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Posts Tagged ‘Cinema Muto’

Il Cinema Ritrovato 2019

Cinema_ritrovato2019Ed eccoci ad una nuova edizione del Cinema Ritrovato. Anche questa volta ho preparato il programma dei film muti che verranno proiettati durante la rassegna, in modo che chi, come noi, è appassionato possa avere un punto di riferimento definito senza stare a consultare di continuo il programma. Sarà, credo, un festival che Alessia ricorderà a lungo, visto che in un colpo solo si ritroverà a seguire una retrospettiva su Musidora e il serial “I Topi Grigi” che sarà proiettato nella evocativa cornice del Comema Modernissimo. Io personalmente avrò il piacere di vedere sul grande schermo l’edizione restaurata di Finis Terrae che Epstein ha dedicato alla mia terra di origine, la Bretagna.

Vi ricordo che sia io che Alessia scriveremo per Cinefilia Ritrovata e che sul sito della Cineteca di Bologna potete trovare il programma completo.

Buon Festival!

22/06
14.30 Sala Mastroianni – Colori ritrovati: dieci film 1896-1916
16.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Jean Renoir: La Petite marchande d’allumettes e Sur un air de Charleston (rep. 28/06)
17.00 Sala Mastroianni – 1899: Cinema anno quattro – International Mutoscope & Biograph
18:30 Sala Mastroianni – 1919: The Red Lantern
18.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep.1/2 (rep. 23 e 24/06)

23/06
09.15 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 1 – Musidora: La Dixième muse (documentario)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 1 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Praesidenten (rep. 25/06)
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Paris qui dort (rep. 28/06)
16.10 Cinema Jolly – Fox Film Corporation 2 – 3 bad men
16.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 2 – la vagabonde (sonoro – rep 25/06)
18.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 3 – Les Vampires ep. 3
18:30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 3/4 (rep. 25/06)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Ridateci Musidora 4 – Soleil et Ombre

24/06
09.00 Sala Mastroianni – 1919: Herr Arnes Pengar (rep. 29/06)
09.00 Cinema Jolly – Henry King – The Winning of Barbara Worth
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 2 (replica)
10.00 Auditorium DAMSlab – Incontri sul restauro – The Thuillier Workshop: Coloring Films 1897-1912
11.15 Sala Mastroianni – 1919: la maschera e il volto (rep. 29/06)
14.30 Sala Mastroianni – 1919: Ritrovati e Restaurati – The Gilded Cage/Rosalind at Redgate
15.30 Sala Mastroianni – 1919: Historien om en gut
16.30 Sala Mastroianni – 1899: Una battuta di caccia al Bois-Boudran
17.20 Cinema Jolly – Henry King – Twin Kiddies
18.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 5 – La Tierra de los Toros
18.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 1/2 (replica)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Ritrovati e Restaurati – Sylvester

25/06
09.00 Sala Mastroianni – 1919: Praesidenten (replica)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 3/4 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Der Mädchenhirt
14.30 Sala Mastroianni – 1919: Tötet nicht mehr!
17.15 Sala Mastroianni – 1899: La notizia del secolo al cinema/Méliès (documentario)
18.15 Cinema Arlecchino – Ritrovati e Restaurati – Sången om den eldröda blomman (rep. 29/06)
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 5 (rep. 26/06)
21.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 2 – La vagabonde (sonoro – replica)
21.45 Piazza Maggiore – Buster Keaton! – The Cameraman

26/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Order na aresht (rep. 27/06)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 5 (replica)
10.00 Sala Mastroianni – 1919: Ditja Cuzogo
14.30 Sala Mastroianni – 1919: Anders als die Andern
18.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 6 – Pour Don Carlos (rep. 27/06)
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 6 (rep. 27/06)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Colori e Crimini: Zigomar peau d’anguille

27/06
09.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 6 – Pour Don Carlos (replica)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 6 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Back to god’s country
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Film delle origini dalle collezioni dello
Svenska Filminstitutet
16.40 Cinema Jolly – Buster Keaton! – College
18.00 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 7 – Chacals
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 7 (rep. 28/06)
21.45 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Order na aresht (replica)
21.45 Piazza Maggiore – Ritrovati e Restaurati – The Circus

28/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Paris qui dort+Renoir (replica)
09.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 7 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Kaliya Mardan
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Finis Terrae (rep. 29/06)
16.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 8 – Judex
17.00 Cinema Jolly – Buster Keaton! – The Haunted House
18.30 Sala Mastroianni – Ridateci Musidora 9 – Les Vampires ep. 6
19.00 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 8 (rep. 29/06)
21.30 Sala Mastroianni – Fox Film Corporation 2 – Street Angel (rep. 29/06)

