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Posts Tagged ‘Alfred Hitchcock’

Blackmail: resoconto della prima serata di cineforum

febbraio 26, 2015 1 commento

E proiezione fu. Innanzitutto, un gigantesco GRAZIE! agli spettatori che, sfidando la pioggia e le incertezze del caso, sono venuti martedì sera al cineclub Detour, per sostenere un progetto che ci ha visto impegnati a lungo: la vostra presenza e il vostro calore ci ha ripagato di tutto! In seconda battuta, un sentito ringraziamento va di diritto al cineclub Detour, che ha creduto al nostro progetto e ci ha dato carta bianca per realizzarlo: con voi abbiamo iniziato uno splendido viaggio che speriamo possa durare ancora a lungo.

Andiamo per ordine. Dopo settimane di affissioni, sessioni serali di Photoshop, pubblicità sul web, ma soprattutto reperimento e studio di articoli e monografie, traduzione dei sottotitoli, preparazione di clip video e chi più ne ha più ne metta, finalmente siamo giunti a questa fatidica serata. Il maltempo con tanto di allerta meteo ci avevano fatto pensare al peggio e invece è successo l’impensabile: delle persone hanno risposto al nostro appello, e quante persone!  In sala c’erano tra i venti e i trenta spettatori, un risultato che ci ha lasciato davvero a bocca aperta considerando che era solo il primo appuntamento. Ad aprire la serata, una breve presentazione del progetto, curata – com’è giusto che fosse – dal fondatore del presente blog, Yann Esvan, a cui è seguita un’introduzione dello stesso Yann sul regista e sul cinema britannico dell’epoca. Subito dopo abbiamo proiettato il film che, com’era prevedibile, è stato salutato dagli applausi del pubblico (Hitch non perdona). Dopo la proiezione abbiamo inaugurato la fase che ci stava più a cuore, ovvero il dibattito: Esse, nelle vesti di moderatrice, ha cercato di stimolare gli spettatori chiedendo loro cosa li avesse colpiti del film, in positivo o in negativo, e se lo avessero trovato straniante o simile rispetto ai film di oggi. A rinfocolare la discussione, una serie di clip predisposte da Yann ed Erasmo, in cui abbiamo messo a confronto le scene chiave del film nella versione muta e sonora. Di seguito, potete vederne un esempio:<

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Grazie a queste, abbiamo osservato in diretta come influissero nella realizzazione dell’opera le differenti edizioni, e ci siamo poi interrogati su quale fosse la soluzione di maggiore impatto per lo spettatore. Il pubblico, composto da cinefili e curiosi, ha risposto con calore alle nostre sollecitazioni, motivandoci a proseguire la rassegna che d’ora in poi acquisterà una maggiore regolarità: il prossimo appuntamento si terrà il 26 Marzo alle ore 20.30 e il film in programma è The Man Who Laughs (L’Uomo che ride) di Paul Leni (1928), con Conrad Veidt e Mary Philbin. Dopo la proiezione apriremo anche stavolta un dibattito, confrontando il film con il romanzo di Victor Hugo da cui è stato tratto; analizzeremo poi l’evoluzione iconografica del personaggio di Gwynplaine che, come forse saprete, ha ispirato il personaggio del Joker (ormai un punto fermo della cultura a fumetti). Infine, faremo confronti tra le diverse trasposizioni cinematografiche de L’Uomo che ride, per osservare le trasformazioni di questo personaggio nel corso dei decenni. Per il momento è tutto; ci vediamo il 26, tutti in sala a vedere L’Uomo che ride!

E Muto Fu…al cinema con Blackmail di Alfred Hitchcock

febbraio 11, 2015 4 commenti

Chi segue abitualmente questo blog si sarà chiesto perché da tre mesi il blog non viene praticamente aggiornato. Ecco, stavamo lavorando a un nuovo progetto. Da quando ho aperto questo spazio avevo in mente l’idea di fare di E Muto Fu uno spazio più concreto rispetto a un semplice blog, un punto di aggregazione e condivisione in grado di stimolare non solo me ma anche gli altri appassionati. Dopo più di tre anni dall’apertura del blog le condizioni per dare forma a quell’idea sono finalmente arrivate. Senza giri di parole, sono lieto di annunciare che dal 24 Febbraio partirà un cineforum dedicato al cinema muto che avrà la sua sede nel cineclub Detour, in via Urbana 107. Assieme a me le persone che collaborano con me da più o meno tempo, ovvero Erasmo e il nuovo acquisto Esse. Il 24 Febbraio alle ore 20.30 verrà proiettato Blackmail (Ricatto – 1929) di Alfred Hitchcock nella sua versione muta (D. 82′). Al termine della proiezione ci sarà un dibattito durante il quale faremo anche qualche paragone con la versione sonora per vedere come differenti scene sono state adattate nei due casi e in quale modo i due “formati” possono influenzare le scelte del regista. Per far sì che da Blackmail nasca un vero e proprio cineforum con proiezioni ogni due settimane abbiamo però bisogno del sostegno di tutti gli appassionati romani, perché per avere una riconferma per il progetto dovremo essere numerosi. Il prezzo del biglietto non è alto: 5€ il biglietto intero e 3€ per gli studenti mostrando il tesserino universitario. Oltre a questo è necessario sottoscrivere un’iscrizione valida per un anno solare dal costo di 3€ a prezzo pieno e 2€ per gli studenti. Diciamo che per chi viene per la prima volta al cineclub Detour il costo è di 8€ intero e di 5€ per gli studenti. All’interno del cineclub è presente un bar dove poter acquistare cibo e bevande.

