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Posts Tagged ‘Herbert George Wells’

Algol: Eine Tragödie der Macht – Hans Werckmeister (1920)

Algol è un sistema stellare nella costellazione di Perseo, visibile ad occhio nudo ma estremamente variabile. Nella cultura araba Algol era associato a un demone, Ghul, dal significato del nome “Stella del Demonio”, mentre nella Grecia antica era invece noto come Testa della Medusa. Ma cosa potrebbe succedere se un abitante di Algol scendesse sulla terra? Questo è quanto accade nel dramma di Hans Werckmeister, che porta nella tipica ambientazione espressionista tedesca, un elemento nuovo e fantascientifico.

Robert Herne (Emil Jannings) è un minatore estremamente dedito al suo lavoro. Herne divide le sue ore in minera con Maria Obal (Hanna Ralph) con cui stringe una forte amicizia. La calma non è destinata a durare: un giorno, infatti, nella miniera appare un essere inquientate di nome Algol (John Gottowt) che corrompe l’animo di Herne fornendogli una macchina aliena in grado di produrre energia illimitata, promettendogli che grazie a quel macchinario i lavoratori non avrebbero più dovuto rompersi la schiena in maniera. Grazie a questo Herne diventa presto l’uomo più potente del mondo, ma più diventa potente, più perde contatto con la moglie, e i figli Reginald (Ernst Hofmann) e Magda (Käthe Haack). Presto Magda, stufa della situazione fugge da Maria Obal, ritiratasi in un’area lontana dall’influenza di Robert Herne assieme al figlio Peter Hell (Hans Adalbert Schlettow). Inutile dire che tra Magda e Peter nascerà l’amore. Purtroppo la situazione degenera ulteriormente: Robert Herne è sempre più accecato dal potere e rifiuta di rivelare il suo segreto macchinario. Quando Maria Obal andrà da Robert Herne per chiedere aiuto energetico per la sua area, da lui sempre negato, questi si renderà finalmente conto di quanto il potere lo abbia logorato e, finalmente rinsavito, decide di distruggere per sempre la macchina che tanto dolore ha provocato a lui e ai suoi cari.

Algol è una Tragedia di Potere, come dice il titolo, e riesce davvero bene a mostrare i lati oscuri che un potere assoluto può portare in un uomo di nobili intenti. Si tratta in generale di un film impregnato di morale cristiana e di messaggi messianici. Il potere dato da Algol, è un potere demoniaco, che logora l’animo di chi lo usa non fornendo di fatto alcun beneficio a chi inizialmente doveva averlo. Come sempre la via più facile e senza apparenti patimenti, si rivela in realtà la più distruttiva e finisce per creare disastri ben maggiori di quelli dati da una vita semplice da minatore. Robert Herne, nella sua orgia di potere, perde nel giro di poco tempo l’affetto della famiglia, degli amici ma soprattutto l’amore della popolazione che di fronte al suo comportamento autoritario si rivolterà contro di lui. Pur partendo come rappresentante dei meno agiati, insomma, Herne finisce per diventare come i padroni che tanto aveva disprezzato in passato. Così, un errore tanto grave quanto quello di aver abbandonato la fede, lo porterà alla morte, una morte che sa di redenzione, perché finalmente il protagonista ha saputo ascoltare un amico e vedere il suo operato sotto nuovi occhi, gli occhi della purezza e della fede. Emil Jannings ha dato vita ad un personaggio eccezionale in grado di reggere da solo, con la sua presenza scenica e interpretativa, tutta la vicenda. I cambiamenti psicologici ma anche fisici dei personaggi sono il punto focale di Algol, e questa caratteristica è per Jannings una splendida occasione per dare sfoggio delle sue qualità recitative eccelse. Gli altri attori, seppur bravi, vengono oscurati e passano in secondo piano di fronte alla sua grandezza.  Per chi è appassionato della vita Berlinese dei primi del ‘900 Algol è inoltre una buona occasione per vedere recitare Sebastian Droste, attore e poeta tedesco, qui nel ruolo di un danzatore piuttosto androgino, un ruolo che consolida il suo collegamento con il mondo omosessuale dell’epoca. Andiamo all’analisi fantascientifica: su Fantafilm fanno notare come “gli extraterrestri non si distinguono ancora dagli angeli o dai demoni” nei primi film di fantascienza. Questo è in parte vero, ma sono convinto che la ragione di fondo sia da ricercare, in generale, all’interno del contesto storico-geografico-cultrale in cui si sviluppavano questi film. Per l’Europa in particolare, credo vi fosse la convinzione di fondo secondo cui ciò che era al di fuori del nostro pianeta non poteva che essere relativo al divino. Per forza di cose, quindi, questi esseri non potevano che essere angeli o demoni. Certo, già c’era stata la guerra dei mondi di Wells, ma prima che attecchisse completamente nel Cinema ci sarebbero voluti molti anni.

