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Una Donna nella Luna (Frau im Mond) – Fritz Lang (1929)

settembre 13, 2013 2 commenti

Ci sono film che si nascondono e aspettano in un angolo di essere riscoperti e presi per mano. Quando finalmente vengono rispolverati e quindi visti, sprigionano la loro enorme forza interiore capace di emozionare per le ragioni più disparate. Capita infatti che storie con cui sei cresciuto siano influenzate in tutto e per tutto da loro, senza che tu te ne sia mai reso conto dandole forse per scontate o come interamente frutto della fantasia dell’autore di turno. Quando però il velo si rompe e ti permette di vedere la verità, ti senti finalmente appagato e riconoscente nei confronti del film che hai appena riscoperto, con una nuova consapevolezza di quanto il mondo del muto abbia ancora da dare al pubblico moderno e con rinnovata voglia di scoprire e ricercare. Come avrete capito anche Frau im Mond mi ha fatto il medesimo effetto essendo cresciuto leggendo le avventure di Tintin che comprendono una in due volumetti dedicata ad un viaggio sulla Luna. Non mi soffermerò di certo su analogie e differenze tra i due prodotti, ma vedere questo film è stato come rivedere un vecchio amico dopo tanto tempo, come ritrovare dopo anni un oggetto particolarmente evocativo nel posto più impensabile. Inutile dire che, per quanto mi riguarda, son proprio i film muti a scatenare in me queste sensazioni e per fortuna c’è tanto ancora da riscoprire!

Abbandonata questa piccola introduzione è il momento di parlare del nostro film e per farlo è giusto partire dall’inizio, ovvero dal romanzo della solita Thea Von Harbou, sceneggiatrice di fiducia nonché moglie di Fritz Lang. Dal libro, scritto nel 1928, venne subito tratta una sceneggiatura, opera della stessa Von Harbou, tanto che appena un anno più tardi vide la luce il nostro Frau im Mond. Il fatto di essere alle soglie degli anni ’30 si sente e giova in particolar modo a livello scenico. Ci ritroviamo così di fronte alla più realistica riproduzione di un vero e proprio razzo spaziale, lontano dalle mongolfiere e proiettili dei predecessori. Ma l’attenzione della Von Harbou e della produzione alla scienza è dimostrata anche dallo studio approfondito delle teorie riguardanti le possibilità di raggiungimento della Luna seguendo le forze gravitazionali della Terra e del suo satellite. Pur in maniera molto semplicistica possiamo dire che il percorso ipotizzato non era poi tanto lontano da quello poi utilizzato dall’Apollo 11, anche se, per forza di cose, l’astronave del film eviterà di seguire più di tanto l’orbita lunare prima dell’allunaggio. Al fine di rendere tutto più realistico, Lang si avvalse per la costruzione del razzo del supporto di due esperti:  Willy Ley e Hermann Oberth (uno dei padri ideologici del Telescopio spaziale nonché pioniere missilistico e dell’austronautica).

Wolf Helius (Willy Fritsch), brillante studioso, costruisce un razzo lunare spinto dalle brillanti intuizioni del Professor Georg Manfeldt (Klaus Pohl), il quale è convinto che sul lato oscuro della Luna ci sia atmosfera respirabile, acqua ma soprattutto oro in elevata quantità. Ma anche alcuni malviventi sono purtrppo venuti a conoscenza delle idee dello scienziato. Questi, capitanati da Walt Turner (Fritz Rasp), americano senza scrupoli, si uniscono con la forza alla spedizione bramando ulteriore ricchezza. Sulla Luna partiranno inoltre l’ingegnere Hans Windegger (Gustav von Wangenheim), amico fraterno di Wolf Helius, e la sua promessa sposa Friede Velten (Gerda Maurus). Di nascosto si imbarcherà anche il piccolo Gustav (Gustl Gstettenbaur) appassionato di fantascienza e da sempre desideroso di andare nello spazio. I sei, nonostante la pericolosità del viaggio, riescono ad arrivare sani e salvi sulla Luna che si rivela effettivamente ricca di ossigeno respirabile, d’oro e di acqua ribollente. Ma il precario equilibrio creatosi nella difficoltà tra i vari membri della spedizione è presto destinato a rompersi…

