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Posts Tagged ‘Lon Chaney’

L’Uomo che ride: resoconto della seconda serata di cineforum

Prima di tutto ringraziamo nuovamente gli spettatori, che sono venuti nonostante il tempo incerto. GRAZIE MILLE! Non possiamo che ringraziare anche il Cineclub Detour per averci ospitati, ma soprattutto per averci aiutato a superare i mille problemi di ogni tipo che in una girandola di eventi sfortunati ci sono capitati. Prima l’assenza di uno di noi, poi problemi di connessione con il pc per la proiezione dei video del dibattito. Inutile dire che ci siamo attrezzati affinché non accadano più.

La serata è iniziata seguendo lo stesso schema della volta passata: dopo una breve presentazione è stato proiettato il film della serata, The Man Who Laughs di Paul Leni (1928). Subito dopo la serata si è accesa. Dopo aver discusso brevemente sul film, abbiamo presentato i videoconfronti che avevamo preparato precedentemente tra le differenti versioni del film: L’Uomo che ride di Corbucci (1966), lo sceggiato televisivo in tre puntate L’Homme qui rit di Jean Kerchbron (1971) e per ultimo il film omonimo di Jean-Pierre Améris. Abbiamo scelto delle scene chiave per vedere come erano state rese nelle diverse epoche e ovviamente con strumenti differenti. Generalmente il pubblico ha giudicato più efficace nel trassmettere emozioni la versione muta. Abbiamo poi deciso di mettere in atto una piccola provocazione: come alcuni di voi sapranno, inizialmente Carl Laemmle, produttore del film, aveva pensato a Lon Chaney per interpretare il ruolo di Gwynplaine continuando la tradizione dei film Universal iniziata con Il Gobbo di Notre-Dame (1923) e de Il Fantasma dell’Opera (1925). L’attore era però passato alla MGM, così Lemmle pensò a Leni ricordandosi quanto aveva apprezzato Il Gabinetto delle figure di cera (1924) in cui recitava tra l’altro anche Conrad Veidt, protagonista del nostro film. Alla luce di tutto questo abbiamo pensato a come sarebbe stato il film se Lon Chaney avesse interpetato L’Uomo che ride al posto di Veidt. Abbiamo selezionato delle scene in cui l’attore tedesco mostrava la propria disperazione nonostante il suo eterno sorriso e le abbiamo paragonate a scene analoghe in Colui che prende gli schiaffi (1924) e Ridi pagliaccio, ridi (1928) di Lon Chaney. Per ultimo ci siamo concentrati sulla genesi di Joker, antagonista di Batman, la cui fisionomia è tratta proprio dal protagonista del film. Abbiamo evidenziato come l’influenza sia stata reciproca, anche guardando delle brevissime clip video relative ai film o alla serie tv che vedono il Joker protagonista. Il tutto si è chiuso ritornando a l’Uomo che ride, visto che quello del 2012, specie in alcune scene, sembra essere un miscuglio tra il Joker di Jack Nicholson (1989) e quello di Heath Ledger (2008). La serata è terminata in allegria con una bella chiaccherata collettiva al bar del Cineclub.

Siamo ora nella sezione anteprima. Giovedì 9 Aprile alle ore 20.30 presso il Cineclub Detour di Via Urbana 107 (Roma) proietteremo The Scarlet Letter di Victor Sjöström (1926) con Lillian Gish e Lars Hanson. Ricordiamo ancora una volta che il piatto forte sarà però il post proiezione. Questa volta ci concentreremo sui differenti adattamenti del film, in particolare sonori. Poi ci imbarcheremo in una visione retrospettiva di Lillian Gish per approdare infine ad un’analisi sulle opere di Victor Sjöström, regista che molti conosceranno anche solo per la sua interpretazione ne Il posto delle fragole (Smultronstället) di Bergman (1957). Insomma ce n’è per tutti i gusti quindi vi invitiamo a non mancare. Prossimamente pubblicheremo un articolo interamente dedicato all’evento, intanto vi rimando al Progetto Victor Sjöström che abbiamo inaugurato per l’occasione. Per rimanere aggiornati non dimenticate di seguirci anche attraverso la nostra pagina facebook!