Con la scusante che fino al 2010 questo film era considerato perduto, non sono ancora uscite edizioni dvd di riferimento. Da anni, ormai, è prevista l’uscita della edizione Filmmuseum con sottotitoli in inglese e un buon restauro. Così non mi è rimasto che visionare una copia pessima, trascrivere tutte le didascalie e tradurle una per una. Un lavoraccio che ha però reso il film ancora più tragico.

Ladri, Pazzi e Visionari

Ed eccoci all’ultimo appuntamento con i corti, una sorta di “tutto quello di cui non abbiamo parlato fino ad oggi ma che merita di essere visto“. Sì perché questi quattro cortometraggi sono davvero divertenti e sono davvero meritevoli di essere trattati tutti insieme. Il viaggio per la Fantascienza del Cinema Muto ci ha fatto scoprire tanti cortometraggi interessanti ed è giusto finire in bellezza.

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– El Hotel Electrico – Segundo de Chomón (1905)

Come ci immaginiamo il futuro? Da sempre se pensiamo al nostro futuro tra un centinaio di anni lo immaginiamo pieno di stravaganti invenzioni e ricco di nuove incredibili tecnologie. Era così era anche nel 1905, quando Segundo de Chomón immaginava un Hotel elettrico, altresì un hotel controllato completamente da sistemi elettronici o da computer come diremmo noi oggi. Così quando i due protagonisti del nostro corto arrivano nell’incredibile Hotel Electrico, la loro valigia viene portataautomaticamente nella loro stanza e svutata nei cassetti adeguati ad ogni capo. Poi, una volta giunti nella sala, i due vengono svestiti e pettinati. Pronti finalmente per andare a dormire ecco il dramma, un dipendente ubriaco gioca con l’impianto elettrico e l’Hotel Electrico impazzisce.

De Chomón incanta e diverte con un uso sapiente dello stop-motion e una notevole dose di ironia. Il senso sembra essere lo stesso di molti corti di Méliès ma il messaggio contiene un monito molto attuale, diffidate da controlli completamente elettronici, perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

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– Le Voleur Invisible – Segundo de Chomón (1909)

Nel 1897 veniva pubblicato The Invisible Man di H.G. Wells, un libro destino a cambiare e ispirare profondamente tutti noi, tanto che ancora oggi, a distanza di quasi 120 anni, la vicenda è ancora nota a tutti. La prima versione francese del libro uscì nel 1901 ma ci vollero otto anni prima che il cinema muto ne fosse ispirato. Il protagonista di questa vicenda, dopo aver acquistato il libro, decide di seguire la fantastica ricetta di Wells per diventare invisibile. L’esperimento ha successo e l’uomo, dopo essersi tolto i vestiti, inizia una nuova sfavillante carriera come ladro inafferrabile.

Anche qui Segundo de Chomón riesce a incantare e divertire grazie all’uso intelligente di effetti speciali godibili ancora oggi. Consiglio caldamente la visione.

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– Onésime horloger – Jean Durand (1912)

Onésime è un personaggio di fantasia interpretato da Ernest Bourbon che prese vita per la prima volta nel 1912, sulla scia di altri personaggi burleschi del cinema muto apparsi prima prima guerra mondiale. Visto l’immediato successo del personaggio, alla prima avventura Onésime gentleman détective ne seguirono tantissime altre, tanto che fino al 1914 ne erano state girate più di 50. Onésime horloger è una storia divertente e affatto banale che cerca di far comprendere a suon di risate che in fondo il tempo è relativo.