29/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Finis Terrae (replica)
09.30 Cantiere Modernissimo – I Topi Grigi – Ep. 8 (replica)
11.00 Sala Mastroianni – 1919: Herr Arnes Pengar (replica)
11.15 Cinema Jolly – Fox Film Corporation 2 – Street Angel (replica)
14.30 Sala Mastroianni – 1919: la maschera e il volto (replica)
18.15 Cinema Jolly – Buster Keaton! – My Wife’s relations
18.15 Sala Malstroianni – Ritrovati e Restaurati – Sången om den eldröda blomman (replica)
21.30 Sala Mastroianni – Buster Keaton! – College

Legenda:
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65:
Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Numero di posti: ?
Sala Mastroianni – Numero posti: 174
Sala Scorsese – Numero posti: 144
Auditorium DAMSlab – Numero posti: 216

Cantiere Modernissimo – Via Rizzoli 1/2 – Numero posti: ?
Sala Cervi – via Riva di Reno, 72 – Numero posti: 44
Cinema Jolly – via Marconi, 14 – Numero posti: 362
Cinema Arlecchino – via Lame, 57 – Numero posti: 450

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La Virgen de la Caridad – Ramón Peón (1930)

virgen_caridadIl nostro viaggio intorno al mondo ci porta a Cuba, tre anni prima della “rivoluzione dei sergenti” e quando Fidel Castro, avendo solo 4 anni, non poteva neanche lontamente immaginare che un giorno sarebbe stato un giorno il leader maximo. La Virgen de la Caridad è un film diretto Ramón Peón, regista, sceneggiatore e attore che molto deve alla storia del cinema cubano. La storia è impregnata di morale cristiana e non brilla per originalità. Ma andiamo a vedere la trama:

Il giovane Yeyo (Miguel Santos) possiede una piccola proprietà insieme alla madre Ritiica (Matilde Maun). Come spesso capita è innamorato, e corrisposto da Trina (Diana Marde), la figlia di Don Pedro (Francisco Muñoz), ricco proprietario terriero che ovviamente rifiuta l’idea che la sua bambina possa sposare un poveraccio. I due si frequentano segretamente e sperano un giorno di coronare il loro sogno d’amore. La situazione cambia quando giunge in città Guillermo Fernandez (Guillermo de la Torre), uomo ricco e senza scrupoli tornato per vedere il suo paese natale. Inutile dire che si innamora a sua volta di Trina. Per poterla sposare, Fernandez decide di liberarsi del rivale procurandosi un finto atto di proprietà del Bijirita, il possedimento di Yeyo. Non potendo dimostrare di essere i veri proprietari, il ragazzo e la mamma sono costretti a lasciare la loro proprietà e rifugiarsi presso degli amici. Intanto Don Pedro ha fissato la data di matrimonio della figlia con Guillermo. Ovviamente proprio poco prima che si celebri la cerimonia Yeyo troverà l’atto di proprietà, nascosto dietro al quadro della vergine Maria di cui lui era tanto devoto. Svelato l’inganno i giovani potranno finalmente vivere felici e contenti…

Il problema principale del film è la lentezza nell’ingranare: la versione che ho visto è stata portata a 24fps, e nonostante questo la vicenda vera e propria inizia a metà film. L’inizio è un insieme di riprese folkloristiche che raccontano la quotidianità della cuba rurale. Tra le tante scene c’è anche una sorta di palio che vedrà ovviamente Yeyo vincitore. La cosa più interessante è la regia: Peón sperimenta molto dal punto di vista delle riprese e si lancia in riprese in movimento non sempre riuscite se non nella scena finale di cui potete vedere le immagini qui sotto: Yeyo è disperato perché sta perdendo tutto quello che aveva. Si gira e vede il quadro della vergine e si dirige verso di essa per pregarla. Nello stesso momento un altro personaggio sta piantando un chiodo che trapassa la parete e fa cadere la tela a terra rompendo il vetro che la protegge. Quando Yeyo la raccoglie si rende conto che dietro c’è l’atto di proprietà. Tutti questi spostamenti, sono accompagnati da un movimento di camera ben riuscito che mostra allo spettatore tutta la dinamica nel dettaglio! Si parte da uno spostamento laterale per far vedere il momento in cui il quadro cade per il chiodo piantato fino ad uno verso il basso per evidenziare la comparsa dei documenti.

Raúl Rodríguez, autore del libro El cine silente en Cuba dice del film:

L’importanza del film non sta nel fatto che si tratta della solo copia completamente preservata dell’intera produzione muta locale e neppure nel suo essere il film che chiude la stagione del muto a Cuba. Il suo merito è esclusivamente quello […] di cercare di penetrare all’interno di una certa realtà paesana¹“. Il film è tratto da un romanzo e mostra come i buoni e i diseredati possano avere successo davanti alle angherie dei potenti grazie all’aiuto della fede che, intervenendo come deus ex machina, risolverà tutti i problemi.