Aiutateci a portare il cinema muto a Roma! Potete farlo venendo in sala il 24 Febbraio o anche solo condividendo a tutti i vostri amici l’evento Facebook o la locandina dell’evento. Se volete potete stampare la nuova locandina in bianco e nero e aiutarci a fare pubblicità. I tagliandini in fondo, con il volto stilizzato di hitch, faranno da promemoria per gli interessati!

Grazie a tutti per il vostro aiuto, ci vediamo…al cinema!

Yann Esvan

L’isola del peccato (The Manxman) – Alfred Hitchcock (1929)

The Manxman è il film cesura nella produzione di Hitchcock. Con il film successivo, Blackmail, il regista deciderà di passare al sonoro (seppur presentando anche una versione muta del film) ma soprattutto ad un genere decisamente più hitchcockiano e che contribuirà a renderlo famoso in tutto il mondo. Questo stacco sarà segnato anche dal cambio di sceneggiatore, dal fido Eliot Stannard, qui alle prese con l’adattamento di The Manxman di Hall Caine, a Charles Bennett. A partire da The Manxman era già stato fatto un film del 1917 con George Loane Tucker alla regia.

Il pescatore Pete (Carl Brisson) e Kate (Anny Ondra) si amano contro il volere del padre di lei, Caesar (Randle Ayrton), che vorrebbe sposasse un uomo più ricco. Così lui parte per terre straniere in cerca di fortuna ed affida la sua amata a Philip (Malcolm Keen), l’avvocato amico d’infanzia.Philip e Kate iniziano a frequentarsi e presto si innamorano. Quando giunge la notizia della morte di Pete i due possono finalmente frequentarsi senza rimorsi e presto Kate rimane incinta. Ma Pete non è morto, e tornato dal suo lungo viaggio finalmente ricco chiede la mano della sua amata. Philip e Kate decidono così di nascondere i loro sentimenti reciproci per il bene di Pete e celebrare il matrimonio. Pete, saputa la notizia che Kate è incinta, crede di esserne il padre e cresce la figlia amorevolmente. Ma presto la ragazza non riesce più a vivere nella menzogna e decide di fuggire dal suo amato Philip che ormai aveva fatto carriera ed era diventato giudice. Ma lui non può tenerla con sé a lungo e così nel primo caso che Philip si trova ad affrontare in tribunale vede comparire proprio la sua amata Kate che ha tentato di suicidarsi. Nel corso del processo tutte le verità vengono a galla. Al termine della vicenda Pete si ritrova solo e con il cuore infranto, Philip è costretto a dimettersi e, insultato da tutto il villaggio, si allontana con Kate e la sua bambina.

La storia, piuttosto intricata e difficile da raccontare, mostra ancora una volta i lati perversi del puritanesimo. In un piccolo villaggio dell’Isola di Man, la promessa d’amore è una cosa sacra e tradirla porta all’ignominia e alla dannazione eterna. Non c’è nessun vincitore al termine della vicenda, tutti hanno perso qualcosa e non hanno guadagnato niente. Persino un amore che teoricamente dovrebbe aver trionfato ha un sapore decisamente amaro e lascia presagire che non potrà dare alcuna felicità Hitchcock mostra una incredibile maturità nel raccontare la vicenda aiutandosi con splendide inquadrature e scene memorabili. Così, mentre Pete è al settimo cielo per poter finalmente sposare la sua amata, Kate e Philip vengono impietosamente inquadrati nel loro dolore, che si trasforma in una forzata felicità quando Pete si volta verso di loro. Si tratta di una scena che difficilmente avrebbe potuto avere un effetto tanto grande nel cinema sonoro. The Manxman, nel complesso, mette scena una storia drammatica con grande intensità e senza sostanziali sbalzi di ritmo. I personaggi sono ben caratterizzati e mostrano una complessità psicologica che forse non ha uguali nella prima produzione di Hitchcock. Ancora una volta tutto è reso più efficace dallo splendido restauro operato dal BFI National Archive a partire da un negativo originale. Si è trattato, insomma, di un ottimo titolo per terminare la rassegna dedicata ai muti di Hitch al Cinema Ritrovato 2013 ridando risalto ad un film spesso messo ingiustamente da parte ma che invece ha tanto da dare anche ad un pubblico moderno.

