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Posts Tagged ‘Fritz Lang’

Il Dottor Mabuse (Dr. Mabuse, der Spieler) – Fritz Lang (1922)

novembre 20, 2014 1 commento

Nel 1921 vedeva la luce il romanzo Dr. Mabuse, der Spieler di Norbert Jacques e il successo fu immediato. Rapito dal personaggio, Fritz Lang decise di girarne un film che fu presentato nel 1922. Per non perdere quasi nulla di quanto narrato nel romanzo, Lang decise di dividere il film in due parti principali: 1. Il grande giocatore: un quadro dell’epoca (Der große Spieler. Ein Bild der Zeit); 2.INFERNO: un dramma di uomini della nostra epoca (INFERNO. Ein Spiel von Menschen unserer Zeit). Il film a conti fatti non è molto dissimile da un Fantômas di Louis Feuillade nell’intenzione, ma l’attenzione del film è posta altrove. Dove nel serial francese è tutto teso all’azione ed alle peripezie del protagonista/antagonista, qui l’azione è quasi inesistente. Le vicende si svolgono con lentezza e l’attenzione dello spettatore è spostata al personaggio stesso del Dottor Mabuse, interpretato da uno splendido Rudolf Klein-Rogge, e dai suoi diversi travestimenti che a tratti sembrano quasi non avere un’utilità reale ai fini della trama. Sono i dettagli a fare la differenza, così come la focalizzazione nei personaggi e nelle diverse situazioni, situazioni che si ripetono ma con risultati finali differenti perché i personaggi imparano da quanto loro accaduto precedentemente e non reagiscono mai allo stesso modo. Siamo insomma lontani anni luce da serial americani come The Master Mystery o Lightning Hutch. Ma andiamo finalmente alla trama generale delle due parti:

Il Dottor Mabuse (Rudolf Klein-Rogge) è un medico psicoanalista molto celebre nei quartieri alti. Ma dietro la sua professione cela un segreto. Egli è infatti un bandito senza scrupoli che spilla soldi ai ricchi giocatori d’azzardo utilizzando i suoi poteri ipnotici. Per evitare di essere riconosciuto, egli adopera travestimenti di ogni tipo, riuscendo così a rimanere al di fuori di ogni sospetto. Si avvale dell’aiuto di numerosi collaboratori: Spoerri (Robert Forster-Larrinaga), segretario e truccatore del Dottor Mabuse con il cattivo vizio della cocaina, Pesch (Georg John), la domestica Fine (Grete Berger), l’autista Georg (Hans Adalbert Schlettow) e Chérie Carozza (Aud Egede Nissen), ballerina e cantante innamorata del suo malvagio capo. Il Dottor Mabuse possiede anche un laboratorio di falsari gestito dal grasso Haawsch (Karl Huszar-Puffy) in cui lavorano solo non vedenti (ricordiamo che questo è il periodo della crisi economica). Presto il castello di carte inizia a crollare. Mabuse ruba del denaro a Edgar Hull (Paul Richter), figlio di un ricco industriale, e si rivolge al Procuratore di Stato Norbert von Welk (Bernhard Goetzke). Il Dottor Mabuse mette sulle sue tracce Chérie Carozza che viene però scoperta e imprigionata. Per vendetta Mabuse organizza un’imboscata ai danni di Edgar Hull, che viene ucciso, e del Procuratore, che riesce incredibilmente a salvarsi. Chérie Carozza si suicida per ordine dello stesso Mabuse, ormai interessato ad un’altra donna, la Contessa Dusy Told (Gertrude Welcker). Il Conte Told (Alfred Abel), è un ometto debole e facilmente impressionabile, così Mabuse riesce a fare in modo che perda ogni credito verso i suoi amici, rapendo poi la sua amata contessa e convincendolo, tramite l’ipnosi, che lei lo avesse abbandonato per vergogna. Come ultimo atto del suo diabolico piano, Mabuse spinge il conte a suicidarsi. Ma il Procuratore ha ormai capito tutto e si mette sulle tracce del Dottor Mabuse fino ad un finale rocambolesco e intenso.

