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Posts Tagged ‘Muti Francesi’

Pêcheur d’Islande – Jacques de Baroncelli (1924)

cofAl Cinema Ritrovato è stato proiettato uno dei miei film preferiti, Finis terrae, ambientato in una delle mie terre di origine. Ovviamente su queste pagine già avevo parlato del film, ma oggi abbiamo occasione di tornare finalmente nelle terre di Bretagna con Pêcheur d’Islande, un film di cui purtroppo ci è rimasto solo qualche minuto ma che lascia comunque trasparire gli splendidi paesaggi locali in tutto il loro splendore. La storia prende origine dal romanzo omonimo di Pierre Loti (1886) che già aveva avuto una prima trasposizione nel 1915 con regia di Henri Pouctal, versione cinematografica purtroppo perduta. Il successo della storia porterà a nuove versioni con l’avvento del sonoro prima la cinema (1933 e 1959) e poi in televisione con un telefilm del 1996.

Le vicende ruotano tutte intorno alla storia d’amore tra Yann Gaos (Charles Vanel), marinaio che ogni anno parte per la pesca grande in Islanda, e Gaud Mével (Sandra Milovanoff), figlia di un bretone arricchitosi a Parigi e poi tornato in patria. Nel frammento sopravvissuto Yann è molto dubbioso riguardo il suo fidanzamento con Gaud, probabilmente perché ogni anno si ritrova a dover stare lontano diversi mesi. Secondo quando raccontato nel romanzo i due, qualche anno dopo, riusciranno finalmente a parlarsi e sposarsi poco prima della partenza di Yann per l’Islanda. Peccato che la nave del protagonista non farà più ritorno, lasciando nella disperazione la povera Gaud.

Il film è rappresentativo del filone Bretagna e cinema in cui l’oceano e la natura in generale colpiscono con tutta la loro forza e imprevedibilità le vicende umane. L’oceano dà e l’oceano toglie, così come ogni anno aveva dato la felicità a Gaud nel rivedere l’uomo che amava, allo stesso tempo, quando finalmente l’amore aveva trionfato, essa si riprende tutto lasciando un vuoto incolmabile.

Questo dramma mi fa venire in mente una canzone dei Tri Yann che si chiama Franzosig in cui una giovane donna aspetta invano il ritorno del marito tornato in guerra e considerato perduto e decide allora di risposarsi. Il giorno del matrimonio…

Na pa oa tud an eured diouzh an taol o koanio,
N’em gavas ur martolod ’ban ti a c’houl’ lojo :
“Bonjour d’oc’h matez vihan, na c’hwi lojefe ?
Me ’zo martolod yaouank ’tistreiñ eus an arme”.

Quando gli invitati mangiavano al banchetto,
un marinaio chiese di poter essere ospitato:
“Buongiorno a lei signora, mi ospiterebbe?
Sono un giovane marinaio che torna dalla guerra”.

Anche qui ritroviamo il dramma di un uomo che torna dalla guerra e al contrario di quanto accaduto ad Ulisse con Penelope trova la moglie sposata con un altro. Chissà che non sia capitato lo stesso al giovane Yann che salvatosi in maniera rocambolesca era finalmente riuscito a tornare a casa trovando la moglie sposata con un altro.

Tralasciando queste elugubrazioni, vi lascio, se ne avete voglia, a quel che resta di Pêcheur d’Islande (1924):

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La tierra de los toros – Musidora (1924)

tierra_torosTra i tre film con Musidora alla regia questo è il più particolare e, purtroppo, il meno fruibile. Il motivo è semplice, il film faceva parte di uno spettacolo itinerante in cui l’attrice stessa interveniva tra una sezione e l’altra del film facendo piccoli spettacoli di cabaret, con canti e balletti. Il film è quindi solo una parte dello spettacolo e proprio per questo non rende giustizia all’idea originale che la vamp francese aveva in mente.