Concludendo il film, pur possedendo alcune caratteristiche interessanti, racconta una storia banale e poco incisiva che non mi ha particolarmente impressionato. Il buonismo di fondo e la morale religiosa non sono esattamente nelle mie corde e qui sono le protagoniste assolute.

Se siete interessati alla storia del cinema locale vi consiglio questo breve documentario:

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¹La importancia de esta cinta no radica en el hecho de que sea la única copia conservada completa de toda la producción silente de ficción, ni siquiera en el hecho de ser la cinta que cierra el ciclo del cine mudo producido en Cuba. Su mérito radica exclusivamente en el hecho de que […] hace un intento de penetrar hasta cierto punto en la realidad del campesino“.

Il Commissario Čekista Miroštšenko (Tšeka komissar Miroštšenko) – Paul Sehnert (1925)

kommissarMi immagino un treno arrivare a Talinn dalla Germania dopo un duro viaggio innevato. Il lungo convoglio si ferma e con aria piuttosto spaesata ne vediamo scendere un ometto. Questo strano tipo è riuscito in qualche modo a convincere qualcuno, in Estonia, di essere un regista e anche piuttosto bravo, tanto da essere in grado di dirigere uno dei rari film del neonato stato estone. Al contario di molti millantatori, il nostro uomo riuscirà però effettivamente a terminare la realizzazione di quanto promesso, eppure, forse per lo stress o per l’esperienza non troppo felice, questo sarà il suo unico lavoro noto. Pur avvolto in questo alone di mistero, che ho cercato di districare con la fantasia, il regista Paul Sehnert riuscì in realtà a confezionare un lavoro davvero molto ben fatto, ricco di contaminazioni tedesche e sovietiche, capace di colpire lo spettatore con immagini forti e realistiche. Non essendoci rimasto molto del già poco prolifico cinema estone ci è difficile capire in che misura Sehnert si inserisse in questo contesto. Basti pensare che il primo lungometraggio locale venne rilasciato appena un anno prima rispetto a Tšeka komissar Miroštšenko (parliamo di Mineviku varjud – 1924 – con regia di Konstantin Märska creatore della casa di produzione omonima). L’esperienza precedente era quasi tutta gravata sulle spalle del fotografo Johannes Pääsuke (1892–1918), autore più che altro di brevi documentari. Insomma questo strano personaggio è riuscito nonostante tutto ad entrare nella storia di un paese! Andiamo a vedere di cosa parla il film:

Una piccola comunità di Estoni è bloccata in Unione Sovietica in attesa del permesso a tornare nel proprio paese. Spadroneggiano nel paese dove sono alloggiati il commissario čekista Miroštšenko (Mihkel Lepper) e l’agente segreto Hevelyn (Alfred Hindrea). La giovane estone Erna (Leonidide Jürisson), fidanzata con l’Ingegner Karl Raudsepp (Kalju Rug), denuncia anonimamente la bella Agnes Tõnisson (Valentine Vassiljeva) perché pensa che stia cercando di sedurre il suo amato. Dopo una sommaria perquisizione, pur in mancanza di prove, i čekisti arrestano la madre di Agnes (Niina Ormus). Disperata, la ragazza cerca aiuto da parte del commissario che, in tutta risposta cerca di violentarla. Ossessionato dalla bellezza del giovane, Miroštšenko cerca allora di sedurla con le buone liberando la vecchia madre dopo giorni di prigionia. L’età avanzata e la detenzione la portano però rapidamente alla morte. Visto che anche “con le buone” il commissario non è riuscito ad avere le attenzioni di Agnes, decide nuovamente di violentarla, questa volta riuscendoci. Nel frattempo Erna è divorata dai sensi di colpa e confessa a Karl quanto ha fatto e lui la lascia senza pensarci due volte. Karl e Agnes raccontano all’agente Hevelyn quanto è successo e questi si offre allora di accompagnare a casa Agnes solo per cercare a sua volta di stuprarla. Questa volta Karl può intervenire e riesce a salvarla, ma l’agente, privato della sua preda, medita vendetta: nasconde prove compromettenti nel bagaglio di Karl, che stava finalmente per ripartire, e lo denuncia alla polizia segreta. Dopo una lunga tortura, Karl viene condannato a morte pur senza confessione. Grazie a un pentimento dell’ultimo secondo si arriverà a un tribolato lieto fine.

