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Posts Tagged ‘Lars Hanson’

La Donna Divina (The Divine Woman) – Victor Sjöström (1928)

aprile 9, 2015 1 commento

Di The Divine Woman (1928) ci resta principalmente un frammento della durata di appena nove minuti visibili su gli 80 di durata complessiva del film. Una parte minima che ha comunque il merito di stregare lo spettatore grazie al potere magnetico di Greta Garbo. Oltre a questo frammento, il Svenska Filminstitutet dovrebbe averne ritrovato un altro lungo meno di un minuto proiettato in pubblico il 27 Febbraio 2011 e di cui potete vedere qualche immagine qui. Ancora più sorprendente, in questi nove minuti Greta Garbo ride, sì, prima di Ninotchka (1939). Andiamo per ordine. Mentre girava Confessions of a Queen, Victor Sjöström scoprì con sua grande sorpresa che Mauritz Stiller era arrivato a Hollywood portando con sé una ragazza ancora sconosciuta, “tale” Greta Garbo. “Vedrai” disse Stiller a Sjöström “questa ragazza diverrà qalcuno” (1). Inizialmente la produzione non voleva saperne di lei, ma Stiller fece fare al suo amico fotografo Arnold Genthe diverse foto alla ragazza. Quando le mostrarono alla MGM cambiarono subito idea e la Garbo venne scritturata. Dopo succesi di pubblico come The Temptress (1926), film maledetto iniziato da Stiller e finito da Fred Niblo, la Garbo venne scritturata in The Divine Woman di Sjöström che ebbe così modo di dirigerla per la prima volta. Certo, l’aveva già conosciuta per comuni conoscenze, ma non l’aveva mai vista al lavoro. Rimase decisamente soddisfatto, arrivava allo studio ben preparata ed aveva un intuito particolare nell’interpretare le scene. Come protagonista maschile ancora una voltra Larsh Hanson, con degli inediti capelli scuri e baffetti, mentre nei panni dell’antagonista Lowell Sherman. Purtroppo il film non era decisamente dei migliori e il manoscritto, tratto dallo spettacolo Starlight di Gladys Unger, a dire di  Sjöström era terribile. L’unica cosa che si salvava era il titolo. La trama era all’incirca la seguente:

Nella Parigi del 1860, Marianne (Greta Garbo), ragazza povera ma di grandi aspirazioni, tenta la carriera teatrale. Mano a mano che il successo cresce, dovrà scegliere tra il giovane soldato Lucien (Lars Hanson), che ha disertato per restarle a fianco, e il ricco Henry Legrand (Lowell Sherman), produttore che le promette fama e ricchezze.

Insomma la storia è molto hollywoodiana, e infatti la critica non lo apprezzò particolarmente, mentre fu un grande successo di pubblico. Il resto è storia: Lars Hanson, Mauritz Stiller e Victor Sjöström tornarono in Svezia poco tempo dopo, mentre la Garbo intraprese la sua carriera trionfale fino all’inaspettato ritiro dalle scene a 35 anni (in The Divine Woman ne aveva appena 26). Non mi resta che lasciarvi al frammento di nove minuti concludendo così il Progetto Sjöström. Se siete a Roma questa sera, 9 Aprile 2015, vi aspetto stasera al Cineclub Detour per la proiezione di The Scarlet Letter di Sjöström. Buona visione!

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La ragazza di Stormyr (Tösen från Stormyrtorpet) – Victor Sjöström (1917)

Nel 1917 Sjöström era ormai convinto che un film di successo doveva per forza essere tratto da un libro. Gli venne suggerito di trasporre il romanzo della Premio Nobel Selma Lagerlöf dal divertente titolo Una saga intorno a una saga e altre saghe (1908). Fu l’inizio di una lunga serie di trasposizioni da libri della scrittrice, tra cui ricordo lo splendido Il carretto fantasma (1921) e i due film dedicati alla saga dei figli di Ingmar. La storia, nella migliore tradizione della scrittrice svedese, è un intreccio di trame e sottotrame che confluiscono in una sola storia. Questa tanto per facilitarmi nel descriverla:

