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The Raven di Charles Brabin (1915) ed Edgar Allan Poe nel cinema muto

51794221_783432275365371_1302067740063825920_nCon l’articolo di oggi Esse ci porta alla scoperta di Edgar Allan Poe e il cinema muto tra il celebre Corvo e l’amore per la moglie.


Oggi ci occupiamo di uno dei primi film che trattano la figura del leggendario scrittore americano Edgar Allan Poe: The Raven, a dispetto del titolo, non è incentrato infatti sulla poesia omonima ma è più una biografia (assai romanzata) dell’autore.

Questo mediometraggio, della durata originaria di 80 minuti (di cui attualmente ne rimangono 59) non parte in realtà dalla nascita del protagonista ma scava nelle sue radici fino ad arrivare ai suoi antenati: nel 1745 vediamo John Poe arrivare in America dall’Irlanda, mentre suo figlio (?) David Poe nel 1776 prende parte alla rivoluzione americana; si arriva così al 1805, anno in cui l’attore David Poe Jr. sposa Mrs. Hopkins, futura madre dello scrittore. Edgar nasce da questa unione nel 1809 e la sua infanzia è subito funestata dalla morte prematura di entrambi i genitori. In seguito a questa tragedia, il bambino viene adottato da John Allan, un ricco mercante che paga per la sua formazione e lo mantiene fino all’adolescenza, nonostante Edgar manifesti un’inclinazione per l’alcol e i debiti di gioco.

Da questo momento, la storia s’incentra sull’incontro tra il futuro scrittore e la cugina Virginia Clemm, di cui si invaghisce; tale incontro e il successivo corteggiamento vengono fortemente romanzati all’interno del film, passando attraverso una disputa con un secondo corteggiatore di Virginia, romantiche passeggiate solitarie tra i due e il momento in cui Edgar viene ripudiato dal genitore adottivo a causa dell’ennesimo debito contratto per liberare uno schiavo nero (?).

La coppia comincia così una vita di stenti: nessun editore accetta di pubblicare le opere di Edgar e il ménage familiare è funestato dalla tubercolosi che gradualmente indebolisce Virginia, portandola in fin di vita. Nonostante le cure prestate dalla madre e dal marito, Virginia non sopravvive, lasciando lo scrittore in preda alla disperazione e alle allucinazioni (a cui non era estraneo: già da adolescente lo si vede alle prese con un duello immaginario).

Durante una di queste crisi, Edgar vede arrivare un corvo e vive in prima persona lo sconforto descritto nei versi della sua celebre poesia; subito dopo, il film si conclude con la morte dello scrittore, ormai preda di visioni fantastiche riguardanti la defunta moglie.

Sicuramente il film non è indirizzato ai cultori più puristi, date le notevoli libertà sulla vita di Edgar Allan Poe; in aggiunta a questo, il film non scorre a ritmo sostenuto: la trama indugia eccessivamente sul corteggiamento della futura moglie e pressoché nessuno spazio viene dato alla sua affermazione di scrittore. Se è vero che alla versione attuale manchino 20 minuti di girato, tuttavia è difficile supporre che al termine del film quest’ultimo subisca un cambiamento di rotta: in fondo è pur sempre basato su un lavoro teatrale intitolato The Raven: The Love Story of Edgar Allen Poe .

51751419_365729994157943_552051546922156032_nInteressante è notare che pochi anni prima, e precisamente nel 1909, un corto simile era stato girato dal grande regista David Wark Griffith: in occasione del centenario della nascita dello scrittore, Griffith si era affrettato a girare un corto celebrativo intitolato Edgar Allen Poe (e a tale fretta è attribuito l’errore di misspelling). Questo corto, della durata di 7 minuti, inizia proprio con l’immagine del capezzale di Virginia (interpretata dalla moglie del regista) verso cui lo scrittore si prodiga in cure. Improvvisamente un corvo si materializza nella stanza ed Edgar, colto dall’ispirazione, scrive di getto la sua poesia più famosa¹. Subito dopo si reca a proporla a diversi editori e, dopo vari rifiuti, uno di loro accetta di pubblicarla. Felice della buona riuscita, Edgar torna a casa con del cibo e una coperta per la moglie ma ormai è troppo tardi: Virginia è spirata poco prima, sotto lo sguardo impassibile dello stesso corvo.

Questo non è neppure l’unico lavoro dedicato da Griffith allo scrittore: nel 1914 aveva girato anche un lungometraggio intitolato The Avenging Conscience, basato sul racconto Il cuore rivelatore e sulla poesia Annabel Lee dello stesso Poe.

Si tratta di due lavori dal ritmo diverso (del resto sarebbe stato difficile il contrario, trattandosi di un corto e di un lungometraggio) ma molto simili sul piano dei contenuti; al di là del materiale di partenza, colpiscono le corrispondenze creatisi tra i registi e le loro consorti: in scena quella di Griffith, idealmente presente la futura di Brabin (si tratta di Theda Bara, perturbante icona del cinema dell’epoca) per una storia focalizzata proprio sul rapporto tra Poe e la moglie Virginia

¹In realtà lo scrittore stesso analizzò minuziosamente la genesi di questa poesia in The Philosophy of Composition (1846), facendola apparire come un accurato lavoro di riflessione.

