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Posts Tagged ‘Muti Francesi’

La Principessa e il Clown (La Princesse aux Clown) – André Hugon (1924)

gennaio 25, 2016 2 commenti

35ak8dyLa Princesse Aux Clown di André Hugon è uno dei film proiettati a Bologna nella splendida cornice della lanterna a carboni di piazza Pasolini. Personalmente ho apprezzato molto il film, che mi ha ricordato per certi versi il successivo e già recensito Confessions of a Queen di Victor Sjöström (1925). Se quest’ultimo non era certo un film riuscitissimo, la Princesse aux clown è decisamente più gradevole e godibile. Il film rientrava nella sezione dedicata ai Velle vista la presenza di Mary Murillo come sceneggiatrice, successiva compagna di Maurice Velle qui alla fotografia.

Il film inizia con la rivolta del popolo contro il malvagio Re Michel II (Guy Favières). Il figlio Michel de Georland (Charles de Rochefort), di carattere completamente opposto, si era da poco fidanzato ufficialmente con la Principessa Olga (Huguette Duflos). Durante la rivolta il principe viene ferito gravemente nel tentativo di mettere in salvo la moglie e i suoi cari. Di Michel si perdono le tracce e tutti lo credono morto. La Principessa non si è mai rassegnata e un giorno accade qualcosa di inspiegabile: la ragazza, andata al circo per svagarsi, trova una impressionante somiglianza tra il clown più famoso del circo di Parigi e il suo amato Principe. Giunta nel camerino del Clown, la Principessa non ha più dubbi e cerca di convincere il giovane a tornare nel suo paese, dove la situazione si era calmata, e sedere al trono che gli spetta. Il nuovo regnante si rivela illuminato. Ma c’è qualcosa che non va: e se quello non fosse il vero Michel de Georland? Un giorno il Re riceve la visita di uno sconosciuto, conoscitore di tutti i segreti del castello. Questi altri non è che il vero Michel de Georland ritiratosi a vita privata perché allergico agli obblighi regali. L’uomo che tutti credono il Re è in realtà il musico Michëlis, sosia del monarca, che per amore di Olga ha accettato di portare avanti la finzione. Il vero Michel rifiuta il regno e la Regina, dopo un primo momento di smarrimento, decide di restare assieme al suo clown.

fjj5faTutta la vicenda si gioca intorno ad una melodia suonata per la prima volta durante il fidanzamento. La melodia è stata scritta da Michëlis, innamoratosi a prima vista di Olga, anche se la Principessa è convinta sia stata scritta da Michel. Sarà proprio dopo aver scoperto la vera paternità dello spartito che la giovane accetterà di continuare a vivere con il suo clown. Altri tema principale è quello della rivoluzione che, come in ogni film dell’epoca, si rivela infruttuosa, a conferma che il rovesciamento dell’ordine sociale non solo non è possibile, ma è del tutto deleterio. Significativo il momento del secondo tentativo di sommossa avvenuto durante il regno di  Michëlis, che travestitosi da Clown si pone davanti alle armi dei rivoluzionari facendoli desistere dal loro tentativo con la sua retorica. Egli definisce i Re e i capi dei rivoluzionari come dei pagliacci che hanno a cuore solo i propri interessi. In questo Michëlis sembra porsi al di sopra delle parti, perché al contrario di chi lo ha preceduto ha a cuore i problemi del popolo, forse per via della sua provenienza sociale ma soprattutto perché non è assetato di potere avendolo accettato solo per amore. Ma al di là della tematica politico-rivoluzionaria, La princesse aux clown è soprattutto una bella storia d’amore a lieto fine, la storia d’amore tra la regina e il suo clown.

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Aggiornamenti fantascientifici

ottobre 25, 2015 1 commento

Con colpevo ritardo ecco alcuni aggiornamenti al progetto fantascienza segnalatami, quasi un anno fa, dal gentilissimo Oskis War. I corti qui di seguito seguono in parte schemi già visti in precedenti corti, magari ampliandoli e rendendoli più enteressanti. La costante sono le macchine volanti, come spesso accade nella fantascienza di quegli anni. Si passa da viaggi straordinari in giro per i pianeti e non solo, fino a un futuro per la polizia nel mitico anno 2000. Unico corto a discostarsi è il divertente Electric Transformation che gioca su fantasiosi impieghi per la corrente elettrica.