Onésime viene designato erede di un suo vecchio zio che ha però posto una clausola. Nella speranza che lo sciocco nipote riesca a maturare negli anni, l’anziano impone che Onésime possa riscuotere la ricca eredità solo dopo che saranno passati vent’anni. Onésime è disperato ma non si rassegna e cerca uno stratagemma per incassare prima il denaro. Un giorno, mentre è intento a leggere un libro sugli orologi, scopre un metodo per velocizzare il passare delle ore. Onésime decide allora di aumentare la velocità dell’orologio centrale del mondo per rendere più rapida la vita e ricevere in meno tempo il denaro. La città inizia allora a prendere ritmi forsennati e tutte le attività quotidiane si svolgono ad una velocità insostenbile. Vengono allora analizzate diverse situazioni di ogni giorno mostrando come esse vengano svolte dopo lo stravolgimento del tempo. Alla fine Onésime, passati i vent’anni più veloci della sua vita, può ricevere finalmente la pensione.

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– The Fugitive Futurist: a Q-riosity by “Q – Gaston Quiribet (1924)

Vi avverto prima di farvi leggere quanto segue. Vedete il cortometraggio in fondo alla pagina prima di leggere, perché The Fugitive Futurist è breve e divertene e non vi consiglio di rovinarvi il finale. Se non vi interessa più di tanto passiamo alla trama:

All’ippodromo un uomo ha appena perso tutto ciò che aveva scomettendo sui cavalli. Mentre questi si è seduto su una panchina desolato, gli si avvicina di soppiatto uno strano signore che trasporta un pacchetto voluminoso. L’uomo racconta di essere un inventore braccato da malviventi che vogliono entrare in possesso di una macchina prodigiosa di sua invenzione, che si trova dentro al pacco, in grado di vedere nel futuro. Davanti ai nostri occhi appaiono così le varie aree di Londra come sono e come dovrebbero essere nel futuro. Quando l’uomo sta per essere conquistato definitivamente di questa invenzione, ecco arrivare due guardie. L’inventore non è che un pazzo fuggito dal manicomio e il pacchetto non contiene altro che mattoni.

L’effetto “liquido” del prima e dopo della varie aree di Londra è davvero molto bello e nel complesso tutto il cortometraggio è estremamente piacevole e avvincente. Gaston Quiribet mette in scena una commedia breve ma estremamente divertente, forse la più bella tra i corti di fantascienza che abbiamo analizzato. Non c’era modo per terminare in maniera migliore i corti del Progetto Fantascienza.

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Aelita (Аэлита) – Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924)

Cominciamo il progetto fantascienza con un film molto particolare: Aelita. Protazanov mette in scena il primo grande colossal di fantascienza sovietico partendo dall’omonimo romanzo di Aleksej Tolstoj (lontano parente del più celebre Lev Tolstoj). L’autore russo aveva scritto il suo racconto nel 1922, dopo essere tornato dal suo esilio volontario in Europa che era iniziato dopo la Rivoluzione del 1917. Nel romanzo originale era narrato il viaggio su Marte di due sovietici, Los e Gusev a bordo di una nave spaziale. Giunti sul pianeta rosso i due scoprivano che il pianeta era abitato in maniera tirannica e spingevano la popolazione sottomessa alla rivoluzione. Nella versione cinematografica, scritta da Aleksei Fajko e Fëdor Ozep, ci ritroviamo di fronte ad un film decisamente più propagandistico del romanzo, arricchita dalle immagini che richiamano alla Rivoluzione in maniera ancora più accentuate. Questo, però, rende forse più dispersiva la narrazione che si svolge per lo più in Russia piuttosto che su Marte.

