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Posts Tagged ‘fantascienza’

Un messaggio da Marte (A Message From Mars) – J. Wallett Waller (1913)

CZw9gWWWIAIAhDkNel 1899 Richard Ganthoney presentava una piece teatrale dal titolo A Message from Mars, una sorta di rivisatazione in chiave fantascientifica di A Christmas Carol di Dickens. Questa bizzarria ebbe un discreto successo nei primi anni del Novecento, tanto da ispirare ben tre versioni cinematografiche. Oltre a quella del 1913 di cui parleremo a breve segnalo una prima trasposizione del 1903 ad opera del regista neozelandese W.F. Brown, e una versione statunitense del 1921 con regia di Maxwell Karger, entrambe andate perdute. Stessa sorte avrebbe forse subito la versione di J. Wallet Waller se la BFI non avesse preservato e poi restaurato nel 2014 la pellicola originale.

Horace Parker (Charles Hawtrey) è un ricco signorotto egoista, incapace di provare affetto e pietà per gli altri. Stanca del suo atteggiamento la fidanzata Minnie (Chrissie Bell), spinta anche dalla Zia Marta (Kate Tyndall), decide di lasciarlo. Ma anche altrove si preoccupano di quanto sta succedendo al protagonista. Su Marte, infatti, i locali stanno osservando le “imprese” di Horace. Il Re decide quindi di invare un messaggero (Holman Clark), con lo scopo di sciogliere un cuore di ghiaccio del protagonista. La missione ha successo: R. Crompton - Message from Mars (1913) Marscosì il nuovo Horace, sprezzante del pericolo, deciderà addirittura di rischiare la sua vita salvando da un incendio una famiglia povera. Immaginate la sopresa di Minnie, tornata da Horace per un chiarimento, nel vedere un cambiamento così repentino nel fidanzato. Inutile dire che vissero così tutti felici e contenti…

Un messaggio da Marte è un film buonista scritto in maniera mediocre e non proprio godibile. Essendo la rivisitazione di un classico, la sensazione è quella di perenne già visto. Al posto dei fantasmi del passato, presente e futuro abbiamo un marziano che costringe il ricco signorotto borioso a vedere il mondo con gli occhi dei poveri. La trasformazione è troppo rapida e il personaggio risulta un po’ macchiettistico e poco caratterizzato. Allo stesso modo la fidanzata e tutti gli altri personaggi sono decisamente piatti e poco sviluppati. Da segnalare una piccola chicca, che ci mostra i preconcetti dell’epoca nei confronti delle persone povere: quando Horace, ormai redento, invita la famiglia povera nella propria casa, uno dei bambino (chissà che non fosse italiano!) ne approfitta per rubacchiare qualcosa. Ah, questi poveri! Non imparareranno mai!

 

Pregevolissimo il lavoro di restauro della BFI che ha anche operato una colorazione che mette meglio in risalto alcune scene, in particolare quella dell’incendio caratterizzata da una tinta rossa molto evocativa. Piccolo appunto riguardo il framerate: sarà una mia impressione ma sembra leggermente inferiore rispetto a quanto dovrebbe essere tanto che in alcune scene mi pareva che i personaggi si muovessero al rallentatore. Ripeto, potrebbe essere solo una mia impressione.

 

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Aggiornamenti fantascientifici

febbraio 22, 2018 Lascia un commento

Il progetto fantascienza è stato uno dei capisaldi di questo sito negli scorsi anni. Come chi ha seguito gli articoli sul genere saprà, molti di questi film sono, seppur sopravvissuti, difficilmente reperibili e ci sono voluti anni per riuscire a mettere le mani su alcuni di essi. In questa prima puntata di aggiornamenti sulla science-fiction partiamo con alcuni corti recuperati.

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– Aerial Submarine – Walter R. Booth (1910)

Questo primo corto riprende la serie di Booth dedicata ai mezzi di trasporto fantastici (Airship Destroyer, Aerial Anarchist ma anche il celeberrimo The ? Motorist). In Aerial Submarine dei bambini avvistano uno strano sottomarino pirata. I pirati, capitanati da una donna, se ne accorgono e li rapiscono. La fortuna sembra girare dalla parte dei ragazzi: una nave accorre in loro soccorso, ma incredibilmente il sottomarino prende il volo e con un missile la affonda (scena nell’estratto). Per fuggire i bambini decidono allora di danneggiare il motore del sottomarino che precipita ed esplode. Tutti muoiono tranne, ovviamente, i due protagonisti.