– A la conquête de l’air – Ferdinand Zecca (1901)

Prima versione di corti relativi alle macchine volanti tipo The Twentieth Century Tramp di Edwin S. Porter (1902) o il più articolato Rescued in mid air di Percy Stow (1906). In pochi minuti un uomo fluttua magicamente nell’aria con il suo trabiccolo volante. Di Ferdinand Zecca avevamo avuto modo di parlare alcune volte in passato (fu autore di una versione di Quo Vadis?), qui finalmente lo vediamo brevemente all’opera.

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– Electric Transformations – Percy Stow (1909)

Uno scienziato riesce a trasformare le fattezze delle persone attraverso l’elettricità. Una signora ne fa le spese quando si ritrova con l’aspetto dell’inventore. Ci penserà un’altra ragazza a riportare tutto alla normalità…o quasi.

Carine le fasi di trasformazioni e divertente l’idea, comunque niente di straordinario. In generale il film rientra nel genere di “esperimenti con l’elettricità”, che si pensava potesse rivoluzionare il mondo molto più di quanto non avesse fatto.

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– La Police en l’an 2000 – Anonimo (1910)

Questo divertente corto è dedicato ad un’immaginaria polizia del 2000, in grado di pattugliare su dirigibili le strade della città. Come fare per catturare i criminali da lassù? Ecco delle fantastiche tenaglie estensibili e una cella provvisoria a bordo dove infilare i malfattori. Terminata la ronda i prigionieri vengono scaricati attraverso un tubo direttamente nella stazione di polizia, cani ruba-salsiccia compresi.

Il corto racconta simpaticamente le aspettative di sviluppo tecnologico per le forze dell’ordine. Come spesso accade in questo periodo l’occhio del regista si sposta verso il cielo. Vederlo nel 2000 vi farà certamente divertire.

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– The Automatic Motorist – Walter R. Booth (1911)

Variante più complessa di The “?” Motorist dello stesso Booth (1906).Il corto ricorda molto i viaggi fantastici di Mèliès, indubbi ispiratori della vicenda.

Quale miglior autista di un robot per due novelli sposi? Il folle guidatore si porterà sulla luna e su saturno il suo inventore, gli sposi, un poliziotto e un cane rimasti aggrappati sul retro della macchina. Arrivati su saturno eccoli attaccati dagli alieni. Finiranno nell’acqua e infine, saranno riportati a terra da un tiro di schioppo.

Storia divertente per le sue trovate che migliora, se possibile, il vecchio episodio di Booth. L’immagine della macchina sui vari pianeti con il poliziotto e il cane attaccati sul retro del mezzo valgono da sole la visione di The Automatic Motorist.

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The Despoiler – Reginald Barker (1915)

despoilerIl Cinema Ritrovato 2015 ha dedicato due proiezioni a Reginald Barker con The Italian e questo The Despoiler, che risulta sicuramente più interessante del primo. Il film rientra all’interno della produzione della Triangle Motion Picture Company fondata da Thomas H. Ince, David W. Griffith e Mack Sennett. Il film presenta una caratteristica interessantissima che vi svelerò solo dopo avervi raccontato la trama di quanto abbiamo visto.

Posizionate al confine turco-armeno, le truppe curde del Khàn Ouârdaliah (Frank Keenan) si pongono sotto il comando del colonnello tedesco Franz von Werfel (Charles K. French), che fa le veci degli imperi centrali. I curdi entrano in Armenia seminando il panico a Kérouassi. Le donne e bambini si rifugiano in un’abbazia. I capi locali rifiutano di arrendersi e il colonnello minaccia di sfogare la sua vendetta sulle loro mogli e figli. Gli fornisce una notte per pensarci. Nel caos provocato dall’invasione, Béatrice (Enid Markey) figlisa di Von Werferl, si trova anch’essa rifugiata nell’abbazzia. I capi locali non cedono e l’atroce ordine viene dato. Béatrice si sacrifica, per salvare le altre si concede alle violenze del Khàn. Dopo la violenza riesce però a ucciderlo. Il giorno successivo il colonnello torna e disperato scopre l’accaduto.