La lentezza nell’evoluzione della trama è testimoniata anche dalle poche righe con cui ho raccontato le quattro ore e mezza di film. Ho visto Dr. Mabuse con Erasmo del blog La Grande Bellezza e ci siamo soffermati a lungo su questa componente ed è apparso evidente fin da subito come Fritz Lang seguisse da vicino un romanzo e non una storia originale (ovviamente la sceneggiatura vede sempre la presenza della moglie Thea von Harbou). Quattro ore e mezza di narrazione non sempre fluidissima post pranzo abbondante e con il caldo torrido non sono esattamente il massimo, eppure non ho mai venuta voglia di interrompere la visione e penso che in gran parte il merito si proprio di Lang. Ogni volta mi perdevo in qualche dettaglio, in un gioco di luci o nell’espressione di un attore. I personaggi si evolvevano caratterialmente sotto i miei occhi e ogni trasformazione del Dr. Mabuse sembrava nascondere al suo interno una nuova sfaccettatura della personalità del criminale. Abbiamo iniziato la visione con l’edizione della Sinister Video che ha una colonna sonora abominevole. Sostanzialmente è stata preparata un’ora di musica che poi è stata semplicemente ripetuta per tutto il film (con tanto di breve pausa quando finiva il “giro”). Con la seconda parte siamo fortunatamente passati alla Masters of Cinema di Erasmo e grazie alla loro solita cura nei dettagli, il film è sembrato ancora più profondo e interessante (inutile dire che vi consiglio questa seconda edizione).

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Una Donna nella Luna (Frau im Mond) – Fritz Lang (1929)

settembre 13, 2013 1 commento

Ci sono film che si nascondono e aspettano in un angolo di essere riscoperti e presi per mano. Quando finalmente vengono rispolverati e quindi visti, sprigionano la loro enorme forza interiore capace di emozionare per le ragioni più disparate. Capita infatti che storie con cui sei cresciuto siano influenzate in tutto e per tutto da loro, senza che tu te ne sia mai reso conto dandole forse per scontate o come interamente frutto della fantasia dell’autore di turno. Quando però il velo si rompe e ti permette di vedere la verità, ti senti finalmente appagato e riconoscente nei confronti del film che hai appena riscoperto, con una nuova consapevolezza di quanto il mondo del muto abbia ancora da dare al pubblico moderno e con rinnovata voglia di scoprire e ricercare. Come avrete capito anche Frau im Mond mi ha fatto il medesimo effetto essendo cresciuto leggendo le avventure di Tintin che comprendono una in due volumetti dedicata ad un viaggio sulla Luna. Non mi soffermerò di certo su analogie e differenze tra i due prodotti, ma vedere questo film è stato come rivedere un vecchio amico dopo tanto tempo, come ritrovare dopo anni un oggetto particolarmente evocativo nel posto più impensabile. Inutile dire che, per quanto mi riguarda, son proprio i film muti a scatenare in me queste sensazioni e per fortuna c’è tanto ancora da riscoprire!

Abbandonata questa piccola introduzione è il momento di parlare del nostro film e per farlo è giusto partire dall’inizio, ovvero dal romanzo della solita Thea Von Harbou, sceneggiatrice di fiducia nonché moglie di Fritz Lang. Dal libro, scritto nel 1928, venne subito tratta una sceneggiatura, opera della stessa Von Harbou, tanto che appena un anno più tardi vide la luce il nostro Frau im Mond. Il fatto di essere alle soglie degli anni ’30 si sente e giova in particolar modo a livello scenico. Ci ritroviamo così di fronte alla più realistica riproduzione di un vero e proprio razzo spaziale, lontano dalle mongolfiere e proiettili dei predecessori. Ma l’attenzione della Von Harbou e della produzione alla scienza è dimostrata anche dallo studio approfondito delle teorie riguardanti le possibilità di raggiungimento della Luna seguendo le forze gravitazionali della Terra e del suo satellite. Pur in maniera molto semplicistica possiamo dire che il percorso ipotizzato non era poi tanto lontano da quello poi utilizzato dall’Apollo 11, anche se, per forza di cose, l’astronave del film eviterà di seguire più di tanto l’orbita lunare prima dell’allunaggio. Al fine di rendere tutto più realistico, Lang si avvalse per la costruzione del razzo del supporto di due esperti:  Willy Ley e Hermann Oberth (uno dei padri ideologici del Telescopio spaziale nonché pioniere missilistico e dell’austronautica).