Approfondimenti: rimando all’articolo pubblicato su Cinefilia Ritrovata per vedere il film da un punto di vista più vicino al pubblico del Cinema Ritrovato.

Tabarin di lusso (Champagne) – Alfred Hitchcock (1928)

Con Champagne Hitchcock intraprende una mini parentesi da commediografo che raggiungerà l’apice nel succesivo The Farmer’s Wife. Ma, al contrario del film successivo, qui non mancano elementi decisamente drammatici. La storia prende spunto da un romanzo omonimo di Walter C. Mycroft, opportunamente adattato da Eliot Stannard e dallo stesso Hitchcock. La protagonista è un’esplosiva Betty Balfour, che interpreta la figlia superviziata di un milionario. Il ruolo personaggio decisamente più interessante è però interpretato da Ferdinand von Alten, nei panni di un inquietante uomo baffuto che appare davanti alla protagonista nei momenti più impensabili.

Betty (Betty Balfour), la viziata figlia di un noto miliardario americano (Gordon Harker), ne combina un’altra delle sue. Usa infatti l’elicottero di famiglia per raggiungere il suo ragazzo (Jean Bardin) a bordo di una nave diretta in Francia. Qui farà la sua conoscenza anche di uno strano personaggio (Ferdinand von Alten) dal fare decisamente inquietante. Quando finalmente Betty giunge in Francia, viene raggiunta dal padre che le dichiara di aver perso tutti i suoi averi. Per tentare di aiutarlo inizia a lavorare in un locale decisamente poco raccomandabile. Questo è troppo però per il padre, che rivela a Betty di aver finto tutto per darle una sonora lezione. La ragazza fugge e si rifugia dall’uomo baffuto in procinto di tornare in America. Quando lui la chiude dentro la stanza della nave lei teme il peggio e si arma di una sbarra di ferro pronta ad aggredire l’inquientate personaggio al suo rientro…

Lascio la fine sospesa per non rovinare la sorpresa. L’uomo baffuto, come detto, è certamente uno dei personaggi più riusciti di uno dei muti forse meno forti della produzione di Hitchcock. La scena più inquietante è certamente quella della violenza sessuale, che avviene per fortuna solo nell’immaginario di Betty, ma che staordinariamente riuscì a passare la censura. Bello vedere Gordon Harker, che abbiamo conosciuto più che altro in ruoli del tutto opposti, come un miliardario affermato e padre di famiglia. Non mancano belle inquadrature, come le riprese, viste dalla soggettiva dell’uomo baffuto, attraverso il fondo del bicchiere oppure, in un altro frangente, la telecamera che balla per riprendere il mare in tempesta. Ancora una volta quello che colpisce è il restauro operato dal BFI, pur partendo da un ‘2nd negative’ contenente le scnee da usare in caso di danneggiamento dell’originale. Insomma non sapremo mai veramente come doveva apparire realmente il film, ma è pur sempre meglio di niente. Forse è il mio muto meno preferito, ma si tratta di un’opinione personale. Alcuni elementi lo rendono comunque un film molto interessante.

Approfondimenti: per il film visto da un’altra prospettiva più interna al Cinema Ritrovato 2013, vi rimando all’articolo presente su Cinefilia Ritrovata.

Curiosità: nella locandina che ho trovato Gordon Harker è riportato come Gordon Parker per errore.

Fragile Virtù (Easy Virtue) – Alfred Hitchcock (1927)

luglio 8, 2013 1 commento

Con Easy Virtue, Hitchcock e Stannard riprendono il filone iniziato con Downhill estremizzandolo e portandolo all’estremo pessimistico compimento. Ancora una volta il personaggio protagonista, questa volta Isabel Jeans, che aveva avuto una parte anche nello stesso Downhill al fianco di Ivor Novello, intraprende una parabola discendente ma non sarà capace di invertirne la rotta. La sceneggiatura, curata dal solito Eliot Stannard, prendeva spunto da un’opera teatrale omonima di Noël Coward, considerato un autore ostico da portare sul grande schermo. Non per niente la campagna pubblicitaria operata sul numero di “Picturegoer” del Luglio 1927 riportava la seguente frase “Portare al cinema un’opera di Noël Coward è un’ardua impresa – Hitchcock ci è riuscito!”.