despoiler2Interessante no? Ecco questa non è la vera trama del film di Barker. Infatti questa è la versione francese, dal titolo Châtiment, conservata presso la Cinémathèque française che presenta delle sostanziali differenze rispetto alla versione americana. Prima di tutto nella lunghezza, il film originariamente era di 5 rulli mentre in quella francese ne ha 4; in secondo luogo la trama è decisamente differente. Mentre nella versione conservata il film è ambientato al confine turco-armeno, nella versione americana si specifica che la storia non si riferisce a nessun luogo in particolare, ma che questa situazione potrebbe accadere ovunque. C’è in generale un riferimento razzista e prevento nei confronti dei popoli arabi considerati in toto come devastatori e stupratori, ma in ogni caso non si danno indicazioni geografiche precise. Ma la modifica più importante è la seguente: il colonnello tedesco si chiama in realtà generale Damien e lo stupro finale non è altro che un suo sogno al termine del quale decide di tornare sui suoi passi e risparmiare le donne e i bambini dal loro orribile destino. Perché tutto questo? Secondo gli studiosi della Cinémathèque, la motivazione di questa modifica è puramente propagandistica. Il distributore Louis Aubert, era un uomo molto importante e interessato alla politica. In piena Grande Guerra con lo scontro tra triplice intesa e triplice alleanza poteva tornare comodo sfogare il proprio odio contro un ottuso colonnello tedesco e la sua armata, con chiaro riferimento a quella dell’Impero Ottomano.

In mancanza di loncadine, ho preso le immagini dal sito della Cinémathèque, tutti i diritti sono riservati.

Potete trovare informazioni più approfondite circa il restauro sul sito della Cinémathèque Française.

Miss Europa (Prix de beauté) – Augusto Genina (1930)

dicembre 10, 2014 4 commenti

Lo scorso 23 Novembre al Cinema Trevi è stata proiettata la rarissima versione muta di Prix de beauté (1930) accompagnata dal vivo del Maestro Antonio Coppola. L’evento, già di per sé straordinario, ha dato vita ad uno splendido seguito perché quello che state per leggere sarà il primo articolo di Esse, nuovo acquisto per il blog che speriamo possa dar vita a tante altre recensioni di questo tipo. Vi lascio alle sue parole, buona lettura!

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Christies01È con una certa emozione che contribuisco per la prima volta ai contenuti di E Muto Fu, e tale emozione è motivata da almeno due ragioni: la prima è nella collaborazione con questo sito, che seguo da molto tempo e mi ha permesso di venire a contatto con film e autori che non conoscevo; la seconda è nell’oggetto di questo articolo, uno degli ultimi film di Louise Brooks, indimenticata icona degli anni ’20. La celebre diva del muto, conosciuta in Italia anche per avere ispirato la Valentina di Crepax, si esibisce qui in una delle sue migliori interpretazioni, offrendo un saggio delle doti che la resero celebre negli anni ’20 e la portarono da Hollywood in Europa. Qui Louise cercò di scrollarsi di dosso i ruoli da vamp e flapper che le offrivano solitamente in America e vi riuscì, dedicandosi a un cinema più “impegnato” che costituisce il motivo principale per cui oggi viene ricordata; è in particolare il sodalizio con Georg Pabst, regista austriaco, a regalarle i ruoli della vita, in film come “Il vaso di Pandora” (Die Büchse der Pandora) che le ha cucito addosso il personaggio di Lulù, e “Diario di una ragazza perduta” (Tagebuch einer Verlorenen). Meno famoso è invece “Miss Europa” (Prix de beauté), primo film sonoro dell’attrice, girato originariamente come un muto: da ciò l’esistenza di una versione sonora, più diffusa e conosciuta, e una più rara versione muta, il cui restauro è stato curato recentemente dalla Cineteca di Bologna. Quest’ultima versione, comparsa principalmente in festival a tema, non si presenta semplicemente come un clone di quella sonora; il film muto, infatti, propone un’esperienza diversa rispetto all’edizione sonora: tale differenza è data non solo dalla diversità connaturata tra i due film ma anche dal fatto che la versione muta sposta alcune sequenze in momenti diversi, il che conferisce alla storia un sapore differente (di questo “errore”, non imputabile alla volontà del regista o del produttore, parla Davide Pozzi nell’analisi citata alla fine del mio articolo). Per tale motivo non sarà inutile specificare che la descrizione che ne darò segue la versione muta.

