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Il Declino (Downhill) – Alfred Hitchcock (1927)

Con il Downhill, Alfred Hitchcock tenta di raccontare il vero e proprio declino della vita di un giovane ragazzo altolocato, interpretato da Ivor Novello, a causa di colpe non sue. La crudele parabola discendente di un giovane che sembrava avere tutto, è sottile e ben strutturata. Nel corso di tutta la proiezione si è tentati di continuare a vedere le vicende per sapere se ci sarà un lieto fine o meno. Ancora una volta ritroviamo Eliot Stannard nella sceneggiatura, da un adattamento di un’opera teatrale scritta dallo stesso Novello (che abbiamo imparato a conoscere come sceneggiatore con la saga di The Rat) e Constance Collier.

Roddy (Ivor Novello), sembra avere tutto dalla vita: è giovane, bello, benestante ed ha appena ottenuto l’onore di capitanare la squadra di Rugby della scuola. Ma quando, assieme al suo amico Tim (Robin Irvine), meno ricco e fortunato di lui, si mette nei guai con la malvagia Mabel (Annette Benson), rossa di invidia perché Roddy gli ha negato un bacio (e forse anche attratta della sua fortuna), questi si assume tutta la colpa della presunta violenza nei confronti della ragazza pur di consentire al suo amico di vincere una borsa di studio, essenziale per il proseguimento degli studi. Viene così cacciato dalla scuola e presto cacciato dal padre (Norman McKinnel). Roddy si ricicla così come attore e ballerino, tentando di conquistare Julia (Isabel Jeans), senza riuscirci. Quando però Roddy eredita una forte somma, la malvagia donna non esita a sposarlo per spendere ogni singolo soldo che questi ha messo da parte. Il ragazzo si ritroverà nuovamente in mezzo alla strada in un baratro sempre più profondo che lo porterà, infine, tra le mani di alcuni malviventi marsigliesi. Il tunnel di decadenza in cui Roddy si è cacciato sembra così non avere mai fine, eppure c’è pur sempre una speranza…

Hitchcock dirige ottimamente questo film, che colpisce per la sua profondità e per alcuni esperimenti e trovate che avranno spazio anche in film più noti del regista britannico. Mi riferisco, ad esempio, alla scena in cui Roddy è in preda alle allucinazioni (tinte di verde), dove tutto ruota e poi prende forma con le persone che hanno usato e umiliato il ragazzo, lì a denigrarli (nel video a fondo pagina in edizione, ovviamente, non restaurata). Alcuni elementi di questa scena ricordano da vicino altre che vedremo in film come Vertigo (1958). Ma è la chiarezza a mancare, o forse una certa uniformità nella trama. Alcuni elementi della trama sembrano essere dati per scontati, come già noti allo spettatore, altri appena accennati e non sviluppati. Chi perde la prima parte del film si ritrova completamente spaesato (e sappiamo quanto Hitch non amasse chi entrava quando lo spettacolo era già cominciato). Nel complesso comunque si tratta di un film piacevole anche grazie allo splendido, ancora una volta, lavoro di restauro effettuato dal BFI. Ora non ci resta che aspettare questo pomeriggio per una nuova visione dal vivo dei muti di Hitchcock.

Curiosità: difficile non notare paragoni con la saga di The Rat, tra l’altro scritta in parte dallo stesso Novello. Ne parlo anche nell’articolo su “Cinefilia Ritrovata” che verrà pubblicato oggi.

Muta Fantascienza

Fin dalle sue origini il cinema ha dedicato ampio spazio alla Fantascienza. Iniziarono i Fratelli Lumière nel 1895 con il loro divertente “La Charcuterie mécanique” (traducibile come “la salumeria meccanica”), dove un maiale, inserito in una speciale macchina, veniva immediatamente trasformato in una serie di salumi pronti da consumare.