Nel 1921 uno strano messaggio extraterrestre raggiunge la Terra. Sono solo tre parole: Anta, Adeli, Uta. Los (Nicolai Tseretelij), convinto che il messaggio provenga dal pianeta Marte, inizia a lavorare insieme al suo collaboratore Spiridonov (sempre Nicolai Tseretelij) alla realizzazione di una nave spaziale per raggiungere il pianeta rosso. Su Marte, intanto, Tuskub (Konstantin Eggert), il Sovrano di Marte, e Gor (Yurij Zavadsky) scoprono un modo per controllare la vita dei terrestri ma decidono di tenere segreta la scoperta. Aelita (Julija Solnceva), la Regina del pianeta, spiando i due viene a conoscenza del segreto. Rapita dal modo di vivere della popolazione terrestre, cerca con sempre maggiore insistenza di utilizzare il potente telescopio. Tra tutti la giovane viene colpita proprio da Los, di cui si innamora follemente. Sulla Terra, nel frattempo, il matrimonio di Los e Natasha (Valentina Kuindzij) è messo a dura prova dal corrotto donnaiolo Ehrlich (Pavel Pol). Los, sconvolto dalla gelosia e dalla sua ossessione per Marte, entrerà in una spirale psicotica che lo renderà incapace di distinguere il vero dal falso. Infine, insieme al Soldato Gusev (Nicolai Batanov) e il bizzarro Detective Kravkov (Ygor Ilyinsky), Los riuscirà (forse) ad andare su Marte con la sua astronave. Qui i tre daranno vita ad una nuova rivoluzione russa…

L’idea di viaggio interplanetari a bordo di navi spaziali non è certo una novità. Quel che è va sottolineato, però, è che l’attenzione comune era per lo più indirizzata verso la Luna. Qui, tanto per citare esempi non troppo distanti, Poe, H.G. Wells e Verne avevano mandato i propri eroi grazie a mongolfiere, alla magica cavorite e a proiettili sparati da potenti cannoni. Se Wells, con la guerra dei mondi, aveva visto i marziani come una minaccia per la terra, è forse Aleksandr Bogdanov l’ispiratore più prossimo di Tolstoj, che con La stella rossa (Krasnaja zvezda), del 1908, ed il suo seguito, L’ingegner Menni (Inžener Menni), 1912, immaginava una Marte socialista. A livello cinematografico, in realtà, già almeno un altro lungometraggio si era occupato di viaggi su Marte, ovvero  Himmelskibet (1918), film danese di cui parleremo in maniera più approfondita altrove. Nel 1910, inoltre, era uscito anche il corto A Trip to Mars, oltre all’italiano Un Matrimonio Interplanetario, in cui, però, l’incontro tra i marziani e l’innamorato terrestre avveniva sulla Luna.

Tornando ad Aelita, quello che colpisce è certamente la molteplicità di storie e situazioni in grado di allungare il film, forse inutilmente. Le vicende marziane, come già detto, vengono forse lasciate troppo in disparte, mentre quelle russe sono estremizzate e arricchite con tanto di investigazioni più o meno serie. Fanno quasi sorridere, ormai, le inserzioni propagandistiche che raggiungono il loro apice con il discorso di Gusev alla popolazione marziana. Proprio in questo frangente vede la luce una delle scene più note, dove un fabbro forgia virilmente la falce per poi accostare accanto allo strumento appena forgiato un martello. Nonostante il film prosegua abbastanza lentamente, Protazanov riesce a proporre alcune scene di forte impatto e nel complesso la fotografia risulta ben curata. Bellissimi i costumi di Aleksandra Ekster, che hanno contribuito ad influenzare le rappresentazioni fantascientifiche successive. Si mormora addirittura abbiano ispirato parzialmente Fritz Lang per Metropolis e Una donna sulla luna (Woman in the Moon).

La forte componente propagandistica limitò molto la diffusione del film nel mondo. Da notare alcuni messaggi subliminali (più o meno voluti) come quello presente in questa immagine, dove il braccio di Aelita assume una forma a falce che, assieme al motivo a martello della veste, sembra dar vita alla classica falce e martello.

Il film è edito in Italia dalla Enjoy Movies e disponibile ad un prezzo molto ridotto. Personalmente ho visionato la versione edita per il mercato americano dalla Image Entainment. Vi lascio con un video tratto dal film.

Curiosità: vedendo “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti non può non saltare all’occhio un certo riferimento ad Aelita nel parlare di un “pianeta rosso bolscevico”. Chissà se il comico romano non avesse in mente anche questo film quando diede vita al progetto.

Muta Fantascienza

Fin dalle sue origini il cinema ha dedicato ampio spazio alla Fantascienza. Iniziarono i Fratelli Lumière nel 1895 con il loro divertente “La Charcuterie mécanique” (traducibile come “la salumeria meccanica”), dove un maiale, inserito in una speciale macchina, veniva immediatamente trasformato in una serie di salumi pronti da consumare.

