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Archive for the ‘Film Muti’ Category

Povera Ragazza (Chudá holka) – Martin Frič (1929)

chudaholkaGià il titolo Chudá holka (it. povera ragazza) può dare un indizio su genere e storia e vi assicuro che non vi sbagliereste. Tratto dall’omonimo romanzo di Václav Čech-Stráň, la vicenda narrata del film è piuttosto banale, ricca di influenze da letterature estere, prima di tuttorusse. Fortunatamente subentra la regia di Martin Frič che ci mette del suo e riesce nelle scene più importanti, utilizzando un montaggio serrato, a rendere interessante anche una storia così poco originale.

Maria Růžová (Suzanne Marwille) è una ragazza orfana che è stata presa in affidamento da una famiglia povera. Fin da piccola Maria è abituata a svolgere i lavori di casa. Nasconde un segreto, è infatti innamorata, e ricambiata, dal fratellastro Klement (Otto Rubík), ragazzo bello e brillante che inizierà presto ad esercitare la professione a Praga. Un giorno la loro relazione viene scoperta e lei, per la vergogna, fugge verso la capitale. Qui viene presa sotto l’ala di Alois Mokráček (Josef Rovenský), un uomo senza scrupoli che dopo averla derubata la fa lavorare nella sua locanda fingendosi un gran benefattore. Giusto per far capire di che pasta è fatto, non passa molto tempo prima che venda la ragazza all’architetto Robert Jánský (Jan W. Speerger), un avventore del locale che le ha messo gli occhi addosso. Maria riesce a resistere allo stupro e tenta successivamente il suicidio gettandosi nella Moldava. Per un caso fortuito viene portata proprio a casa della vera madre, la Signora Rivolová (Božena Svobodová), che la riconosce, pur non dicendole nulla, e la tiene a casa suscitando la gelosia di Věra (Ela Poznerová), la figlia riconosciuta. Caso, meno fortunato, è che il marito della sorella di Maria altri non sia che l’architetto che tenta nuovamente di abusare di lei ma viene ucciso da un colpo di pistola. Maria viene accusata dell’omicidio e Klement la difende. Durante il processo la Signora Rivolova rivela pubblicamente la maternità di Maria e Věra, per non mandare ingiustamente in carcere la sorella, si dichiara colpevole. Klement e Maria possono finalmente sposarsi senza paura…

La storia, come vedete, è un mix di elementi classici e banalotti che solo il montaggio e la regia hanno saputo sollevare. La protagonista Suzanne Marwille, moglie di Martin Frič, è molto calzante nel ruolo della povera ragazza che si ritrova a dover subire tutte le avversità che il destino le para davanti, ma il suo personaggio non beneficia di una crescita psicologica e risulta, un po’ come tutti gli altri, piuttosto piatto e poco sviluppato. Alla fine della storia, sebbene tutto si sia risolto, Maria sarà sempre una ragazzina sempliciotta e innamorata che senza guida potrebbe facilmente subire nuovamente i colpi del destino. La locandina (in alto a destra) è davvero molto bella e vede Maria alle prese con una città ostile che prende le fattezze grottesche del suo aguzzino.

Le scene più interessanti sono le due dei tentativi di violenza (accorpati in un unico mosaico nel primo gruppo di foto in alto), ma soprattutto il momento in cui Maria viene accusata da Věra e viene poi arrestata: qui lo scorrere degli eventi viene sovrapposto allo sguardo fisso e catatonico di Maria (vedi sopra).

Sebbene la storia sia un già visto, Chudá holka porta avanti una storia ben costruita e non eccessivamente lunga, caratterizzata da una buona regia. Se siete appassionati dei drammoni classici di questo tipo il film è ottimo nel suo genere.