Il film alterna una prima parte più giallistica ad una seconda maggiormente drammatica ed avventurosa. Nel complesso la vicenda è decisamente piacevole, pur peccando in ingenuità e mostrando molte carenze narrative. Probabilmente questo è legato alla necessità di rendere il film adatto a tutto la famiglia (a questo servono personaggi come il buffo professore, il suo topolino e il piccolo eroe Gustav). Quello che certamente colpisce di più è il contorno fantascientifico e in particolare la scena della partenza. Sarebbe proprio di Lang il merito di aver inventato l’espendiente del “conto alla rovescia”, almeno così sostiene Ley nel suo Rockets, Missiles and Men in Space. L’invenzione aveva lo scopo di rendere maggiormente drammatica la scena della partenza e l’incertezza per le sorti dei protagonisti (rafforzata ovviamente dai dialoghi immediatamente precedenti che ipotizzavano la possibilità di uscire fuori dall’orbita della Luna e della Terra per vagare in eterno nello spazio). Molto riuscita, sempre nello stesso frangente, l’idea di inquadrare la partenza dal punto di vista del pubblico e dei giornalisti presenti, attribuendo ulteriore importanza alla incredibile (tanto più per l’epoca) avventura dei sei astronauti. Sicuramente tra tutti i viaggi lunari o spaziali muti Frau im Mond, forse proprio per essere stato l’ultimo, è il più incredibile ed evocativo e non è un caso che abbia ispirato tante produzioni future e anche, chissà, rafforzato l’idea che un viaggio sul nostro satellite fosse effettivamente possibile. Certo, vi sono ancora tantissime idee bislacche o romanzate, come quella che vi potesse essere un’atmosfera ricca di ossigeno o l’idea che la Luna fosse ricca di oro o chissà quali altri grande ricchezze, ma non per questo l’avventura perde il suo fascino. Non bisogna dimenticare come sia “il lato nascosto della Luna” il protagonista della vicenda, che per forza di cose (essendo nascosto appunto) da sempre aveva suscitato l’immaginazione degli uomini. In questo caso non abbiamo forme di vita aliene, ma l’idea che vi fossero cose straordinarie. Insomma la Von Harbou pur seguendo, per quanto possibile, teorie scientifiche plausibili o effettivamente proposte da qualche scienziato, non poteva, quanto meno per esigenze di sceneggiatura, cedere all’idea che il lato nascosto della Luna celasse qualche cosa di straordinario. Non dobbiamo comunque dimenticare che pur sembrandoci queste idee implausibili si tratta pur sempre di una storia, che in quanto tale può prendersi licenze più che fantasiose (e non sarebbe poi fantascienza altrimenti). Per ultimo non bisogna scordare come all’epoca l’idea di poter arrivare sulla Luna fosse ancora un sogno che molti giudicavano irrealizzabile (e per qualche complottista lo è ancora adesso). Solo alla luce di questo il film può essere visto e goduto e provocare, ancora una volta a distanza di tanti anni, stupore e meraviglia.

Passando al lato più tecnico, il film presenta una splendida fotografia ed alcune idee interessanti dal punti di vista visivo. Alcune inquadrature, specie nella scena del lancio, sono davvero incredibili. I personaggi sono tutti ben interpretati e ben caratterizzati, complice anche la lunga durata del film. In particolare Willy Fritsch contribuisce a rafforzare, grazie alla sua espressione severa, i momenti di maggiore tensione, così come Klaus Pohl e Gustl Gstettenbaur stemperano la tensione grazie alla loro esuberanza. Fritz Rasp da qui una prova della sua capacità di trasformarsi in personaggi decisamente diversi tra loro (interpretando due personaggi che ad un primo sguardo sembrano diametralmente opposti ma che poi si rivelano la medesima persona). Infine come non citare Gerda Maurus, la quale riesce a creare un personaggio decisamente forte e precursore dell’emancipazione femminile, pur non nascondendo un lato materno e comprensivo rafforzato da sguardi e mimica. Proprio in questa dicotomia risiede, a mio avviso, la sua emancipata femminilità assolutamente moderna. Non stupisce insomma, davanti a questo splendido cast, che tutti gli attori principali abbiano avuto una carriera anche con l’avvento del cinema sonoro.