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– La Rivoluzione Interplanetaria (Межпланетная революция) – Nikolai Chodatajew, Yuri Merkulov, Zenon Komissarenko (1924)

Interplanetary-Revolution-LeninLa Rivoluzione Interplanetaria è un corto di animazione a chiaro scopo propagandistico. Scacciati dalla terra, i capitalisti, che hanno fattezze decisamente grottesche, fuggono su Marte dove vengono combattuti dai compagni rivoluzionari già giunti sul pianeta rosso. Insomma l’idea di Marte e rivoluzione proposta con Aelita (ovviamente parliamo del libro visto che il film sarebbe uscito qualche mese dopo questo corto), era ben radicata nella testa dei sovietici.

Devo dire che questo corto mi ha spiazzato, sebbene conosca abbastanza l’animazione dell’Europa dell’Est, l’ho trovato eccessivamente grottesco e a tratti decisamente disgustoso. Non è esattamente una visione piacevole, ma per completezza non poteva mancare nella nostra rassegna sulla produzione fantascientifica muta. Piccola chicca la comparsa in un breve spezzone di Lenin che potete vedere nell’immagine.

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– Midstream – James Flood (1929)

midstreamCi sono casi in cui la ricerca di un film diventa una vera caccia al tesoro. Alcuni dei nostri muti fantascientifici sono inclusi all’interno di extra di film che magari c’entrano poco o nulla con il film che stavo cercando. Midstream è in parte uno di questi. Andiamo per grado, secondo la Library of Congress online catalog il film sarebbe conservato per intero presso il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée). In realtà sembrerebbe che non sia proprio così. Il film nasce per essere muto, ma viene poi sonorizzato parzialmente. La scena sonorizzata riguarda vede i due protagonisti a teatro che visionano il Faust di Gounod (foto in basso). Ironia della sorta l’unico frammento noto è proprio questo. Particolarità è che mentre sentiamo l’opera, vengono inquadrati i protagonisti di tanto in tanto che parlano tra loro ma… il loro dialogo non è sonorizzato essendo stato pensato il film come muto. Come potete immaginare questo provoca un certo estraniamento al momento della visione.

Andiamo alla trama: James Stanwood (Ricardo Cortez) noto imprenditore locale, ringiovanisce grazie a seguito di un’operazione in fase sperimentale fatta dal Dr. Nelson (Montagu Love). Inscena quindi la sua morte e si spaccia per suo nipote. Come nelle migliori delle tradizioni incontra una bella giovane, Helene Craig (Claire Windsor), di cui si innamora, dovendo quindi fare i conti con la sua età reale seppur mascherata da quella fisica.

vlcsnap-2018-02-06-15h16m44s579La visione del Faust, che dura quasi 10 minuti, aveva quindi la funzione di creare un parallelismo rispetto la situazione del protagonista, provocandogli una forte emozione. Il film rientra di fatto nel filone fantascientifico perché mostra come attraverso un esperimento scientifico futurista, sia possibile tornare giovani. Diciamo che si tratta di una rivisitazione “scientifica” del Faust stesso, con un Dottore nei panni di Mefistofele. Non possiamo dire molto altro del film se non che questo breve frammento son dovuto andare a ripescarlo nell’ormai esaurita versione Milestone con due dischi del Fantasma dell’Opera di Julian (1925).

Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina del film nello splendido sito dedicato a Claire Windsor.

Ossessione salsicce

febbraio 1, 2016 Lascia un commento

21semalvCon il progetto fantascienza mi sono soffermato su diversi cortometraggi dedicati a dei fantastici generatori di salsiccia a manovella. Fortunatamente altri corti di questo tipo sono usciti fuori dal dimenticatotio. Quella delle salumerie meccanica era una vera e propria ossessione, dimostrazione che la voglia delle salsicce è sempre stata un must in tutte le epoche, probabilmente specie all’epoca quando il potere d’acquisto era mediamente più basso. Se qualcuno sognava la pietra filosfale, ecco quindi il Santo Graal degli amanti dell’insaccato. Signore e Signore, sono lieto di presentarvi le fantastiche salumerie meccaniche!

