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Vinci per me! (The Ring) – Alfred Hitchcock (1927)

Il 1927 è uno degli anni più prolifici in assoluto per Alfred Hitchcock che sforna ben tre titoli nel giro di poco tempo. The Ring è l’ultimo prodotto di questo anno, il primo per la British International Pictures. Il film, che vede per la prima volta Hitchcock alla sceneggiatura di una propria opera, seppur insieme a John J. Cox, utilizza forse per la prima volta il ring come metafora della vita di un uomo.

Il campione del mondo di Boxe Bob Corby (Ian Hunter), sfida in un baraccone il giovane Jack ‘One-Round’ Sander (Carl Brisson), mandandolo al tappeto dopo numerosi round ed incassando il premio in palio. Colpito dalla bravura di Jack, Bob lo fa ingaggiare come sparring partner. Nel frattempo, però, ne insidia la moglie Nelly (Lillian Hall Davies) con regali e mille attenzioni. Folle di gelosia, Jack inizia ad allenarsi duramente fino ad arrivare a sfidare il campione del mondo e rivale in amore. Ma in palio questa volta non c’è solo il titolo, ma l’amore della bella Nelly…

Il film ebbe un ottimo riscontro da parte della critica e diede inizio ad un filone di film drammatici ambientati nel mondo della boxe. Il film è decisamente godibile e offre raramente cali di tensione. Hitchcock è sempre più a suo agio con la macchina da presa e regala alcune scene decisamente interessanti. L’ago della bilancia di tutto il film è sempre una donna: Nelly, che prima con i suoi flirt con Bob spinge Jack ad allenarsi più duramente per impartire una lezione al suo rivale e poi, nell’ultimo grande combattimento, sposta letteralmente gli equilibri dell’incontro schierandosi da una parte o dall’altra. Splendido anche il personaggio dell’allenatore di Jack, interpretato da uno splendido Gordon Harker che ricorda da vicino altri personaggi di questo tipo nella filmografia legata alla boxe. Il film mostra che il duro lavoro e la dedizione a volte pagano, così come un amore puro di fronte al vile denaro. Un film da vedere e consigliare proprio per il suo ritmo decisamente abbordabile anche per uno spettatore dei nostri giorni.

Per approfondimenti: rimando al mio articolo su cinefilia ritrovata.

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  1. luglio 4, 2013 alle 12:02 pm

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