 

La trama è piuttosto intricata e ricca di personaggi, tanto che i primi dieci minuti sono quasi una carrellata di didascalie di presentazione che rischiano di confondere i vari interpreti. Superato questo primo momento di scoramento la trama inizia a ingranare e nel finale raggiunge il suo apice. Tšeka komissar Miroštšenko è un film di critica ai metodi della vicina Unione Sovietica, che certamente attirava ma al contempo faceva paura alla popolazione locale. Probabile che alcuni esuli politici, rifugiatosi anche solo temporaneamente in Estonia, avessero alimentato voci di abusi e malgoverno. L’indice è puntato in particolare sulla Čeka (Večeka – ВЧК) contrazione che significava “Commissione straordinaria di tutte le Russie per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio” (Всероссийская чрезвычайная комиссия по борьбе с контрреволюцией и саботажем) spesso sciolta nel nostro alfabeto come Tšeka o Tscheka. Questa altri non era che una polizia segreta che aveva il compito di difendere a qualsiasi costo la stabilità della neonata Unione Sovietica, facendo largo uso anche di mezzi poco convenzionali come quello di fidarsi di denunce anonime. Per intenderci, possiamo considerarla un prototito del più noto KGB. Una delle scene più intense del film è certamente quella in cui il giovane Karl viene torturato, quasi tra l’indifferenza dei presenti (vedi sotto). Nessuna pietà o beneficio del dubbio è data a chi si ritrova davanti alla commissione esaminatrice, il nostro Karl viene trattato come colpevole a cui va solo estorta una confessione che, seppur non pervenuta, gli costerà comunque una condanna a morte. Nel finale vi è una sorta di redenzione: non tutto l’apparato sovietico è infatti così, un amico di Karl, membro dell’esercito, apre un’inchiesta su Miroštšenko che è costretto a fuggire per evitare il tribunale. Ripreso e ferito il commissario si pentirà dei suoi peccati proprio davanti alla chiesa dove Agnes e Karl si sono finalmente sposati.

 

Pur non mancando di alcune ingenuità, Tšeka komissar Miroštšenko mi ha colpito davvero molto anche per la sua capacità di osare che, forse, un regista più esperto non avrebbe avuto. Tra le scene più particolari segnalo le riprese in movimento della vita locale, girate probabilmente su binari. Sebbene traballanti e a tratti sfocate, queste immagini mostrano uno spaccato della realtà di un tempo che oggi non esiste più.

Programma Cinema Ritrovato 2018

il-cinema-ritrovato-bologna-23-giugno-1-luglio-2018Il Cinema Ritrovato 2018 è ormai alle porte e con la pubblicazione del programma generale torna la nostra consuetudine di pubblicare quello dei soli film muti della rassegna. Tra le notizie più belle sicuramente quella dell’apertura del Cantiere Modernissimo, ovvero l’ex Cinema Modernissimo che nonostante sia ancora in fase di restauro verrà usato ogni giorno per la proiezione dei film del progetto MultiFlix (Wolves of Kultur). Per il resto la Sala Mastroianni si conferma la casa di ogni amante del muto. Da segnalare anche le serali, davvero ricche tra Piazza Maggiore e l’ormai immancabile appuntamento in Piazzetta Pasolini con la lanterna a carbone. Ovviamente noi racconteremo tutto sia qui che su Cinefilia Ritrovata, che questa volta ospita sia me che Alessia. Per ulteriori informazioni vi consiglio di scaricare il programma completo.

23/06
12.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 1 – The Torture Trap (Rep. ore 19.30)
15.45 Sala Mastroianni – Arrigo Frusta: L’officina della scrittura 1 – Raggio di Sole/Siegfried
17.45 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Segundo de Chomón (rep. 27/06)
18.30 Sala Mastroianni – Napoli che canta 1 – The Tarantella/Neapolitan dance
19.30 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 1 – The Torture Trap (replica)
21.30 Sala Mastroianni – Pina Menichelli – La moglie di Claudio (rep. 28/06)

24/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Les Deux Timides (rep. 29/06)
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 2/3 -The Iron Chair/Trapping the traitors (rep. 19.00)
10.30 Sala Mastroianni – 1918: Guerra e Politica – Charlot Soldato (rep. 30/06)
11.45 Sala Mastroianni – Avvento film di avventura – Gerusalemme liberata
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Shiraz: A Romance of India (rep. 30/06)
16.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Vita a Venezia
17.45 Sala Mastroianni – W.K.L. Dickson e il Mutoscope & Biograph Syndicate
18.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Der Fall Rosentopf/Grafin Kuchenfee/Puppchen (rep. 30/06)
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 2/3 -The Iron Chair/Trapping the traitors (replica)
21.45 Piazza Maggiore – Ritrovati e Restaurati – Rosita e Entr’acte

