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Fragile Virtù (Easy Virtue) – Alfred Hitchcock (1927)

luglio 8, 2013 1 commento

Con Easy Virtue, Hitchcock e Stannard riprendono il filone iniziato con Downhill estremizzandolo e portandolo all’estremo pessimistico compimento. Ancora una volta il personaggio protagonista, questa volta Isabel Jeans, che aveva avuto una parte anche nello stesso Downhill al fianco di Ivor Novello, intraprende una parabola discendente ma non sarà capace di invertirne la rotta. La sceneggiatura, curata dal solito Eliot Stannard, prendeva spunto da un’opera teatrale omonima di Noël Coward, considerato un autore ostico da portare sul grande schermo. Non per niente la campagna pubblicitaria operata sul numero di “Picturegoer” del Luglio 1927 riportava la seguente frase “Portare al cinema un’opera di Noël Coward è un’ardua impresa – Hitchcock ci è riuscito!”.

Il film si apre in un tribunale dove la giovane Larita Filton (Isabel Jeans) è accusata di adulterio. In realtà la ragazza è innocente e vittima dell’amore di un pittore (Eric Bransby Williams), poi toltosi la vita una volta colto in flagrante dal signor Filton (Franklin Dyall) mentre tentava di baciarla. Nonostante la strenua difesa, la donna viene così condannata da una giuria faziosa e superficiale capitanata dall’avvocato dell’accusa (Ian Hunter). Così Larita, privata della sua dignità, fugge sulle coste del Mediterraneo per cercare una nuova serenità. Incontra lì il giovane John Whittaker (Robin Irvine) che pur non sapendo niente del suo passato decide di sposarla e portarla a casa dai genitori. Qui lei incontra l’ostilità dei parenti di lui che portano a poco a poco l’allontanamento dello stesso John. Quando poi il passato di Larita viene scoperto, lei, ormai disillusa, decide di concedere il divorzio e in un’ultima scena di grande impatto si presenta davanti ai giornalisti affamati di scoop appostati fuori dal tribunale dichiarando “sparate! Non c’è più niente da uccidere!”.

Un film forte, che affronta tematiche scottanti e di attualità, in particolare per l’epoca. Si tratta in fondo di una pesante critica al puritanesimo, incapace di andare oltre alle apparenze e di scavare nella personalità di una persona. Ma quello che colpisce in questo film, oltre alla forza e nella dignità di una donna pur nella difficoltà più profonda, è la modalità con cui Hitchcock riprende alcune delle scene chiave del film. Si parte con la scena iniziale a quella finale, che si svolgono sostanzialmente nella stessa maniera con una costruzione ad anello che è caratteristica propria anche di altri muti di Hitch. Si passa poi alla dichiarazione d’amore e la richiesta di matrimonio di John, che invece di essere mostrata alla maniera classica viene rappresentata attraverso una centralinista che ascolta la conversazione e trasmette, attraverso la sua straordinaria mimica faccia, le emozioni dell’evento. Isabel Jeans, dopo il successo dei primi due The Rat e l’interpretazione di Julia in Downhill, raggiunge qui la piena maturità con un ruolo differente da quelli interpretati in precedenza, solitamente una donna senza scrupoli amante della bella vita. Larita Filton è una donna forte e fragile allo stesso tempo, dalla forte integrità morale e intellettiva, ma travolta dagli avvenimenti e dal giudizio altrui. Nonostante tutto quello che le accade e nonostante il finale non la riabiliti agli occhi della gente, lei ne esce comunque vincitrice agli occhi dello spettatore proprio per quella sua dignità che le permette di affrontare gli stessi giornalisti e, con loro, tutta l’opinione pubblica. Rivedere questo film, a distanza di molti anni, in condizioni finalmente decenti, è una vera e propria gioia per gli occhi. Il lavoro del BFI è incredibile, tanto più contando che ne esistono solo copie 16mm di scarsissima qualità che riprendono solo 70 dei 94 minuti originali. In ogni caso il lavoro è stato davvero superbo e non resta che fare i complimenti ai restauratori. Di recente è stata rilasciata in Francia la versione in dvd/blu-ray edita dalla Elephant Films.

Approfondimenti: rimando all’articolo scritto per Cinefilia Ritrovata per ulteriore spunti.