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Ridolini e il suo fedele asinello – alla ricerca di un titolo

Prima ancora della vicenda del sacrificio, ero stato contattato da Franco Ripanti per il ritrovamento di una pizza contenente un film in 8mm della durata di 30minuti. Sulla pizza compare la scritta “Ridolini e il suo fedele asinello”:

Si tratta di una edizione su pellicola Ferrania, quindi successiva all’epoca delle comiche. Franco ha provato a srotolare con cautela la pellicola e prima della scritta fine compare la didascalia “Ridolini si convince che è meglio un asinello fedele che una donna ambiziosa”. Ridolini, ricordiamolo, è il nome italiano di Larry Semon a volte indicato anche come “Sempliciotto”. Sebbene ci sia la possibilità che siano solo gag, il detentore ritiene si tratti di un film unico sebbene non avendo un proiettore da 8mm si basa solo su quanto visto srotolando cautamente la pellicola. Ma quale sarà il titolo originale della comica? Dopo essere riuscito ad avere un contatto con un esperto americano gli è stato suggerito che potrebbe essere una riedizione di The Hick (1921) in cui però non mi pare ci sia una parte con un asinello. Cercando su libri specifici è uscito che esiste un film, The Barnyard (it. l’audace impresa di Ridolini) in cui si trovano Larry Semon e Oliver Hardy alle prese con diversi animali tra cui un asino, ma nella versione sonorizzata del ’52 che si trova su internet non compare una scena del genere sebbene ci sia un asino. Specifico comunque che il pezzo che potete vedere è inserito insieme ad altre gag in un film composito.

Per fugare ogni dubbio bisognerebbe visionare il film e capire per bene la trama e confermare che non si tratta di una serie di gag ma di un qualcosa di unitario. Qualcuno ha maggiori informazioni? Qualcuno dalle parti di Ancona ha un proiettore per pellicole 8mm da condividere con Franco Ripanti?

Grazie a tutti per l’aiuto!

Il Canto del fiore rosso (Sången om den eldröda blomman) – Mauritz Stiller (1919)

Sången om den eldröda blommanSången om den eldröda blomman si ispira a un romanzo dell’autore finlandese Johannes Linnankoski che ebbe un grande successo all’epoca tanto da ispirare Mauritz Stiller eGustaf Molander nella sceneggiatura di questo film. Attore protagonista un giovane e spericolato Lars Hanson.

Olof Koskela (Lars Hanson) è l’erede di una delle più importanti famiglie di proprietari terrieri della zona. Il ragazzo, però, è anche un grande farfallone e prima seduce Annikki (Greta Almroth) e poi inizia una storia con la serva Elli (Lillebil Ibsen). Quando i genitori di lui (Louise Fahlman Axel Hultman) lo scoprono, gli intimano di lasciarla perché la sua posizione non è consona a una famiglia del loro lignaggio, ma Olof si ribella e si allontana di casa. Cerca di trovare Elli che nel frattempo è stata però allontanata dalla casa in cui lavorava facendo perdere le proprie tracce. Passa qualche tempo e troviamo Olof al lavoro taglialegna. In base al periodo, i taglialegna si spostavano di zona in zona seguendo il fiume per trasportare la legna. Mentre si trova in una cittadina a lavoro, incrocia la giovane Kyllikki (Edith Erastoff), figlia di un orgoglioso proprietario terriero (Hjalmar Peters), e se ne innamora. Lei, orgogliosa come il padre,  non ha mai neanche rivolto la parola a nessun ragazzo che non considerasse degno di lei, eppure Olof, tramite un’impresa ardita (attraversare il fiume a bordo di un tronco d’albero evitando la cascata), riesce a conquistarla. Il padre di Kyllikki, però, non ne vuole proprio sapere di dare la figlia in sposa a un vagabondo e caccia il ragazzo di casa. Olof parte con la promessa di tornare da lei e si ritrova in una grande città. Qui viene adescato da una prostituta che lo porta nella sua casa di lavoro. Proprio qui ritrova Elli, che dopo averlo riconosciuto si suicida per il dolore di essere stata vista in una condizione così misera. Olof è sconvolto e decide di dare un taglio alla sua vita da vagabondo e prendersi per una volta le sue responsabilità: torna a casa e scopre che i genitori sono morti. Con rinnovato vigore, il giovane riprende l’attività di famiglia e torna per sposare Kyllikki qualificandosi come un Koskela e ricevendo così il placet anche da parte del padre di lei.