Fu poi la volta di Georges Méliès, che con Voyage sur la Lune (1902) diede una forta scossa alla fantascienza e all’immaginazione dei primi spettatori cinematografici grazie al suo viaggio sulla Luna. La sua creazione ebbe tanto successo che dallo stesso filone nacquero plagi più o meno evidenti (tra questi forse il più evidente è Excursion dans la Lune di Segundo de Chomón del 1908). La Luna divenne allora uno dei punti di riferimento per la fantasia cinematografica e vennero presto alla luce anche altri film più complessi come il britannico The First Men in the Moon di Bruce Gordon e J.L.V. Leigh (1919), ispirato all’omonimo racconto di H.G. Wells, purtroppo considerato perduto e presente tra i “75 Most Wanted” della BFI (British Film Institute).

Ma anche Marte ebbe presto il suo filone di film, con l’italiano Un Matrimonio Interplanetario (1910) di Enrico Novelli (anche se in realtà l’incontro con i marziani avviene sulla Luna), ma soprattutto con il danese Himmelskibet di  Holger-Madsen (1917) e poi, con il più celebre Aelita di Yakov Protazanov (1924), il quale contribuì ad influenzare, almeno a livello di costumi, molte altre produzioni fantascientifiche.

Una delle serie Horror Fantascientifiche più note è certamente quella di Alraune, ispirata dall’omonima storia scritta da Hanns Heinz Ewers nel 1911, che ebbe tanto successo da diventare una trilogia. Il successo nell’epoca del muto fu tale che ne vennero girate almeno tre versioni: due nel 1918 (una ungherese, andata perduta, ed una tedesca), ed infine la terza e più celebre del 1928 di Henrik Galeen con Brigitte Helm. Oltre a queste venne prodotto anche un crossover nel 1919 dal titolo Alraune und der Golem di cui però non è noto alcun particolare.

Ovviamente in mezzo a tutte queste pellicole uno spazio di riguardo se lo ritaglia Fritz Lang con due capolavori: il già trattato Metropolis (1927) ma soprattutto Una donna nella luna (Frau in Mond) del 1929, che prima avevo evitato volutamente di citare.

La lista dei film è relativamente lunga, ma quello che colpisce è la diversità dei paesi in cui questi film sono stati prodotti. Abbiamo, infatti, già citato produzioni provenienti da Francia, Germania,  Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Danimarca, Ungheria e ovviamente anche dalla nostra Italia. Ed è proprio in Italia che ci soffermeremo ancora con Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola di Marcel Fabre (1913) uno degli iniziatori del genere fantascientifico d’avventura, senza dimenticare l’Uomo Meccanico di André Deed (1921) di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e che con i suoi fantastici robot riuscì ad influenzare la cultura italiana (basti vedere nei fumetti Zagor o Topolino). Il tema dei Robot era però già stato trattato almeno con la serie The Master Mystery (nota per la collaborazione diretta del grande Mago Houdini).

Visto l’ampio spazio che il cinema ha dedicato a questo genere, ho deciso di far partire un piccolo progetto fantascienza che prevederà, almeno per questa prima settimana, la pubblicazione di una recensione al giorno di questo tipo. Ovviamente non ho potuto citare tutti i film che prenderanno parte al progetto ma solo fare una premessa generale al progetto probabilmente si modificherà nel tempo mano a mano che riuscirò a visionare nuovi film. In ogni recensione cercherò non solo di parlare della storia del film in generale, ma anche di inquadrarla all’interno del panorama fantascientifico. Lo scopo è quello di provare a vedere in linea di massima in che ambito il film si colloca in rapporto al filone fantascientifico e da dove gli autori hanno preso spunto ed eventualmente quanto poi queste produzioni hanno influenzato le opere successive. Inserirò, inoltre, una pagina speciale dedicata alla fantascienza per accedere con maggiore facilità a tutti i link relativi a questo progetto. Il mio fine è quello di creare una raccolta il più completa possibile su questo genere nel cinema muto.

COLLEGAMENTO ALLA PAGINA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO FANTASCIENZA

Termino questa presentazione al progetto con il video del primo film di fantascienza, l’incredibile Charcuterie mécanique che ho citato all’inizio di questo articolo. Buona visione!