Wolf Helius (Willy Fritsch), brillante studioso, costruisce un razzo lunare spinto dalle brillanti intuizioni del Professor Georg Manfeldt (Klaus Pohl), il quale è convinto che sul lato oscuro della Luna ci sia atmosfera respirabile, acqua ma soprattutto oro in elevata quantità. Ma anche alcuni malviventi sono purtrppo venuti a conoscenza delle idee dello scienziato. Questi, capitanati da Walt Turner (Fritz Rasp), americano senza scrupoli, si uniscono con la forza alla spedizione bramando ulteriore ricchezza. Sulla Luna partiranno inoltre l’ingegnere Hans Windegger (Gustav von Wangenheim), amico fraterno di Wolf Helius, e la sua promessa sposa Friede Velten (Gerda Maurus). Di nascosto si imbarcherà anche il piccolo Gustav (Gustl Gstettenbaur) appassionato di fantascienza e da sempre desideroso di andare nello spazio. I sei, nonostante la pericolosità del viaggio, riescono ad arrivare sani e salvi sulla Luna che si rivela effettivamente ricca di ossigeno respirabile, d’oro e di acqua ribollente. Ma il precario equilibrio creatosi nella difficoltà tra i vari membri della spedizione è presto destinato a rompersi…

Il film alterna una prima parte più giallistica ad una seconda maggiormente drammatica ed avventurosa. Nel complesso la vicenda è decisamente piacevole, pur peccando in ingenuità e mostrando molte carenze narrative. Probabilmente questo è legato alla necessità di rendere il film adatto a tutto la famiglia (a questo servono personaggi come il buffo professore, il suo topolino e il piccolo eroe Gustav). Quello che certamente colpisce di più è il contorno fantascientifico e in particolare la scena della partenza. Sarebbe proprio di Lang il merito di aver inventato l’espendiente del “conto alla rovescia”, almeno così sostiene Ley nel suo Rockets, Missiles and Men in Space. L’invenzione aveva lo scopo di rendere maggiormente drammatica la scena della partenza e l’incertezza per le sorti dei protagonisti (rafforzata ovviamente dai dialoghi immediatamente precedenti che ipotizzavano la possibilità di uscire fuori dall’orbita della Luna e della Terra per vagare in eterno nello spazio). Molto riuscita, sempre nello stesso frangente, l’idea di inquadrare la partenza dal punto di vista del pubblico e dei giornalisti presenti, attribuendo ulteriore importanza alla incredibile (tanto più per l’epoca) avventura dei sei astronauti. Sicuramente tra tutti i viaggi lunari o spaziali muti Frau im Mond, forse proprio per essere stato l’ultimo, è il più incredibile ed evocativo e non è un caso che abbia ispirato tante produzioni future e anche, chissà, rafforzato l’idea che un viaggio sul nostro satellite fosse effettivamente possibile. Certo, vi sono ancora tantissime idee bislacche o romanzate, come quella che vi potesse essere un’atmosfera ricca di ossigeno o l’idea che la Luna fosse ricca di oro o chissà quali altri grande ricchezze, ma non per questo l’avventura perde il suo fascino. Non bisogna dimenticare come sia “il lato nascosto della Luna” il protagonista della vicenda, che per forza di cose (essendo nascosto appunto) da sempre aveva suscitato l’immaginazione degli uomini. In questo caso non abbiamo forme di vita aliene, ma l’idea che vi fossero cose straordinarie. Insomma la Von Harbou pur seguendo, per quanto possibile, teorie scientifiche plausibili o effettivamente proposte da qualche scienziato, non poteva, quanto meno per esigenze di sceneggiatura, cedere all’idea che il lato nascosto della Luna celasse qualche cosa di straordinario. Non dobbiamo comunque dimenticare che pur sembrandoci queste idee implausibili si tratta pur sempre di una storia, che in quanto tale può prendersi licenze più che fantasiose (e non sarebbe poi fantascienza altrimenti). Per ultimo non bisogna scordare come all’epoca l’idea di poter arrivare sulla Luna fosse ancora un sogno che molti giudicavano irrealizzabile (e per qualche complottista lo è ancora adesso). Solo alla luce di questo il film può essere visto e goduto e provocare, ancora una volta a distanza di tanti anni, stupore e meraviglia.