Uomini nella notte (Outside the Law) – Tod Browning (1920)

novembre 5, 2014 Lascia un commento

Piccola premessa: questa recensione è stata scritta nel “lontano” febbraio 2013 ma per motivi differenti non è stata mai pubblicata fino a oggi. Come ho avuto modo di dire altre volte, E Muto Fu possiede in realtà un gran numero di recensioni già scritte ma la cui pubblicazione è stata rimandata per diverse motivazioni. Il mio stile è mutato con il tempo così come il mio modo di approcciarmi a un film. In un certo senso non mi riconosco più pienamente in quanto ho scritto in passato, eppure sono contento di condivedere con voi quello che ero e quello che pensavo. Dopo questa premessa vi lascio finalmente alla recensione:

Dopo The Wicked Darling, Lon Chaney e Tod Browning si ritrovano insieme per la seconda di una lunga serie di film. In Ouside the Law, l’attore dai mille volti interpreta il duplice ruolo di un gangster, Black Mike Sylva, e di un servitore cinese, Ah Wing. La storia vedeva, al contrario degli stereotipi dell’epoca, la cultura cinese e i cinesi in generale sotto un’ottica positiva a conferma di quanto Browning fosse sempre stato anticonformista ed aperto alla rivalutazione dei luoghi comuni (che comunque qui non mancano) e di come Freaks non sia stato un caso isolato nella sua carriera..

Chang Lo (E. Alyn Warren), filosofo confuciano, convince il Boss Silent Madden (Ralph Lewis) e la figlia Molly (Priscilla Dean) a ritirarsi dall’attività criminale. Questa scelta desta però il malumore nella malavita di San Francisco, tanto che Black Mike Sylva (Lon Chaney), che aveva un conto in sospeso con il Boss, arriva ad accusare Silent Madden di un omicidio che questi non ha mai commesso. L’ingiusta accusa fa perdere a Molly la fiducia riposta in Chang Lo. Insieme a Dapper Bill Ballard (Wheeler Oakman), decide quindi di compiere una rapina nascondendosi poi in un Hotel assieme al complice in attesa che le acque si calmino. Ma Black Mike è deciso a rovinare anche la ragazza e passa a setaccio la città alla sua ricerca. Quando il gangster li trova, tutto sembra perduto. Ma in un colpo solo, e grazie anche all’aiuto del cinese Ah Wing (Lon Chaney), Molly riuscirà a porre fine a tutti i suoi problemi…

In questo film il ruolo di Lon Chaney è a prima vista secondario, eppure riesce comunque a catturare lo spettatore. L’attenzione del regista è puntata teoricamente su Priscilla Dean che tenta di inquadrare l’evoluzione del suo rapporto con il personaggio interpretato da Wheeler Oakman. Il film, nel complesso molto buonista, si rivela estremamente piacevole grazie ad una buona qualità recitativa e a dei ritmi narrativi piuttosto rapidi. Non mancano macchiette divertenti come il bambino dell’Hotel o lo stesso Ah Wing che catturano la simpatia dello spettatore oggi come allora. La prova di Chaney è come sempre ottima grazie alla sua solita capacità di entrare con estrema credibilità nei panni dei personaggi da lui interpretati (in particolare ovviamente Black Mike). Il successo del film portò Browning a farne un remake sonoro nel 1930 senza però la partecipazione di Lon Chaney, morto lo stesso anno a causa di un tumore alla gola che ne compromise la carriera sonora. Outside the Law viene solitamente considerato come uno dei primi gangster movie a presentare una forte componente psicologica ed in cui i personaggi, in particolare i due protagonisti, si evolvono nel corso della vicenda. Il film, a lungo considerato perduto, è stato fortunatamente ritrovato nel 1975 nella sua riedizione del 1926 (modificata rispetto a quella originale) distribuita a seguito del passaggio di Browning e Chaney alla MGM e del loro successivo grande successo (erano gli anni di The Unholy Three, The Mystic, The Blackbird). Nella versione originale pare che il ruolo di Ah Wing fosse molto più corposo.

Il film è disponibile in Italia grazie all’edizione della DCult, di qualità discreta e dal prezzo molto conveniente. Consigliato agli amanti di Chaney e di Browning.