25/06
09.00 Sala Mastroianni – 1918: Stelle cadenti e bombe a mano (rep. 28/06)
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 4/5 -The Ride to Deaths/Through the Flames (rep. 19.00)
10.15 Sala Mastroianni – Avvento film di avventura 2 – Il gioiello di Khama
12.00 Sala Mastroianni – 1918 – La Russia avan-avanguardia – Baryshyna I Chuligan
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Christian Wahnschaffe pt.1
16.00 Sala Mastroianni – La donna con la Kinamo: Ella Bergmann-Michel
17.45 Sala Mastroianni – 1898 – Lumière locale: Kríženecký a Praga
18.30 Sala Mastroianni – Napoli che canta 2 – è piccerella (rep. 28/06)
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 4/5 -The Ride to Deaths/Through the Flames (replica)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Proiezione con lanterna a carbone – Napoli che canta 3 – Un amore selvaggio/Fantasia ‘e surdato

26/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Christian Wahnschaffe pt.2
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 6/7 -Trails of Treachery/The Leap of Despair (rep. 19.00)
10.30 Sala Mastroianni – Avvento film di avventura 3 – Tarzan of the Apes
11.45 Sala Mastroianni – Professione: Film director – Woman
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Lights of Old Broadway
16.15 Sala Mastroianni – La donna con la Kinamo: Ella Bergmann-Michel
17.00 Sala Cervi – Cinema Ritrovato Kids – Omaggio ad Osvaldo Cavandoli: Antenati ed eredi de La Linea
18.30 Sala Mastroianni – Napoli che canta 4 – Vedi Napule e po’ mori!
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 6/7 -Trails of Treachery/The Leap of Despair (replica)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Napoli che canta 5 – Naples au Baiser de Feu

27/06
09.00 Sala Mastroianni – Segundo de Chomón (rep. 23/06)
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 8 – In the Hands of the Hun (rep. 19.00)
10.00 Sala Mastroianni – 1918: Profession Film Director – Ucitel Orientalinich Jazyku
11.45 Sala Mastroianni – 1918: Apogeo del Diva film – L’Avarizia
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Rue de la paix
16.15 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Salon de Lectures: Ames de fous
16.15 Auditorium DAMSlab – Documenti e Documentari – Sydney: the other Chaplin
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 8 – In the Hands of the Hun (replica)
21.30 Sala Mastroianni – 1918: Lyda Borelli si ritira – Carnevalesca
21.45 Piazza Maggiore – Ritrovati e Restaurati – 7th Heaven

28/06
09.00 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Lights of old Broadway
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 9/10/11 (rep. 19.00)
10.30 Sala Mastroianni – 1918: Stelle cadenti e bombe a mano (rep 25/06)
11.45 Sala Mastroianni – 1918: Apogeo del diva film – La Moglie di Claudio (rep. 23/06)
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Émile Cohl Nuovi restauri
15.15 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati –Marey, Painlevé, Mol tra Scienza e Avanguardia
16.00 Sala Mastroianni – Arrigo Frusta: L’officina della scrittura 2 – Spergiure
17.45 Sala Mastroianni – 1898: Science and Science Fiction/ Méliès e l’arte del meraviglioso/vedute Lumière
18.30 Sala Mastroianni – 1918: Star Dust – Bany Titka pt1
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 9/10/11 (replica)
21.30 Sala Mastroianni – Napoli che canta 2 – è piccerella (rep. 25/06)

29/06
09.00 Sala Mastroianni – 1918: Star Dust – Bany Titka pt. 2
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 12/13 – Tower of Tears/The Hun’s Hell Trap (rep. 19.00)
10.45 Sala Mastroianni – 1918: Bergman 100 – Nattliga Toner
12.00 Sala Mastroianni – 1918: War and Politics – Revolutionens Datter
14.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Les Deux Timides (Rep. 24/06)
16.00 Sala Mastroianni – Arrigo Frusta: L’officina della scrittura 3
17.45 Sala Mastroianni – Directing films in 1898: Hatot e Breteau
18.30 Sala Mastroianni – Progetto Keaton – Go West
19.15 Sala Scorsese – Seconda utopia: 1934 – Naslednyk Princ Respubliki
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 12/13 – Tower of Tears/The Hun’s Hell Trap (replica)
22.15 Piazzetta Pier Paolo Pasolini– Napoli che canta 6 – ‘ A Santanotte

30/06
09.00 Sala Mastroianni – Arrigo Frusta: L’officina della scrittura 4
09.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 14/15 – Code of Hate/Reward of Patriotism (rep. 19.00)
11.00 Sala Mastroianni – 1918 – Otec Sergij
11.00 Sala Cervi – Workshop – Arrigo Frusta: storia e metodo di lavoro
14.30 Sala Mastroianni – Alla ricerca del colore dei film: Kinemacolor
15.15 Sala Mastroianni – 1918: Restaurati Muti – Der Fall Rosentopf/Charlot Soldato (rep 24/06)
16.15 Auditorium DAMSlab – Lezione di Cinema – Napoli che canta
16.45 Sala Mastroianni – Arrigo Frusta: L’officina della scrittura 5 – Santarellina
17.30 Auditorium DAMSlab – Documenti e Documentari – Douglas Fairbanks
18.15 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Two Early Disney from Norvegia/Progetto Keaton – The Navigator
18.15 Sala Scorsese – Seconda utopia: 1934 – Pridanoe Zuzuny
19.00 Cantiere Modernissimo – Wolves of Kultur 14/15 – Code of Hate/Reward of Patriotism (replica)
21.30 Sala Mastroianni – Ritrovati e Restaurati – Shiraz: A Romance of India (rep 24/06)