Il film è molto personale anche nella trama: Musidora cerca un torero per il suo spettacolo. Si reca ad una corrida e propone il lavoro al bel Antonio Cañero che rifiuta. La stella francese decide allora di provare a prenderlo in giro travestendosi da donna brutta e fingendo di voler collaborare con lui. Dopo aver fatto breccia nel cuore del torero per il suo carattere, Musidora si rivela ma solo per fuggire da lui perché deve partecipare a uno spettacolo improrogabile. Antonio Cañero la insegue e dopo l’esibizione le chiederà di seguirlo. I due vivranno assieme portando avanti un “Ranch” di tori.

Tierra-de-los-torosLa tierra de los toros, come detto, ha una trama è piuttosto semplice e bruttina. Sebbene lo spettatore più appassionato possa provare affetto per la coppia Musidora-Cañero, lo stile a metà tra documentario e romanzo non è ben riuscito a mio parere. Durante la proiezione al Cinema Ritrovato 2019, il gruppo dei Los Musidoros ha provato a creare degli intermezzi per ricreare l’atmosfera dello spettacolo originale. Si sono così alternati video, audio e lettere scritte dall’attrice a Cañero in cui emerge quello che di fatto è il vero protagonista di questa vicenda: l’amore tra i due. Il film lascia trasparire ancor più della passione un amore dolce, fatto di sguardi e tanta ironia. Per questo amore folle, Musidora perderà di fatto il treno per il grande successo: questo sarà il suo ultimo film alla regia e praticamente l’ultimo anche come attrice. Sfortunatamente l’amore tra i due giovani non durò molto a lungo e chissà che non avesse lasciato nell’attrice un piccolo rimpianto su quello che sarebbe potuto essere qualora fosse rimasta in Francia cavalcando l’onda della notorietà. Di certo la sua voce non era molto adatta al sonoro e magari avrebbe comunque avuto ancora pochi anni a disposizione sul grande schermo, ma che ci avrebbero magari potuto lasciare qualche altra perla da visionare.

Sole e Ombra (Soleil et Ombre) – Musidora, Jacques Lasseyne (1922)

soleil_ombreSoleil et Ombre è il primo film diretto da Musidora che è stato proiettato durante il Cinema Ritrovato 2019. L’attrice francese si era recata in Spagna dove girò tre film e instaurò una relazione con il celebre torero Antonio Cañero. Questo in particolare è il secondo, il primo che girò con il suo partner che in Pour Don Carlos (1921) collaborò come semplice consulente tecnico.

Juana (Musidora) sta vivendo un sogno: è amata da Antonio de Baena (Antonio Cañero), il più grande torero che calca l’arena di Valencia. Ma come tutti i sogni anche questo è destinato a finire: una bella straniera (Musidora) dai modi disinvolti e il fascino esotico strappa via a Juana l’amore di  Antonio. A niente valgono i tentativi della ragazza spagnola per riconquistare il  suo amato. Ad una corrida Antonio viene ferito a morte e nella stessa notte si ritrovano nell’arena le due donne. Juana si nasconde e colpisce a morte la straniera. Un unico testimone ha visto la scena, un antiquario gobbo (Paul Vermoyal) che nutre per altro una devozione sfrenata per Juana. Decide quindi di tacere e portarla in un convento dove passerà il resto dei suoi giorni.

 

Il film è caratterizzato da una fotografia molto curata, in alcuni casi le riprese sarebbero anche rese difficili, come quelle nell’arena con il toro in movimento o ancora di più in campo aperto, eppure anche in questi casi le immagini sono impeccabili. Non amo particolarmente le storie con un attore che interpreta due personaggi contrapposti, e questa rassegna me ne ha regalati ben tre, perché crea una contrapposizione basata sul bianco e nero piuttosto banale e sentita. Qui abbiamo la straniera, la luce nell’aspetto perché bionda, e Juana, vestita sempre di nero e pervasa da un sentimento di gelosia e vendetta. Comunque il tocco di Musidora si sente, questa è un’opera molto personale perché oltre che vederla impegnata come attrice e regista con Jacques Lasseyne, la vedeva anche sceneggiatrice, rimaneggiando la storia a sua immagine e somiglianza prendo come base di partenza L’Espagnole di Maria Star. Tra i due personaggi interpretati dalla diva francese, Juana è certamente quello più complesso e studiato, capace di esprimere sentimenti diversi ma ugualmente forti, lanciandosi di getto in gesti estremi che la porteranno sempre più a fondo. L’epilogo è strano per un film dell’epoca, l’unico personaggio realmente positivo del film, l’antiquario, decide salvarla mandandola in un convento dicendosi certo che una vita del genere le avrebbe fatto espiare la propria colpa. Eppure stona in un periodo in cui un personaggio del genere solitamente avrebbe dovuto pagare con la vita il proprio assassinio. Fosse stato un melodramma italiano sarebbe certamente finita così e invece…