Il Declino (Downhill) – Alfred Hitchcock (1927)

Con il Downhill, Alfred Hitchcock tenta di raccontare il vero e proprio declino della vita di un giovane ragazzo altolocato, interpretato da Ivor Novello, a causa di colpe non sue. La crudele parabola discendente di un giovane che sembrava avere tutto, è sottile e ben strutturata. Nel corso di tutta la proiezione si è tentati di continuare a vedere le vicende per sapere se ci sarà un lieto fine o meno. Ancora una volta ritroviamo Eliot Stannard nella sceneggiatura, da un adattamento di un’opera teatrale scritta dallo stesso Novello (che abbiamo imparato a conoscere come sceneggiatore con la saga di The Rat) e Constance Collier.

Roddy (Ivor Novello), sembra avere tutto dalla vita: è giovane, bello, benestante ed ha appena ottenuto l’onore di capitanare la squadra di Rugby della scuola. Ma quando, assieme al suo amico Tim (Robin Irvine), meno ricco e fortunato di lui, si mette nei guai con la malvagia Mabel (Annette Benson), rossa di invidia perché Roddy gli ha negato un bacio (e forse anche attratta della sua fortuna), questi si assume tutta la colpa della presunta violenza nei confronti della ragazza pur di consentire al suo amico di vincere una borsa di studio, essenziale per il proseguimento degli studi. Viene così cacciato dalla scuola e presto cacciato dal padre (Norman McKinnel). Roddy si ricicla così come attore e ballerino, tentando di conquistare Julia (Isabel Jeans), senza riuscirci. Quando però Roddy eredita una forte somma, la malvagia donna non esita a sposarlo per spendere ogni singolo soldo che questi ha messo da parte. Il ragazzo si ritroverà nuovamente in mezzo alla strada in un baratro sempre più profondo che lo porterà, infine, tra le mani di alcuni malviventi marsigliesi. Il tunnel di decadenza in cui Roddy si è cacciato sembra così non avere mai fine, eppure c’è pur sempre una speranza…

Hitchcock dirige ottimamente questo film, che colpisce per la sua profondità e per alcuni esperimenti e trovate che avranno spazio anche in film più noti del regista britannico. Mi riferisco, ad esempio, alla scena in cui Roddy è in preda alle allucinazioni (tinte di verde), dove tutto ruota e poi prende forma con le persone che hanno usato e umiliato il ragazzo, lì a denigrarli (nel video a fondo pagina in edizione, ovviamente, non restaurata). Alcuni elementi di questa scena ricordano da vicino altre che vedremo in film come Vertigo (1958). Ma è la chiarezza a mancare, o forse una certa uniformità nella trama. Alcuni elementi della trama sembrano essere dati per scontati, come già noti allo spettatore, altri appena accennati e non sviluppati. Chi perde la prima parte del film si ritrova completamente spaesato (e sappiamo quanto Hitch non amasse chi entrava quando lo spettacolo era già cominciato). Nel complesso comunque si tratta di un film piacevole anche grazie allo splendido, ancora una volta, lavoro di restauro effettuato dal BFI. Ora non ci resta che aspettare questo pomeriggio per una nuova visione dal vivo dei muti di Hitchcock.

Curiosità: difficile non notare paragoni con la saga di The Rat, tra l’altro scritta in parte dallo stesso Novello. Ne parlo anche nell’articolo su “Cinefilia Ritrovata” che verrà pubblicato oggi.

The Return of The Rat – Graham Cutts (1929)

gennaio 28, 2013 1 commento

The Return of The Rat è il terzo e ultimo capitolo della saga interpretata da Ivor Novello e diretta da Graham Cutts. Forte del successo della serie, infatti, la Gainsborough Pictures decise di sfidare l’arrivo del sonoro con un’ultima grande avventura muta dell’Apache parigino The Rat. Ancora una volta accanto a Novello ritroviamo Isabel Jeans e Marie Ault (icona del White Coffin Club). La trama non sembra particolarmente legata al precedente The Triumph of The Rat.

Pierre Boucheron alias The Rat (Ivor Novello), ha finalmente sposato Zélie de Chaumet (Isabel Jeans). Questa però, inguaribile conquistatrice, lo tradisce con Henri de Verrat (Bernard Nedell), con il quale ha contratto un debito di gioco. Pierre, ignaro del tradimento, riprende a frequentare il suo amato White Coffin Club gestito dalla solita Mère Colline (Marie Ault) aiutata dalla giovane Lisette (Mabel Poulton). Durante la sua assenza il perfido Morell (Gordon Harker) ha iniziato a spadroneggiare nel locale, sfruttando il timore che riesce a incutere per farsi servire e riverire. Questo atteggiamento scatena la pronta reazione di Pierre, il quale però verrà presto distolto da ben altri problemi. Quando, infatti, il nostro The Rat scopre che la sua amata Zélie lo tradisce, decide di sfidare a duello de Verrat, mettendo a rischio la sua stessa vita in un combattimento all’ultimo sangue…