Il film si apre in un tribunale dove la giovane Larita Filton (Isabel Jeans) è accusata di adulterio. In realtà la ragazza è innocente e vittima dell’amore di un pittore (Eric Bransby Williams), poi toltosi la vita una volta colto in flagrante dal signor Filton (Franklin Dyall) mentre tentava di baciarla. Nonostante la strenua difesa, la donna viene così condannata da una giuria faziosa e superficiale capitanata dall’avvocato dell’accusa (Ian Hunter). Così Larita, privata della sua dignità, fugge sulle coste del Mediterraneo per cercare una nuova serenità. Incontra lì il giovane John Whittaker (Robin Irvine) che pur non sapendo niente del suo passato decide di sposarla e portarla a casa dai genitori. Qui lei incontra l’ostilità dei parenti di lui che portano a poco a poco l’allontanamento dello stesso John. Quando poi il passato di Larita viene scoperto, lei, ormai disillusa, decide di concedere il divorzio e in un’ultima scena di grande impatto si presenta davanti ai giornalisti affamati di scoop appostati fuori dal tribunale dichiarando “sparate! Non c’è più niente da uccidere!”.

Un film forte, che affronta tematiche scottanti e di attualità, in particolare per l’epoca. Si tratta in fondo di una pesante critica al puritanesimo, incapace di andare oltre alle apparenze e di scavare nella personalità di una persona. Ma quello che colpisce in questo film, oltre alla forza e nella dignità di una donna pur nella difficoltà più profonda, è la modalità con cui Hitchcock riprende alcune delle scene chiave del film. Si parte con la scena iniziale a quella finale, che si svolgono sostanzialmente nella stessa maniera con una costruzione ad anello che è caratteristica propria anche di altri muti di Hitch. Si passa poi alla dichiarazione d’amore e la richiesta di matrimonio di John, che invece di essere mostrata alla maniera classica viene rappresentata attraverso una centralinista che ascolta la conversazione e trasmette, attraverso la sua straordinaria mimica faccia, le emozioni dell’evento. Isabel Jeans, dopo il successo dei primi due The Rat e l’interpretazione di Julia in Downhill, raggiunge qui la piena maturità con un ruolo differente da quelli interpretati in precedenza, solitamente una donna senza scrupoli amante della bella vita. Larita Filton è una donna forte e fragile allo stesso tempo, dalla forte integrità morale e intellettiva, ma travolta dagli avvenimenti e dal giudizio altrui. Nonostante tutto quello che le accade e nonostante il finale non la riabiliti agli occhi della gente, lei ne esce comunque vincitrice agli occhi dello spettatore proprio per quella sua dignità che le permette di affrontare gli stessi giornalisti e, con loro, tutta l’opinione pubblica. Rivedere questo film, a distanza di molti anni, in condizioni finalmente decenti, è una vera e propria gioia per gli occhi. Il lavoro del BFI è incredibile, tanto più contando che ne esistono solo copie 16mm di scarsissima qualità che riprendono solo 70 dei 94 minuti originali. In ogni caso il lavoro è stato davvero superbo e non resta che fare i complimenti ai restauratori. Di recente è stata rilasciata in Francia la versione in dvd/blu-ray edita dalla Elephant Films.

Approfondimenti: rimando all’articolo scritto per Cinefilia Ritrovata per ulteriore spunti.

Ricatto (Blackmail) – Alfred Hitchcock (1929)

luglio 4, 2013 2 commenti

Abbandonato Eliot Stannard,  Alfred Hitchcock fece un notevole passo in avanti verso quella strada che lo avrebbe fatto diventare ‘il maestro del brivido’. La sceneggiatura di Blackmail venne affidata a Charles Bennet, autore anche dell’opera teatrale, assieme allo stesso Hitch. Del film vennero girate due versione: una muta e una parzialmente sonora, come di uso all’epoca, con meno scene e inquadrature. Eppure, inutile dirlo, la versione sonora ebbe molto più successo di quella muta. Il parere del regista su quale versione preferisse è abbastanza ovvia dalla sua affermazione’i film muti sono la forma più pura di cinema’. Non a caso interrogato su quali fossero i suoi dieci film preferiti, Hitchcock, in una vecchia intervista citata da Charles Barr, ne indicò nove muti e solo un sonoro.

