The Submarine Eye, diretto da Winthrop Kelley nel 1917, è uno di quei film d’avventura e fantascienza primitiva che oggi colpiscono soprattutto per la loro capacità di fondere melodramma, tecnologia immaginaria e fascinazione per il mondo sottomarino. È un cinema che vive ancora di ingenuità narrative ma che riesce comunque a costruire momenti di autentica tensione grazie all’uso dell’avventura marina e dell’esplorazione subacquea.
Il film si apre con una vicenda ambientata nel passato. Marcel D’Albans (Chester Barnett) e la moglie Denise (Barbara Tennant) finiscono naufraghi su un’isola deserta delle Bahamas dopo un ammutinamento. I due riescono a salvare il loro tesoro, ma la sopravvivenza sull’isola si rivela impossibile: Denise muore per la fatica e Marcel finisce consumato dagli stenti. Il tesoro viene ritrovato anni dopo, ma un ulteriore naufragio lo fa precipitare nuovamente nelle profondità marine.
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The Last Man on Earth, diretto da J. G. Blystone, è un film muto comico di fantascienza che lavora su un’idea tanto semplice quanto radicale: cosa succede se il mondo perde improvvisamente tutti gli uomini adulti? A partire da questo punto di partenza quasi distopico, il film costruisce una satira sociale che alterna comicità slapstick, elementi fantascientifici e una sorprendente vena di critica ai ruoli di genere.
Con Le avventure di un reporter (Go and Get It), diretto da Marshall Neilan e Henry Roberts Symonds, torna il nostro progetto fantascienza e soprattutto torna quell’idea di scienza estrema, quasi folle, capace di superare i limiti del corpo umano e della natura stessa. È un film estremamente particolare perché unisce diversi generi tra loro: commedia romantica, detective story, giornalismo d’assalto, melodramma e soprattutto proto-horror fantascientifico. Piccola premessa necessaria: utilizzerò i nomi della traduzione italiana, che quindi non coincidono con quelli originali del film americano.
Con Conrad in Quest of His Youth di William C. deMille (1920) si conclude questa edizione 2023 delle Giornate del Cinema muto online. William C. deMille, fratello del più noto Cecille, non è un ospite sconosciuto alle Giornate e lo ricordo piacevolmente per Miss Lulu Bett (1921), una sorta di Cenerentola che fatica a trovare la felicità. Qui abbiamo un film il cui punto di vista è totalmente maschile anche se abbiamo una sceneggiatrice, Olga Printzlau, che basò il suo racconto sul romanzo Quest of His Youth di Leonard Merrick (1903).
A lungo considerato perduto Circe the Enchantress di Robert Z. Leonard è un film che ha un suo interesse storico per un motivo che oggi difficilmente potremmo dire. Finalmente possiamo vedere Mae Murray, che era diventata famosa come ballerina, che balla sul grande schermo. Il film di per sé, almeno per quel che possiamo vedere perché non è completo, non è sicuramente un capolavoro ma ha degli elementi carini.
Si torna nel mondo fantastico dei Balcani con Eine Frau von Format di Fritz Wendhausen (1928) con due splendide star a prendere i ruoli principali: Diana Karenne (che abbiamo riscoperto durante il Cinema Ritrovato 2023) e Mady Christians. Questa volta invece di essere in Ruritania siamo in Silistria, un paese fantastico situato tra le altrettanto fantasiose Illyria e Türkisia. Qui la Principessa Petra (Diana Karenne) ha deciso di cedere al miglior offerente l’isola Petrasia. Per accaparrarsela giungono gli ambasciatori Dschilly
Tra i progetti che sogno di portare un giorno su E Muto Fu c’è certamente quello dedicato al cinema western. Con The Fox di Robert Thornby riesco finalmente a parlarne un minimo grazie alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. Nato come Super-western Universal Jewel, questo film è un esempio perfetto di western semplice ma ben costruito he riesce a sfruttare bene i cliché del genere arricchendoli con riprese mozzafiato. Caratteristica di The Fox è infatti il fatto di essere stato girato nel deserto del Mojave. Protagonista è Harry Carey, che
D.W. Griffith è uno dei grandi padri del cinema come lo intendiamo oggi. Cercare di parlare di lui non è però molto facile sia a fronte di una produzione imponente, sia per quello che i contenuti delle sue opere contenevano e con cui bisogna fare necessariamente i conti. Le accuse di razzismo e inneggiamento all’odio collegati alle sue opere e Birth of a Nation in particolare sono qualcosa a cui il regista sarà per sempre collegato. Eppure come si può saltare un passaggio così importante della storia del cinema? Come sempre prima di approcciarsi a un lavoro così mastodontico e contestato è necessario partire con i giusti presupposti e
Siamo nel 1923 quando nei cinema appare The Covered Wagon (it. I Pionieri), un film scritto e pensato per il pubblico americano con lo scopo di esaltare la sua storia e ricordare le gesta di coloro che l’hanno resa grande. Gli Stati Uniti sono ormai un simbolo di ricchezza e prosperità, sono il cardine del capitalismo ancora libero dalla grande depressione che alla fine degli anni ’20 cambierà la fisionomia economica del mondo. Per realizzare il film venne fatto un investimento considerevole e questo emerge chiaramente dalla
Con Lady Windermere’s Fan Ernst Lubitsch riesce nel difficile compito di trasporre un’opera teatrale basata principalmente sul dialogo in un film muto capace comunque di mantenere la sua verve e ironia originale. La storia, di ambientazione borghese, vuole provare a rompere gli stereotipi dell’alta società raccontando la storia di una madre che, per errori passati, si ritrova a non poter godere dell’amore e neanche della vista della figlia.