Due storie sembrano inizialmente svolgersi parallele. Da una parte abbiamo Helga (Greta Almroth), ragazza di Stormyr, che ha avuto un figlio da un uomo sposato che si rifiuta di riconoscerlo. I genitori (William Larsson Thekla Borgh) la costringono ad andare davanti al giudice (Nils Aréhn), nonostante lei sia contaria. Il giorno del giudizio l’uomo, pur di non prendersi le sue responsabilità legali, sta per spergiurare sulla Bibbia la propria estraneità al fatto, ma Helga, ancora innamorata, gli toglie il libro sacro da sotto la mano per evitare che faccia un grave peccato. Decide quindi di ritirare la denuncia guadagnando al stima del pubblico e del giudice. Dall’altra parte abbiamo Gudmund Erlandsson (Lars Hanson), promesso sposo di Hildur (Karin Molander), figlia di Erik Persson, un giurato locale (Georg Blomstedt). Gudmund assiste al processo e si affeziona alla disavventura di Helga. Tornato a casa racconta quanto accaduto in aula al padre Erland (Hjalmar Selander) e alla madre Ingeborg (Concordia Selander). La madre è costretta a stare su una sedia a rotelle e avendo bisogno di assistenza decide di chiamare Helga come sua domestica. Ma la storia deve ancora cominciare! I Persson vedono di malocchio la presenza di Helga, macchiatasi di rapporti extraconiugali nonché madre di un figlio illegittimo. Gudmung è così costretto a rinunciare a lei. Il giorno prima delle nozze, Gudmund va in città e trovando dei suoi amici fa baldoria e si ubriaca. Scatta una rissa e un uomo viene ucciso. Gudmund, con i vestiti strappati, va a dormire e al risveglio non ricorda nulla di quanto accaduto. Il giorno dopo, leggendo il giornale, pensa di essere stato lui a commettere il delitto: l’uomo assassinato è stato ritrovato con una lama spezzata nel corpo. Il ragazzo prende il suo coltello ed è effettivamente spezzato. Il giorno delle nozze decide di andare a costituirsi e Hildur sprezzante lascia il Gudmund al suo destino. Ma i colpi di scena non sono finiti e il finale scioglierà tutti i nodi.

Dice Idestam-Alquist “con una trama del genere Agatha Chistie avrebbe potuto ricavarne un giallo. […] Ma ciò che interessa a Selma Lagerlöf sono le persone, come esse pensano, sentono, reagiscono […]. Ambedue partono col proposito di tenere in tensione il lettore, ma ognuno tratta i temi in modo ben diverso” (1). Victor Sjöström segue passo passo il romanzo della Lagerlöf per un totale di 290 scene. Per evitare le molte didascalie le limita. Molte sequenze ne sono prive, senza danneggiare la comprensione di quanto sta accadendo. Il messaggio è sia con gran parte della produzione del regista che nei lavori della scrittrice: non bisogna lasciarsi accecare dalle apparenze, se una persona è mossa da sentimenti genuini (e spesso e volentieri dalla fede in Dio) ogni ostacolo può essere superato. Da una parte abbiamo Helga, la peccatrice che però ha un cuore tenero ed è mossa da sentimenti veri, dall’altra c’è Hildur, donna dal giudizio facile, meschina e interessata solo al guadagno e all’apparenza. Gudmund si trova a dover scegliere tra queste due realtà, l’apparenza o il sentimento. Una scelta simile la vedremo in I figli di Ingmar (Ingmarssönerna – 1919) con risultati simili. Non a caso anche la saga dei figli di Ingmar era tratta da un libro della stessa Selma Lagerlöf (Ndr. Jerusalem). Altro elemento che ritorna è la vita semplice, al di fuori delle grande città. L’attenzione all’elemento naturale e alla vita modesta e ritirata. Inoltre ancora una volta ci si sofferma sul folklore e sulle tradizioni, esempio dato dalla festa di matrimonio, poi interrotta, tra Hildur e Gudmund. Particolarità del film è quella di sottolineare gli eventi significativi con dei primissimi piani (come potete vedere qui sotto).