Passando al lato più tecnico, il film presenta una splendida fotografia ed alcune idee interessanti dal punti di vista visivo. Alcune inquadrature, specie nella scena del lancio, sono davvero incredibili. I personaggi sono tutti ben interpretati e ben caratterizzati, complice anche la lunga durata del film. In particolare Willy Fritsch contribuisce a rafforzare, grazie alla sua espressione severa, i momenti di maggiore tensione, così come Klaus Pohl e Gustl Gstettenbaur stemperano la tensione grazie alla loro esuberanza. Fritz Rasp da qui una prova della sua capacità di trasformarsi in personaggi decisamente diversi tra loro (interpretando due personaggi che ad un primo sguardo sembrano diametralmente opposti ma che poi si rivelano la medesima persona). Infine come non citare Gerda Maurus, la quale riesce a creare un personaggio decisamente forte e precursore dell’emancipazione femminile, pur non nascondendo un lato materno e comprensivo rafforzato da sguardi e mimica. Proprio in questa dicotomia risiede, a mio avviso, la sua emancipata femminilità assolutamente moderna. Non stupisce insomma, davanti a questo splendido cast, che tutti gli attori principali abbiano avuto una carriera anche con l’avvento del cinema sonoro.

Per chi si fosse incuriosito e volesse comprare l’edizione in DVD consiglio come al solito l’edizione edita dalla Eureka! per la collana Masters of Cinema. Vi lascio con uno spezzone tratto dalla fase di lancio del missile.

The Master Mystery – Harry Grossman, Burton L. King (1919)

luglio 22, 2013 3 commenti

Come abbiamo già visto nella recensione dedicata a The Man from Beyond (1922), Harry Houdini nel 1919 decise di dedicarsi al cinema per farsi ulteriore pubblicità. Il primo dei suoi lavori fu proprio il serial di cui ci apprestiamo a parlare: The Master of Mystery. Si tratta di una serie densa di mistero e situazioni di pericolo condita, ovviamente, da una storia d’amore e da rivelazioni sensazionali.

Il serial era composto da quindici episodi così titolati (le traduzioni sono ovviamente indicative):

  1.  La morte vivente (Living Death)
  2.  Il terrore d’acciaio (The Iron Terror)
  3.  Un pericolo acquatico (The Water Peril)
  4.  Il Test (The Test)
  5.  Il negozio del Chimico (The Chemist’s Shop)
  6.  Il Genio impazzito (The Mad Genius)
  7.  Il filo spinato (Barbed Wire)
  8.  La Sfida (The Challenge)
  9.  La follia del Madagascar (The Madagascan Madness)
  10. L’anello vincolante (The Binding Ring)
  11. La Rete (The Net)
  12. Il cappio della morte (The Death Noose)
  13. Il raggio della morte (The Flash of Death)
  14. Una Matassa ingarbugliata (The Tangled Web)
  15. Finalmente in trappola o lo smascheramento dell’automa (Bound at Last or The Unmasking of the Automaton)

Peter Brent (Jack Burns), direttore dalla International Patents Inc. assieme a Herbert Balcom (Charles Graham), uomo spietato che non esita a truffare chi presenta i propri brevetti. Quando il Signor Brent inizia ad avere dei rimorsi per quanto fatto spesso dalla sua associazione a scapito degli inventori, viene improvvisamente colpito da una forma di pazzia: la pazzia del Madagascar. La figlia Eva Brent (Marguerite Marsh sorella della più nota Mae Marsh), promessa a Paul (William Pike), figlio di Herbert Balcom, decide di posticipare il matrionio. Nel frattempo il terribile Robot Q. (Floyd Buckley) tenta più volte di rapire sia Eva che il padre ammalato. Il giovane Quentin Locke (Harry Houdini), da sempre innamorato di Eva, decide di indagare sul mistero. Non mancano scene di azione e tradimento che vedranno Dora ‘De Luxe’ (Edna Britton) e la segretaria Zita Dane (Ruth Stonehouse) come principali protagonisti…