Legenda:
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65:
Piazzetta Pier Paolo Pasolini – Numero di posti: ?
Sala Mastroianni – Numero posti: 174
Sala Scorsese – Numero posti: 144
Auditorium DAMSlab – Numero posti: 216

Cantiere Modernissimo – Via Rizzoli 1/2 – Numero posti: ?
Sala Cervi – via Riva di Reno, 72 – Numero posti: 44

PRELUDIO – Il fiacre n. 13 (1917)

Tube, frac, omicidi e una carrozza dal numero non molto felice.

Questo è il sunto del quarto episodio di Il fiacre n. 13, film tratto dall’omonimo romanzo edito nel 1881 da Xavier de Montépin, autore francese di romanzi d’appendice in voga quegli anni. Nel film l’influenza del feuilleton e del genere poliziesco francese c’è e si vede; è inoltre inevitabile non fare un confronto con un altro serial italiano contemporaneo quale I topi grigi di Emilio Ghione: l’ambientazione parigina (in realtà gli studi torinesi della Ambrosio), i costumi, i sotterfugi, la donna da salvare. Insomma, praticamente una versione un po’ più benestante di Za la Mort che, per spostarsi da una bettola all’altra, non potendo permettersi una carrozza, preferiva andare a piedi (come scordarsi gli ultimi, lunghi fotogrammi di Dollari e fracks…) o adoperando una più comoda Lancia.Schermata 2018-04-19 alle 16.31.15

Peccato aver visionato all’archivio audiovisivi della Cineteca di Bologna solamente il quarto episodio Giustizia!, (*) l’unico insieme a Gian Giovedì, il secondo, ad essere completamente risparmiato dalle lame della censura (Il delitto al Ponte di Neuilly non venne nemmeno distribuito). Tant’é che vedere un film solo nella sua parte finale comprendendo molto poco di quanto accaduto prima non è proprio il massimo. Se si vuole, l’unico vantaggio che il cinema muto italiano offre (degli anni Dieci almeno) è che mediamente il cast di un lungometraggio comprende sì e no una decina di interpreti; pertanto, grazie anche alla cospicua presenza di didascalie esplicative che danno un ritmo serrato alla narrazione, non è stato così complicato tessere le fila della storia.

Ambientato in un contesto aristocratico, il duca George de Latour (Vasco Creti), insieme all’amante Berta (Helena Makowska) vuole interrompere una volta per tutte l’agiatezza famigliare del fratello che ha appena avuto un erede, intascandosi così tutti i suoi beni, ingaggiando l’apache Gian Giovedì (Alberto Capozzi). Da qui parrebbe esserci tutto un susseguirsi di sottotrame e personaggi secondari che col passare degli episodi acquisiscono una maggior fisionomia e psicologia, così come certi rapporti svelati solo in Giustizia!. Dico parrebbe per i motivi spiegati sopra. Ho intenzione di approfondire il tutto andando alla ricerca degli altri tre episodi della “carrozza sventurata”: prego i lettori di considerare questo breve articolo come un preludio a quello che verrà, o come input per cercare insieme a me i restanti episodi.

(*) Convintissima di trovare sul supporto dvd tutti gli episodi, mi si è presentato invece il titolo “Episodio IV: Giustizia!”. Sono sicura che il lettore proverà una certa empatia nei confronti del mio disappunto e della mia delusione.

Il fiacre n. 13 (Episodio I: Il delitto al Ponte di Neuilly; Episodio II: Gian Giovedì; Episodio III: La figlia del ghigliottinaio; Episodio IV: Giustizia!) / Alberto Capozzi e Gero Zambuto. – Soggetto: Xavier de Montépin – Sceneggiatura: Giuseppe Paolo Pacchierotti . – Torino, Società Anonima Ambrosio, 1917. – Con Alberto Capozzi, Helena Makowska, Gigetta Morano, Fernanda Negri Pouget, Vasco Creti, Diana Karenne. Lunghezza: metri 5520 circa. 

Visto di Censura: Il delitto al Ponte di Neuilly – 12414, 30 marzo 1917, vietata;

Gian Giovedì – 12415, 20 gennaio 1917, approvata; 

La figlia del ghigliottinaio – 12416, 20 gennaio 1917, approvata con riserva;

Giustizia! – 12417, 20 gennaio 1917, approvata.