Nonostante Tösen från Stormyrtorpet non sia uno dei migliori film del regista, fu proprio questo che fece conoscere Sjöström in America. Nel film recitano Greta Almroth, Lars Hanson e Karin Molander (all’epoca sposata con il regista Gustaf Molander): tutti e tre sarebbero andati negli Stati Uniti, anche se solo Hanson vi recitò (1). La loro avventura durò pochi anni: nel 1928 Lars Hanson e Karin Molander (che si erano sposati nel 1922) tornarono in patria. Secondo la leggenda nello stesso battello trovarono un disincantato Mauritz Stiller che sarebbe morto quello stesso anno. Qualche tempo dopo anche Sjöström fece ritorno definitivamente in Svezia, rinunciando a girare gli ultimi film che aveva da contratto.

Con Tösen från Stormyrtorpet inizia una nuova epoca del cinema di Sjöström, grazie anche al sodalizio con Selma Lagerlöf. I tempi di Dödskyssen erano fortunatamente finiti.

(1) Idestam-Almquist B., Dramma e rinascita del cinema svedese, Roma 1954.

E Muto Fu presenta: La Lettera Scarlatta (The Scarlet Letter) – Victor Sjöström (1926)

aprile 3, 2015 1 commento

Eccoci al nostro terzo appuntamento con le proiezioni mute al Cineclub Detour di Roma. Il film di questa volta merita davvero ed è The Scarlet Letter del 1926, ultima trasposizione muta del romanzo di Nathaniel Hawthorne. Il regista non è certo un personaggio qualunque, Victor Sjöström, o Seastrom come veniva chiamano oltreoceano, era considerato all’epoca uno dei dieci migliori registi in assoluto. E come dargli torto? La MGM ebbe un grande merito all’epoca, ed è quello di aver accolto Mr. Seastrom con tutti gli onori ed avergli dato relativa carta bianca. E si vede! Sebbene il film abbia un’ambientazione molto americana, non si possono non notare analogie con le precedenti produzioni svedesi del regista. Gli venne inoltre concesso l’amico e connazionale Lars Hanson come attore principale, e Lillian Gish nel ruolo di Hester Prynne, la protagonista della vicenda. Pare che inizialmente Sjöström non impazzisse all’idea di avere la Gish nel cast perché aveva la fama di essere una prima donna, fredda e inavvicinabile. E invece il loro rapporto fu davvero idilliaco: la stella statunitense si lasciò condurre docilmente e in The Scarlet Letter e nel successivo The Wind (1928) fu protagonista di due delle sue migliori interpretazioni in assoluto. Sjöström fece anche una ripresa considerata all’avanguardia in America, osò riprendere in carrellata la Gish e Lars Hanson. In Svezia aveva già usato questo trucco, ma per il cinema statunitense era una novità che stupì favorevolmente il pubblico. Se volete saperne di più potete consultare la recensione del film.

Insomma come avrete capito ci sono tutti gli elementi per una bella serata in compagnia. Non mancate quindi Giovedì 9 Aprile alle 20.30 presso il Cineclub Detour di Via Urbana 107. Al termine della proiezione inizierà un dibattito. Questa volta faremo un video confronto con tre versioni sonore del film:

The Scarlet Letter (1934), regia di Robert G. Vignola, con Colleen Moore e Hardie Albright.
Der scharlachrote Buchstabe (1973), regia di Wim Wenders, con Senta Berger.
The Scarlet Letter (1995), regia di Roland Joffé, con Demi Moore, Gary Oldman e Robert Duvall.

La seconda parte sarà una retrospettiva sull’attrice Premio Oscar Lillian Gish e su Victor Sjöström. Inoltre per accompagnare la proiezione stiamo svolgendo il progetto Victor Sjöström che prevede una pubblicazione al giorno fino alla data della proiezione.

Costo del biglietto 5€ intero e 3€ ridotto per studenti. Per accedere è necessario iscriversi al Cineclub (la tessera ha validità annuale) ad un costo di 3€ intero e 2€ ridotto studenti. All’interno del Cineclub è presente un bar che vende bevande alcoliche e analcoliche a prezzi contenuti.

