comparse. Tra l’altro Pastrone è qui anche interprete di Giulio Cesare! Andiamo prima alla trama:
Il capitolo di oggi dedicato alla cinematografia superstite di Harry Piel è il più strano e surreale di tutta la produzione. Der Verächter des Todes (it. Il disprezzatore della morte – 1920) è un film gravemente mutilo con, a peggiorare le cose, una trama arzigogolata. Tutt’ora non è chiaro quale fosse esattamente lo svolgimento e potete immaginare la difficoltà che ci può essere.
Torna la collaborazione tra il podcast Lingue Vive ed E Muto Fu con questo articolo dedicato a La Caduta di Troia di Giovanni Pastrone e Luigi Romano Borgnetto (1911). Come suggerisce il titolo il film si ispira al ciclo troiano ma è in realtà un’unione di più momenti. Parte infatti con il racconto dell’antefatto, incluso nei Cypria, per poi saltare direttamente alla caduta di Troia presente nell’Iliou persis. Tutto gira in realtà intorno al rapimento di Elena e ai personaggi che ruotano intorno ad esso: Elena, il marito Menelao e Paride.
Nell’affascinante epoca del cinema muto, emersero figure femminili di grande spicco come Alice Guy-Blaché, Lois Weber, Dorothy Arzner e Mabel Normand, le quali non solo contribuirono in modo essenziale all’industria cinematografica ma anche aprirono la strada per le generazioni future di registe. L’impatto di queste registe pioniere non si limita al loro periodo, ma continua a riverberarsi attraverso il tempo, influenzando direttamente la percezione delle donne nel settore cinematografico. La loro eredità è un testamento della forza e della determinazione delle donne nel superare le sfide, contribuendo in modo significativo alla costruzione e all’evoluzione del linguaggio cinematografico. In un contesto
East and West (Ost und West or Misrech und Majrew) di Sidney M. Goldin, anche conosciuto con il titolo americano East and West, è un film muto molto particolare, ma dimenticato e ignorato nonostante la sua particolarità nella storia del cinema. Goldin è stato un regista visionario e sperimentale che in Ost und West ha trasferito parte delle sue conoscenze della commedia teatrale yiddish, di cui era stato una figura rilevante, ma inserendo le caratteristiche della slapstick più mediocre.
Come molti sapranno da quasi un anno accanto a E Muto Fu ho iniziato a curare un podcast chiamato