Fedra (Phèdre) – Anonimo (1910)

FedraDurante il Cinema Ritrovato 2019 è stata presentata una versione restaurata di Phèdre film francese (o italiano per Andrea Meneghelli) che traspone il mito classico sul grande schermo. Da amante della mitologia greca mi aspettavo una trasposizione che seguisse l’Ippolito Euripide, invece incredibilmente la versione scelta è quella romana di Seneca. Bisogna dire che appena un anno prima era uscita a teatro un libretto di Gabriele D’Annunzio, che riprendeva da vicino la versione di Seneca, ed è quindi probabile che fosse proprio questo testo la fonte di ispirazione degli sceneggiatori.

Nella versione euripidea, Ippolito è il figlio di Teseo, fondatore e Re di Atene, il quale è convolato in seconde nozze con Fedra. Quest’ultima si innamora di Ippolito che però è dedito solo alla caccia e non ha alcuna intenzione di pensare alle emozioni terrene. Fedra decide di dichiarare il suo amore al giovane che la rifiuta: per la vergogna la donna si toglie la vita e lascia un biglietto in cui sostiene di aver subito violenza da Ippolito. Quando scopre la cosa Teseo maledice il figlio che muore annegato per volere di Poseidone. Solo dopo il Re di Atene scoprirà la verità, ritrovandosi senza moglie e senza marito e con la sola disperazione come compagna.

Nella versione senecana e del film, Fedra non si uccide e accusa solamente Ippolito di violenza per vendicarsi del rifiuto. Quando il giovane muore annegato, Fedra dichiara la sua colpa a Teseo.

Il film, di cui non è noto il regista, ha una recitazione molto esasperata a livello gestuale, ma che ben si concilia con il tema tragico. Gli attori mi è parso di vederli in altri film ma in mancanza di indicazioni non mi sbilancio a favore di eventuali riconoscimenti. Purtroppo non esistono immagini in rete sul film, del resto il restauro è recentissimo, operato da L’Immagine Ritrovata su materiale dell’EYE Filmmuseum.

I Due Timidi (Les deux timides) – René Clair (1928)

Les Deux Timides è una storia molto divertente e fresca che mostra poco i segni del tempo. René Clair è riuscito a dirigere un film con pochissimi punti morti, giocando con la composizione dell’immagine in maniera davvero incredibile. Gli effetti visivi, curati da Robert Batton, riescono a trasformare in una tavola con più quadri lo schermo, contrapponendo diversi punti di vista o scene tra di loro. Proprio per questa caratteristica “visiva” del film, ho scelto di inserire più immagini del solito nella speranza di incuriosirvi e spingervi a recuperare questa piccola perla. Lo sapete, le commedie non sono esattamente il mio genere preferito, ma in questo caso René Clair ha davvero fatto centro!

 

Ma chi sono questi due timidi? Il primo è Jules Frémissin (Pierre Batcheff), un giovane avvocato che nella prima causa deve difendere il Signor Garadoux (Jim Gérald) dall’accusa di maltrattamenti contro la moglie (Yvette Andreyor). Attraverso un montaggio alternato scopriamo prima la versione della donna, dove Garadoux è un mostro senza cuore che torna a casa distruggendo tutto quello che trova (vedi sopra); nella versione di Jules, invece, l’uomo non faceva che riempire la moglie di attenzioni e affetto. Il racconto del giovane avvocato viene, però, interrotta dalla presenza di un topolino che semina scompiglio nell’aula. Una volta ristabilitosi l’ordine, il timido Jules è incapace di terminare la sua arringa difensiva condannando di fatto il suo assistito al carcere.

