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Posts Tagged ‘Cinema Ritrovato’

L’emigrante – Febo Mari (1915)

luglio 16, 2015 1 commento

L’emigrante di Febo Mari, presentato al Cinema Ritrovato nella sezione dedicata a Valentina Frascaroli, rientra in quei film in cui l’attrice italiana è praticamente scomparsa. In questo caso il problema è dato dai tagli apportati alla versione in nostro possesso. Andiamo per ordine. Il film parla di un emigrante, Antonio (Ermete Zacconi) che parte per il Sud America in cerca di fortuna. Lascia a casa la figlia Maria (Valentina Frascaroli) e la moglie (Enrica Sabbatini). Arrivato a destinazione diventa un manovale e a causa di un incidente si infortuna e diventa inabile al lavoro. Viene truffato dalla compagnia di assicurazioni che gli fanno firmare un certificato in cui rinuncia a ogni indennizzo. Antonio, come potete immaginare, è analfabeta e ignora cosa sta facendo. Torna allora a casa e la storia si interrompe con un taglio netto e una strana didascalia che ne predice un avvenire migliore: “Nella vecchia casa accanto alla coppia felice Antonio può dimenticare il passato ritrovando la perduta felicità”. Questo taglio, nonché la didasacalia piuttosto oscura, ha insospettito gli studiosi che si sono messi sulle tracce di documenti relativi al film. Quanto scoperto ha dell’incredibile. Nella versione originale Maria, per provvedere alla madre malata, inizia a frequentare un ricco conte (Amerigo Manzini), che la porta probabilmente verso una vita fatta di eccessi e amoralità. Il loro rapporto è inizialmente mediato da una mezzana (Lucia Cisello), che in una delle poche immagini in nostro possesso, porta una lettera della Frascaroli al conte. Tornato a casa Antonio, diventato probabilmente un portantino della stazione, scopre cosa sta succedendo e riporta la figlia sulla retta via.

Il film era insomma ben più strutturato di come ci appare oggi e, ancora una volta, è proprio la Frascaroli a fare le spese di questo netto taglio alla storia. Tanti i temi interessanti: anzitutto quello dell’emigrazione verso il Sud America, specie in Argentina, fenomeno che in quegli anni era molto diffuso e che si può vedere concretamente anche oggi, senza andare troppo a scavare, con la presenza degli oriundi nelle nazionali sportive. In questo caso troviamo anche una sorta di emigrazione di ritorno: in effetti chi emigra, molto spesso, ha come aspirazione il ritorno in patria. Qui ovviamente il ritorno è forzato per via dell’infortunio sul lavoro che porta ad altre due problematiche: la mancanza di misure di sicurezza e le truffe ai danni dei lavoratori, che sono strettamente collegati alla non alfabetizzazione delle fasce più deboli. Tanta carne al fuoco, insomma, talmente tanta che il film che abbiamo presenta solo le vicende del migrante, lasciando da parte quelle della Frascaroli e delle sue vicende sentimentali. Ancora una volta ci siamo persi l’opportunità di vedere Valentina Frascaroli alle prese con un ruolo molto interessante, una dimostrazione della capacità dell’attrice di spaziare con facilità tra generi molto diversi tra loro.

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Il Fuoco – Giovanni Pastrone (1915)

luglio 14, 2015 2 commenti

Il Fuoco di Giovanni Pastrone, qui sotto lo pseudonimo di Piero Fosco, è un film molto interessante perché dimostra la sua duttilità come regista. Un anno prima usciva Cabiria, che aveva cambiato per sempre la storia del cinema, caratterizzato da scenografie maestose e dalla presenza di milioni di comparse. Con il Fuoco ecco invece il ritorno all’essenziale con una vicenda che ruota tutto intorno a due attori e poco altro. Tema principale è la passione, il fuoco che arde nell’animo umano quando scoppia l’amore.

