Due sorelle (Kohlhiesels Töchter) – Ernst Lubitsch (1920)

ChochlovaForse è vero che non mi va mai bene nulla, ma anche con il secondo film di Lubitsch presentato durante il Cinema Ritrovato 2020 non è che sia andato molto d’accordo. Kohlhiesels Töchter ha dei momenti molto divertenti ma ancora una volta è la premessa a lasciarmi un po’ perplesso. Ci sono due sorelle, interpretate magistralmente da Henny Porten, una carina e oca (Gretel) e l’altra bruttina e scontrosa (Liesel). La bella Gretel è contesa da due amici, Peter Xaver (Emil Jannings) e Paul Seppl (Gustav von Wangenheim). Quando Xavel chiede al padre della ragazza (Jakob Tiedtke) la mano della figlia, questi risponde che prima deve riuscire a trovare marito a Liesel. Inutile dire che Seppl suggerisce genialmente a Xaver di sposare Liesel, per poi chiedere successivamente il divorzio e sposare finalmente Gretel. Finirà con Liesel che, innamoratasi realmente di Xaver, cambierà atteggiamento e aspetto per fargli piacere mentre Seppl sposerà Gretel dopo averla consolata sapientemente per la perdita dell’amato.

 Nonostante gli elementi divertenti anche qui troviamo una figura della donna piuttosto stereotipata e indigesta. Bella=oca, brutta=maschiaccio. Bisogna dire che le commedie sono fatte anche di canovacci e personaggi stereotipati ma avrei preferito qualcosa di più. In particolare il finale, in cui Liesel diventa di fatto una Gretel 2, lascia un po’ di amaro in bocca perché si sarebbe potuto giocare forse sui tratti caratteriali e l’unicità di entrambe. Detto questo gli attori sono molto bravi, il film dura il giusto e le scene comiche non sono mai tirate troppo per le lunghe. Si tratta quindi di un film riuscito e carino ma, ancora una volta, subentra la mia incapacità di apprezzare pienamente gli slapstick e questo Kohlhiesels Töchter, al contrario di tante commedie di Lubitsch, si avvicina molto a questa tipologia di film. In ogni caso vi consiglio di vedere il film anche solo per vedere Henny Porten alle prese con dei ruoli molto diversi dal solito e con uno stile recitativo che si allontana tantissimo da quello melodrammatico divesco che abbiamo visto anche nella Anna Bolena di qualche giorno fa.

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