La giovane Alice White (Anny Ondra), dopo aver litigato con il suo fidanzato l’agente di Scotland Yard Frank Webber (John Longden), cede alle avance dell’artista Mr. Crewe (Cyril Ritchard) e per ingenuità lo segue fino al suo appartamento. Quando l’artista tenta di violentarla lei, preso un coltello, lo uccide e fugge dall’appartamento. Quando il fidanzato viene mandato ad indagare sul caso trova un guanto della ragazza e lo nasconde credendo che l’omicidio sia avvenuto dopo la visita di Alice. Quando tutto sembra sistemato si presenta improvvisamente uno strano personaggio, Mr. Tracy (Donald Calthrop), che possiede l’altro guanto della ragazza che sostiene di aver trovato proprio nella stanza dove è avvenuto il crimine. In un crescendo di tensione l’uomo inizia a ricattare la coppia in maniera sempre più incalzante. Ma le carte si ribaltano e quando si scopre che Tracy è un pregiudicato, Frank decide di incastrarlo. Inizia così una lunga fuga del ricattatore diventato ora ricattato che termina sul tetto del British Museum con la morte di Tracy, seppur innocente. Nel frattempo però Alice, ignara di quanto sta accadendo al suo ricattatore, decide di andare a confessare l’omicidio. Solo il provvidenziale intervento di Frank sventerà il piano di confessione e risolverà la questione in un delitto perfetto…

Il film è davvero ben costruito e della giusta durata per mantenere alta la tensione. Impossibile non avere dei brividi di emozione nell’assistere a quella che potrebbe essere definita la nascita di tutto (considerando The Lodger come una sosta di fase di gestazione). Hitchcock è abile nel sapere capovolgere la bilancia di tensione che lega la coppia al misterioso Mr. Tracy, e regala infine un incredibile inseguimento dal finale drammatico. Proprio Donald Calthrop è l’attore che maggiormente colpisce per la sua profondità e interpretazione del malvagio ma fragile Tracy, che appena si vede messo con le spalle al muro perde la capacità di ragione e va incontro ad una inevitabile morte. Come già detto per l’articolo su Cinefilia Ritrovata, Micheal Powell sostenne di aver invetato lui il finale alternativo con l’inseguimento al museo, che differisce rispetto alla versione originale dell’opera di Bennett che terminava con la scoperta che nessun omicidio era stato compiuto. Ma sempre Charles Barr ha fatto un paragone interessante per Hitchcock: egli, sostiene lo storico del cinema nella sua lezione sui muti del regista, seppe comportarsi come una spugna in grado di prendere quanto di meglio dai suoi collaboratori e farlo poi suo nel modo migliore. La lezione imparata con Blackmail, insomma, non è mai stata dimenticata da Hitch che ha saputo trarre il meglio da tutte le sue esperienze anche quelle mute purtroppo spesso bistrattate. Un muto da vedere e rivedere anche grazie allo splendido lavoro di restauro operato dal BFI che è riuscita a ridare splendore ad una pellicola incredibile.

Approfondimenti: per maggiore informazioni vi invito a consultare l’articolo presente su Cinefilia Ritrovata.

La Moglie del Fattore (The Farmer’s Wife) – Alfred Hitchcock (1928)

luglio 4, 2013 2 commenti

The Farmer’s Wife è quanto di più atipico si possa riscontrare nella filmografia di Alfred Hitchcock. Il primo approccio spiazza, specialmente conoscendo il nome del regista: ci si trova davanti ad una commedia romantica dalle tinte decisamente comiche. “Che ci sia un errore?” viene da chiedersi; e invece no, si tratta proprio di un film comico di Hitch è, inaspettatamente, è un film anche molto divertente. Le vicende si ispirano all’omonima opera teatrale di Eden Phillpotts adattata per l’occasione dal solito Eliot Stannard.

Il fattore Samuel Sweetland (Jameson Thomas), ormai vedovo, decide di risposarsi. Compila così, assieme alla sua fida governante Araminta (Lillian Hall Davies), una lista delle donne appetibili: Thirza Tapper (Maud Gill), Mary Hearn (Olga Slade) e Mercy Basset (Ruth Maitland). Queste però lo rifiutano gettando il fattore nello sconforto. Capirà poi di avere la moglie perfetta già in casa e deciderà di sposare la bella Araminta.

Il film propone nel corso delle quasi due ore di durata una serie infinita di gag mimiche, spesso ripetute in maniera ossessiva. Il cast è composto da ottimi attori caratteristi, tra cui anche Gordon Harker (qui il tuttofare Churdles Ash) che abbiamo imparato a conoscere come l’allenatore in The Ring. La cosa che colpisce di più, oltre al genere, è la quasi totale mancanza di riprese particolari o illuminate, a favore di un riprese decisamente più tradizionali e vicine al genere comico. Questo è un altro degli elementi che ha spiazzato la platea del Cinema Ritrovato 2013 che certamente non si aspettava un film di questo tipo una volta entrata al cinema. Nonostante lo stupore, non sono mancate le risate, specialmente per le reazioni incontrollate del Fattore rifiutato e di quello delle signore divenute da oggetto del desiderio a oggetto degli insulti più svilenti nel giro di pochi istanti. Bellissime anche le scene in cui Gibb McLaughlin interpreta il vecchio logorroico Heny Coaker. Insomma The Farmer’s Wife ha tanti elementi per piacere e divertire pur tenendo presente che non si tratta di certo di un film tipico di Hitchcock sia per quanto riguarda il periodo muto che, ovviamente per quello successivo. Un elemento a sfavore è quello della durata, forse eccessiva, e della ridondanza di alcune scene e situazioni che rischiano di risultare alla lunga noiose allo spettatore.

