Il primo cinema ceco è fatto di personalità poliedriche che vedono nel cinema solo una delle tante possibilità di esprimersi e sperimentare. Ovviamente questo vale sia per Emil Artur Longen che per Antonín Pech ma andiamo ad analizzarli singolarmente. Bisogna dire che, a livello prettamente formale, questi film e questi autori operarono sotto l’allora Impero Austro-Ungarico visto che lo stato cecoslovacco nascerà solo dopo il primo conflitto mondiale eppure si tratta di produzioni assolutamente locali e per questo vengono considerate come ceche a tutti gli effetti.
Antonín Pech nasce nel 1874 e inizia la sua Continua a leggere
Considerato il capolavoro del cinema muto ceco, Erotikon non mi ha assolutamente deluso. La storia di per sé potrebbe non sembrare molto originale, ma è il modo in cui è stato girato ad essere incredibile così come la profondità che gli attori hanno saputo ai loro personaggi. Tra tutti spicca ovviamente Ita Rina, attrice slovena che iniziò per caso questa carriera quando fu notata come candidata di Miss Europa. La sua carriera cinematografica, seppur breve, le portò comunque successo internazionale.
Durante il nostro
Il Buon Soldato Švejk è uno dei personaggi più famosi della letteratura ceca nonché della cinematografia grazie alle fattezze dategli da Rudolf Hrušínský. Eppure prima di tutto questo c’era un altro Švejk che ha percorso tutta la serialità del personaggio dal 1926 al 1930 venendo però poi presto dimenticato. Si tratta di Karel Noll, attore caratterista che abbiamo già conosciuto nella nostra lunga rassegna dedicata al cinema ceco.
Con Páter Vojtěch torniamo al dramma che più mi piace e devo dire che, nonostante il sostrato religioso, sono rimasto piacevolmente colpito dal film. Abbiamo parlato da pochissimo di
Nel corso di questa rassegna abbiamo imparato a vedere come molti dei film della prima produzione ceca fossero indirizzati verso i personaggi simbolo della nazione, al fine di rafforzare il sentimento identitario e anche per motivi propagandistici. Non poteva quindi mancare tra i tanti film uno dedicato a San Venceslao, Duca di Boemia di cui si trova una cappella anche nella Cattedrale di San Vito a Praga (Katedrála svatého Víta, Václava a Vojtěcha).
Facciamo un piccolo salto temporale indietro a livello cronologico con Cikáni, un film che ho sempre rimandato perché mi sembrava piuttosto pesante visto l’argomento e la lunghezza di due ore. Inutile dire che le mie paure si sono confermate, quindi il mio masochismo dovuto al desiderio di completezza ha colpito ancora!
Lunedì abbiamo parlato della legione cecoslovacca nel film propagandistico Za československý stát (1928), oggi andiamo ad un film decisamente più strutturato e meglio girato che parla proprio dei soldati cechi nel delicato momento di passaggio nel ’17 al momento della rivoluzione. Al contrario del titolo di lunedì, Plukovník Švec è un film decisamente più maturo e godibile, con una splendida regia di Svatopluk Innemann e basato sull’opera omonima di Rudolf Medek, scrittore e poeta che partecipò in prima persona alle vicende essendo egli stesso arruolatosi nella legione cecoslovacca durante il primo conflitto mondiale.