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– Making Sausages – George Albert Smith (1897)

Questa di George Albert Smith è il primo remake conservato della serie “salumerie meccaniche”. Nel video vediamo quattro uomini alle prese con una macchina per salsicce a manovella. Peccato che le salsicce siano fatte con cani e gatti! Nello stesso anno uscì The sausages machine, il cui regista è ignoto, seguendo la scia di remake internazionali di cortometraggi francesi diventati celebri.

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– Fun in a Butcher Shop – Anonimo (1901)

I cani sono i migliori amici dell’uomo? No! Meglio una salsiccia! Un tempo la comicità era differente e l’attenzione ai diritti degli animali molto meno considerata. In questa versione del 1901, alcuni padroni preferiscono di gran lungo mangiare piuttosto che dover sfamare i propri amici animali. Peccato che ci sia un disturbatore che non permette ai due gestori di fare il loro lavoro. Come fare a liberarsene? L’uomo viene gettato nella macchina, peccato che le salsicce di carne umana siano tutte da buttare.

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Aggiornamenti fantascientifici

ottobre 25, 2015 1 commento

Con colpevo ritardo ecco alcuni aggiornamenti al progetto fantascienza segnalatami, quasi un anno fa, dal gentilissimo Oskis War. I corti qui di seguito seguono in parte schemi già visti in precedenti corti, magari ampliandoli e rendendoli più enteressanti. La costante sono le macchine volanti, come spesso accade nella fantascienza di quegli anni. Si passa da viaggi straordinari in giro per i pianeti e non solo, fino a un futuro per la polizia nel mitico anno 2000. Unico corto a discostarsi è il divertente Electric Transformation che gioca su fantasiosi impieghi per la corrente elettrica.

– A la conquête de l’air – Ferdinand Zecca (1901)

Prima versione di corti relativi alle macchine volanti tipo The Twentieth Century Tramp di Edwin S. Porter (1902) o il più articolato Rescued in mid air di Percy Stow (1906). In pochi minuti un uomo fluttua magicamente nell’aria con il suo trabiccolo volante. Di Ferdinand Zecca avevamo avuto modo di parlare alcune volte in passato (fu autore di una versione di Quo Vadis?), qui finalmente lo vediamo brevemente all’opera.

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– Electric Transformations – Percy Stow (1909)

Uno scienziato riesce a trasformare le fattezze delle persone attraverso l’elettricità. Una signora ne fa le spese quando si ritrova con l’aspetto dell’inventore. Ci penserà un’altra ragazza a riportare tutto alla normalità…o quasi.

Carine le fasi di trasformazioni e divertente l’idea, comunque niente di straordinario. In generale il film rientra nel genere di “esperimenti con l’elettricità”, che si pensava potesse rivoluzionare il mondo molto più di quanto non avesse fatto.

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– La Police en l’an 2000 – Anonimo (1910)

Questo divertente corto è dedicato ad un’immaginaria polizia del 2000, in grado di pattugliare su dirigibili le strade della città. Come fare per catturare i criminali da lassù? Ecco delle fantastiche tenaglie estensibili e una cella provvisoria a bordo dove infilare i malfattori. Terminata la ronda i prigionieri vengono scaricati attraverso un tubo direttamente nella stazione di polizia, cani ruba-salsiccia compresi.

Il corto racconta simpaticamente le aspettative di sviluppo tecnologico per le forze dell’ordine. Come spesso accade in questo periodo l’occhio del regista si sposta verso il cielo. Vederlo nel 2000 vi farà certamente divertire.

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– The Automatic Motorist – Walter R. Booth (1911)

Variante più complessa di The “?” Motorist dello stesso Booth (1906).Il corto ricorda molto i viaggi fantastici di Mèliès, indubbi ispiratori della vicenda.

Quale miglior autista di un robot per due novelli sposi? Il folle guidatore si porterà sulla luna e su saturno il suo inventore, gli sposi, un poliziotto e un cane rimasti aggrappati sul retro della macchina. Arrivati su saturno eccoli attaccati dagli alieni. Finiranno nell’acqua e infine, saranno riportati a terra da un tiro di schioppo.