Approfondimenti: per maggiori informazioni rimando all’articolo sul blog Cinefilia Ritrovata.

Vinci per me! (The Ring) – Alfred Hitchcock (1927)

luglio 3, 2013 1 commento

Il 1927 è uno degli anni più prolifici in assoluto per Alfred Hitchcock che sforna ben tre titoli nel giro di poco tempo. The Ring è l’ultimo prodotto di questo anno, il primo per la British International Pictures. Il film, che vede per la prima volta Hitchcock alla sceneggiatura di una propria opera, seppur insieme a John J. Cox, utilizza forse per la prima volta il ring come metafora della vita di un uomo.

Il campione del mondo di Boxe Bob Corby (Ian Hunter), sfida in un baraccone il giovane Jack ‘One-Round’ Sander (Carl Brisson), mandandolo al tappeto dopo numerosi round ed incassando il premio in palio. Colpito dalla bravura di Jack, Bob lo fa ingaggiare come sparring partner. Nel frattempo, però, ne insidia la moglie Nelly (Lillian Hall Davies) con regali e mille attenzioni. Folle di gelosia, Jack inizia ad allenarsi duramente fino ad arrivare a sfidare il campione del mondo e rivale in amore. Ma in palio questa volta non c’è solo il titolo, ma l’amore della bella Nelly…

Il film ebbe un ottimo riscontro da parte della critica e diede inizio ad un filone di film drammatici ambientati nel mondo della boxe. Il film è decisamente godibile e offre raramente cali di tensione. Hitchcock è sempre più a suo agio con la macchina da presa e regala alcune scene decisamente interessanti. L’ago della bilancia di tutto il film è sempre una donna: Nelly, che prima con i suoi flirt con Bob spinge Jack ad allenarsi più duramente per impartire una lezione al suo rivale e poi, nell’ultimo grande combattimento, sposta letteralmente gli equilibri dell’incontro schierandosi da una parte o dall’altra. Splendido anche il personaggio dell’allenatore di Jack, interpretato da uno splendido Gordon Harker che ricorda da vicino altri personaggi di questo tipo nella filmografia legata alla boxe. Il film mostra che il duro lavoro e la dedizione a volte pagano, così come un amore puro di fronte al vile denaro. Un film da vedere e consigliare proprio per il suo ritmo decisamente abbordabile anche per uno spettatore dei nostri giorni.

Per approfondimenti: rimando al mio articolo su cinefilia ritrovata.

Il Declino (Downhill) – Alfred Hitchcock (1927)

Con il Downhill, Alfred Hitchcock tenta di raccontare il vero e proprio declino della vita di un giovane ragazzo altolocato, interpretato da Ivor Novello, a causa di colpe non sue. La crudele parabola discendente di un giovane che sembrava avere tutto, è sottile e ben strutturata. Nel corso di tutta la proiezione si è tentati di continuare a vedere le vicende per sapere se ci sarà un lieto fine o meno. Ancora una volta ritroviamo Eliot Stannard nella sceneggiatura, da un adattamento di un’opera teatrale scritta dallo stesso Novello (che abbiamo imparato a conoscere come sceneggiatore con la saga di The Rat) e Constance Collier.

Roddy (Ivor Novello), sembra avere tutto dalla vita: è giovane, bello, benestante ed ha appena ottenuto l’onore di capitanare la squadra di Rugby della scuola. Ma quando, assieme al suo amico Tim (Robin Irvine), meno ricco e fortunato di lui, si mette nei guai con la malvagia Mabel (Annette Benson), rossa di invidia perché Roddy gli ha negato un bacio (e forse anche attratta della sua fortuna), questi si assume tutta la colpa della presunta violenza nei confronti della ragazza pur di consentire al suo amico di vincere una borsa di studio, essenziale per il proseguimento degli studi. Viene così cacciato dalla scuola e presto cacciato dal padre (Norman McKinnel). Roddy si ricicla così come attore e ballerino, tentando di conquistare Julia (Isabel Jeans), senza riuscirci. Quando però Roddy eredita una forte somma, la malvagia donna non esita a sposarlo per spendere ogni singolo soldo che questi ha messo da parte. Il ragazzo si ritroverà nuovamente in mezzo alla strada in un baratro sempre più profondo che lo porterà, infine, tra le mani di alcuni malviventi marsigliesi. Il tunnel di decadenza in cui Roddy si è cacciato sembra così non avere mai fine, eppure c’è pur sempre una speranza…