 

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Corti per un Natale Muto – Parte 1

Con questo articolo parte ufficialmente il progetto di Natale che farà da piccolo calendario dell’avvento muto. Con questo primo articolo analizzerò la prima parte dei corti presenti nel DVD A Christmas Past, edito dalla Kino video. Come scritto nel progetto generale ho scelto di non inserire A Winter Straw Ride (1906) in quanto a mio avviso non è una pellicola natalizia quanto invernale in generale.

– A Holiday Pageant at Home – Anonimo (1901)

Questo brevissimo corto è un interessante affresco dell’età vittoriana, ormai agli sgoccioli. Nonostante la breve durata, A Holiday Pageant Home è diviso in quattro parti: nella prima siamo introdotti alla famiglia numerosa ricca di bambini. Nella seconda parte “La vigilia di Natale – Prologo” due bambine si esibiscono in un duetto. Nella terza parte viene messo in scena un piccolo spettacolo teatrale. Il tutto è organizzato dalla madre dei piccoli che nell’ultimo atto riceve i complimenti dal marito.

Personalmente ho trovato questo cortometraggio molto noioso e la musica di Al Kryszak scelta per l’edizione Kino non mi ha certamente aiutato. Come detto nelle prime battute si tratta sicuramente di un affresco di un’epoca che come tale deve essere preso. Avrebbero forse fatto iniziare il DVD in altra maniera.

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– A Trap for Santa – D.W. Griffith (1909)

Il cortometraggio di D.W. Griffith presenta una storia molto più complessa ed articolata rispetto a quella appena vista. A Trap for Santa racconta una vicenda molto drammatica e cruda in perfetto contrasto con quanto solitamente accostato con il Natale.

Arthur Rogers (Henry B. Walthall) con i suoi vizi ha portato la famiglia sul lastrico. Dopo l’ennesima litigata con la moglie Helen (Marion Leonard) fugge di casa lasciandola sola con i figli piccoli alle soglie del Natale. Helen riceve però una ricca eredità che non riesce però a godere pienamente a causa della mancanza del marito, che fortunatamente tornerà a casa proprio la notte di Natale. Per fare una sorpresa ai suoi figli, che hanno organizzato una divertente trappola, si travestirà da Babbo Natale.

Devo ammettere che anche questo corto non mi ha entusiasmato fino in fondo, forse perché non ho amato particolarmente l’interpretazione di Henry B. Walthall. La vincenda si segue in ogni caso molto più facilmente rispetto a quella di A Pegeant at Home. Tutti gli attori che hanno partecipato a questa vicenda hanno avuto una lunga carriera muta, spesso assieme a Griffith che come sappiamo amava circondarsi di persone di fiducia. Gladys Egan, Kate Bruce, William J. Butler, W. Chrystie Miller, John Tansey, Charles Craig, Anthony O’Sullivan e Mack Sennett sono tutti nomi che chi conosce il cinema muto non può non conoscere.

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– A Christmas Accident – Bannister Merwin (1912)

A Christmas Accident ricorda da vicino A Christmas Carol di Dickens. Abbiamo due famiglie che vivono divise da un muro. Una è povera ma generosa, l’altra è ricca ma arida. Protagonista della vicenda è il vecchio Mr. Gilton (William Wadsworth) che malgrado la gentilezza della moglie Mrs Gilton (Mrs. William Bechtel) è eternamente irritato contro i vicini Mr. Bilton (Augustus Phillips) e Mrs. Bilton (Ida Williams) e i figli tra cui spicca Cora Cordelia (Edna Hammel). Il giorno di Natale sotto una tempesta di neve Mr. Gilton entra per errore nella casa dei vicini con un tacchino che doveva essere la sua cena natalizia. Accolto con amore dai suoi nemici, si commuove e decide di passare la festività con loro.

Ancora una volta un vecchio burbero riesce a farsi impietosire grazie alla magia del Natale. Nel più classico dei cliché per le feste natalizie tutti sono più buoni ed anche il più intollerante dei vicini può diventare caritatevole. Personalmente ho molto apprezzato questo corto e penso sia uno dei più interessanti della raccolta edita dalla Kino Video. I personaggi sono ben caratterizzati senza troppi eccessi e nella sua semplicità la storia riesce a colpire il cuore dello spettatore.

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– The Adventure of the Wrong Santa Claus – Frederic Alfred Kummer (1912)

Questo corto faceva parte della serie del Detective dilettante Octavius, interpetato da Barry O’Moore. Si tratta di piccole commedie in cui Octavius riusciva a risolvere piccoli furti o delitti. Quella di Santa Claus è la dodicesima ed ultima puntata della serie ed è esemplificativa per comprendere anche come dovevano essere le altre puntate.

Octavius (Barry O’Moore) viene chiamato da Mr. Randall (Richard Neill) e Mrs. Bertha Randall (Bliss Milford) per fare Babbo Natale ai bambini. Nella casa c’è però un ladro (Julian Reed) che si traveste a sua volta da Santa Claus per rubare tutti i regali. Segue un divertente inseguimento da cui Octavius uscirà ovviamente vincitore.

L’avventura è molto divertente ed adatta ad un pubblico di qualsiasi età. Il giovane detective dilettante è un personaggio semplice ma ben costruito che attraverso delle divertenti gag riesce a risolvere il caso e rendere felice i bambini.

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