Prix-de-beautéLa protagonista del film è Lucienne Garnier (Louise Brooks), una dattilografa fidanzata con Andrè (Georges Charlia), un uomo dalla mentalità molto chiusa. Annoiata dalla routine, Lucienne si candida al titolo di Miss Europa, e, attestandosi tra le finaliste, parte per la Spagna senza potere avvisare Andrè, ignaro di tutto. Una volta eletta Miss Europa, Lucienne viene circondata da uomini che le promettono ricchezza e successo; la sera stessa dell’elezione, la ragazza viene però raggiunta da Andrè che le impone un ultimatum: se non torna subito in Francia con lui, tra i due è finita. Pur tentata dalle offerte dei suoi corteggiatori, Lucienne decide di seguire il fidanzato, rinunciando per amore a ogni prospettiva di cambiamento. Nella sequenza successiva la troviamo così alle prese con alcune faccende domestiche: ormai è una donna sposata, perciò ha lasciato il lavoro e la sua unica occupazione è la casa; il suo unico svago è rispondere alle lettere dei fan, che le costa i rimproveri del marito.Un giorno Lucienne viene raggiunta da un ammiratore, che le propone di lavorare per la sua casa cinematografica; la ragazza lo respinge senza esitazioni, stracciando il contratto che le era stato offerto. Nei giorni seguenti però, Lucienne inizia ad avvertire sempre più il peso della routine e della meschinità del marito. Comincia così sempre più spesso a osservare i brandelli del contratto…

Senza arrivare al finale, che lascio scoprire al lettore, si può già accennare ad alcuni aspetti che distinguono la versione muta da quella sonora: in quest’ultima si cerca di sfruttare a pieno la novità rappresentata dal suono, e di frequente compaiono in scena strumenti di registrazione o riproduzione sonora, per la prima volta udibili dagli spettatori. Inoltre la protagonista canta spesso una canzone nel corso del film (“Je n’ai qu’un amour c’est toi”) e questa canzone, a seconda del momento, dà alla storia significati diversi fino alla struggente comparsa finale.

10859301_611202292341141_1587291292_nIn virtù degli effetti sonori, così come anche del leit motiv della canzone, l’edizione sonora probabilmente coinvolge maggiormente l’emotività dello spettatore. In aggiunta a questo, val la pena di osservare la differenza comportata dallo spostamento di alcune scene: Lucienne e Andrè vanno in un parco divertimenti dove si fanno scattare un foto-ritratto di coppia e Andrè si misura con altri uomini in un gioco di forza. Durante questa sequenza è evidente la crescente insofferenza della ragazza, sempre più consapevole dei riti borghesi a cui è costretta dalla sua posizione di donna; inoltre la regia è attenta a sottolineare la volgarità dell’ambiente frequentato dalla coppia, sia rappresentando gli schiamazzi della folla, che la serietà con cui gli uomini cercano di dimostrare il proprio “valore” attraverso un gioco da fiera. Ciò che è degno di nota è il fatto che mentre nell’edizione sonora tale sequenza è posta prima della partecipazione di Lucienne al concorso, nell’edizione muta la stessa sequenza compare dopo il matrimonio dei protagonisti, a rappresentarne parte della routine. In tal modo l’effetto che ne deriva è diverso: nella versione sonora tale sequenza spiega in parte la decisione della protagonista di candidarsi a Miss Europa, per sfuggire cioè a un ambiente e una vita che le appaiono gretti e a cui comunque sceglierà di tornare. Nella versione muta invece, collocando queste scene in seguito alla proposta che Lucienne riceve dal produttore, si comprende meglio il percorso mentale che compie la protagonista, dal rifiuto iniziale opposto al pretendente alla riconsiderazione della sua proposta. Si ha così una migliore panoramica della psicologia della protagonista nonché degli eventi che condurranno alla conclusione della storia. Il resto lo fa l’espressività di Louise Brooks, qui in una delle sue migliori interpretazioni: molto credibile nel ruolo di ragazza piena di entusiasmo e aspirazioni, costretta a ridimensionarle entrambe in nome dell’amore, ma non a dimenticarle del tutto. Encomiabile il lavoro compiuto dalla Cineteca nel recuperare questo film, conosciuto per lo più nell’edizione sonora, dando così occasione ad appassionati e non di vedere uno dei film migliori di Augusto Genina; assai emozionante anche perché tra le ultime prove attoriali di Louise Brooks, di lì a poco emarginata dallo star system in quanto modello di donna anticonformista che mal si conciliava con le più rassicuranti dive anni ’30.

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Approfondimenti: Per ulteriori informazioni sul cosmopolitismo tematico e produttivo del film rinvio alla lettura di “Prix de beauté as a Multiple Intersection” di Malte Hagener (in inglese) mentre per un’analisi storico-filologica sulle molteplici versioni del film rinvio all’articolo di Davide Pozzi, “Prix de beautè: un titolo, due edizioni, quattro versioni”.