 

Terminato il suo periodo di prigionia, Garadoux decide di tagliarsi i baffi e farsi una nuova vita cambiando città. Incontra la giovane Cécile (Véra Flory) di cui si innamora, non essendo corrisposto. Ecco entrare in gioco il secondo timido: è il Signor Thibaudier (Maurice de Féraudy), padre della ragazza, che per questa sua caratteristica è incapace di dire di no al pretendente della figlia. Le strade di avvocato e assistito sono destinate nuovamente ad incontrarsi: Jules incontra Cécile a un incontro di alto borgo e inizia a frequentarla; quando Garadoux lo scopre, timoroso di vedersi soffiata la ragazza ma anche di veder reso noto il suo passato, cerca di spaventarlo in qualunque modo, arrivando fino a fingersi un terribile bandito intenzionato ad ucciderlo. Ma l’amor è più forte della paura: il giorno fissato per il matrimonio Jules si reca a casa Thibaudier per chiedere finalmente la mano della sua amata, dopo giorni in cui la timidezza lo aveva bloccato (vedi sotto). Qui la situazione degenera e si scatena una rissa tra fazioni che finirà in tribunale. Alla fine i due ragazzi si sposano e Jules, costretto a difendersi dalle accuse di lesioni da parte di Garadoux, vincerà anche la sua prima causa…

 

Le scene più divertenti sono sicuramente quelle dove vengono mostrate le differenti versioni di uno stesso avvenimento o eventi che succedono in contemporanea: succede all’inizio, senza divisione dello schermo, quando scopriamo le due versioni alternative del Signor Garadoux; più avanti quando Jules, a destra dello schermo, cerca di farsi forza simulando un’ipotetica aggressione al fantomatico bandito mentre Garadoux, sulla sinistra, immagina di essere lui il “carnefice” (vedi in fondo all’articolo); successivamente quando scorrono i “quadri” delle diverse versioni dell’aggressione presentati in maniera particolarmente accorata dagli avvocati (qui sotto).

 

Il film non poteva che concludersi con un’altra di queste scene: al centro dell’immagine troviamo i due sposini intenti a mettersi a letto, a destra c’è il signor Thibaudier che legge il suo solito giornale e a sinistra un Garadoux particolarmente insoddisfatto.

 

Tutti spengono uno dopo l’altro la luce che si riaccende in camera da letto dei due ragazzi che chiudono una tendina che oscura la telecamera lasciandoci con la parola FINE!

 

Terminiamo allora anche noi non senza rendere omaggio agli attori, capaci di rendere vivi i personaggi che interpretano e farci divertire come non mai. Non era facile rappresentare i due timidi senza renderli delle macchiette, così come non era facile farlo con il personaggio del bruto Garadoux. Ho scritto per Cinefilia Ritrovata e sottoscrivo: “gli attori, con la loro gestualità, riescono letteralmente a dare vita alle loro azioni. Batcheff impersona perfettamente il timido protagonista, talmente bene che più di una volta mi sarebbe piaciuto entrare nel film e spingerlo letteralmente a superare le sue indecisioni. Questa è la potenza del cinema: la capacità di creare personaggi in grado di emozionare e trasmettere qualcosa allo spettatore“.

 

Insomma, se potete recuperate questo film, ne vale davvero la pena!

 

 

 

Naples au baiser de feu – Serge Nadejdine (1925)

naples-800x562Naples au baisier du feu, è stato uno dei film proiettati con la lanterna a carbone durante il Cinema Ritrovato e devo dire che mi è piaciuto davvero molto grazie alla sua maniera tutta particolare di raccontare la mia amata Napoli. Già le premesse sono bizzarre: si tratterebbe di un film francese, ma il regista Serge Nadejdine (Sergej Michajlovič Nadejdine|Сергей Михайлович Надеждин) è in realtà un Russo costretto, come tanti, a fuggire dal il regime sovietico. Di lui non si sa molto, probabilmente girò qualche film prima del suo arrivo in Francia, anche se non se ne hanno tracce. La storia di Naples au baiser de feu si basa sul romanzo omonimo di Auguste Bailly che ebbe un discreto successo all’epoca, tanto da ispirare poi una seconda trasposizione nel ’37 ad opera del nostro Augusto Genina. Comunque questo strano mix di culture ha dato vita a un film veramente molto bello in cui Napoli assume una dimensione a metà tra il cinema della Notari e quello dela Lombardo Film.