Una giovane poetessa (Pina Menichelli) e il pittore Mario Alberti (Febo Mari) si incontrano sulle rive di un lago mentre entrambi racchiudono con la loro arte uno splendido tramonto vermiglio. Per Mario è un colpo di fulmine. La poetessa, donna dal fascino mortale, si crogiola di questo sentimento. Una sera giunge a casa del pittore e gli propone due possibilità: restare dove si trova o seguirla, ma tenendo presente che il loro rapporto sarà breve, ma intenso: “Vedi! Come la passione la sua fiamma si leva fino al cielo e abbaglia. Ma dura solo un attimo”. L’uomo la segue fiducioso, e grazie a lei riesce a diventare un pittore famoso. Ignora che la poetessa è già sposata e così, al ritorno del ricco marito, lei lo abbandona senza troppe spiegazioni. Il giovane, vistosi respinto impazzisce per il dolore.

In questa sua prima prova cinematografica, Pina Menichelli si mostra come donna-gufo: forte, indipendente e fatale. Dice Gian Piero Brunetta: la Menichelli è soprattutto  “la femme fatale […], l’essere dotato di uno sguardo che paralizza, un bacio che avvelena e di un abbraccio che soffoca e precipita negli abissi del peccato”¹. Questa è la caratteristica di molte delle donne protagoniste dei film italiani e sarà proprio questo elemento a rendere l’attrice una delle grandi dive. Sarà così anche per Tigre Reale dello stesso Pastrone (1916), nonostante la problematica legata ai finali che affronteremo nell’articolo dedicato. Caratteristca particolare di questo racconto è la mancata punizione del personaggio negativo del racconto, che dopo aver rovinato l’esistenza di Mario Alberti torna sprezzante alla vita di tutti i giorni. Il film presenta un rimando a una sezione trattata durante il Cinema Ritrovato, quella della migrazione in particolare per quanto riguarda il Jockey della morte. Anche qui, è presente uno dei grandi nomi del cinema europeo, passato in Italia per fare cinema. Si tratta di Segundo de Chomón che alla fotografia firma la scena più bella del film, quando la menichelli rompe la lampada a olio e mostra quanto può essere ardente ed effimero il sentimento che lei gli promette (immagine ritratta nel manifesto scelto).

¹G. P. Brunetta, Il cinema muto italiano, Bari 2008, pp. 89-90.

The Dumb Girl of Portici – Lois Weber, Philips Smalley (1916)

luglio 10, 2015 1 commento

The Dumb Girl of Portici è una delle più grandi produzioni della Universal degli anni ’10. Questo film è caratterizzato da scenografie curatissime, abbondanza di comparse e un cast che vede in Anna Pavlova l’elemento più interessante. Chi era la Pavlova, semplicemente una delle più notte ballerine degli inizi del secolo scorso, una vera e propria diva internazionale. Tutto quello che faceva aveva un qualcosa in più, potevano esserci altre più brave di lei dal punto di vista tecnico, ma era il suo modo di fare a catalizzare l’attenzione del pubblico. Ecco la trama condensata in poche righe:

La città è governata da un Re tiranno che tasse la popolazione locale pesantemente. I più poveri sono stufi di questa situazione e il portatore di questo malcontento è il carismatico Masaniello (Rupert Jilian). Il giovane Duca d’Arcos (Wadsworth Harris) si traveste da popolano e cerca di vedere da vicino cosa sta agitando le fasce più basse. Qui incontra Fenella (Anna Pavlova), la sorella di Masaniello, con cui ha un breve ma intenso flirt. La ragazza si innamora pazzamente, mentre per il nobile sembra dimenticare presto quanto successo. Infatti il Duca, una volta rientrato nei suoi panni, si sposa dopo pochi giorni con la sua promessa. Proprio il giorno del matrimonio scoppia una rivolta al termine del quale il popolo prende il potere. Masaniello, proclamato leader, viene avvelenato da un suo nemico. La terribile sostanza lo porta ad impazzire facendo tornare il paese in condizioni simili a quelle pre-rivoluzionarie. Il duca può quindi reclamare il suo regno. Nel drammatico finale Fenella si sacrifica per salvare l’amato d’Arcos dalla spada di Masaniello, che rinsavito si uccide per il dolore.

