Archivio

Posts Tagged ‘Max Schreck’

Am Rande der Welt – Karl Grune (1927)

Am Rande der Welt, traducibile più o meno come “Ai Confini del Mondo“, è un film pacifista breve ma piuttosto ben costruito. Finita la Prima Guerra Mondiale, iniziative di questo tipo sono decisamente fioccate in giro per l’Europa, tanto che solo tra i film presenti su questo sito potrei citare J’accuse di Abel Gance (1919) o Il Fabbro e il Primo Ministro (Слесарь и канцлер) di Vladimir Gardin e Ol’ga Preobraženskaja (1923). Come nel film Russo del ’23, Am Rande der Welt si svolge in un luogo fittizio, che potrebbe essere in qualsiasi luogo e sotto qualsiasi fazione, proprio per rendere universale il suo messaggio di pace e amore. Però…rispetto ai film che ho citato prima questo non mi ha convito del tutto, tanto che l’unica cosa ad avermi attratto davvero è la presenza del mitico Max Schreck. Vi dice niente questo nome che evoca “Massimo Terrore“? Ebbene sì, questo è uno rari film superstiti in cui l’attore che ha interpretato Nosferatu o, secondo chi crede che Nosferatu non fosse un attore, colui che ha prestato il proprio nome evocativo al terribile e originale vampiro Orloff/Dracula. Bisogna dire che anche qui il ruolo di Schreck è decisamente inquietante e, appena entrato in scena, cambia completamente la storia inserendo il losco e il meschino in una realtà che ne sembrava del tutto priva. Ma andiamo per ordine e partiamo con la trama:

Presso un mulino isolato, vive felicemente un mugnaio (Albert Steinrück) con la sua famiglia che, malgrado i sacrifici quotidiani, vive felicemente e senza preoccupazioni. Un giorno, però, giunge uno straniero (Erwin Faber) che con la scusa di aiutare nei lavori pesanti, trasforma il mulino in una base spionista nemica. Unico suo interlocutore è l’inquietante Troedler (Max Schreck), che sotto le mentite spoglie di un venditore ambulante controlla che l’uomo faccia il suo dovere. Lo straniero, infatti, viene accolto molto bene dalla famiglia e inizia a provare un debole per la bella Magda (Brigitte Helm) e solo con le reitarate minacce di Troedler, si convince a continuare il suo sporco lavoro di spia. Scoppiata la guerra, il mulino viene presto occupato dalle forze nemiche. Per disprezzo nei confronti della guerra, John (William Dieterle), fratello di Magda, manca volutamente di rispetto ai soldati nemici e viene catturato. Tutto sembra perduto, ma nell’orrore della guerra scoppierà l’amore tra Magda e un Luogotenente nemico (Jean Bradin)…

Non racconterò il finale ma potete ben immaginarlo. Il senso generale, come detto, è quello di mostrare quanto la guerra sia futile e quanto, invece, l’amore e la fratellanza siano possibli e preferibili. Peccato che questo messaggio non sia stato ascoltato dai tedeschi, forse avremmo evitato la Seconda Guerra Mondiale. Il film, nonostante la sceneggiatura non eccelsa, è ben diretto e gli attori interpretano bene il loro ruolo. Purtroppo la copia in circolazione è a tratti poco chiara, con il risultato che molti particolari vengono perduti e quando le didascalie vengono sostituite da lettere scritte a mano, non si capisce assolutamente nulla. E la Fantascienza? Sinceramente lo ignoro, probabilmente più che Fantascienza dovrebbe essere un film fantastico, oppure dovremmo includere anche il Il Fabbro e il Primo Ministro nella fantascienza, cosa fare? In fondo si trattava semplicemente di un futuro possibile in caso di altra guerra, un futuro non troppo lontano e in fondo possibile, e quindi, leggendo il film da questo punto di vista, potrebbe rientrare nella fantascienza nel senso più ampio del termine. Al momento lo lascio nel progetto, poi si vedrà.