Antonio Arcella (Georges Charlia) è un violinista tanto squattrinato quanto dotato, la sua opera più importante è una taranta capace di scaldare il cuore di qualsiasi persona. Vive ormai da tempo nella casa di Pinnatucchio (Gaston Modot), una sorta di santone vestito col saio che guadagna denaro dando i numeri “vincenti” del lotto ai cittadini di Napoli. Ogni volta che qualcuno vince si ricorda del buon Pinnatucchio e gli regala qualche soldo. Due donne si intrecciano nel destino di Antonio: La prima è Sylvia d’Andia (Aline Dunin) una giovane marchesa straniera dalla salute cagionevole che ascoltando le note ispirate di Antonio si innamora di lui, dandogli ricche ricompense. Sulla strada della loro felicità ci si mette la giovane vedova Costanzella (Gina Manès), salvata una notte Pinnatucchio dalle avances molto esplicite del cognato. Il santone, spaccinadosi per frate disinteressato, ospita la giovane perché se ne è innamorato e fa promettere ad Antonio di non andarci a letto. Inutile dire che i due inizieranno un rapporto clandestino dandosi alla pazza gioia mentre Pinnatucchio dorme grazie a un potente sonnifero. Una notte il santone si sveglia prima del dovuto e scoprendo la tresca ha un forte attacco epilettico e si accascia a terra come morto. I due scappano e vivono di espedienti per qualche tempo: lei si unisce a un Don Giovanni locale come ballerina di taranta e Antonio, nonostante la gelosia, continua a suonare il suo violino in giro per i ristoranti. Intanto la giovane straniera, privata della musica del suo amato, si ammala gravemente. Un giorno Antonio e Costanzella litigano e lei, per provocarlo, torna dal Peppinuccio. Quando lui la raggiunge trova Peppinuccio ancora una volta in stato epilettico, questa volta per essere stato sedotto dalla ragazza. Lei invita il giovane ad un amplesso, Pinnatucchio si sveglia e, accecato dalla gelosia, accoltella la donna uccidendola. Atonio scappa e Pinnatucchio viene arrestato. Rotto l’incantamento della donna fatale lui si ricorda finalmente della giovane e torna da lei guarendola e andando a vivere con lei.

 

La storia contiene elementi molto forti ed espliciti, per questo non superò il visto della censura, all’epoca. Personalmente ho amato molto questa Napoli esoterica e dannata, che pur riabilitandosi nel finale con il lieto fine ha comunque degli elementi intensi del cinema della Notari che abbiamo imparato ad apprezzare in queste settimane. Il degrado, il sesso, la malattia e i sentimenti portati al loro eccesso portano i personaggi a scelte estreme. Tutto ruota ancora una volta intorno alla mala femmina, questa volta incarnata dal personaggio di Costanzella, che distrugge tutto quello che le capita per le mani. Paradigmatico, a riguardo, il fatto che Antonio si ricorderà della giovane Sylvia solo una volta morta Costanzella, quasi questa lo avesse realmente incantato rendendolo cieco a tutto il resto. Gli attori recitano in maniera prodigiosa, in particolare Gaston Modot capace di rappresentare un personaggio difficile e caratteristico come Peppinuccio, un falso frate che si guadagna da vivere dando i numeri e che pur con il saio finisce per dare più di un’attenzione alle ragazze che gli capitano a tiro. Capitolo a parte merita la fotografia, davvero ben curata e che rende omaggio alla magia della città di Napoli. Purtroppo il film non è edito in alcun formato e quindi non è possibile mostrarvi delle foto. Quelle che trovate qui le ho trovate sul web e sono foto tratte dall’evento del Cinema Ritrovato; purtroppo non conosco gli autori ma qualora si palessassero metterò volentieri i credits.