I Simpson omaggiano Lon Chaney

In occasione della puntata Treehouse Of Horror XXIV (in italiano tradotto come “La Paura fa Novanta“) la direzione della celebre serie The Simpsons ha deciso di dare a Guillermo del Toro la possibilità di creare un ouverture ad hoc. I personaggi celebrati sono tantissimi: da Alfred Hitchcock con “Gli uccelli” ad Edgar Allan Poe o il terribile Cthulhu di H.P. Lovecraft, per passare poi a Stephen King e Alice nel paese delle meraviglie. Tra i classici dell’Horror non mancano riferimenti ai Classic Monsters come Frankenstein di Boris Karloff, Dracula di Bela Lugosi (forse anche un po’ Christopher Lee) ma anche la Mummia dello stesso Karloff e l’uomo invisibile di Claude Rains. Ma non manca l’omaggio all’uomo dai mille volti, il nostro amato Lon Chaney che compare al minuto 1:27 come uno dei cinque fantasmi dell’opera classici e ancora Claude Rains (più gli altri due ugualmente famosi: Herbert Lom e William Finley che suona il piano). Chaney compare anche al minuto 2:04 mentre esce da una tomba nei panni del Professor Burke di London After Midnight (it. Il fantasma del castello) del 1927 (nello stesso istante appare anche Nosferatu). Infine c’è spazio anche per il figlio Lon Chaney Jr. nei panni dell’Uomo Lupo. Insomma un vero e proprio inno all’Horror e ai Monsters del passato oltre che al fantastico e al fantascientifico. Personalmente mi fa molto piacere che un personaggio come Lon Chaney, la cui carriera è legata solo al cinema muto, venga ancora oggi omaggiato in questo modo. Non mi resta che lasciarvi con il video in questione. Buona visione!

Il Fantasma dell’Opera al Cinema Massimo di Torino

settembre 10, 2013 Lascia un commento

Settembre si preannuncia un mese ricco di eventi dedicati al grande cinema muto. Così aspettando  Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone (5-12 Ottobre), anche Torino rende omaggio al cinema delle origini con la proiezione del classico “Il Fantasma dell’Opera” di Rupert Julian (1925) con uno splendido Lon Chaney nei panni dello ‘spettro’ nato dalla penna di Gaston Leroux. La proiezione si colloca all’interno dell’appuntamento mensile CROSSROADS e nell’ambito di MiTo Settembre Musica, il Traffic-Torino Free Festival, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema.

La proiezione è prevista per venerdì 13/09 alle ore 21.00 presso la Sala Uno del Cinema Massimo (Via Giuseppe Verdi, 18).
Il film verrà accompagnato dal vivo dagli ex CSI, con la voce di Frida Neri.
Ingresso Gratuito.

Di seguito al scheda del film:

Il fantasma dell’opera (The Phantom of the Opera) – Rupert Julian

(Usa 1925, 92’, b/n, v.o. did. it.)

Erik, musicista geniale ma sfigurato che vive nascosto nei sotterranei dell’Opera di Parigi, è pronto a tutto pur di portare al successo la giovane cantante Christine, di cui è segretamente innamorato.  A causa di contrasti tra Julian e Chaney durante le riprese il primo fu costretto a lasciare il set, sostituito da Edgard Sedgwick e dallo stesso attore.

Per la recensione completa del film cliccare qui.

Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina ufficiale dell’evento.

 

Buona visione agli amici torinesi.

Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde nel Cinema Muto

aprile 5, 2013 5 commenti

Lo Strano Caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson (1886) è forse uno dei romanzi che ha ispirato più trasposizioni cinematografiche in assoluto. Solo nel cinema muto, infatti, sono noti almeno 14 adattamenti più o meno fedeli di cui addirittura 6 ci sono pervenuti. La cosa interessante è che spesso le trasposizioni venivano fatte tutte nello stesso anno, ben 4 sono note per il 1913, due per il 1908 (tra cui il primissimo adattamento di Otis Turner) tre nel 1920 (tra cui La testa di Giano di Murnau purtroppo perduto). In questa recensione ci occuperemo sostanzialmente di tutti i film rimasti tranne del più celebre, ovvero della trasposizione del 1920 diretta da John Stuart Robertson con uno straordinario John Barrymore. Le altre trasposizioni rimaste, infatti, hanno tutte una durata inferiore ai 40 minuti e possono essere riassunte nel giro di poche righe. Per questioni pratiche proseguirò in ordine cronologico ad analizzare le altre trasposizioni che non sono andate perdute. Tra queste ho scelto di escludere L’Altro (Der Andere) di Max Mack (1913) perché, pur ispirandosi lontanamente al romanzo di Stevenson, non mantiene la componente fantascientifica. Avrei certamente preferito parlare di Ein Seltsamer Fall (letteralmente “uno strano caso”) dello stesso Max Mack (1914) purtroppo è andato perduto.