Per concludere nelle condizioni in cui è, Am Rande der Welt mi è sembrato un film che ha raggiunto solo parzialmente i propositi che si era prefissato, la speranza è comunque quella di poterlo vedere presto restaurato nella speranza di cambiare idea in positivo. Nel video sotto solo la prima parte è relativa al film, quindi non stupitevi troppo del cambio di scene e ambientazioni. Vi lascio a Max Schreck, buona visione!

<

Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) – Friedrich Wilhelm Murnau (1922)

Parlare di film tanto importanti come Nosferatu è sempre difficile, vengo come assalito da un senso di inadeguatezza che mi spinge a lasciar perdere e scrivere altro. La molla che ha fatto partire questa recensione  è scattata il 3 Novembre quando, presso il Cinema Avvenire, ho potuto vedere il film accompagnato dalla musica dal vivo dei Supershock (evento scoperto, come spesso accade, tramite l’utilissimo Sempre in Penombra). Il gruppo si dedica da tempo alla revisione in chiave rock delle colonne sonore, spesso perdute, dei grandi classici dell’espressionismo tedesco. Ho dato un rapido sguardo al loro sito ed ho visto che hanno musicato anche MetropolisIl gabinetto del dottor Caligari (due film di cui parlerò in futuro se supererò il solito timore reverenziale) e Il Golem. L’esperimento di questi due ragazzi è sicuramente interessante. Nonostante il loro genere musicale non sia proprio nelle mie corde, non posso che lodare l’iniziativa, sperando che il cinema muto possa ricevere nuova linfa vitale grazie a questi “concerti cinematografici”.

Dopo questa breve premessa possiamo finalmente parlare di Nosferatu il vampiro o, meglio ancora, una sinfonia dell’orrore. Prendendo ispirazione, senza permesso, dalla storia Dracula di Bram Stoker, Murnau porta sullo schermo uno dei personaggi più celebri della storia del cinema: il terribile Conte Orlok, interpretato da Max Schreck. L’attore aveva un nome così inquietante (traducibile con Massimo Terrore), da generare le ipotesi più disparate sulla sua reale identità. Del resto il suo personaggio è talmente ben interpretato da risultare terreno fertile per la nascita di leggende di ogni tipo.

Hutter (Gustav von Wangenheim) è costretto a lasciare la sua amata Ellen (Greta Schröder) quando viene inviato dal suo superiore, l’agente immobiliare Knock (Alexander Granach), in Transilvania per finalizzare l’acquisto di una casa. Qui si trova ad avere a che fare con il terribile Conte Orlok (Max Schreck), che presto si rivela per la sua vera natura vampiresca. Solo il sacrificio della bella Ellen potrà fermare la tremenda forza distruttiva del Conte.

Il film si inquadra nell’ambito dei grandi capolavori dell’espressionismo tedesco ed è caratterizzato da una serie di immagini dal forte contenuto simbolico. Murnau ci regala degli strepitosi giochi di ombre, che contribuiscono a rendere Nosferatu ancora oggi un vero e proprio film dell’orrore. Quando, all’età di quindici anni circa, vidi per la prima volta Nosferatu ammetto di non aver capito a pieno la sua carica, che sembra assumere nuovi valori e nuovi significati ad ogni visione. L’attenzione quasi maniacale al particolare contribuisce a circondare il film di un alone di mistero e decadenza che esplodono nella rappresentazione del Conte Orlok.

Nosferatu è giunto fino a noi nonostante le vicende travagliate che lo circondano, visto che i parenti di Stoker accusarono di plagio Murnau che venne condannato alla distruzione delle pellicola. Fortunatamente il regista mantenne segretamente una copia del film la quale ci permette di godere pienamente di questo capolavoro. Il successo della storia è testimoniata anche dal remake, girato nel 1979 con Klaus Kinski nei panni del Conte Orlok. Nel corso degli anni si sono susseguite numerose opere di restauro che hanno contribuito a ripulire la pellicola e renderla maggiormente godibile. Attualmente, anche in Italia, sono disponibili numerosissime edizioni dai prezzi più disparati. Nosferatu di certo meriterebbe qualche parola in più, ma al momento dovrete accontentarvi di questa prima infarinatura. Non escludo di tornare ed approfondire l’argomento in futuro.