Il serial, che venne proiettato per quindici settimane nei teatri, è nel complesso piuttosto ripetitivo nello svolgimento. Per mantenere alta la suspense alla fine di ogni puntata Houdini finiva legato ed la Marsh/Eva Brent era in pericolo. Grazie alle sue doti di escapologista, però, all’inizio della puntata precedente Houdini/Quentin Locke si liberava e salvava la sua amata. Non tutte le scene più pericolose vennero fatte davvero da Houdini, che si avvalse di uno stuntman: Bob Rose.  In The Master of Mystery non mancano colpi di scena e riconoscimenti degni delle migliori soap opera (ovviamente Houdini scoprirà di avere un padre segreto e così via). I personaggi, nonostante i ben 15 episodi della durata di circa venti minuti l’uno, non risultano ben caratterizzati e possono subire metamorfosi complete da un episodio all’altro. Nonostante non tutte le puntate siano sopravvissute, grazie allo splendido lavoro effettuato dalla Kino è possibile visionare un lavoro di più di quattro ore che permette benissimo di farsi un’idea dell’intera opera. Pur nella sua ripetitività (che traspare anche nella colonna sonora curata da Stuart Oderman per la Kino), la serie risulta tutto sommato molto piacevole e anche divertente. Davvero interessante vedere concentrati in venti minuti tantissimi espedienti che caratterizzaranno i film di spionaggio degli anni a seguire. Non mancano raggi della morte, torture di ogni tipo e svariati tipi di esplosivi. Non si può ovviamente dimenticare l’utilizzo dell’automa, che compare qui con due anni di anticipo rispetto all’Uomo Meccanico di André Deed, con cui ha certamente tantissimi elementi in comune, ed otto rispetto a quello decisamente più noto di Metropolis (1927). Si tratta insomma forse della prima presenza, almeno in un lungometraggio, di un Robot come antagonista.

Un Serial decisamente impegnativo anche solo per la sua durata. Inoltre, come detto, non risulta eccessivamente appassionante anche se vi sono tantissimi elementi di interesse, primo tra tutti la presenza di Houdini nella sua veste migliore, quella di escapologista. Per un pubblico moderno gli espedienti e la trama potranno sembrare banali, ma la presenza di un Robot contribuisce a dare un valore aggiunto alla serie. L’acquisto è da consigliare ancora una volta solo ai fan di Houdini e ai curiosi amanti della fantascienza. Vi lascio con il trailer del cofanetto DVD a lui dedicato.

Muta Fantascienza

marzo 8, 2013 2 commenti

Fin dalle sue origini il cinema ha dedicato ampio spazio alla Fantascienza. Iniziarono i Fratelli Lumière nel 1895 con il loro divertente “La Charcuterie mécanique” (traducibile come “la salumeria meccanica”), dove un maiale, inserito in una speciale macchina, veniva immediatamente trasformato in una serie di salumi pronti da consumare.

Fu poi la volta di Georges Méliès, che con Voyage sur la Lune (1902) diede una forta scossa alla fantascienza e all’immaginazione dei primi spettatori cinematografici grazie al suo viaggio sulla Luna. La sua creazione ebbe tanto successo che dallo stesso filone nacquero plagi più o meno evidenti (tra questi forse il più evidente è Excursion dans la Lune di Segundo de Chomón del 1908). La Luna divenne allora uno dei punti di riferimento per la fantasia cinematografica e vennero presto alla luce anche altri film più complessi come il britannico The First Men in the Moon di Bruce Gordon e J.L.V. Leigh (1919), ispirato all’omonimo racconto di H.G. Wells, purtroppo considerato perduto e presente tra i “75 Most Wanted” della BFI (British Film Institute).

Ma anche Marte ebbe presto il suo filone di film, con l’italiano Un Matrimonio Interplanetario (1910) di Enrico Novelli (anche se in realtà l’incontro con i marziani avviene sulla Luna), ma soprattutto con il danese Himmelskibet di  Holger-Madsen (1917) e poi, con il più celebre Aelita di Yakov Protazanov (1924), il quale contribuì ad influenzare, almeno a livello di costumi, molte altre produzioni fantascientifiche.

Una delle serie Horror Fantascientifiche più note è certamente quella di Alraune, ispirata dall’omonima storia scritta da Hanns Heinz Ewers nel 1911, che ebbe tanto successo da diventare una trilogia. Il successo nell’epoca del muto fu tale che ne vennero girate almeno tre versioni: due nel 1918 (una ungherese, andata perduta, ed una tedesca), ed infine la terza e più celebre del 1928 di Henrik Galeen con Brigitte Helm. Oltre a queste venne prodotto anche un crossover nel 1919 dal titolo Alraune und der Golem di cui però non è noto alcun particolare.

Ovviamente in mezzo a tutte queste pellicole uno spazio di riguardo se lo ritaglia Fritz Lang con due capolavori: il già trattato Metropolis (1927) ma soprattutto Una donna nella luna (Frau in Mond) del 1929, che prima avevo evitato volutamente di citare.