The Rat – Graham Cutts (1925)

Dopo Fantômas e Za-la-mort, ci occupiamo finalmente anche del grande The Rat, criminale parigino nato dalla fantasia di Constance Collier e Ivor Novello. Inizialmente creato per essere rappresentato a teatro, il ladro poco gentiluomo The Rat, venne portato anche sul grande schermo sotto la direzione di Graham Cutts e con la partecipazione dello stesso Ivor Novello (nel ruolo del protagonista) e di Mae Marsh. Il film fu un vero e proprio successo tanto che vennero fatti due sequel muti e un remake sonoro.

Pierre Boucheron, criminale noto come The Rat (Ivor Novello), passa le sue giornate nel White Coffin Club dell’anziana Mère Colline (Marie Ault), dove viene amato, temuto e rispettato. Un giorno una ricca e viziata nobile, Zelie de Chaumet (Isabel Jeans), lo vede nel locale e se ne innamora. Pierre, colpito dalle splendide perle della donna, contro il volere della sua Odile (Mae Marsh), decide di accettare le lusinghe di Zelie per provare ad impadronirsi dei suoi gioielli. Aprofittando dell’assenza del nostro eroe, il perfido Herman Stetz (Robert Scholtz), si introduce nell’abitazione di The Rat e tenta di far sua la povera Odile…

Il film, dopo un avvio lento, utile però a delineare i tratti del personaggio di “The Rat“, accellera i ritmi fino ad arrivare ad un finale emozionante. Centro di tutta la vicenda è l’amore delle donne per il criminale, il quale al contrario sembra non averne per nessuna. Ivor Novello, in questa pellicola, si rivela per tutta la sua carismatica e misteriosa bellezza che lo hanno portato ad essere considerato “il Rodolfo Valentino britannico“. L’imperturbabilità e il carisma del personaggio sono rafforzati da un ottimo uso, per quanto semplice, del trucco. Mae Marsh interpreta alla perfezione il ruolo della giovane Odile, che per amore sarà disposta a mettere a rischio il suo futuro. Purtroppo la Marsh non reciterà negli altri due film della saga, ma lascerà il posto a Isabel Jeans, sempre nel ruolo di Zelie de Chaumet.

Il film non mi risulta sia stato mai rilasciato in DVD ma è possibile visionarlo attraverso un riversamento effettuato probabilmente direttamente da un negativo. In esso si notano tracce colorazione. In realtà un restauro dovrebbe essere stato effettuato, o almeno così mi sembra di aver intuito da due indizi: 1) nel 2008 il film è stato trasmesso nell’ambito del British Silent Film Festival di Nottingham con tanto di musica dal vivo (per ulteriori informazioni sull’evento potete cliccare qui); 2) nella pagina del British Film Institute (BFI) dedicata al film si può notare, in tutto il suo splendore, un’immagine tratta da una delle prime scene del film (potete visionare la pagina cliccando qui). Questi due indizi lasciano sperare che il film abbia subito un qualche tipo di restauro e che venga presto editato in DVD o Blu-Ray (magari insieme agli altri tre film della trilogia). Certo, quattro anni sono tanti, ma la speranza è l’ultima a morire. Vi lascio con un video della “Apache dance” di The Rat tratta dallo stesso riversamento di cui vi ho parlato. Buona visione!

Curiosità: tra The Rat e Za-la-mort sembrano esserci diversi elementi in comune tra i quali anche l’appellativo di Apache. Il termine in realtà è quando meno calzante per The Rat, in quanto veniva utilizzato colloquialmente in Francia, dove è ambientata la vicenda, come sinonimo di gangster o criminale in generale. La grande diffusione delle avventure di Fantômas, Lupin e simili coontribuirono poi ad espartare questo modo di dire anche all’estero. IMDB, ad esempio, riporta che il primo sequel del film, “The Triumph of The Rat” era noto in Germania semplicemente come “Der Apache“. Tra l’altro la Germania è certamente uno degli stati in cui la trilogia ebbe maggior successo.