– Dr. Jekyll and Mr. Hyde – Lucius Henderson (1912)

Questo piccolo cortometraggio di 12 minuti circa prende spunto dall’opera teatrale Thomas Russell Sullivan, come molte delle trasposizioni mute. Dovendo condensare nel giro di pochi minuti la storia del romanzo, Lucius Henderson semplifica la trama mettendo da parte la maggiorparte dei personaggi presenti nel libro. Notevoli sono gli effetti di trucco così come la prova di James Cruze, celebre attore, regista ma anche produttore e sceneggiatore dalla lunga carriera qui nei duplici panni sia del Dr. Jekyll che di Mr. Hyde (come da tradizione).

Il Dr. Jekyll, valente medico e scenziato, studia un metodo per separare il bene dal male. Dopo lunghi studi trova la ricetta per un terribile siero che lo trasforma nel malvagio Mr. Hyde. Nel giro di poco tempo Jekyll inizierà a perdere il controllo delle sue metamorfosi con effetti devastanti per sè e per chi si trova sulla sua strada. Giunto allo stremo delle forze e impossibilitato a nascondere ancora la sua doppia identità, il Dr. Jekyll, intrappolato nelle sembianze di Mr. Hyde, si darà la morte avvelenandosi.

Personalmente ho apprezzato molto il modo in cui pur con poco tempo a disposizione gli autori il regista sia riuscito a condensare egregiamente tutto il racconto e a dare una notevole personalità a Jekyll e Hyde. Ovviamente gran parte del merito va a James Cruze, che riesce ad interpretare uno dei Jekyll/Hyde muti che preferisco. La sua trasformazione colpisce ancora oggi ed è migliore di tantissime altre anche recenti.

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– Dr. Jekyll and Mr. Hyde – Herbert Brenon (1913)

Il 1913, come abbiamo visto, è un anno gravido di trasposizioni per l’opera di Stevenson. Questa, ancora una volta, si basa sull’opera teatrale di Sullivan ma, a mio avviso, con meno mordente rispetto a quella precedente del 1912. Pur, infatti, essendoci la stella King Baggot nei panni del Dr. Jekyll/Mr. Hyde, il film è riuscito a prendermi molto meno, forse anche a causa dell’eccessiva lentezza con cui le scene si succedono.

Il Dr. Jekyll, amabile dottore noto per curare anche le persone più povere e bisognose, inventa un siero capace di separare il bene e il male in una persona. Quando beve il siero, però, Jekyll assume le sembianze del perfido Mr. Hyde in grado di commettere le più terribili perfidie. Presto il Dottore perderà il controllo del proprio alter ego e dopo aver commesso un terribile delitto, intrappolato nel corpo di Hyde, si toglierà la vita avvelenandosi.

King Baggot, a mio avviso, mal si comporta nei panni di Mr. Hyde e la stessa metamorfosi non è poi tanto spettacolare da lasciare un ricordo indelebile nello spettatore. Forse si tratta di una delle trasposizioni che apprezzo meno, ma andava comunque citata per completezza. Anche la prova del regista non lascia il segno: preferisco di gran lunga il Brenon che dirige Lon Chaney in Laugh, Clown, Laugh (1928) o Ronald Colman nello splendido Beau Geste.

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– Dr. Jekyll and Mr. Hyde – J. Charles Haydon (1920)

Quello di Haydon è l’adattamento muto più drammatico (ma al contempo positivo) del romanzo di Stevenson. Sebbene il film sia di ottima fattura venne oscurato dalla più celebre versione della Paramount rilasciata lo stesso anno, diretta da Robertson e interpretata da John Barrymore. Un vero peccato perché l’interpretazione di Sheldon Lewis, nel ruolo di Jekyll/Hyde è certamente molto buona e meritava migliore fortuna.