La trama è un visto è rivisto e questo è appesantito da balletti riempitivi che sinceramente ho tutt’altro che apprezzato. Le due ore di film procedevano lente come non mai, e ogni volta che il racconto sembrava terminato ecco sopraggiungere nuovi problemi. Potete immaginare la mia vera e propria sofferenza in sala durante la visione. Per fortuna ci hanno pensato John Sweeney (piano) e Frank Bockius (batteria) ad allevviare la mia pena grazie ad un accompagnamento davvero delizioso e ben progettato. Come avrete capito per me è un film evitabilissimo che consiglierei solo a grandi amanti del ballo o estimatori della Pavlova, qui alle prese con il suo unico lungometraggio. Piccola nota sul restauro davvero ben curato e che ha ridato vita a delle immagini in condizioni davvero pessime.

Per maggiori informazioni guarda il mio articolo su cinefilia ritrovata.

Il Delitto della Piccina – Adelardo Fernández Arias (1920)

Il Delitto della Piccina testimonia, ancora una volta, il fenomeno della migrazione verso l’Italia di alcuni affermati uomini di cinema. Questo è il caso anche di Adelardo Fernández Arias, regista spagnolo che si trasferì nel nostro paese dal 1915. Per la prima volta dall’inizio della rassegna vediamo la Frascaroli protagonista in un lungometraggio (se così si può chiamare vista la durata di 40′). Il film è stato proiettato per la prima volta ad un pubblico in sala durante il Cinema Ritrovato. Il film venne infatti censurato all’epoca e si è salvato miracolosamente mantenendosi per altro in condizioni straordinarie negli archivi del CSC. Non essendoci locandine l’immagine scelta proviene proprio dal loro sito.

La Piccina (Valentina Frascaroli) è la più piccola operaia della fabbrica gestita dai fratelli Marco, sempre disponibile con i suoi dipendenti, e il capo del personale Andrea, uomo dall’animo corrotto che ha messo gli occhi su La Piccina. Visto che la ragazza non accetta le sue attenzioni, Andrea la licenzia. Nel tentativo di riavere il lavoro la ragazza si reca di notte dal padrone, che tenta di violentarla. La Piccina, dopo aver ricevuto la pistola da un suo amico operaio (di cui non ricordo il nome), lo uccide per poi chiudersi nel silenzio più assoluto. Al termine del processo viene però assolta a seguito della testimonianza del suo amico. La ragazza sposa Marco con cui mette su una famiglia. Anni dopo la fabbrica è colpita dagli scioperi. Sale l’inflazione e la popolazione è sempre più povera. La Piccina parla durante una manifestazione e convince gli operai che solo tornando al lavoro si può superare la povertà. Seguono scenette atte a confermarlo, come quella in cui l’amico operaio racconta come una sua nipotina fosse morta dopo che l’autista del taxi e del carro gli avevano negato un passaggio dal medico per via dello sciopero. Gli operai si convincono e magicamente l’inflazione diminuisce drasticamente e il tenore di vita si alza.

Il film si divide in due parti che sembrano decisamnete distinte tra loro. La seconda sembra infatti aggiunta dopo a seguito del periodo di grandi rivolte che era in atto in quel periodo, noto come il biennio rosso. Sembra quasi che la produzione volesse convincere attraverso il film i lavoratori a tornare in fabbrica. Per quanto riguarda la prima parte non è difficile capire il perché della censura: prima di tutto per il tentativo stupro nei confronti di una ragazza minorenne, in seguito probabilmente anche per il finale, dove la Frascaroli e il suo amico operaio vengono clamorosamente assolti dalla giuria. Un finale che, tra l’altro, si discostava decisamente dallo schema tipico del melodramma italiano. In ogni caso, esclusa la parte finale, che è talmente anti-operaia da risultare ridicola, il film è decisamente apprezzabile, specie perché abbiamo finalmente la possibilità di vedere una lunga interpretazione della Frascaroli alle prese con un ruolo drammatico.

Il Jockey della morte – Alfred Lind (1915)

luglio 5, 2015 1 commento

Per la sezione Emigrazione del Cinema Ritrovato ecco Il Jockey della morte di Alfred Lind. La sua presenza in questa parte è del tutto provocatorio perché testimonia una caratteristica di alcuni grandi personaggi del cinema europeo di stabilirsi in Italia per fare cinema. Questo è il caso dello stesso Lind, che qui lavora per la Vay Film, società di Milano dove tra l’altro è stato girato tutto il lungometraggio.