Naples au baiser de feu è un film che merita di essere visto e rivisto ma soprattuto riscoperto. Non poteva esserci film migliore per festeggiare un doppio evento: i 7 anni dalla nascita del blog e i 300 film recensiti. Viva Napoli ed evviva E Muto Fu!

Rue de la paix – Henri Diamant-Berger (1926)

ruedelapaix2Abbiamo imparato a conoscere Henri Diamant-Berger con il suo serial su i tre moschettieri di cui parlammo alcuni anni fa. Il regista francese decise di continuare la sua carriera negli Stati Uniti girando un paio di film tra il ’24 e il ’25 per poi ritornare in Francia. Proprio al suo rientro in patria corrisponde la direzione di Rue de la Paix (1926-1927) che è stato presentato al Cinema Ritrovato 2018 nella sezione Ritrovati e Restaurati. La vicenda si ispira all’opera teatrale di Abel Hermant e Marc de Toledo che era uscita nel 1912 ottenendo un buon successo nei teatri francesi. Rue de la paix è una rinomata via parigina che collega Place Vendôme e l’Opéra Garnier, nota in particolare per le sue botteghe di lusso e grandi alberghi.

La storia è un classico triangolo: lo stilista Laurent Baudry (Malcolm Tod) è perdutamente innamorato dell’indossatrice Thérèse (Andrée Lafayette) che lo ricambia segretamente. A fare da terzo incomodo c’è Mady (Suzy Pierson), commessa nel negozio di moda dove lavorano che ama Laurent e quindi cerca in tutti i modi di allontanare i due facendo da subdola confidente ad entrambi. Il ricco Ally (Léon Mathot) si inserisce in questo triangolo cercando di sedurre Thérèse offrendole doni preziosi, senza però avere successo. Quella che per il riccastro doveva essere un’avventura, diventa presto una vera e propria ossessione. Così decide di creare la sua casa di moda, assegnata al goffo Abramson (Armand Bernard) che funge da prestanome, assoldando Thérèse come volto della società: il giorno prima dell’apertura, però, toglie i fondi cercando così di far capitolare la giovane che però rifiuta nuovamente le avance di Ally. Quest’ultimo, ormai innamorato, si ravvede e concede a Thérèse di aprire la sua maison sperando così di farle cambiare idea sul suo conto. Ma l’amore tra Laurent e Thérèse è troppo forte e Mady e Ally saranno costretti a cedere davanti all’evidenza.

 

Rue de la piax è una bella commedia, ben scritta e misurata, assolutamente priva di eccessi sia nello sviluppo della trama che nella recitazione. Tutto si colloca al posto giusto: come in un ingranaggio ben oliato le vicende si sviluppano fino allo scontato lieto fine. Molto ben fatta anche l’evoluzione dei personaggi, in particolare quella del ricco Ally che da donnaiolo senza scrupoli si trasforma in innamorato devoto e rispettoso nei confronti della volontà della sua amata. Molto interessante vedere come viene sviluppata l’idae di tre amici, la cui amicizia si fonda in realtà tutta sull’amore che i personaggi nutro l’uno nei confronti dell’altro: Mady si vede respinta e inizia a fare di tutto per screditare l’amica agli occhi di Laurent, facendogli addirittura credere che lei abbia passato la notte con Ally invece di tornare a casa come aveva fatto. Qui avviene quindi l’allontanamento tra i due, che si ritroveranno, sospinti dal destino, proprio il giorno dell’apertura del salone di moda, quando né Mady né Ally potranno più fare niente per separarli. Purtroppo le immagini sul film scarseggiano, il film sarebbe disponibile su filmotv, sorta di netflix francese, ma dall’Italia non è possibile iscriversi. Le poche immagini disponibili poco lasciano trasparire del film, ma è quello che circola purtroppo. Speriamo in una distribuzione homevideo così da aggiornare l’articolo in futuro.