La storia è piuttosto articolata ma molto godibile. Le diverse atmosfere sono davvero ben rese a livello fotografico, con splendidi paesaggi e belle inquadrature di interni nella parte cittadina. Olof è un giovane spensierato, che con le sue azioni e la sua poca serietà ha fatto soffrire molte persone e causato anche la morte di una ragazza. Attraverso una lunga evoluzione psicologica, però, il giovane riesce a cambiare atteggiamento e tornare dalla donna che lo aspetta e a cui ha promesso un futuro felice insieme. Carino anche il messaggio finale: il padre di Kyllikki gli chiede perché non ha detto subito di essere un Koskela e Olof risponde “perché non volevo prendere moglie usando il nome della mia famiglia ma con il mio e da solo”. Insomma, un modo per dimostrare che anche quando si ha alle spalle la sicurezza economica e un nome importante quello che conta davvero è quello che si è.

Sången om den eldröda blomman è un film giovane e fresco, che riesce a intrattenere piacevolmente per quasi due ore. Particolarità del film è la presenza di una colonna sonora originale, opera di Armas Järnefelt, il cui figlio era presente alla proiezione del Cinema Ritrovato 2019.

Sacrificio – ricerca di un film parte 1

Potete aiutarci? L’altro giorno sono stato contattato da Antonio Violet che mi ha chiesto un parere riguardo a un possibile ritrovamento. Ha trovato un film dal titolo Sacrificio in formato pathé baby (9,5mm) completo (6 bobine). Metto qui sotto le immagini che mi ha postato:

 

 

Nella prima immagine si nota l’ambientazione parigina, di base la storia sembrerebbe essere quella di un uomo che inizialmente odia i bambini (o uno in particolare), ma quando uno che conosce si ammala inizia a fargli visita e si affeziona. I nomi dei personaggi, o alcuni di essi, sono Giorgio e Giovanni. Ho provato a cercare se ci fossero intanto film italiani con questo titolo. Con il titolo Sacrificio ci sono Sacrificio un corto anonimo (1908), un secondo di Alberto Carlo Lolli (1912) e infine una versione Oreste Gherardini (1913), l’unica con la trama indicata (vedi sotto).

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Come vedete la trama non corrisponde, in ogni caso ho qualche perplessità circa la possibilità che il film si precedente al 1920, probabilmente, qui ringrazio Marco Grifo, potrebbe trattarsi di una produzione internazionale. Proprio Marco ha ad esempio trovato un film della nordisk distribuito in Italia dalla Degiglio nel 1917, di cui ignoriamo la trama.

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Ho anche visto che con lo stesso nome è noto Entre Ruinas di Alberto Marro (1924) di cui potete vedere un’immagine e un pezzo di trama su prospectosdecine, ma la cui trama non corrisponde.

Potrebbe essere utile a riguardo L’eterna invasione di Martinelli, che purtroppo non ho a disposizione e attualmente non posso neanche andare a consultare in biblioteca. Sarebbe bello se qualcuno riuscisse a dare qualche informazione così da capire di che film si tratta ed eventualmente capire se si tratta effettivamente di un ritrovamento o meno. Grazie a tutti per l’aiuto!

Per lo stato Cecoslovacco (Za československý stát) – Vladimír Studecký (1928)

Za ceskoslovenský státA dieci anni dalla nascita dello stato Cecoslovacco, venne realizzato questo film propagandistico che vuole raccontare una storia poco nota in Italia, quella delle Legioni Cecoslovacche che si unirono all’intesa nella speranza, poi avveratasi, che dalla sconfitta dell’Impero Austro-Ungarico potesse venire l’indipendenza. Con l’appoggio di intellettuali del calibro di Milan Rastislav Štefánik e Tomáš Masaryk, futuro Primo Presidente della Repubblica (in carica fino al 1935), e su organizzazione della Russia, si creò prima una piccola brigata che andò piano piano ad ingrandirsi fino ad arrivare a ben tre reggimenti di fucilieri nel 1917 con più di 60.000 unità. Con la Rivoluzione di Ottobre, il governo Bolscevico aiutò le legioni Cecoslovacche ad andare in Francia per continuare la loro lotta, che proseguì poi in Italia venendo riconosciuti dal Presidente del Consiglio Orlando con la “Convenzione fra il Governo italiano e il Consiglio Nazionale dei paesi Cecoslovacchi“.