Conte Raoul de Castelroc viene avvelenato dal suo Sovrintendente che vuole prendere possesso delle sue proprietà. Per diventare ereditiero consegna a dei circensi la figlia del nobile in cambio di denaro e la promessa di non tornare più in Italia. Quindici anni dopo la sorpresa. Giunge al castello il giovane Visconte Henri de Castelroc, nipote del Conte ucciso. Il sovrintendente cerca di liberarsi dell’uomo ma senza successo. E i guai non sono finiti perché il ragazzo scopre cosa è sucesso allo zio. Assieme al fidato domestico si mette alla ricerca della cugina, che lavora in un circo come funambola. Per avvicinarla si fa scritturare eseguendo un pericolo numero a cavalllo, utilizzando come veste scenica un inquietante costume da scheletro. Dopo una serie di rocambolesche fughe, i due cugini si liberano del malvagio Sovrintendente e posso finalmente sposarsi e godersi l’eredità.

Il Jockey della morte è un film che vi strapperà sicuramente qualche risata, voluta o meno che fosse all’epoca dell’uscita. Le diverse trovate per fuggire dagli inseguitori appaiono a tratti tanto assurde da suscitare ilarità. La storia non è nulla di che ed è evidente che è solo un pretesto per mettere in scena una storia romantico-avventurosa ricca di colpi di scena, almeno nell’intenzione. La parte più notevole resta il costume da scheletro del protagonista, che ancora oggi in determinate circostanze fa la sua discreta figura.

The Italian – Reginald Barker (1915)

luglio 4, 2015 1 commento

The Italian di Reginald Barker è stato presentato a Bologna durante il Cinema Ritrovato 2015 nella sezione dedicata alle migrazioni. Protagonista è un italiano immigrato negli Stati Uniti in cerca di fortuna, ma il tutto visto dagli americani stessi. Tutto parte da un soggetto di Thomas H. Ince e Crawford Gardner Sullivan.

Il film inizia in una Italia bucolica e idealizzata tra grandi vallate, mandolini e gondole. Protagonista è Beppo Donetti (George Beban), gondoliere locale perdutamente innamorato di Annette (Clara Williams). Il padre di lei, Trudo Ancello (J. Frank Burke) decide che darà in sposa la figlia a Beppo solo quando avrà una casa tutta sua. Il ragazzo parte quindi per gli Stati Uniti in cerca di fortuna. Diventa lustrascarpe e presto mette da parte un gruzzoletto per comprarsi una casa e farsi raggiungere da Annette. I due si sposano e hanno un figlio. Ma la loro felicità sarà messa a dura prova: in un periodo di fortissima canicola, il bambino ha bisogno di bere gran quantità di latte pastorizzato, altrimenti morirà. Beppo sta recandosi a prendere il latte quando viene rapinato da due bifolchi. Subito cerca vendetta ma la polizia equivoca e prova ad arrestarlo. Il ragazzo chiede disperato aiuto a Big Bill Corrigan (Leo Willis), boss locale con un grande ascendente sulle istituzioni, che lo scaccia in malomodo. Mentre Beppo è in carcere il figlioletto muore. Addolorato per quanto accaduto, il giovane decide di vendicarsi su Big Bill. Scopre un giorno che il figlio del Boss è malato e ha bisogno di calma assoluta. Beppo decide che la morte del bambino, vendicherà quella del suo ed entra in casa di Big Bill animato delle più terribili intenzioni. Ma quando vede il piccolo, desiste dal compiere il suo terribile atto.

Il film presenta molte delle caratteristiche principali dei film americani sugli immigrati italiani. Povertà, dramma, malavita e tanti luoghi comuni. La parte più divertente per uno spettatore di oggi è certamente quella iniziale, che mostra come gli americani vedevano l’Italia in quegli anni. Escludendo i nomi assurdi (chiamereste vostro figlio Trudo Ancello?), fa ridere come credevano che si vestissero i popolani, o anche come si acconciassero. Questo, bisogna dire, è forse anche un retaggio dei pessimi costumi di alcuni film nostrani dell’epoca. IL film vanta una buona regia ma una storia tratti troppo lenta e scontata. Sicuramente The Italian ha una sua importanza, in quanto è uno dei precursori di un genere, quello sui migranti italiani in America, che negli anni successivi ebbe uno sviluppo piuttosto ampio, fino a culmire con Il Padrino.