Abbiamo bisogno di voi! Purtroppo se il riscontro non sarà alto la nostra avventura potrebbe già finire. Se siete interessati ma non potete venire condivedete l’iniziativa. Potete farlo invitando i vostri amici all’evento facebook, oppure inviando a chi volete la nostra locandina o, infine, stampando la nostra brochure e distribuendola e librerie o luoghi che considerati adatti allo scopo. 

Grazie a tutti, spero ci vedremo Giovedì al Cineclub Detour!

L’Uomo che ride: resoconto della seconda serata di cineforum

Prima di tutto ringraziamo nuovamente gli spettatori, che sono venuti nonostante il tempo incerto. GRAZIE MILLE! Non possiamo che ringraziare anche il Cineclub Detour per averci ospitati, ma soprattutto per averci aiutato a superare i mille problemi di ogni tipo che in una girandola di eventi sfortunati ci sono capitati. Prima l’assenza di uno di noi, poi problemi di connessione con il pc per la proiezione dei video del dibattito. Inutile dire che ci siamo attrezzati affinché non accadano più.

La serata è iniziata seguendo lo stesso schema della volta passata: dopo una breve presentazione è stato proiettato il film della serata, The Man Who Laughs di Paul Leni (1928). Subito dopo la serata si è accesa. Dopo aver discusso brevemente sul film, abbiamo presentato i videoconfronti che avevamo preparato precedentemente tra le differenti versioni del film: L’Uomo che ride di Corbucci (1966), lo sceggiato televisivo in tre puntate L’Homme qui rit di Jean Kerchbron (1971) e per ultimo il film omonimo di Jean-Pierre Améris. Abbiamo scelto delle scene chiave per vedere come erano state rese nelle diverse epoche e ovviamente con strumenti differenti. Generalmente il pubblico ha giudicato più efficace nel trassmettere emozioni la versione muta. Abbiamo poi deciso di mettere in atto una piccola provocazione: come alcuni di voi sapranno, inizialmente Carl Laemmle, produttore del film, aveva pensato a Lon Chaney per interpretare il ruolo di Gwynplaine continuando la tradizione dei film Universal iniziata con Il Gobbo di Notre-Dame (1923) e de Il Fantasma dell’Opera (1925). L’attore era però passato alla MGM, così Lemmle pensò a Leni ricordandosi quanto aveva apprezzato Il Gabinetto delle figure di cera (1924) in cui recitava tra l’altro anche Conrad Veidt, protagonista del nostro film. Alla luce di tutto questo abbiamo pensato a come sarebbe stato il film se Lon Chaney avesse interpetato L’Uomo che ride al posto di Veidt. Abbiamo selezionato delle scene in cui l’attore tedesco mostrava la propria disperazione nonostante il suo eterno sorriso e le abbiamo paragonate a scene analoghe in Colui che prende gli schiaffi (1924) e Ridi pagliaccio, ridi (1928) di Lon Chaney. Per ultimo ci siamo concentrati sulla genesi di Joker, antagonista di Batman, la cui fisionomia è tratta proprio dal protagonista del film. Abbiamo evidenziato come l’influenza sia stata reciproca, anche guardando delle brevissime clip video relative ai film o alla serie tv che vedono il Joker protagonista. Il tutto si è chiuso ritornando a l’Uomo che ride, visto che quello del 2012, specie in alcune scene, sembra essere un miscuglio tra il Joker di Jack Nicholson (1989) e quello di Heath Ledger (2008). La serata è terminata in allegria con una bella chiaccherata collettiva al bar del Cineclub.

