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Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) – Friedrich Wilhelm Murnau (1922)

Parlare di film tanto importanti come Nosferatu è sempre difficile, vengo come assalito da un senso di inadeguatezza che mi spinge a lasciar perdere e scrivere altro. La molla che ha fatto partire questa recensione  è scattata il 3 Novembre quando, presso il Cinema Avvenire, ho potuto vedere il film accompagnato dalla musica dal vivo dei Supershock (evento scoperto, come spesso accade, tramite l’utilissimo Sempre in Penombra). Il gruppo si dedica da tempo alla revisione in chiave rock delle colonne sonore, spesso perdute, dei grandi classici dell’espressionismo tedesco. Ho dato un rapido sguardo al loro sito ed ho visto che hanno musicato anche MetropolisIl gabinetto del dottor Caligari (due film di cui parlerò in futuro se supererò il solito timore reverenziale) e Il Golem. L’esperimento di questi due ragazzi è sicuramente interessante. Nonostante il loro genere musicale non sia proprio nelle mie corde, non posso che lodare l’iniziativa, sperando che il cinema muto possa ricevere nuova linfa vitale grazie a questi “concerti cinematografici”.

Dopo questa breve premessa possiamo finalmente parlare di Nosferatu il vampiro o, meglio ancora, una sinfonia dell’orrore. Prendendo ispirazione, senza permesso, dalla storia Dracula di Bram Stoker, Murnau porta sullo schermo uno dei personaggi più celebri della storia del cinema: il terribile Conte Orlok, interpretato da Max Schreck. L’attore aveva un nome così inquietante (traducibile con Massimo Terrore), da generare le ipotesi più disparate sulla sua reale identità. Del resto il suo personaggio è talmente ben interpretato da risultare terreno fertile per la nascita di leggende di ogni tipo.

Hutter (Gustav von Wangenheim) è costretto a lasciare la sua amata Ellen (Greta Schröder) quando viene inviato dal suo superiore, l’agente immobiliare Knock (Alexander Granach), in Transilvania per finalizzare l’acquisto di una casa. Qui si trova ad avere a che fare con il terribile Conte Orlok (Max Schreck), che presto si rivela per la sua vera natura vampiresca. Solo il sacrificio della bella Ellen potrà fermare la tremenda forza distruttiva del Conte.

Il film si inquadra nell’ambito dei grandi capolavori dell’espressionismo tedesco ed è caratterizzato da una serie di immagini dal forte contenuto simbolico. Murnau ci regala degli strepitosi giochi di ombre, che contribuiscono a rendere Nosferatu ancora oggi un vero e proprio film dell’orrore. Quando, all’età di quindici anni circa, vidi per la prima volta Nosferatu ammetto di non aver capito a pieno la sua carica, che sembra assumere nuovi valori e nuovi significati ad ogni visione. L’attenzione quasi maniacale al particolare contribuisce a circondare il film di un alone di mistero e decadenza che esplodono nella rappresentazione del Conte Orlok.

Nosferatu è giunto fino a noi nonostante le vicende travagliate che lo circondano, visto che i parenti di Stoker accusarono di plagio Murnau che venne condannato alla distruzione delle pellicola. Fortunatamente il regista mantenne segretamente una copia del film la quale ci permette di godere pienamente di questo capolavoro. Il successo della storia è testimoniata anche dal remake, girato nel 1979 con Klaus Kinski nei panni del Conte Orlok. Nel corso degli anni si sono susseguite numerose opere di restauro che hanno contribuito a ripulire la pellicola e renderla maggiormente godibile. Attualmente, anche in Italia, sono disponibili numerosissime edizioni dai prezzi più disparati. Nosferatu di certo meriterebbe qualche parola in più, ma al momento dovrete accontentarvi di questa prima infarinatura. Non escludo di tornare ed approfondire l’argomento in futuro.

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  1. novembre 8, 2011 alle 12:06 pm

    Ti consiglio (mi permetto di consigliare) la versione di Masters of Cinema, 2 dischi e molti contenuti extra, tra cui il documentario Il linguaggio delle ombre (53′).
    Grazie per il link!

  2. novembre 8, 2011 alle 12:41 pm

    grazie mille per il consiglio. In effetti ero proprio orientato a prendere la versione della Eureka, vista la mia penosissima versione Ermitage che mi porto dietro da sette anni circa.

  1. agosto 12, 2013 alle 11:49 am
  2. ottobre 5, 2013 alle 7:55 pm
  3. maggio 10, 2014 alle 8:50 am

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