Per chi si fosse incuriosito e volesse comprare l’edizione in DVD consiglio come al solito l’edizione edita dalla Eureka! per la collana Masters of Cinema. Vi lascio con uno spezzone tratto dalla fase di lancio del missile.

Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) – Friedrich Wilhelm Murnau (1922)

Parlare di film tanto importanti come Nosferatu è sempre difficile, vengo come assalito da un senso di inadeguatezza che mi spinge a lasciar perdere e scrivere altro. La molla che ha fatto partire questa recensione  è scattata il 3 Novembre quando, presso il Cinema Avvenire, ho potuto vedere il film accompagnato dalla musica dal vivo dei Supershock (evento scoperto, come spesso accade, tramite l’utilissimo Sempre in Penombra). Il gruppo si dedica da tempo alla revisione in chiave rock delle colonne sonore, spesso perdute, dei grandi classici dell’espressionismo tedesco. Ho dato un rapido sguardo al loro sito ed ho visto che hanno musicato anche MetropolisIl gabinetto del dottor Caligari (due film di cui parlerò in futuro se supererò il solito timore reverenziale) e Il Golem. L’esperimento di questi due ragazzi è sicuramente interessante. Nonostante il loro genere musicale non sia proprio nelle mie corde, non posso che lodare l’iniziativa, sperando che il cinema muto possa ricevere nuova linfa vitale grazie a questi “concerti cinematografici”.

Dopo questa breve premessa possiamo finalmente parlare di Nosferatu il vampiro o, meglio ancora, una sinfonia dell’orrore. Prendendo ispirazione, senza permesso, dalla storia Dracula di Bram Stoker, Murnau porta sullo schermo uno dei personaggi più celebri della storia del cinema: il terribile Conte Orlok, interpretato da Max Schreck. L’attore aveva un nome così inquietante (traducibile con Massimo Terrore), da generare le ipotesi più disparate sulla sua reale identità. Del resto il suo personaggio è talmente ben interpretato da risultare terreno fertile per la nascita di leggende di ogni tipo.

Hutter (Gustav von Wangenheim) è costretto a lasciare la sua amata Ellen (Greta Schröder) quando viene inviato dal suo superiore, l’agente immobiliare Knock (Alexander Granach), in Transilvania per finalizzare l’acquisto di una casa. Qui si trova ad avere a che fare con il terribile Conte Orlok (Max Schreck), che presto si rivela per la sua vera natura vampiresca. Solo il sacrificio della bella Ellen potrà fermare la tremenda forza distruttiva del Conte.

Il film si inquadra nell’ambito dei grandi capolavori dell’espressionismo tedesco ed è caratterizzato da una serie di immagini dal forte contenuto simbolico. Murnau ci regala degli strepitosi giochi di ombre, che contribuiscono a rendere Nosferatu ancora oggi un vero e proprio film dell’orrore. Quando, all’età di quindici anni circa, vidi per la prima volta Nosferatu ammetto di non aver capito a pieno la sua carica, che sembra assumere nuovi valori e nuovi significati ad ogni visione. L’attenzione quasi maniacale al particolare contribuisce a circondare il film di un alone di mistero e decadenza che esplodono nella rappresentazione del Conte Orlok.

Nosferatu è giunto fino a noi nonostante le vicende travagliate che lo circondano, visto che i parenti di Stoker accusarono di plagio Murnau che venne condannato alla distruzione delle pellicola. Fortunatamente il regista mantenne segretamente una copia del film la quale ci permette di godere pienamente di questo capolavoro. Il successo della storia è testimoniata anche dal remake, girato nel 1979 con Klaus Kinski nei panni del Conte Orlok. Nel corso degli anni si sono susseguite numerose opere di restauro che hanno contribuito a ripulire la pellicola e renderla maggiormente godibile. Attualmente, anche in Italia, sono disponibili numerosissime edizioni dai prezzi più disparati. Nosferatu di certo meriterebbe qualche parola in più, ma al momento dovrete accontentarvi di questa prima infarinatura. Non escludo di tornare ed approfondire l’argomento in futuro.