Siamo ora nella sezione anteprima. Giovedì 9 Aprile alle ore 20.30 presso il Cineclub Detour di Via Urbana 107 (Roma) proietteremo The Scarlet Letter di Victor Sjöström (1926) con Lillian Gish e Lars Hanson. Ricordiamo ancora una volta che il piatto forte sarà però il post proiezione. Questa volta ci concentreremo sui differenti adattamenti del film, in particolare sonori. Poi ci imbarcheremo in una visione retrospettiva di Lillian Gish per approdare infine ad un’analisi sulle opere di Victor Sjöström, regista che molti conosceranno anche solo per la sua interpretazione ne Il posto delle fragole (Smultronstället) di Bergman (1957). Insomma ce n’è per tutti i gusti quindi vi invitiamo a non mancare. Prossimamente pubblicheremo un articolo interamente dedicato all’evento, intanto vi rimando al Progetto Victor Sjöström che abbiamo inaugurato per l’occasione. Per rimanere aggiornati non dimenticate di seguirci anche attraverso la nostra pagina facebook!

L’Eredità di Ingmar (Ingmarsarvet) – Gustaf Molander (1925)

Cinque anni dopo Karin Ingmarsdotter di Victor Sjöström, Gustaf Molander riprende mano alla saga Jerusalem di Selma Lagerlöf con Ingmrsarvet, traducibile come L’eredità di Ingmar. Sono passati tanti anni per mantenere il cast inalterato, così per ovvi motivi oltre al regista cambiano anche gli attori e non certo in peggio visto che subentrano nomi come Lars Hanson e Conrad Veidt. Si, proprio quel Conrad Veidt. La storia riprende da dove l’avevamo lasciata pur con un breve riassunto di quanto successo nel capitolo precedente. Ma andiamo alla trama:

Sono passati diversi anni dalle vicende narrate nell’ultimo film: Karin (Märta Halldén), ha avuto dei figli da Halfvor (Mathias Taube), ma in seguito ad una grave malattia, ha perso l’uso delle gambe. Halfvor manda comunque avanti la fattoria degli Ingmarsson con fervore ed acutezza. Il piccolo Ingmar Ingmarsson (Lars Hanson) è ormai cresciuto e sta per intraprendere la carriera di insegnante. Egli nutre per altro un profondo affetto per la figlia del maestro, Gertrud Storm (Mona Mårtenson), che ricambia il suo amore. Ma la famiglia Ingmarsson è profondamente legata alla terra e questo legame non può essere spezzato. Durante una terribile tempesta, il ragazzo vede l’immagine di suo padre che lo spinge a riprendere in mano la terra pena la dannazione eterna. Nello stesso momento nella chiesa della città, un inquietante Predicatore (Conrad Veidt) fa la sua comparsa, spingendo i fedeli a lasciare i loro possedimenti per andare in Terra santa. Tra i fedeli che accettano ci sono anche Karin, che viene guarita miracolosamente, e Halfvor. I due decidono quindi di mettere in vendita la fattoria degli Ingmarsson. Per riprendere la fattoria, Ingmar, spinto anche dall’amico di famiglia Stark-Anders (Ivan Hedqvist), accetta le condizioni del Giudice Persdotter e sposa la figlia Barbro (Jenny Hasselqvist) in cambio del denaro per vincere l’asta. Gertrud si chiude nella disperazione, finché ad un tratto comprende che questo è un segno divino: anche lei seguirà il predicatore verso la Terra santa.