Hitchcock dirige ottimamente questo film, che colpisce per la sua profondità e per alcuni esperimenti e trovate che avranno spazio anche in film più noti del regista britannico. Mi riferisco, ad esempio, alla scena in cui Roddy è in preda alle allucinazioni (tinte di verde), dove tutto ruota e poi prende forma con le persone che hanno usato e umiliato il ragazzo, lì a denigrarli (nel video a fondo pagina in edizione, ovviamente, non restaurata). Alcuni elementi di questa scena ricordano da vicino altre che vedremo in film come Vertigo (1958). Ma è la chiarezza a mancare, o forse una certa uniformità nella trama. Alcuni elementi della trama sembrano essere dati per scontati, come già noti allo spettatore, altri appena accennati e non sviluppati. Chi perde la prima parte del film si ritrova completamente spaesato (e sappiamo quanto Hitch non amasse chi entrava quando lo spettacolo era già cominciato). Nel complesso comunque si tratta di un film piacevole anche grazie allo splendido, ancora una volta, lavoro di restauro effettuato dal BFI. Ora non ci resta che aspettare questo pomeriggio per una nuova visione dal vivo dei muti di Hitchcock.

Curiosità: difficile non notare paragoni con la saga di The Rat, tra l’altro scritta in parte dallo stesso Novello. Ne parlo anche nell’articolo su “Cinefilia Ritrovata” che verrà pubblicato oggi.

Cinema Ritrovato 2013

giugno 30, 2013 Lascia un commento

Come ho già avuto modo di dire sulla pagina facebook del blog sto avendo la splendida opportunità di collaborare con la redazione della Cinefilia Ritrovata della Cineteca di Bologna in occasione del Cinema Ritrovato 2013 che va dal 29 Giugno al 6 Luglio. Come molti di voi appassionati sapranno, il Cinema Ritrovato offre da sempre la possibilità di vedere tantissime perle dell’epoca del muto, dai piccoli corti sulla vita di tutti i giorni fino ai grandi classici. Quest’anno avremo l’occasione di spaziare dai muti di Alfred Hitchcock a quelli di Allan Dwan, dal progetto Chaplin (che non seguirò personalmente) a Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov. In più ci sarà una sezione interamente dedicata ai muti di cento anni fa (‘il glorioso 1913’ come recita il programma) e alcuni documenti riguardanti la prima guerra mondiale. Non mancherà, con mia grandissima gioia, Victor Sjöström con Ingeborg Holm (1913 per l’appunto) e Berg-Ejvind och hans hustru (1918) che vedrà la luce nella splendida cornice di Piazza Maggiore. Tutto rigorosamente accompagnato con musica dal vivo. Tra le tante perle segnalo la proiezione della versione restaurata de ‘Ma l’amor mio non muore‘ (1913) e l’iniziativa ‘Il cinema ambulante ritrovato‘, che in piazzetta Pasolini dovrebbe far rivivere lo spettacolo del primo cinema ambulante.

Per chi fosse interessato metto qui sotto il programma dei muti che verranno proiettati in questi giorni. Mi scuso per averlo fatto con ben due giorni di ritardo, ma quando leggerete quanto sono ricche le giornate capirete quando sia difficile trovare il tempo da dedicare alla scrittura. Nell’elenco, un po’ grossolano, metto tra parentesi spesso solo alcuni dei corti o parte del loro nome tra quelli presenti durante le proiezioni, ma prevedo di sistemarlo nei prossimi giorni. Come al solito inserirò un indice per la sezione progetti dove poter risalire alle varie recensioni o discussioni riguardo le diverse iniziative sia per quanto riguarda questo blog che quello della Cinefilia Ritrovata.

Per maggiori informazioni vi rimando ovviamente al programma integrale della rassegna che trovate cliccando qui.