 

Za československý stát, attraverso le vicende del fabbro Janda, l’operaio Bárta e l’agricoltore Tomeš, propone una visione propagandistica delle vicende. Il film è diviso in tre parti: un prologo in cui i tre ragazzi partono lasciando le loro famiglie dopo la chiamata alle armi, una parte centrale in cui viene mostrata una brigata cecoslovacca alle prese con la guerra di trincea e infine la parte finale in cui viene finalmente dichiarata l’indipendenza e i tre, tornati a casa, raccontano ai figli ormai cresciuti e ai parenti le incredibili imprese della legione e il motivo per cui hanno tanto lottato.

 

Il film dura un’ora e quaranta e la parte centrale, più lunga, è davvero pesante e ripetitiva per quanto le immagini siano davvero splendide grazie anche al restauro operato dal Národní filmový archiv. Oltre ai girati ad hoc per il film ci sono tanti filmati dal vero di repertorio che mostrano Tomáš Masaryk, oppure la folla festante o l’esercito in partenza, in genere caratterizzate da una qualità inferiore rispetto al resto del girato. Essendo un film di propaganda o comunque celebrativo non mi ha colpito eccessivamente e sinceramente non lo consiglierei se non magari per alcune scene in particolare visto che la fotografia è veramente ben curata. La retorica è davvero eccessiva e la durata è davvero un grande limite per uno spettatore di oggi.

La tierra de los toros – Musidora (1924)

tierra_torosTra i tre film con Musidora alla regia questo è il più particolare e, purtroppo, il meno fruibile. Il motivo è semplice, il film faceva parte di uno spettacolo itinerante in cui l’attrice stessa interveniva tra una sezione e l’altra del film facendo piccoli spettacoli di cabaret, con canti e balletti. Il film è quindi solo una parte dello spettacolo e proprio per questo non rende giustizia all’idea originale che la vamp francese aveva in mente.

Il film è molto personale anche nella trama: Musidora cerca un torero per il suo spettacolo. Si reca ad una corrida e propone il lavoro al bel Antonio Cañero che rifiuta. La stella francese decide allora di provare a prenderlo in giro travestendosi da donna brutta e fingendo di voler collaborare con lui. Dopo aver fatto breccia nel cuore del torero per il suo carattere, Musidora si rivela ma solo per fuggire da lui perché deve partecipare a uno spettacolo improrogabile. Antonio Cañero la insegue e dopo l’esibizione le chiederà di seguirlo. I due vivranno assieme portando avanti un “Ranch” di tori.

Tierra-de-los-torosLa tierra de los toros, come detto, ha una trama è piuttosto semplice e bruttina. Sebbene lo spettatore più appassionato possa provare affetto per la coppia Musidora-Cañero, lo stile a metà tra documentario e romanzo non è ben riuscito a mio parere. Durante la proiezione al Cinema Ritrovato 2019, il gruppo dei Los Musidoros ha provato a creare degli intermezzi per ricreare l’atmosfera dello spettacolo originale. Si sono così alternati video, audio e lettere scritte dall’attrice a Cañero in cui emerge quello che di fatto è il vero protagonista di questa vicenda: l’amore tra i due. Il film lascia trasparire ancor più della passione un amore dolce, fatto di sguardi e tanta ironia. Per questo amore folle, Musidora perderà di fatto il treno per il grande successo: questo sarà il suo ultimo film alla regia e praticamente l’ultimo anche come attrice. Sfortunatamente l’amore tra i due giovani non durò molto a lungo e chissà che non avesse lasciato nell’attrice un piccolo rimpianto su quello che sarebbe potuto essere qualora fosse rimasta in Francia cavalcando l’onda della notorietà. Di certo la sua voce non era molto adatta al sonoro e magari avrebbe comunque avuto ancora pochi anni a disposizione sul grande schermo, ma che ci avrebbero magari potuto lasciare qualche altra perla da visionare.