Dal Cinema Ritrovato: Cinefilia Ritrovata e il Cinema Muto parte 3

Penultimo appuntamento con il cinema muto di Cinefilia Ritrovata. Anche questa volta gli articoli sono tantissimi e ricchi di spunti interessanti. Partiamo con un articolo dedicato a Valetina Frascaroli, omaggiata dal Cinema Ritrovato con una sezione piuttosto ricca. Voliamo poi in Piazza Magiore dove il Progetto Keaton ha avuto inizio con la proiezione di due dei più celebri lavori dell’artista: Sherlock Jr e One Week. Una spruzzata di Leo McCarey e poi, per la prima volta, un assaggio di quanto accade nella sezione dedicata ai bambini. Alla fine non manca poi molto: nel prossimo appuntamento avremo il resoconto sulla parte armena, i Velle con due lungometraggi e soprattutto Rapsodia Satanica nella splendida cornice del Teatro Comunale. Gli articoli sono a cura di Yann Esvan, Edoardo Peretti, Laura Pascu, Denise Penna, Chiara Maraji Biasi, Stefano Careddu e Carolina Caterina Amabile. Buona lettura!

– Tutto su Valentina Frascaroli

Il Cinema Ritrovato ha dedicato un’intera sezione a una delle attrici italiane forse più sottovalutate del cinema muto: Valentina Frascaroli. In occasione dei sessant’anni dalla sua morte abbiamo avuto la possibilità di rivedere e approfondire la sua filmografia. Mentre le grandi dive si ponevano in una condizione di superiorità nei confronti del resto del mondo, la Frascaroli si mostra un’attrice poliedrica e attenta al suo pubblico. Alterna ruoli da protagonista ad altri secondari passando da film comici, che condivide il più delle volte con suo marito André Deed, a quelli drammatici. Proprio per questa sua caratteristica fu molto amata dal pubblico dell’epoca…

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– Keaton si sdoppia: da “One Week” a “Sherlock Jr.”

Dopo gli ultimi anni dedicati al restauro dei film di Charlie Chaplin, si giunge all’attesissima presentazione del lavoro di recupero che sarà compiuto sull’opera dell’altro grande autore di slapstick comedy del cinema muto: Buster Keaton. È forse la serata più attesa del Cinema Ritrovato 2015, Piazza Maggiore è come sempre affollata e l’orchestra è pronta ad accompagnare questa meravigliosa avventura visiva. Si parte con One week, cortometraggio di circa 25 minuti datato 1920…

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– Velle e de Chomón sotto la Luna

Serata in grande stile in piazzetta Pasolini, per la proiezione multipla con lanterna a carbone, la conclusiva per questa edizione del Cinema Ritrovato. Alla fotografia del primo lungometraggio Maurice Velle, figlio del celebre cineasta e mago prestigiatore Gaston Velle, elemento di punta per la Pathé negli anni ’10. Ed è proprio sotto l’effetto di una specie di magia che la proiezione è avvenuta: alla luce di una splendida luna piena, l’antico proiettore col suo delicato fumo azzurro, trasporta lo spettatore in un’atmosfera da sogno ormai perduta…

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– Bambini cinéphile: slapstick for kids

Il dipartimento educativo della Cineteca, Schermi e Lavagne, insieme all’Associazione Paper Moon ha organizzato ieri per i piccoli cinefili una giornata speciale dedicata alla comicità slapstick tra il 1910 e il 1916. Per il diletto del pubblico, le proiezioni sono state accompagnate dal vivo dal pianoforte di Lorenzo Agnifili. Pieni di entusiasmo, i bambini si sono goduti uno dei più belli cortometraggi degli inizi della carriera dell’amato Charlot, His new job, per la regia dello stesso Charlie Chaplin…

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– Analisi di “The Battles of Coronel and Falkland Islands”

Per la sezione Ritrovati e Restaurati è stato oggi presentato uno splendido documento storico dedicato a due delle battaglie navali più celebri della prima parte della Grande Guerra. The Battles of Coronel and Falkland Islands (1927) di Walter Summers non è un documentario, come spesso invece si legge, ma una ricostruzione storica molto fedele di quanto accaduto. La prima fase del film è dedicata alla sconfitta britannica avvenuta al largo di Coronel, in Cile, quando il 1 Novembre 1914 l’ammiraglio tedesco Mazimillian von Spee, grazie in particolare agli incrociatori corazzati Scharnhorst, Gneisenau e Leipzig, distrusse la HMS Monmouth and HMS Good Hope della Marina Britannica causando più di 1600 morti…