Il Dr. Jekyll (Sheldon Lewis) sogna di creare una pozione in grado di dividere la parte buona da quella malvagia nell’uomo. Quando però la scopre si trasforma nel demoniaco Mr Hyde che inizia a far del male alle persone che il suo alter ego reputa più care. Tra queste spicca la dolce Bernice Lanyon (Gladys Field). Per colpa delle sue ripetute assenze, infatti, Bernice lascia Jekyll per fidanzarsi con Danvers Carew (Leslie Austin). Hyde compirà la sua vendetta e utilizzando il bastone di Edward Utterson (Harold Foshay), amico e avvocato di Jekyll, uccide il rivale d’amore Carew. La doppia identità verrà presto scoperta e Jekyll/Hyde verrà condannato a morte. Ma possibile che debba finire proprio così?

Con un finale a sorpresa, Haydon riesce a capovolgere completamente la vicenda, fino ad allora tendente alla drammaticità e la cupezza più assoluta. Sheldon Lewis offre una splendida versione di Jekyll/Hyde che andrebbe ricordata più spesso. Un film da scoprire ed apprezzare per i tanti spunti interessanti che sa offrire.

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– Dr. Pyckle and Mr. Pryde – Scott Pembroke & Joe Rock (1925)

Divertente parodia del romanzo di Stevenson con uno splendido Stan Laurel nel ruolo del protagonista.

Il Dr. Pyckle, da tutti considerato senza motivo come l’uomo più rispettabile della città, inventa un siero che separa la sua parte buona da quella malvagia. Diventa quindi il terribile e dispettoso Mr. Pryde che mette sottosopra la città.

Tra gag divertenti, i registi mettono in scena una commedia divertente che crea una perfetta caricatura dei tanti film sul Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Laurel, grazie alla sua mimica eccezionale e il suo innato carisma, è un perfetto Dr Pyckle/Pryde, pronto a combinarle di tutti i colori nei panni di entrambi i personaggi. Sebbene io sia restio a parlare di questo tipo di commedie è certamente un cortometraggio tutto da ridere che mi sento vivamente di consigliare.

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The Mystic – Tod Browning (1925)

maggio 29, 2012 1 commento

Nel 1925, assieme allo straordinario The Unholy Three, Tod Browning portò sugli schermi anche il meno noto The Mystic, in cui ancora una volta è il mondo degli artisti a far da padrone. Al posto del solito Lon Chaney, il regista scritturò Conway Tearle come protagonista affiancandolo alla bella Aileen Pringle, qui in una delle sue ultime interpretazioni di rilievo prima della ribalta del cinema sonoro.

In Ungheria un gruppo di gitani composto da Poppa Zazarack (Mitchell Lewis), sua figlia la “maga” Zara (Aileen Pringle) e Anton (Robert Ober), lanciatore di coltelli, guadagna grazie a discutibili trucchi di magia. Dopo uno degli spettacoli i tre vengono avvicinati da Michael Nash (Conway Tearle), speculatore americano, che li invita a mettersi in società con lui. I quattro volano a New York ed iniziano a guadagnare sulle spalle della nobiltà locale. Ma quando stanno per derubare la giovane Doris Merrick (Gladys Hulette), Micheal viene bloccato dai sensi di colpa. La situazione degenera e Zara, innamorata di di Micheal, dopo una iniziale gelosia si schiara dalla parte dell’amato. Poppa e Anton, invece, temono di essere raggirati e vorrebbero impossessarsi del denaro. Il finale è ricco di colpi di scena ma il lieto fine, per quanto originale, non tarda ad arrivare.

The Mystic, per quanto poco innovativo nella stuttura della trama, è ricco di spunti interessanti e trovate geniali. La fotografia regala delle vere e proprie chicche e un sapiente gioco di telecamere contribuisce ad aumentare la suspance nei momenti più delicati. Bellissime le scene in cui entrano in campo le finte anime dei defunti, attraverso un astuto gioco di luci nel buio. La recitazione, nel complesso, è da promuovere, in particolare per quanto riguarda i personaggi di Zara e Micheal Nash, ma anche per Poppa (solo a me Mitchell Lewis ricorda vagamente Pierre Alcover?).