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Le Ultime Cartucce

Chi di voi conosce questo quadro?

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Si chiama Les dernières cartouches di Alphonse de Neuville (1873), uno specchio della guerra franco-prussiana. Il Primo Settembre 1870 a Bazeilles, nelle Ardenne, dei soldati francesi cercano di resistere ai prussiani, rintanati in una casa. Il giorno dopo a Sedan, Napoleone III venne sconfitto ed andò in esilio in Gran Bretagna dove morì tre anni dopo. Questo quadro fu uno dei più celebri e amati fino ai primi del ‘900. Il quadro all’epoca fu venduto per una cifra record. La celebrità del quadro è dovuta in particolare al suo spirito patriottico, in quanto invitava a combattere e sacrificarsi anche in condizioni disperate. Venne poi ricomprato intorno al 1960 ed è oggi conservato al Museo di Bazeille. A conferma della grande celebrità del quadro, vennero girati anche dei corti muti che si ispiravano ad esso.

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Nel 1897 Geoges Méliès girava Bombardement d’une maison, uno dei primissimi film dedicati alla guerra e che, come dice il titolo, ritrae alcuni soldati che combattono in una casa, nonostante sia pesantemente bombardata dai nemici.

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Nello stesso anno usciva un film dei Fratelli Lumière con lo stesso nome del quadro, di cui non ho trovato il video ma di cui posso proporvi un”immagine tratta dall’utilissimo Catalogo Lumière.

Non dovettero comunque essere le uniche rappresentazioni di questo quadro, su IMDB, per quanto possa essere attendibile,appare ad esempio una possibile ulteriore versione prodotta dalla Pathé Frères, di cui è forse impossibile risalire alla paternità. Probabile del resto che questo sia solo uno di tanti altri corti che vennero prodotti in quel periodo, sulla scia del successo delle diverse versioni, magari anche diversi anni dopo il 1897.

Les dernières cartouches dimostra come un quadro possa fare la storia del cinema e di come le arti possano influenzarsi a vicenda per migliorarsi e crescere.

 

Princesse Mandane – Germaine Dulac (1928)

Dal romanzo L’Oublié di Pierre Benoît (1922) prende spunto Princesse Mandane, storia divertente e anticonvenzionale di un giovane ragazzo sognatore in perenne ricerca di avventure. Del film ne abbiamo parlato ben due volte su Cinefilia Ritrovata, quindi non mi dilungherò più di tanto ma accennerò trama e linee generali. Mi vergogno un tantino nel dire che i personaggi citati nel catalogo o comunque nell’elenco dei personaggi generali è talmente alto che mi vengono dubbi sull’effettivo ruolo di alcuni personaggi, come ad esempio la fidanzata del protagonista che ha infatti due alternative possibili. Purtroppo questo è uno di quei film introvabili e quindi è anche difficile fare un raffronto.

Étienne Pindère (Ernest Van Duren), per sfuggire al suo ripetitivo lavoro, passa il tempo libero a sognare di vivere le imprese degli eroi che vede al cinematografo. Nonostante sia fidanzato con Simoun (Mona Goya)/Anna (Sylvie May), sogna di trovare la Principessa Mandane (Edmonde Guy), imprigionata nel regno omonimo. Così, quando il capo decide di fare una spedizione all’estero, Étienne si fa subito inserire nella lista dei partenti. Una volta lì, viene inviato in avanscoperta e vista l’assenza di pericoli decide di riposarsi in una baracca. Sogna allora di giungere alla reggia della Principessa Mandane. Dopo delle incredibili imprese egli riesce a portarla fuori dal regno, ma ecco il colpo di scena. Invece di fuggire con lui, ella gli dona un gioiello e lo abbandona con una donna di compagnia, probabilmente la sua compagna. Stravolto, il ragazzo smette di sognare, risvegliato dai suoi compagni di viaggio che sono sopraggiunti nel frattempo. Ma ecco la sorpresa, la sua vera amata l’ha raggiunto nonostante il pericolo. Resosi conto dei suoi errori, Étienne comprende l’importanza della sua semplice vita e dichiara amore eterno alla ragazza.