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– Tre film con Valentina Frascaroli

La sezione del Cinema Ritrovato dedicata a Valentina Frascaroli propone alcuni tra i numerosi lavori dell’attrice, figura poliedrica e diva del cinema muto. Giovedì 2 luglio sono stati presentati Sacrificata! (1910 di Oreste Mentasti), Gribouillette Dactylographe (1914 di André Deed) e Il delitto della piccina (1920 di Adelardo Fernández Arias). Gribouillette Dactylographe ci presenta Valentina Frascaroli nei panni in cui siamo più abituati a vederla, ovvero quelli comici…

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– Sguardi inediti su Buster Keaton

Anche quest’anno a giovanissimi aspiranti critici del futuro è stato richiesto di raccontare alcuni film del festival: “Uno dei progetti probabilmente più attesi del Cinema Ritrovato di quest’anno è stato quello su Buster Keaton e sulla visione di un suo cortometraggio e di un suo film…

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– Cinema a trucchi: piccoli cinefili crescono

Imparare il cinema e i suoi segreti divertendosi: questo l’obiettivo, tra gli altri, da parte del Cinema Ritrovato. Per raggiungerlo, Paper Moon Associazione, con il sostegno di Schermi e Lavagne, si dedica da anni all’ambito didattico-educativo della Cineteca di Bologna, realizzando numerosi progetti audiovisivi in collaborazione con scuole di tutti i cicli, dalle materne alle superiori, università e quant’altro. Ma i principali protagonisti sono sicuramente i bambini…

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– Le versioni di “The Despoiler” di Reginald Barker

The Despoiler di Reginald Barker è un film dalla storia molto interessante. Esce negli Stati Uniti nel 1915 edito dalla Triangle Motion Picture Company, fusione di tre altre case di produzione e che vedeva in prima fila Thomas H. Ince, autore del soggetto, David W. Griffith e Mack Sennet. La casa è nota per dare spazio a ottimi registi, come William S. Hart o in questo caso Reginald Barker e attori, i cui principali in The Despoiler sono Enid Markey e Frank Keenan. Nel 1917, in piena Grande Guerra, arriva in Francia dove subisce una trasformazione totale…

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– Donne protagoniste nella Bluebird Photoplay

Termina oggi la sezione dedicata alle produzioni della Bluebirds Photoplays, affiliata alla Universal Pictures, che tra il 1916 e il 1919 sfornò un numero molto alto di titoli. I film selezionati sono tutti conservati presso gli Archives Français du Film di Parigi. La caratteristica principale dei film prodotti da questa casa di produzione è quella di essere molto leggeri e godibili grazie anche ad una durata standard intorno ai sessanta minuti. Protagoniste sono sempre le donne, nei film presentati Carmel Myers, Edith Roberts ed Ella Hall. In linea generale si tratta di commedie sentimentali arricchite di componenti esotiche o inusuali…

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– Il gioco delle parti: “Mighty Like a Moose” e “The Awful Truth”

Se su The Awful Truth, una delle commedie più importanti e celebri degli anni trenta nonché uno degli archetipi della cosiddetta “screwball comedy”, si è giustamente già scritto e detto molto, meno conosciuto è Mighty Like a Moose, cortometraggio del 1923 dello stesso McCarey, la cui proiezione è stata associata proprio al film con Cary Grant e Irene Dunne. Scelta intelligente e significativa, perché il corto anticipa alcune tematiche fondamentali de L’orribile verità. Nella cornice di farsa slapstick, Mighty Like a Moose non è solo un film irresistibile e ricco di gags importanti (la finta rissa, per esempio), e non è solo una piccola dimostrazione di utilizzo comico degli spazi e degli ambienti: è anche una sorta di anticipazione di tematiche e caratteristiche della “screwball” che esploderà una decina di anni dopo…

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– Jacques Rancière: conferenza sul cinema

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– Jean Douchet e Kevin Brownlow analizzano Keaton

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