L’unico sconfitto della vicenda è Ingmar, un uomo incapace di liberarsi dei beni materiali, costretto a vivere della terra come bloccato da una maledizione di famiglia. Avviene una sorta di evoluzione nel tema riccorrente, perché la semplice fede non basta più, essa deve infatti essere rafforzata da un viaggio verso Gerusalemme. Insomma, cambia il regista, ma non cambia di molto il tema portante del racconto. Purtroppo una cosa cambia, forse in peggio, ovvero l’utilizzo delle tecniche. Per esempio nella scena della tempesta vediamo apparire in una pessima doppia esposizione prima la rappresentazione della caccia selvaggia di Odino, tanto per restare nell’ambito di commistione tra cristianesimo e le vecchie credenze nordiche, poi il vecchio Ingmar che maledice il figlio. Basterebbe ripensare un attimo Körkarlen per storcere la bocca. Non manca comunque un’attenzione ai paesaggi tipica dei capitoli precedenti e ancora una volta sotto il punto di vista recitativo non si possono fare che commenti positivi. La presenza di Conrad Veidt è davvero sorprendente; il suo personaggio sembra essere uscito da un film espressionista tedesco, tanto che quasi stride con l’ambientazione bucolica del racconto. Ma forse è proprio questo contrasto a rafforzare il personaggio e rendere credibile l’esodo di massa della popolazione locale. Purtroppo questo è l’ultimo capitolo di cui potrò fare la recensione, perché nonostante il seguito Till Österland (1926) ci sia pervenuto (almeno in parte) e penso sia conservato nella Cineteca di Svezia, non mi risulta al momento reperibile in alcun modo. Dal titolo, che rimanda all’Oriente (è traducibile infatti con “verso Oriente”) possiamo dedurre che i membri del villaggio e, chissà, forse anche Ingmar, giungeranno a Gerusalemme dopo tante sofferenze. Il libro da cui la storia è tratta potrebbe aiutarci ma sinceramente, vista la tematica, mi verrebbe molto difficile leggere quanto resta. Il cast dell’ultimo capitolo risulta, dalle informazioni in mio possesso, pressoché identico a Ingmarsarvet con Lars Hanson ma senza la presenza di Conrad Veidt (da quanto ho visto è assente la figura del predicatore, quantomeno indicato con questo nome). Spero di colmare presto questa lacuna e terminare questo lungo viaggio. Ovviamente anche per Ingmarsarvet non esistono edizione home video.

Il Vento (The Wind) – Victor Sjöström (1928)

febbraio 26, 2013 2 commenti

A due anni da The Scarlet Letter, Victor Sjöström  si ritrovò nuovamente a dirigere Lillian Gish e Lars Hanson per The Wind. La storia raccontata in questo film, è tratta dal romanzo omonimo di Dorothy Scarborough e venne adattata per il grande schermo da Frances Marion (pseudonimo di Marion Benson Owens), nota sceneggiatrice americana, prima donna a vincere un Oscar per la migliore sceneggiatura (nel 1930 con The Big House, ne vinse un secondo nel 1932 con The Champ). Vedendo questo film non si può nuovamente evitare di fare paragoni con la successiva filmografia di Bergman. Questa volta abbiamo un elemento naturale, il vento, che funge da vero protagonista della vicenda. Sulla sfondo abbiamo una giovane donna in cerca del suo futuro, che si ritrova in balia del vento, che si riflette anche negli eventi che sembrano letteralmente piovere sopra la protagonista senza che lei possa in qualche modo influenzarli.

La giovane Letty (Lillian Gish) viene invitata dal cugino Beverly (Edward Earle) a stare nel suo ranch. Sul treno che la deve portare nella sua nuova casa, viene adocchiata dal viscido Roddy (Montagu Love) che le rivela come il posto in cui si sta recando sia noto per essere perennemente soggetto a violenti raffiche di vento. A complicare ulteriormente le cose interviene la moglie del cugino, Cora (Dorothy Cumming nota per la sua interpretazione della madre di Gesù in “Il Re dei Re” di DeMille, qui in una delle sue ultime apparizioni sul grande schermo) che teme che Letty le porti via il marito. La protagonista, dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio di Roddy perché già sposato, è quindi costretta a sposare Lige (Lars Hanson) pur senza amandolo. Terrorizzata dal vento e dai suoi fantasmi, Letty affronterà le proprie paure fino al colpo di scena finale e liberatorio.

Il film colpisce per le belle riprese complicate dallo svolgimento in luoghi spesso aperti e dalla presenza del vento sabbioso. Certamente il momento più alto è quello della tempesta di sabbia finale dove la casa viene completamente scossa dalle raffiche implacabili. Bella la prova della Gish che interpreta benissimo la fragile Letty scossa dalle sue ossessioni e paure, come quella di Lars Hanson, qui alle prese con un burbero ragazzo dal cuore d’oro. Protagonista assoluto, come detto, è però il vento, rappresentato come un pauroso cavallo fantasma che scorazza nelle praterie dell’aria. Lo stesso vento è qui anche una metafora volta a mettere luce sulla situazione psicologica della stessa Letty, la quale imparerà che solo identificandosi con esso e accettandolo potrà superare l’incubo della pazzia: il vento può essere un feroce nemico ma anche un grande alleato per chi sa capirlo e apprezzarlo.