Fu poi la volta di Georges Méliès, che con Voyage sur la Lune (1902) diede una forta scossa alla fantascienza e all’immaginazione dei primi spettatori cinematografici grazie al suo viaggio sulla Luna. La sua creazione ebbe tanto successo che dallo stesso filone nacquero plagi più o meno evidenti (tra questi forse il più evidente è Excursion dans la Lune di Segundo de Chomón del 1908). La Luna divenne allora uno dei punti di riferimento per la fantasia cinematografica e vennero presto alla luce anche altri film più complessi come il britannico The First Men in the Moon di Bruce Gordon e J.L.V. Leigh (1919), ispirato all’omonimo racconto di H.G. Wells, purtroppo considerato perduto e presente tra i “75 Most Wanted” della BFI (British Film Institute).

Ma anche Marte ebbe presto il suo filone di film, con l’italiano Un Matrimonio Interplanetario (1910) di Enrico Novelli (anche se in realtà l’incontro con i marziani avviene sulla Luna), ma soprattutto con il danese Himmelskibet di  Holger-Madsen (1917) e poi, con il più celebre Aelita di Yakov Protazanov (1924), il quale contribuì ad influenzare, almeno a livello di costumi, molte altre produzioni fantascientifiche.

Una delle serie Horror Fantascientifiche più note è certamente quella di Alraune, ispirata dall’omonima storia scritta da Hanns Heinz Ewers nel 1911, che ebbe tanto successo da diventare una trilogia. Il successo nell’epoca del muto fu tale che ne vennero girate almeno tre versioni: due nel 1918 (una ungherese, andata perduta, ed una tedesca), ed infine la terza e più celebre del 1928 di Henrik Galeen con Brigitte Helm. Oltre a queste venne prodotto anche un crossover nel 1919 dal titolo Alraune und der Golem di cui però non è noto alcun particolare.

Ovviamente in mezzo a tutte queste pellicole uno spazio di riguardo se lo ritaglia Fritz Lang con due capolavori: il già trattato Metropolis (1927) ma soprattutto Una donna nella luna (Frau in Mond) del 1929, che prima avevo evitato volutamente di citare.

La lista dei film è relativamente lunga, ma quello che colpisce è la diversità dei paesi in cui questi film sono stati prodotti. Abbiamo, infatti, già citato produzioni provenienti da Francia, Germania,  Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Danimarca, Ungheria e ovviamente anche dalla nostra Italia. Ed è proprio in Italia che ci soffermeremo ancora con Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola di Marcel Fabre (1913) uno degli iniziatori del genere fantascientifico d’avventura, senza dimenticare l’Uomo Meccanico di André Deed (1921) di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e che con i suoi fantastici robot riuscì ad influenzare la cultura italiana (basti vedere nei fumetti Zagor o Topolino). Il tema dei Robot era però già stato trattato almeno con la serie The Master Mystery (nota per la collaborazione diretta del grande Mago Houdini).

Visto l’ampio spazio che il cinema ha dedicato a questo genere, ho deciso di far partire un piccolo progetto fantascienza che prevederà, almeno per questa prima settimana, la pubblicazione di una recensione al giorno di questo tipo. Ovviamente non ho potuto citare tutti i film che prenderanno parte al progetto ma solo fare una premessa generale al progetto probabilmente si modificherà nel tempo mano a mano che riuscirò a visionare nuovi film. In ogni recensione cercherò non solo di parlare della storia del film in generale, ma anche di inquadrarla all’interno del panorama fantascientifico. Lo scopo è quello di provare a vedere in linea di massima in che ambito il film si colloca in rapporto al filone fantascientifico e da dove gli autori hanno preso spunto ed eventualmente quanto poi queste produzioni hanno influenzato le opere successive. Inserirò, inoltre, una pagina speciale dedicata alla fantascienza per accedere con maggiore facilità a tutti i link relativi a questo progetto. Il mio fine è quello di creare una raccolta il più completa possibile su questo genere nel cinema muto.

COLLEGAMENTO ALLA PAGINA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO FANTASCIENZA

Termino questa presentazione al progetto con il video del primo film di fantascienza, l’incredibile Charcuterie mécanique che ho citato all’inizio di questo articolo. Buona visione!