Questo terzo capitolo non aggiunge niente di nuovo alla due precedenti trasposizioni dell’apache parigino, ma fornisce un finale definitivo alla saga dopo quello sorprendente di The Triumph of The Rat. Ancora una volta la pellicola ripropone tutti i cliché riguardanti la borghesia (parigina in particolare) e così ritroviamo i balli in maschera, le gare di cavalli e i duelli d’onore. Il personaggio interpretato da Novello chiude idealmente un cerchio che lo riporta alle sue origini e al ruolo per cui è diventato celebre. Ancora una volta, del resto, l’attore dimostra di trovarsi a suo agio nei panni del giovane criminale dal cuore d’oro. Bella anche la prova di Isabel Jeans che riesce a non rendere il suo personaggio indigesto nonostante questi resti sostanzialmente identico nel corso dei tre capitoli della saga. Ottima la scelta di scritturare Mabel Poulton, la quale, sempre per chiudere il cerchio aperto con il primo capitolo, riporta alla mente Odile interpretata da Mae Marsh nel primo The Rat. Pur non essendo molto originale, questo terzo episodio non manca di colpi di scena e di scene adrenaliniche ben riuscite.

Dopo aver visto tutti gli episodi della serie posso dire di aver preferito The Return of The Rat a “The Triumph”, anche se il primo resta sicuramente più riuscito.

The Return of The Rat è l’unico film della trilogia ad essere stato rilasciato in DVD, in questo caso dalla Grapevine. La qualità è leggermente migliore agli altri due capitoli, ma non aspettatevi niente di eclatante. Film consigliato solo a chi ha amato il primo The Rat.

The Triumph of the Rat – Graham Cutts (1926)

dicembre 23, 2012 3 commenti

Visto il grande successo del primo The Rat, la  Gainsborough Pictures decise di mettere subito in cantiere  un seguito della serie. Questa volta la sceneggiatura non vedeva però coinvolto Ivor Novello, ma lo stesso Graham Cutts, a cui venne nuovemente affidata la regia, in collaborazione con Reginald Fogwell. Il risultato è un film dallo stampo decisamente diverso rispetto al primo The Rat, e sotto diversi aspetti mi è apparso meno coinvolgente. Molti degli attori presenti nel primo capitolo parteciparono anche a The Trimph of The Rat, grande assente la sola Mae Marsh (ormai praticamente ritiratasi dalle scene).

Pierre Boucheron alias The Rat (Ivor Novello), ha abbandonato la vita dei bassifondi per frequentare la nobiltà parigina. Zélie de Chaumet (Isabel Jeans), anche se ancora innamorata di Pierre, vive nella ricchezza grazie alle elargizioni dell’ennesimo anziano facoltoso, il Conte Henri Mercereau (Lewin Mannering, attore polacco che sarebbe morto pochi anni dopo). La situazione precipita quando The Rat scommette con Zélie di riuscire a sedurre la bella Madeleine de l’Orme (la russa Nina Vanna, dalla breve carriera cinematografica). La scommessa, infatti, manderà la de Chaumet su tutte le furie e la gelosia la porterà a compiere ogni sforzo per rovinare il povero Pierre…

In questo secondo capitolo The Rat si aliena dal suo mondo passato, pur senza rinnegarlo (come dimostrano le diverse scene girate nuovamente nel White Coffin Club dove ritroviamo l’immancabile Marie Ault). Egli infatti rifiuta con fermezza di tornare a compiere azioni malavitose, anche quando la sua situazione appare disperata. Il finale, decisamente inatteso, sembra poi ergere Pierre ad una sorta di martire della società parigina di inizio secolo. Ivor Novello è il vero punto di riferimento dell’intera vicenda, unico in grado di tenere in piedi il film praticamente da solo. Dietro la macchina da presa, Graham Cutts si trova decisamente a suo agio nel dirigere una storia d’amore dai toni drammatici, tipica della sua produzione.

Sebbene questo secondo episodio di The Rat non riesca a concorrere con il suo predecessore,  vi sono comunque degli elementi interessanti che ne rendono piacevole la visione. Il film ebbe tra l’altro un discreto successo, come dimostra anche la locandina in lingua olandese che sono riuscito a trovare sulla rete. Il titolo, “De val van de Rat” è traducibile come “la caduta di the Rat“, che forse più si adatta a descrivere questo film (sebbene il termine Triumph si presti a diverse interpretazioni ugualmente valide). Ancora una volta non esiste una versione in DVD ma ho potuto visionare solo un riversamento tratto direttamente da un negativo. In attesa o, meglio, nella speranza, di poter godere presto di un cofanetto con la trilogia del nostro apache vi lascio con un video tratto dallo stesso riversamento da me visionato.