Étienne è un ragazzo intrappolato nei sogni, incapace di valutare la realtà. Ma sarà proprio un sogno a strapparlo da questa realtà fittizia per proiettarlo finalmente nel mondo reale. In un certo senso Princesse Mandane è un film di passaggio, che segna il distacco tra giovinezza ed età adulta. Ma nel film sembra presente anche una forte critica sociale e anticonvenzionale. Persone ricche, che potenzialmente hanno tutto ma che sono intrappolate nel loro palazzo senza poter fare quello che realmente vogliono, ma soprattutto un riferimento neanche tanto velato all’omosessualità che per l’epoca, ricordiamolo, era visto come un atto orribile tant’è che la reazione di Étienne è delusa e disgustata di fronte a un probabile gesto d’amore tra la principessa e la sua compagna. Non manca la solita attenzione alle immagini rafforzata da scenografia imponenti. Oltre a questo la Dulac si concentra particolarmente sulla gestura dei suoi personaggi, studiate nel dettaglio. I personaggi, attraverso le loro movenze, rappresentano loro stessi ma in particolare la loro condizione all’interno della vicenda. Anche per Princesse Mandane non è stato rilascito, purtroppo, alcun dvd, speriamo che la lacuna venga presto colmata.

Per maggiori informazioni vi rimando ai due articoli pubblicati su Cinefilia Ritrovata: articolo_1articolo_2

Antoinette Sabrier – Germaine Dulac (1926)

Quando ho visto le prime scene di questo film, mi è venuta in mente una definizione che in realtà non è molto pregnante ma mi ha fatto riflettere: “è un l’Argent (1928) al femminile“. In realtà, come detto, non è affatto così ma forse la mia impressione primigenea, nasce semplimente dalla descrizione che la Dulac fa del mondo finanziario, dove le persone più grette e meschine mettono il lorointeresse personale al di sopra di quello comune. Tutto questo visto dal punto di vista di una donna. Le vicende si ispirano all’opera omonima di Romain Coolus (1906) che la Dulac aveva attentamente analizzato e recensito nel 1908.

Antoinette Sabrier (Ève Francis), è sposata con il magnate Germain Sabrier (Gabriel Gabrio) a cui deve la sua condizione agiata e di realtiva libertà. Antoinette si sente però trascurata dal marito e intraprende presto una storia d’amore clandestina con il ricco ma sensibile René Dangenne (Paul Guidé). Antoinette è però ancora fortemente grata al marito e nega al suo amante ogni segno d’amore evidente prima di aver chiarito la faccendo con Germain. Succede l’imprevedibile: Jamagne (Jean Toulout), uomo di fiducia di Germain nonché membro della commissione bancaria, anche lui innamorato di Antoinette ma non corrisposto, decide di rovinarli per vendetta. Si appropria quindi di un territorio importantissimo per l’estrazione del petrolio impedendo di fatto al rivale ogni trivellazione. Di fronte a questa inattesa problematica Antoinette è restia a lasciare il marito. In un finale intensissimo lei sarà costretta a scegliere tra Germain e René, conscia del fatto che se mai non sceglierà il marito, egli piomberà in un baratro di vergogna e disperazione. Mettendo da parte i suoi sentimenti, allora, tornerà accanto al marito, che colto da un rinnovato vigore sistemerà al meglio la situazione disperata.

La Dulac vuole farci ragionare non solo sul mondo della finanza ma sulla forza delle donne. Di fronte ad una situazione insostenibile, Antoinette decide di mettersi da parte e tornare a sostenere un uomo che sa essere assolutamente dipendente da lei. Probabilmente un uomo non l’avrebbe mai fatto, eppure Antoinette, donna intelligente ed emancipata, mette da parte il suo orgoglio anche solo per la riconoscenza che prova nei confronti del marito. Come in The Temptress, la protagonista fa girarare tutta la vicenda. Tutti i personaggi sono attratti da lei e di fronte alle sue azioni mettono in atto raggiri e vendette di ogni tipo. Così anche se lei è il motore involontario di tutto questo, perché fa di tutto per non mettersi in mostra, al contrario della Tentratrice Greta Garbo, il risultato finale non sarà differente, perché nonostante tutto di fronte agli eventi contrari non ci sarà un vero e proprio lieto fine, ma sarà lei a dover fare una scelta, per quanto difficile e dolorosa. A proposito di paragoni con The Temptress, Antoinette Sabrier uscì in sala con finali differenti, che potevano variare in base al pubblico o alla scelta del proiezionista. Purtroppo non è stato possibile visionare gli altri finali, è possibile per altro che quello proiettato sia l’unico superstite.

Nota: l’immagine del film è tratta dal sito della Cineteca di Bologna