Il film purtroppo non è edito in DVD ma è reperibile solo in VHS. Ho intravisto su youtube una versione veramente pessima senza audio, ma a meno di alternative potrebbe essere un modo per vedere questa pellicola meno nota del regista ma che comunque sa regalare delle emozioni.

Per chi volesse approfondire consiglio anche questa bella recensione in francese che potete consultare cliccando qui.

Tod Robbins – Freaks! (a cura di Alessandro Oliviero)

Sono sempre stato al fianco delle piccole case editrici che cercano di ritagliarsi uno spazio nel mondo della letteratura e sono molto felice di aprire una sezione dedicata ai libri più o meno inerenti al cinema muto.

Dopo una inspiegabile assenza finalmente anche noi italiani possiamo godere dei racconti di uno degli autori più interessanti del panorama mondiale, Clarence Aaron “Tod” Robbins (1888–1949). Se il suo nome non vi dice niente, pensate ad uno dei film più scandalosi del cinema, Freaks, e forse capirete  di chi sto parlando. Tod Robbins altri non è che lo scrittore della novella “Spurs” (1923) che avrebbe poi ispirato il regista Tod Browning per il suo tanto discusso Freaks (1933). Ma la collaborazione tra i due aveva già conosciuto un ampio successo con un altro racconto, The Unholy Three, che Browning girò sia in versione muta (1917) che in una sonora (1925), per altro unica pellicola sonora che Lon Chaney fece prima di morire per un cancro alla gola. Ma Robbins non è solo questo. Attraverso questi otto racconti ci si delinea la figura di uno scrittore pieno di spunti interessanti, capace di anticipare alcune storie e filoni che avrebbero avuto tanto successo in seguito. Tanto per fare un esempio leggendo The Bibulous Baby (Assenzio) del 1919, non si può non vedere un riferimento al celebre racconto di Fitzgerald “Il curioso caso di Benjamin Button” scritta per altro poco dopo, nel 1922. Negli altri racconti si mescolano elementi fantastici tra pirati, banshee e terribili vendette, dove a regnare è il misterioso e l’oscuro, con tinte che ricalcano a tratti quelle di Edgar Allan Poe.

Ecco gli otto racconti contenuti nella raccolta:

Crimson Flowers (Fiori Rossi, Fiori di Sangue) – 1919
Cock-Crow Inn (La Locanda) 1926
The Bibulous Baby (Assenzio) – 1919
Spurs (Freaks) – 1923
The Confession (La Confessione) – 1935
A Voice from Beyond (Il Tesoro Nascosto) – 1919
A Bit of Banshee (Un po’ Banshee) – 1924
Whimpus (Whimpus)- 1919

Le storie, di diversa lunghezza, nascondono sempre uno spunto interessante o una sorpresa, proprio per questo fare una recensione di ogni singolo racconto potrebbe essere controproducente, ma per farvi un’idea dello stille di Robbins vi invito a leggere gli estratti gentilmente messi a disposizione dalla casa editrice Ctrl Alt Write:

La Confessione – ricca confessione di un assassino perfetto…
Whimpus – a volte le storie più fantasiose si rivelano veritiere…

Freaks!, edito dalla casa editrice online Ctrl Alt Write, colma finalmente il vuoto editoriale riguardo Tod Robbins. Alessandro Oliviero ci regala una traduzione ben curata, così come la Biografia che attraverso numerosi aneddoti ci introduce al mondo dell’autore. Se avete amato Freaks e The Unholy Three non potete lasciarvi sfuggire a questa splendida occasione per toccare con mano gli scritti di Tod Robbins ad un prezzo, bisogna dirlo, molto vantaggioso (appena 3,99€).

Per ulteriori informazioni sulla casa editrice vi rimando nuovamente al blog.
Per maggiori informazioni sull’antologia e per acquistare il libro potete cliccare qui.

Non mi resta che sperare che anche gli altri racconti di Tod Robbins vengano pubblicati quanto prima in Italia e augurare a tutti una buona lettura!