Approfondimenti: se volete un’analisi più approfondita del film vi consiglio questo articolo (in inglese) molto ben fatto ma ricco di spoiler!

The Rat – Graham Cutts (1925)

novembre 28, 2012 6 commenti

Dopo Fantômas e Za-la-mort, ci occupiamo finalmente anche del grande The Rat, criminale parigino nato dalla fantasia di Constance Collier e Ivor Novello. Inizialmente creato per essere rappresentato a teatro, il ladro poco gentiluomo The Rat, venne portato anche sul grande schermo sotto la direzione di Graham Cutts e con la partecipazione dello stesso Ivor Novello (nel ruolo del protagonista) e di Mae Marsh. Il film fu un vero e proprio successo tanto che vennero fatti due sequel muti e un remake sonoro.

Pierre Boucheron, criminale noto come The Rat (Ivor Novello), passa le sue giornate nel White Coffin Club dell’anziana Mère Colline (Marie Ault), dove viene amato, temuto e rispettato. Un giorno una ricca e viziata nobile, Zelie de Chaumet (Isabel Jeans), lo vede nel locale e se ne innamora. Pierre, colpito dalle splendide perle della donna, contro il volere della sua Odile (Mae Marsh), decide di accettare le lusinghe di Zelie per provare ad impadronirsi dei suoi gioielli. Aprofittando dell’assenza del nostro eroe, il perfido Herman Stetz (Robert Scholtz), si introduce nell’abitazione di The Rat e tenta di far sua la povera Odile…

Il film, dopo un avvio lento, utile però a delineare i tratti del personaggio di “The Rat“, accellera i ritmi fino ad arrivare ad un finale emozionante. Centro di tutta la vicenda è l’amore delle donne per il criminale, il quale al contrario sembra non averne per nessuna. Ivor Novello, in questa pellicola, si rivela per tutta la sua carismatica e misteriosa bellezza che lo hanno portato ad essere considerato “il Rodolfo Valentino britannico“. L’imperturbabilità e il carisma del personaggio sono rafforzati da un ottimo uso, per quanto semplice, del trucco. Mae Marsh interpreta alla perfezione il ruolo della giovane Odile, che per amore sarà disposta a mettere a rischio il suo futuro. Purtroppo la Marsh non reciterà negli altri due film della saga, ma lascerà il posto a Isabel Jeans, sempre nel ruolo di Zelie de Chaumet.

Il film non mi risulta sia stato mai rilasciato in DVD ma è possibile visionarlo attraverso un riversamento effettuato probabilmente direttamente da un negativo. In esso si notano tracce colorazione. In realtà un restauro dovrebbe essere stato effettuato, o almeno così mi sembra di aver intuito da due indizi: 1) nel 2008 il film è stato trasmesso nell’ambito del British Silent Film Festival di Nottingham con tanto di musica dal vivo (per ulteriori informazioni sull’evento potete cliccare qui); 2) nella pagina del British Film Institute (BFI) dedicata al film si può notare, in tutto il suo splendore, un’immagine tratta da una delle prime scene del film (potete visionare la pagina cliccando qui). Questi due indizi lasciano sperare che il film abbia subito un qualche tipo di restauro e che venga presto editato in DVD o Blu-Ray (magari insieme agli altri tre film della trilogia). Certo, quattro anni sono tanti, ma la speranza è l’ultima a morire. Vi lascio con un video della “Apache dance” di The Rat tratta dallo stesso riversamento di cui vi ho parlato. Buona visione!

Curiosità: tra The Rat e Za-la-mort sembrano esserci diversi elementi in comune tra i quali anche l’appellativo di Apache. Il termine in realtà è quando meno calzante per The Rat, in quanto veniva utilizzato colloquialmente in Francia, dove è ambientata la vicenda, come sinonimo di gangster o criminale in generale. La grande diffusione delle avventure di Fantômas, Lupin e simili coontribuirono poi ad espartare questo modo di dire anche all’estero. IMDB, ad esempio, riporta che il primo sequel del film, “The Triumph of The Rat” era noto in Germania semplicemente come “Der Apache“. Tra l’altro la Germania è certamente uno degli stati in cui la trilogia ebbe maggior successo.