Storia divertente per le sue trovate che migliora, se possibile, il vecchio episodio di Booth. L’immagine della macchina sui vari pianeti con il poliziotto e il cane attaccati sul retro del mezzo valgono da sole la visione di The Automatic Motorist.

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Algol: Eine Tragödie der Macht – Hans Werckmeister (1920)

giugno 9, 2014 1 commento

Algol è un sistema stellare nella costellazione di Perseo, visibile ad occhio nudo ma estremamente variabile. Nella cultura araba Algol era associato a un demone, Ghul, dal significato del nome “Stella del Demonio”, mentre nella Grecia antica era invece noto come Testa della Medusa. Ma cosa potrebbe succedere se un abitante di Algol scendesse sulla terra? Questo è quanto accade nel dramma di Hans Werckmeister, che porta nella tipica ambientazione espressionista tedesca, un elemento nuovo e fantascientifico.

Robert Herne (Emil Jannings) è un minatore estremamente dedito al suo lavoro. Herne divide le sue ore in minera con Maria Obal (Hanna Ralph) con cui stringe una forte amicizia. La calma non è destinata a durare: un giorno, infatti, nella miniera appare un essere inquientate di nome Algol (John Gottowt) che corrompe l’animo di Herne fornendogli una macchina aliena in grado di produrre energia illimitata, promettendogli che grazie a quel macchinario i lavoratori non avrebbero più dovuto rompersi la schiena in maniera. Grazie a questo Herne diventa presto l’uomo più potente del mondo, ma più diventa potente, più perde contatto con la moglie, e i figli Reginald (Ernst Hofmann) e Magda (Käthe Haack). Presto Magda, stufa della situazione fugge da Maria Obal, ritiratasi in un’area lontana dall’influenza di Robert Herne assieme al figlio Peter Hell (Hans Adalbert Schlettow). Inutile dire che tra Magda e Peter nascerà l’amore. Purtroppo la situazione degenera ulteriormente: Robert Herne è sempre più accecato dal potere e rifiuta di rivelare il suo segreto macchinario. Quando Maria Obal andrà da Robert Herne per chiedere aiuto energetico per la sua area, da lui sempre negato, questi si renderà finalmente conto di quanto il potere lo abbia logorato e, finalmente rinsavito, decide di distruggere per sempre la macchina che tanto dolore ha provocato a lui e ai suoi cari.

Algol è una Tragedia di Potere, come dice il titolo, e riesce davvero bene a mostrare i lati oscuri che un potere assoluto può portare in un uomo di nobili intenti. Si tratta in generale di un film impregnato di morale cristiana e di messaggi messianici. Il potere dato da Algol, è un potere demoniaco, che logora l’animo di chi lo usa non fornendo di fatto alcun beneficio a chi inizialmente doveva averlo. Come sempre la via più facile e senza apparenti patimenti, si rivela in realtà la più distruttiva e finisce per creare disastri ben maggiori di quelli dati da una vita semplice da minatore. Robert Herne, nella sua orgia di potere, perde nel giro di poco tempo l’affetto della famiglia, degli amici ma soprattutto l’amore della popolazione che di fronte al suo comportamento autoritario si rivolterà contro di lui. Pur partendo come rappresentante dei meno agiati, insomma, Herne finisce per diventare come i padroni che tanto aveva disprezzato in passato. Così, un errore tanto grave quanto quello di aver abbandonato la fede, lo porterà alla morte, una morte che sa di redenzione, perché finalmente il protagonista ha saputo ascoltare un amico e vedere il suo operato sotto nuovi occhi, gli occhi della purezza e della fede. Emil Jannings ha dato vita ad un personaggio eccezionale in grado di reggere da solo, con la sua presenza scenica e interpretativa, tutta la vicenda. I cambiamenti psicologici ma anche fisici dei personaggi sono il punto focale di Algol, e questa caratteristica è per Jannings una splendida occasione per dare sfoggio delle sue qualità recitative eccelse. Gli altri attori, seppur bravi, vengono oscurati e passano in secondo piano di fronte alla sua grandezza.  Per chi è appassionato della vita Berlinese dei primi del ‘900 Algol è inoltre una buona occasione per vedere recitare Sebastian Droste, attore e poeta tedesco, qui nel ruolo di un danzatore piuttosto androgino, un ruolo che consolida il suo collegamento con il mondo omosessuale dell’epoca. Andiamo all’analisi fantascientifica: su Fantafilm fanno notare come “gli extraterrestri non si distinguono ancora dagli angeli o dai demoni” nei primi film di fantascienza. Questo è in parte vero, ma sono convinto che la ragione di fondo sia da ricercare, in generale, all’interno del contesto storico-geografico-cultrale in cui si sviluppavano questi film. Per l’Europa in particolare, credo vi fosse la convinzione di fondo secondo cui ciò che era al di fuori del nostro pianeta non poteva che essere relativo al divino. Per forza di cose, quindi, questi esseri non potevano che essere angeli o demoni. Certo, già c’era stata la guerra dei mondi di Wells, ma prima che attecchisse completamente nel Cinema ci sarebbero voluti molti anni.