In Italia film era stato rilasciato in DVD dalla Moviemax nel 2008, ma risulta attualmente non disponibile. Se si vuole visionare il film segnalo l’edizione spagnola, con il titolo di El Viento, edita dalla Llamentol e disponibile anche in edizione da collezione. Unica pecca il prezzo, forse leggermente troppo alto. Vi lascio con un piccolo video che riprende alcune scene dove vediamo il vento in azione. Buona visione!

Curiosità: Contrariamente a quanto accade di solito fu la stessa Lillian Gish a volere al suo fianco Lars Hanson e a scegliere Victor Sjöström alla regia. L’attrice, infatti, colpita dal romanzo, chiese subito a Irving Thalberg, capo della MGM, di poterne fare un adattamente cinematografico definendo anche parte del cast e il regista.

La Lettera Scarlatta (The Scarlet Letter) – Victor Sjöström (1926)

ottobre 21, 2012 6 commenti

Dopo “Il Carretto Fantasma” (Körkarlen) torno nuovamente a parlare di Victor Sjöström per uno dei suoi film americani più interessanti, che mette in scena le vicende narrate dal celebre romanzo di Nathaniel HawthorneThe Scarlet Letter“. La trasposizione del regista svedese colpisce per le splendide riprese e la fotografia ma anche per la grande attenzione che dedica alla componente psicologica dei suoi personaggi. Tra gli attori spiccano i nomi di Lillian Gish, Lars Hanson e Henry Walthall, ma non bisogna dimenticare la mano di Frances Marion alla sceneggiatura. Il film venne esportato in italia con il titolo “La Lettera Rossa” che mi sono permesso di modificare seguendo la traduzione più corrente.

Nel New England puritano del 1600 circa, la giovane Hester Prynne (Lillian Gish), nonostante sia già sposata, inizia una relazione con il reverendo Arthur Dimmesdale (Lars Hanson), del tutto ignaro del passato della sua amata. La situazione culturale dell’epoca, poco incline a questo tipo di relazioni, porta inevitabilmente a far degenerare gradualmente la situazione fino al drammatico epilogo.

La lettera scarlatta era stata definita all’epoca “improponibile per lo schermo” (Louis B. Mayer) perché trattava del delicato tema dell’adulterio. Il regista, però, riesce a ribaltare la prospettiva soffermandosi a lungo sulla crudeltà di quella società, in cui l’apparenza diventava la cosa più importante. Il ribaltamento viene rafforzato ulteriormente attraverso la grande forza d’animo della protagonista, e all’attenzione dedicata ai rimorsi e alla sofferenza interiore del reverendo. Lillian Gish spicca tra gli attori grazie alla sua capacità di delineare alla perfezione la forza e la fragilità della protagonista. Questo unito alle splendide riprese fanno di “The Scarlet Letter” uno dei film più interessanti e moderni del cinema muto, di gran lunga migliore di molti dei remake più o meno recenti. Da sottolineare anche i primi tentativi di riprese in movimento che pur dando ancora un sensazione di instabilità contribuiscono a rafforzare alcune scene.

Il film è stato edito in DVD nell’edizione americana (region 1) edita dalla Reel Classic Films, ormai esaurita da tempo. Stranamente non mi risulta alcuna edizione europea, lacuna che spero venga colmata presto (diritti permettendo).

Curiosità: La Gish dovette insistere molto per ottenere la parte che di certo rappresentava un rischio visto l’argomento trattato e il tipo di ruoli solitamente interpretato dall’attrice. La decisione si rivelò comunque vincente. The Scarlet Letter è per altro uno degli ultimi film muti della Gish che poi, con l’avvento del sonoro, preferirà dedicarsi quasi completamente al teatro. L’ultima interpretazione muta dell’attrice è quella offerta in The Wind (1928) dello stesso Sjöström.

Approfondimenti: per ulteriori informazioni vi consiglio di leggere l’articolo inglese pubblicato su tmc.com, consultabile cliccando qui.