29/06

14.30 Sala Mastroianni – Il cinema fa del cinema (Leonce, cenerentola)
16.00 Sala Mastroianni – Progetto Chaplin (The Rink, Easy stree)
16.00 Cinema Jolly – The Pleasure Garden (rep. 05/07)
18.30 Cinema Jolly – Allan Dwan (The Ranch Girl, Man’s calling, The thief’s wife)
22.00 Piazza Maggiore – Progetto Chaplin (Carmen, Burlesque on Carmen)

30/06

09.00 Sala Mastroianni – Dieci anni di cento fa (la confession, femme jalouse, Tontolini)
10.00 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 1 (Kljuci scasja, slesari)
11.30 Sala Mastroianni – Tra un minuto e tremila metri
12.00 Sala Scorsese – Lezione di cinema: I muti di Hitch
14.30 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 2 (kastanka) (rep. 01/07)
16.15 Sala Mastroianni – Progetto Chaplin (one a.m., floorwalker)
16.30 Cinema Jolly – The lodger
18.15 Cinema Jolly – Allan Dwan (come up smiling, modern musketeer)
21.30 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 3 (attrazione finale) (rep.03/07)
22.00 Piazza Maggiore – Progetto Chaplin (The Pawnshop)

01/07

09.15 Sala Mastroianni – Una Serata al cinema tivoli (parte 1 e 2)
11.00 Sala Mastroianni – Serata cinema tivoli (parte 3) Ma l’amor mio non muore (rep. 05/07)
14.30 Cinema Jolly – Alla Dwan (Fifteen maiden lane) (rep. 02/07)
14.30 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 4 (Baby riazanksie)
16.30 Cinema Jolly – Downhill
18.30 Cinema Jolly – Allan Dwan (Zazà)
21.30 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 2 (kastanka) (rep. 30/06)
22.00 Piazza Maggiore – Progetto Chaplin (The Cure)

02/07

09.15 Sala Mastroianni – Pubblici, generi, attori (parte 1 e 2)
10.30 Sala Scorsese – Allan Dwan (Manhandled, the mormon)
11.30 Sala Mastroianni – Pubblici, generi, attori (parte 3)
14.30 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 5 (gorod, anja)
16.00 Sala Mastroianni – études sur Paris
16.15 Cinema Jolly – The Ring
18.15 Cinema Jolly – Allan Dwan (Frozen justice, East side west side)
22.00 Cortile della Cineteca (piazzetta Pasolini) – cinema ambulante ritrovato

03/07
09.15 Sala Mastroianni – Tre spettatori ciechi e l’elefante (parte 1 e 2) (ingeborg holm)
11.30 Sala Mastroianni – Tre spettatori ciechi e l’elefante (parte 3)
14.30 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 3 (attrazione finale) (rep.30/06)
16.30 Cinema Jolly – Farmer’s Wife
18.30 Cinema Jolly – BLackmail
22.00 Cortile della Cineteca (piazzetta Pasolini) – cinema ambulante ritrovato

04/07

09.15 Sala Mastroianni – vertigine del tempo (parte 1)
09.15 Sala Scorsese – Allan Dwan (Getting mary married)
10.15 Sala Mastroianni – vertigine del tempo (parte 2)
11.00 Sala Cervi – Restauri film muti di hitchcock
11.30 Sala Mastroianni – vertigine del tempo (parte 3)
16.15 Cinema Jolly – Easy Virtue
16.30 Sala Mastroianni – EFG1914 la grande guerrra dagli archivi
18.00 Cinema Jolly – Allan Dwan (Iron Mask)
22.00 Piazza Maggiore – Progetto Chaplin (The Adventurer) – Sjostrom outlaw and his wife

05/07

09.15 Sala Mastroianni – Fascino irrestitibili dell’antichità (workshop)
10.15 Sala Mastroianni – Fascino irrestitibili dell’antichità (parte 1)
14.30 Cinema Jolly – The Pleasure Garden (rep. 29/06)
14.30 Sala Mastroianni – Fascino irrestitibili dell’antichità (parte 2)
16.15 Cinema Jolly – CHampagne
16.15 Sala Mastroianni – Progetto Chaplin (The Fireman, The Count)
17.00 Sala Cervi – Fascino irrestitibili dell’antichità (workshop)
21.30 Sala Mastroianni – Ma l’amor mio non muore (rep. 01/07)

06/07

09.15 Sala Mastroianni – Fine secolo lungo (Saturnino farandola)
10.15 Sala Mastroianni – EFG1914 la grande guerrra Pathe 28mm
11.45 Sala Mastroianni – Ol’ga Preobraženskaja e Ivan Pravov 6 (Nakanune, Fedkina pravda)
14.30 Sala Mastroianni – Fascino irrestitibili dell’antichità (parte 3) (quo vadis)
16.15 Cinema Jolly – Manxman
16.30 Sala Mastroianni – Progetto Chaplin (Behind the screen, the vagabond)

Legenda:

Cinema LumièrePiazzetta Pier Paolo Pasolini (ingresso via Azzo Gardino 65):
Sala Mastroianni – Numero posti: 174
Sala Scorsese – Numero posti: 144

Sala Cervivia Riva di Reno, 72 – Numero posti: 44

Cinema Jollyvia Marconi, 14 – Numero posti: ???

Mai visti così tanti colori prima su E Muto Fu! A presto con tante novità!