Con la scusante che fino al 2010 questo film era considerato perduto, non sono ancora uscite edizioni dvd di riferimento. Da anni, ormai, è prevista l’uscita della edizione Filmmuseum con sottotitoli in inglese e un buon restauro. Così non mi è rimasto che visionare una copia pessima, trascrivere tutte le didascalie e tradurle una per una. Un lavoraccio che ha però reso il film ancora più tragico.

La Strega di York (The Road to Yesterday) – Cecil B. DeMille (1925)

The Road to Yesterday mi ha decisamente stupito, perché invece di fermarsi nello schema precostruito del suo filone, se ne discosta in maniera piuttosto vincente. Premetto, si tratta del classico film sentimentale/drammatico impregnato di morale cristiana, che solitamente trovo piuttosto stucchevoli per il loro buonismo piuttosto naive. In questo caso, però, lo svolgimento apparentemente semplice viene scosso completamente da un evento inatteso. Due coppie con problemi anche gravi, si trovano sullo stesso treno per motivi diversi, un treno che improvvisamente ha un terribile incidente. Una delle ragazze si ritrova catapultata nel passato dove scopre che le loro vicende hanno radici ben più profondo, e che i protagonisti non sono altro una proiezione nel futuro di personaggi che in un’altra vita hanno partecipato ad una vicenda sangiunosa e traumatica. Andiamo per ordine: la prima coppia è composta da  Kenneth, detto Ken (Joseph Schildkraut) e Malena (Jetta Goudal) Paulton, nel presente sono appena sposati ma non hanno ancora consumato il matrimonio. Ken ha un braccio inutilizzabile e non se ne comprende la causa, e Malena vede l’ombra di quella mano compiere gesti orribili nei suoi confronti, per questo non riesce a concedersi. Dall’altra parte mentre Beth Tyrell (Vera Reynolds) sta per sposarsi con Harriet (Trixie Friganza), incontra un giovane sacerdote protestante, Jack Moreland (William Boyd), con cui sente di avere un legame profondo nel passato. I due si innamorano ma quando Beth scopre la professione di Jack, decide di lasciarlo e rimettersi sul treno. Le due coppie si trovano sul treno per motivi diversi, Jack vuole seguire Beth e Harriet che vanno a sposarsi a San Francisco, Ken sta andando nella città per farsi operare al braccio. Proprio i problemi al braccio hanno portato Ken a non credere più in Dio e dare libero sfogo alla sua anima malvagia. Improvvisamente il treno si scontra con un altro treno e Beth viene trasportata nel passato e, pur mantenendo i suoi ricordi presenti, rivive gli eventi della sua passata vita. Siamo nel medioevo, Ken è un tiranno spregievole che nonostante sia sposato con Malena, accusata dal popolo di essere una strega, vuole a tutti costi sposare la povera Beth. Anche nel passato, Beth incontra Jack di cui si innamora, e quando lei viene catturata e portata a palazzo, lui fa di tutto per riuscire a salvarla. Il finale è tanto sanguinoso, che in Italia dovettero censurarlo. Muoiono tutti tranne Beth. Malena viene mandata al rogo come strega e prima di morire tra le fiamme, lancia una maledizione su di loro: “Through lives and lives – Through hells and hells – till the will that made has unmade – thou shalt pay – and pay – and pay!“. Si torna al presente dove i quattro protagonisti si risvegliano assieme. Jack salva Beth che promette di sposarlo nononstante la tonaca, Ken ritrova l’uso della mano dopo essersi appellato a Dio, e riesce così a liberare dalle macerie Malena. Nella scena finale i quattro si ritrovano in una vecchia chiesa, dove davanti a Dio dichiarano il loro amore reciproco.