Stato: parzialmente sopravvissuto.

Limite – Mario Peixoto (1931)

aprile 5, 2018 2 commenti

Limite.1931.720p.BluRay.AVC-mfcorrea.mkv_snapshot_00.01.38Uno dei più grandi momenti della storia del Cinema è l’attimo in cui Mario Peixoto decide di togliere le briglie alla macchina da presa per rappresentare la vertigine di una donna che sta immaginando cosa proverà nel momento in cui si lancerà dall’alto di un dirupo. Vedere per credere. Siamo in Brasile ed è il 1930, Peixoto ha solo ventidue anni e sta girando il suo unico film: un capolavoro.

Limite racconta la storia di tre persone, un uomo e due donne, che, avendo raggiunto il culmine di disperazione nelle rispettive vite, scelgono di fuggire imbarcandosi, senza prospettiva e senza mezzi. La barca a remi è presentata ferma, come il suo carico immobile, siamo al centro di un mare privo di orizzonti visibili. I tre sono senza bagaglio, quindi senza passato, e senza cibo, quindi senza futuro: il loro è un presente eterno, sostanzialmente una nuova prigione.
Le prime immagini del film sono figlie del surrealismo e dell’espressionismo, non solo cinematografico: degli occhi di donna, aperti e fieri sull’avvenire, si sovrappongono al mare placido e scintillante, ma il montaggio frenetico e tagliente incrina quest’impressione serena e compiuta con le immagini macabre di un cadavere rovistato dagli avvoltoi e con delle manette che legano delle mani di donna che neppure tentano di liberarsi. È in questa frizione, in questo dialogo già perso in partenza, che il film si costruisce e si erge poderoso su ogni altro tentativo simile di fare cinema sul fallimento e sulla rassegnazione.

I tre personaggi non hanno nome né una precisa identità, così come i luoghi restano indefiniti, più luoghi dell’anima, stazioni di un personale calvario, che siti realmente collocabili. L’assenza di contingenza risulta in quell’aspecifico che fa di Limite un classico universale, seppur trascurato. L’uomo, la donna vestita di bianco e la donna vestita di nero hanno in comune solo la conoscenza del fondo, del buio tetro senza soluzione. L’uomo ha perso la donna amata e contesa, la donna in bianco si sente legata e oppressa dal suo lavoro di sarta, la donna in nero ha un matrimonio infelice e privo di vita come i pesci che porta in un cesto. Ma la sostanza e la grandiosità di Limite non sta nell’interazione d queste storie, né nei temi – di storie disperate e strappalacrime il muto abbonda – bensì nella forza dei simboli e dei dettagli di immagini sommate e accostate come versi, come figure poetiche, così come il cinema oggi dimentica troppo spesso di saper e poter fare. Ciò è dimostrato anche da molte inquadrature – che fungono da vere e proprie dichiarazioni di poetica – in cui il vero soggetto è fuori fuoco, tagliato, confuso, mentre il protagonista è un falso soggetto, fatto di pareti, foglie, fango, strade, oggetti, tetti, steccati, ossia il contorno, il contesto, la società costituente il limite.

 

La sarta ricorda il suo passato e nel ricordo ci sono fili, passaggi obbligati nella macchina da cucire, bottoni, metri e ancora fili: sono i suoi legami, ciò che la confina e misura. In più la ruota che aziona la macchina da cucito non fa che ricordarle le ruote dei treni che vanno via e portano cambiamenti sempre ad altre persone, mai a lei. Nell’istante in cui decide di scappare prende in mano le forbici inquadrate in primissimo piano: sta per tagliare i suoi fili.

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Il marito della donna in nero fa il pianista nei cinema, sulla sua musica e grazie alle sue mani tutti sorridono e si divertono, ma sua moglie ogni sera vede solo un individuo cupo e sfuggente. L’acqua, che darebbe vita ai pesci che porta nel cesto, altrove è abbondante: la sequenza ripetuta di una fontana che scorre copiosa si sovrappone, diventando un tutt’uno, all’immagine del marito, con altri generoso, ma con lei avido e arido.

 

Le impronte ed i passi sono invece il simbolo ricorrente nei ricordi dell’uomo sulla barca. Con estrema eleganza Peixoto racconta la morte della moglie senza mostrarela, facendo uso solamente delle impronte sulla spiaggia: i due camminano tenendosi per mano e tracciando vie nella sabbia, proseguono pari e senza esitazione, poi si avvicinano al bagnasciuga, la macchina da presa si ferma, non li segue più e l’inquadratura fissa registra il mare cancellare le impronte di lei, onda dopo onda, fino a farle scomparire, lasciando solo quelle dell’uomo. È una sequenza asciutta e allo stesso tempo anche didascalica, ma capace di ottenere il sentimento del tragico con una semplicità strabiliante.