Il Pensionante (The Lodger: A Story of the London Fog) – Alfred Hitchcock (1927)

novembre 13, 2012 4 commenti

Il Pensionante è forse il mio muto di Alfred Hitchcock preferito, ma potrei rincarare la dose affermando che forse è uno dei miei Hitchcock preferiti nonché uno dei miei muti preferiti in assoluto. La prima volta mi ero imbattuto nella produzione muta di Hitchcock quasi per caso, perché mi esercitavo traducendo le didascalie dei suoi film dall’inglese all’italiano per poi condividerli. Non so sinceramente che fine abbiano fatto tutti i file di testo che avevo preparato e neanche l’effettiva qualità della traduzione, ma certamente tra tutti i film del “maestro del brivido” prodotti in questi anni The Lodger era quello che più mi aveva colpito.  Del resto, almeno sentedo Truffaut, Hitchcock considerava questo il suo primo vero film. Quando ho scoperto che sarebbe stata prodotta una nuova edizione in Bluray non ho potuto resistere e dopo tanto tempo ho potuto finalmente rivedere questo capolavoro in una vesta completamente rinnovata.

Le vicende, tratte dal libro omonimo di Marie Belloc Lowndes, sorella di Hilaire Belloc, che si ispirava alla storia di Jack lo squartatore, erano state messe in scena a teatro nello spettacolo “Who Is He?” attirando l’attenzione del regista. Ottenuti i diritti per la realizzazione dell’opera, Hitchcock, insieme a Eliot Stannard, scrisse la sceneggiatura e preparò minuziosamente tutte le scene prima di mettersi davanti alla cinepresa. Per interpretare i protagonisti vennero scelti Ivor Novello, attore molto famoso in Gran Bretagna, e June Tripp, attrice dalla breve carriera cinematografica, interrotta nel 1929 dopo aver sposato il Barone John Alan Burns (da cui divorziò qualche anno dopo intraprendendo una nuova carriera di attrice teatrale e trasferendosi in America).

Londra è sconvolta da brutali delitti compiuti ad opera di un killer seriale che ama firmare i suoi delitti come “il vendicatore”. Gli omicidi sono stati effettuati tutti rigorosamente di Martedì ai danni di ragazze bionde. Proprio un Martedì notte nella pensione dei coniugi Bunting (Arthur Cresney e una spendida Marie Ault), uno strano ragazzo chiede di poter alloggiare da loro per qualche tempo. Il pensionante (Ivor Novello) mostra subito strani comportamenti tra cui un evidente odio per i quadri raffiguranti donne dai riccioli d’oro. Allo stesso tempo sembra invece molto attratto dalla bionda figlia dei Bunting, Daisy (June Tripp qui indicata solo come June) fidanzata del Detective di Scotland Yard Joe Betts (Malcom Keen). Chi sarà il tremendo assassino di Londra? Il pensionante è in qualche modo implicato?

Attraverso uno splendido gioco di immagini e di dialoghi dalle molteplici interpretazioni, Hitchcock si diverte a confondere lo spettatoregiocando sull’ambiguità del personaggio del Pensionante che viene continuamente messo in discussione. In questo film si avverte l’influenza del cinema espressionista tedesco e forse di Murnau in particolare. Tutto nelle riprese è stato studiato nei minimi particolari, anche le didascalie non sono mai banali ma richiamano alcuni esprimenti espressionisti tipici di quell’epoca (primo non tedesco che mi viene in mente è il corto “The Life and Death of 9413 a Hollywood Extra” del ’28). Le interpretazioni degli attori sono davvero ottime e questo da ulteriore spessore ad una sceneggiatura molto intrigante. Tutti questi elementi contribuirono a rendere The Lodger un vero e proprio successo, tanto che viene ancora oggi considerato uno degli migliori muti britannici di sempre (il successo è dimostrato anche dalla locandina in tedesco che ho scelto per questo articolo). Venne fatto subito un remake sonoro nel 1932 con lo stesso Ivor Novello nel ruolo del pensionante. Fu un flop clamoroso. Nel film Gosford Park del 2001, l’attore (interpretato da Jeremy Northam) afferma che il film sarebbe stato inevitabilmente un insuccesso.

The Lodger di Hitchcock, come anticipavo, è stato impreziosito dallo splendido restauro effettuato dal BFI National Archive in collaborazione con l’ITV Studios Global Entertainment e il Network Releasing che hanno dato vita ad un Blu-ray dalla qualità incredibile accompagnato da una splendida colonna sonora opera dell’acclamato musicista poliedrico Nitin Sawhney di origine indiano-britannica. Nel Blu-ray sono presenti due dischi extra con tanto di colonna sonora eseguita splendidamente dalla London Symphony Orchestra. Acquisto consigliatissimo! Non mi resta che lasciarvi al trailer del film sperando di aver stuzzicato la vostra curiosità. Buona visione!