Mi sono dilungato molto perché la trama è decisamente contorta e meritava di essere approfondita. Si tratta di uno dei primi film a trattare il tema dei viaggi nel tempo. Anche la scelta di mettere in scena il finale medievale tanto sanguinoso non doveva essere tanto scontato. Ignoro quali siano i contatti tra il film e l’opera teatrale di riferimento, The Road to Yesterday di Beulah Marie Dix e Evelyn Greenleaf Sutherland, ma immagino che questo componente fosse presente anche lì. Per il comparto regia c’è poco da dire, Cecil B. DeMille ha fatto centro, ed è riuscito nel difficile scopo di stupirmi a quasi cento anni di distanza. Gli attori, anche se a tratti un po’ legnosi, si adattano molto bene al loro ruolo romantico e drammatico. Un plauso particolare alla sceneggiatura ben scritta da Jeanie Macpherson  e ai dialoghi, mi pare siano di Howard Hawks, non eccessivi e mai troppo banali. Anche i costumi, specie quelli del passato, sono molto ben curati e non sfigurerebbero di certo di fronte a certe produzioni dei giorni nostri. Nonostante la grande spesa per il film, in America The Road to Yesterday non ebbe propriamente il successo sperato, nonostante i costi di produzione furono superati dagli incassi nella sola America. Fortunatamente il film ebbe un riscontro decisamente felice in Europa.

Le edizioni in DVD attualmente in commercio sono, a mio modesto parere, piuttosto scarse. Entrambe uscite nel 2007 la prima, edita dalla Passport Video, rientra in un cofanetto budget dedicato a Cecil B. DeMille, che di buono ha davvero poco. La versione Sunrise Silents, propone una colorazione poco gradevole, e seppure sia nel complesso migliore dell’altra edizione, non è certo una perla del restauro. Insomma, sospendo il giudizio nella speranza di avere presto una edizione decente.

Aggiornamento: Nel 2013 è uscita un’edizione a cura dell’Alpha Video che dovrebbe essere migliore delle due precedenti.

L’Atlantide – Jacques Feyder (1921)

Atlantide: un nome conosciuto da tutti, un’isola fantastica che sarebbe scomparsa in un sol giorno, divorata dal mare. Si tratta di un titolo molto impegnativo che ci riporta alla mente scenari incredibili, per lo più subacquei. E già solo per questo il nostro Atlantide stupisce, perché la vicenda, tratta da un romanzo di Pierre Benoît (1919), è ambientata invece nel deserto, nell’Algeria controllata dai francesi. Il successo del libro fu grande e immediato, tanto che nel 1920 venne pubblicata la prima traduzione italiana, e nel 1921 la vicenda era già diventata un film con regia di Jacques Feyder, belga naturalizzato francese, che per l’occasione curò anche la sceneggiatura sotto lo sguardo attento dello stesso Benoît. Il nostro Feyder non si accontenta di girare la vicenda in Francia, utilizzando allestimenti artefatti per il paesaggio, ma decide che tutto verrà fatto in Algeria. Sì, però vuole essere asslutamente fedele al libro e decide di evitare i posti convenzionali e girare le esterne direttamente a Toggurt, a circa seicento chilometri da Algeri. La zona non era esattamente sicura, tanto che la troupe dovette muoversi accompagnata da una scorta armata. Potete immaginare i costi di una tale operazione, si parla di due milioni di franchi dell’epoca, una cifra enorme per un titolo che doveva essere, a livello ideale, un nuovo Cabiria o un nuovo Quo Vadis?. Però…per avere una cifra del genere Feyder non riuscì a girare in totale libertà e, come accade tutt’ora, fu obbligato dalla produzione a scendere a compromessi, tra cui quello di scegliere come attrice protagonista la danzatrice e attrice Stacia Napierkowska, non propriamente amata dalla critica e spesso al centro di pellicole considerate scandalose. Ma andiamo alla trama:

Il capitano Morhange (Jean Angelo) e il suo luogotenente Sain-Avit (Georges Melchior), durante un viaggio nel deserto per conto della Legione Straniera, si imbattono in alcune misteriose iscrizioni in greco. Sorpresi dal trovarle in una zona tanto remota, decidono di seguirle. Durante la ricerca, i due vengono catturati da una misteriosa popolazione e portati all’interno di un oscuro palazzo. Ben presto, vengono a sapere di trovarsi nella vera Atlantide, che non si inabissata del tutto, e quando il mare si è ritirato dal deserto, essa è rimasta come fortezza nel deserto. Su Atlantide regna la lussuriosa Regina Antinea (Stacia Napierkowska), che passa l’esistenza ad attrarre i poveri sventurati che si avvicinano a quelle aree. Quando Morhnage e Sain-Avit giungono al palazzo, subito fanno la loro conoscenza con la terribile regina. Ma mentre Sain-Avit si innamora follemente di lei, Morhange, forte dei suoi sentimenti puri, non viene minimamente scalfito, provocando le ire di Antinea. Lascio a voi scoprire il finale…

Ho trovato il film molto avvincente nonostante la sua lunga durata. Superata la prima parte, in cui le didascalie sono forse eccessive, seppur imprescindibili per calarsi nell’ambientazione, la storia è riuscita davvero a prendermi. Così, anche quando il racconto veniva interrotto momentaneamente per creare maggiore suspance, ecco che entrare in scena lo splendido paesaggio che non può assolutamente lasciare indifferenti. Vista l’epoca posso dire che questi scenari non avrebbero nulla da inviare a Lawrance d’Arabia (tenute presenti ovviamente le distanze a livello cronologico delle due opere). Se scenari e scenografie (curate da Manuel Orazi), sono universalmente acclamati, i critici hanno spesso criticato la recitazione. In particolare, come accennavo prima, la più criticata è stata Stacia Napierkowska, che a mio avviso più che altro utilizza qui uno stile di recitazione piuttosto simile a quello delle dive italiane, uno stile ovviamente poco apprezzabile da uno spettatore moderno, ma che a mio avviso si sposa piuttosto bene con il ruolo che l’attrice doveva svolgere. Tra gli attori che non ho menzionato nella trama vorrei citare Marie-Louise Iribe, nel ruolo di Tanit-Zerga, serva di Antinea che constribuisce a rendere con i propri racconti questo film una sorta di Mille e una Notte. Ho trovato anche una discreta attenzione al lato psicologico ma anche ambientale. Il deserto è ben caratterizzato, porta sete, stanchezza, malattie e morte. Viene poi dedicato ampio spazio all’amore, un sentimento che se portato agli estremi può portare alla morte fisica o psichica di chi viene prima usato e poi abbandonato dalla perfida Antinea. Alla fine del film, caratterizzato da una certa circolarità, mi è scappato un piccolo applauso per questa opera che a distanza di tanto tempo ha saputo mantenere tutta la sua grandezza e ricchezza di atmosfere e significati. Non si sfugge al proprio destino, qualunque esso sia. L’Atlantide è caratterizzato da un retrogusto onirico che contribuisce a rendere il film ancora più affascinante. Ottimi anche i giochi di luci oltre che l’utilizzo interessante dei filtri colorati che variano in base all’ambiente in cui la scena si svolge.

Ah e la fantascienza? La fantascienza ha talmente tante sfaccettature che è difficile ravvisarla in un primo momento all’interno di alcune opere. Questi è uno dei casi limite, anche se è chiaro il tentativo di dare una spiegazione scientifica alla scomparsa di Atlantide.

La versione da me visionata è quella della dcult, che ho trovato piuttosto gradevole. Non mi risulta ci siano molte altre versioni di questo film, quindi consiglio a chi è interessato di optare per questa edizione, che ha il vantaggio di essere economica. Per terminare vorrei condividere la mia difficoltà nello scegliere una locandina, sono tutte davvero belle e vi consiglio di andarvele a vedere!