 

Basterebbe quanto si è detto a fare di Limite un’opera capitale per ogni percorso serio sul muto e un riferimento fondamentale per ogni studioso di cinema. La World Cinema Foundation e la Cineteca di Bologna hanno fatto il possibile per riportare Peixoto e la sua opera sugli schermi con il loro magistrale restauro. Ora tocca a critici, cinefili e spettatori ridare a questo autore il posto che gli spetta.

Il cinema muto in Italia // Sonorizzazione Live Rapsodia Satanica. Raia Fiorito Duo Live Stage

borelli-rapsodia-satanica_pLa sera di martedì 6 marzo (l’ultima fredda prima del tepore primaverile di questi ultimi due giorni) mi avvio a piedi verso il Centro Culturale Telling Stories APS “fabbrica di idee e laboratori” di via del Borgo di San Pietro 99/N. Sono d’accordo di trovarmi lì con un’amica, che tra l’altro é colei che mi ha segnalato l’evento dedicato alla sonorizzazione di Rapsodia Satanica (Nino Oxilia, 1917). So che la serata é organizzata da COEMA, collettivo che si impegna nella realizzazione di eventi musicali e collaborazioni con le tante realtà culturali di Bologna (Poverarte – Festival di tutte le Arti, Mikasa, Mercato Sonato e Loft Kinodromo); dopo aver preso una Corona sale e limone e addentato un trancio di pizza fredda al piano bar, scambio due chiacchiere con la mia amica, precisandole di essere lì perchè il connubio inconsueto film muto-musica ambient / sperimentale mi stupisce e incuriosisce. Intanto alle mie spalle vengono proiettati una serie di film muti italiani in ordine cronologico: vedo riprese fisse di paesaggi di campagna, vedute colorate, La Presa di Roma di Alberini e L’Inferno di Bertolini, de Liguoro e Padovan. In sottofondo c’é la classica musica da aperitivo lounge delle sette di sera, la gente é poca, qualcuno gioca a biliardo, altri parlottano, io, la mia amica e il suo coinquilino aspettiamo che si facciano le dieci e mezza. Mezz’ora dopo (ritardo più che normale, la fretta non é nel dna dei collettivi culturali) Antonio Raia e Renato Fiorito danno inizio alla parte decisamente più interessante della serata: il primo imbraccia il sassofono, il secondo va in consolle e sincronizza immagine e suono (skippando le didascalie di testa). Il film inizia a scorrere liquido, placido e poetico e più passano i minuti, più mi accorgo che questo accostamento così singolare tra immagine, musica elettronica e le calde note diffuse grazie ad uno strumento ad ancia semplice non mi dispiace affatto. Sono una che ama le contaminazioni tra le arti e gli aspetti di ricerca sonoro-visuale, quindi ben vengano le sovrapposizioni tra vecchio e nuovo, tra passato e presente; in certi momenti penso che al mio posto un altro appassionato di cinema muto dalla visione un poco più conservatrice della mia, assumerebbe un’aria schifata e scapperebbe a gambe levate dopo un minuto e mezzo completamente scandalizzato dalla cosa. Ammetto che in alcuni punti, come all’apparizione di Mefisto che perseguita la contessa Alba d’Oltrevita, fa strano anche a me sentire i beat martellanti intervallati da note estremamente acute e staccate, quasi una cacofonia, emesse dal sassofono tenore di Raia. Ma la chiave per comprendere questo mix così bizzarro sta proprio qui: l’opera di Nino Oxilia nel 1917 era già di suo un esperimento, una novità per quanto riguarda l’esperienza sensoriale e sinestetica tra musica e colore. La partitura musicale originale di Pietro Mascagni era stata composta (“lavoro lungo, improbo e difficilissimo”) appositamente per conferire allo spettatore la percezione dell’arte nella sua totalità. Centouno anni dopo, Raia e Fiorito si dedicano alla ricerca di nuove sperimentazioni e alla creazione di suoni minimal, spesso frutto di improvvisazione, in ambienti spogli, ma avvolgenti. Esperimento visivo ed esperimento acustico, ecco perchè nel complesso la visione di Rapsodia Satanica con sonorizzazione ambient non destabilizza e non crea sconcerto. Anzi, sono proprio queste sonorità naturali create da un computer o dall’immissione di saliva nell’imboccatura del sassofono di Raia (il risultato è un suono molto simile al vento tra rami di betulle) che immergono nella visione dannunziana e decadente del paesaggio della pellicola.
Antonio Raia e Renato Fiorito, entrambi laureati in musica, condividono frequentemente il palco insieme e collaborano con artisti sia italiani che stranieri, sono impegnati in concerti e performance live nei club e locali di tutta Europa e presenziano a numerosi festival. Bravi.