Batalion – Přemysl Pražský (1927)

batalion-231612432-largeBatalion potrebbe essere una canzone di Fabrizio De André, un dramma dedicato agli ultimi, una serie di storie di dolore che si intrecciano e portano inevitabilmente verso la tragedia ma senza perdere l’ironia e umanità. La storia prende le mosse da un romanzo di Josef Hais Týnecký, uscito nel 1922, e che rientra all’interno della sua produzione “sociale”. Rispetto a quanto visto fino ad ora nella filmografia muta ceca, questo film è qualcosa di completamente diverso, perché cupo, triste, eppure più realistico e comunque ambientato in uno dei posti più frequentati dai cechi: un’osteria. Qui tra alcolici di tutti i tipi le storie degli uomini si mescolano nella disillusione ma con la certezza di trovare qualcuno che possa capirli e farli sentire accettati almeno per una sera.

L’avvocato Uher (Karel Hašler) scopre che la moglie lo tradisce e tenta di ucciderla senza trovarne la forza. Decide quindi di abbandonare casa e lavoro e si rifugia nell’Osteria Batalion, un covo di miserabili la cui vita piano piano entra a far parte di quella del nostro protagonista. Vi sono l’attore fallito Mušek (Eugen Wiesner), la prostituta Tonka (Jindra Hermanová), il muratore Rokos (Vladimír Smíchovský), l’ex soldato Vondra (Karel Noll), il ladro di polli Bylina (Karel Švarc) e il povero Eda (Eman Fiala). Un giorno Tonka propone a Eda di sposarla in modo da non poter essere rimandata al suo paese in caso di arresto. Questi accetta, nonostante un male lo stia consumando e per festeggiare si reca al Batalion. Quando esce dalla locanda si ritrova al centro di una retata della polizia, che sta inseguendo un ladro, e viene ucciso. Uher decide di andare al tribunale per difendere i poveri reietti dalle angherie dei poliziotti ma perde. Diviene però il nuovo idolo del Batalion dove passa sempre più tempo distruggendo la sua vita. Un raggio di luce viene però ad illuminare nuovamente la sua vita. Olga (Nelly Kovalevská), figlia del Presidente della corte di giustizia, gli offre un lavoro come organista e lui accetta. Si convince che lei lo ami ma presto scopre che non è così, essendo per altro lei già fidanzata. Torna allora al Batalion e dopo una nottata di follie impazzisce. In preda al delirio e sul letto di morte perdona la moglie e spira. Nella scena finale, tutti gli avventori del Batalion lo piangono al funerale, dimostrando come, al contrario delle amicizie fatte nell’alta società, quelle tra i derelitti siano più sincere e durature.

La fotografia del film è veramente ben curata, in particolare mi ha colpito molto la scena iniziale, capace di trasportare lo spettatore direttamente nel racconto con il Dottor Uher che torna a casa convinto di trovare la moglie con l’amante. Qui veniamo subito in contatto con una caratteristica del film, l’alternarsi dello svolgimento come immaginato dal protagonista e ciò che succede realmente: vediamo quindi Uher uccidere moglie e amante, quando in realtà non ne ha avuto la forza e abbandona la casa per andare nella sua nuova casa, ovvero il Batalion. Questa caratteristica si ripeterà spesso nel film e troverà il suo apice nel delirio finale del protagonista, dove attraverso la sovraesposizione o l’oscillamento della telecamera lo spettatore riesce a vivere il dramma di un uomo che ha perso ormai ogni certezza e fiducia nel mondo (sotto).

I personaggi che animano il Batalion sono davvero vari e interessanti e riescono a rendere vivo l’ambiente e anche a conferire quel tocco di dolcezza e calore, tipico dell’amicizia, in un film che altrimenti sarebbe intriso di solo dolore e disperazione. Così, anche quando Uher riesce a trovare un lavoro che sembra risollevare la sua condizione, la mia speranza è sempre stata quella di vederlo tornare alla locanda, l’unico posto in cui in fondo si sente accettato e può evitare di essere colto dai dolori della vita. Questa caratteristica e cupezza è rappresentata nelle scene con riprese molto scure e con la luce al minimo indispensabile.

Una storia come questa, con questa sensibilità è secondo me molto ceca e in tanti anni di passione per il cinema muto non mi è mai capitato di vedere qualcosa di equivalente. Consiglio la visione del film a chiunque ne abbia la possibilità, considerando che è in vendita nello shop del NFA anche con sottotitoli in inglese.