Chi mi segue da qualche tempo conosce il mio interesse per Ivor Novello e i suoi film. Tra questi ce n’era uno che mi ripromettevo da tempo di vedere, questo The Man Without Desire che allo stesso tempo mi attraeva e mi respingeva. Come avrete visto il film rientrava tra quelli del progetto fantascientifico ma di fatto, terminata la visione, è più relativo al filone alchimistico/esoterico più che ad una scienza vera e propria. Il film mi ha ricordato per certi versi The Road to Yesterday ma anche Black Oxen, ma aggiunge a questi una componente davvero inusuale legata alla perdita del desiderio sessuale e, di fatto, all’impotenza.
Siamo nel 1800 e il conte veneziano Vittorio Dandolo (Ivor Novello) è innamorato della bella Leonora (Nina Vanna) che è però sposata con Continua a leggere
Nel 1924 Noël Coward metteva in scena per la prima volta la storia struggente di un uomo che cadeva nel vortice della dipendenza da cocaina. Si tratta di una vicenda forte, ambientata subito dopo la Prima Guerra Mondiale e che racconta dei vizi della alta borghesia di fronte a un clima finalmente privo di preoccupazioni belliche. Visto il successo che lo spettacolo ebbe, i Gainsborough Studios comprarono i diritti e puntarono forte sul prodotto scritturando Ivor Novello nel ruolo di protagonista e mettendo Eliot Stannard, uno dei loro migliori sceneggiatori che stava lavorando anche al fianco di Hitchcock in quegli anni, a lavorare sulla trasposizione.
Con Easy Virtue, Hitchcock e Stannard riprendono il filone iniziato con
Con il Downhill, Alfred Hitchcock tenta di raccontare il vero e proprio declino della vita di un giovane ragazzo altolocato, interpretato da Ivor Novello, a causa di colpe non sue. La crudele parabola discendente di un giovane che sembrava avere tutto, è sottile e ben strutturata. Nel corso di tutta la proiezione si è tentati di continuare a vedere le vicende per sapere se ci sarà un lieto fine o meno. Ancora una volta ritroviamo Eliot Stannard nella sceneggiatura, da un adattamento di un’opera teatrale scritta dallo stesso Novello (che abbiamo imparato a conoscere come sceneggiatore con la saga di
The Return of The Rat è il terzo e ultimo capitolo della saga interpretata da Ivor Novello e diretta da Graham Cutts. Forte del successo della serie, infatti, la Gainsborough Pictures decise di sfidare l’arrivo del sonoro con un’ultima grande avventura muta dell’Apache parigino The Rat. Ancora una volta accanto a Novello ritroviamo Isabel Jeans e Marie Ault (icona del White Coffin Club). La trama non sembra particolarmente legata al precedente
Visto il grande successo del primo
Dopo
Il Pensionante è forse il mio muto di Alfred Hitchcock preferito, ma potrei rincarare la dose affermando che forse è uno dei miei Hitchcock preferiti nonché uno dei miei muti preferiti in assoluto. La prima volta mi ero imbattuto nella produzione muta di Hitchcock quasi per caso, perché mi esercitavo traducendo le didascalie dei suoi film dall’inglese all’italiano per poi condividerli. Non so sinceramente che fine abbiano fatto tutti i file di testo che avevo preparato e neanche l’effettiva qualità della traduzione, ma certamente tra tutti i film del “maestro del brivido” prodotti in questi anni The Lodger era quello che più mi aveva colpito. Del resto, almeno sentendo Truffaut, Hitchcock considerava questo il suo primo vero film. Quando ho scoperto che sarebbe stata prodotta una nuova edizione in Bluray non ho potuto resistere e dopo tanto tempo ho potuto finalmente rivedere questo capolavoro in una vesta completamente rinnovata.