La lista dei film è relativamente lunga, ma quello che colpisce è la diversità dei paesi in cui questi film sono stati prodotti. Abbiamo, infatti, già citato produzioni provenienti da Francia, Germania,  Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Danimarca, Ungheria e ovviamente anche dalla nostra Italia. Ed è proprio in Italia che ci soffermeremo ancora con Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola di Marcel Fabre (1913) uno degli iniziatori del genere fantascientifico d’avventura, senza dimenticare l’Uomo Meccanico di André Deed (1921) di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e che con i suoi fantastici robot riuscì ad influenzare la cultura italiana (basti vedere nei fumetti Zagor o Topolino). Il tema dei Robot era però già stato trattato almeno con la serie The Master Mystery (nota per la collaborazione diretta del grande Mago Houdini).

Visto l’ampio spazio che il cinema ha dedicato a questo genere, ho deciso di far partire un piccolo progetto fantascienza che prevederà, almeno per questa prima settimana, la pubblicazione di una recensione al giorno di questo tipo. Ovviamente non ho potuto citare tutti i film che prenderanno parte al progetto ma solo fare una premessa generale al progetto probabilmente si modificherà nel tempo mano a mano che riuscirò a visionare nuovi film. In ogni recensione cercherò non solo di parlare della storia del film in generale, ma anche di inquadrarla all’interno del panorama fantascientifico. Lo scopo è quello di provare a vedere in linea di massima in che ambito il film si colloca in rapporto al filone fantascientifico e da dove gli autori hanno preso spunto ed eventualmente quanto poi queste produzioni hanno influenzato le opere successive. Inserirò, inoltre, una pagina speciale dedicata alla fantascienza per accedere con maggiore facilità a tutti i link relativi a questo progetto. Il mio fine è quello di creare una raccolta il più completa possibile su questo genere nel cinema muto.

COLLEGAMENTO ALLA PAGINA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO FANTASCIENZA

Termino questa presentazione al progetto con il video del primo film di fantascienza, l’incredibile Charcuterie mécanique che ho citato all’inizio di questo articolo. Buona visione!

Il muto a Roma con Ermitage Cinema

dicembre 9, 2012 Lascia un commento

A partire da domani, Lunedì 10 Dicembre 2012, la Ermitage Cinema darà inizio ad una piccola rassegna all’interno della quale la casa editrice proporrà una serie di film, dall’indubbio valore storico, presenti nel proprio catalogo. I tre incontri in programma, di cui due completamente dedicati al cinema muto, si terranno a Roma presso la Casa del Cinema di Villa Borghese (Largo Marcello Mastroianni, 1). L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti (che dovrebbero essere 140).

Ecco il programma parziale dell’iniziativa:

Lunedì 10 dicembre Presentazione del catalogo di Ermitage, a seguire la proiezione del film: METROPOLIS di Fritz Lang 1927, durata 79’44’’, bianco e nero nell’edizione con la colonna sonora firmata dal Premio Oscar, Giorgio Moroder  Mercoledì 12 dicembre LA VEDOVA DEL PASTORE (Prästänkan) di Carl Theodore Dreyer 1921, durata 70’, bianco e nero film muto, didascalie in inglese e sottotitoli in italiano a seguire LA PICCOLA FIAMMIFERAIA (La Petite Marchande d’allumettes) di Jean Renoir 1928, durata 31’, bianco e nero film muto, didascalie in francese e sottotitoli in italiano

Per ulteriori informazioni vi rimando al sito della Casa del Cinema di Villa Borghese.

Metropolis dal vivo al kinovillage

Questa sera alle ore 21 al KinoVillage di Roma, presso il Parco San Sebastiano, verrà proiettato Metropolis, il capolavoro di Fritz Lang. La versione sembrerebbe essere quella ridotta, ma l’iniziativa resta notevole.

La proiezione sarà all’insegna del jazz grazie all’accompagnamento musicale dal vivo del pianista Dianiele Pozzovio assieme al batterista Leonardo Cesari che curerà anche l’elettronica.

Il costo del biglietto è di soli 5€ e non sono necessarie prenotazioni, è sufficiente recarsi al botteghino a partire dalle 20:45. I posti disponibili sono 100.

Insomma una bella occasione per godere di un film splendido e di bella musica nelle calde serate romane.

Lunedì 25 giugno
21:00 Metropolis – F.Lang (Ger, 1927. 117′)
(sonorizzato dal vivo da Leonardo Cesari e Daniele Pozzovio)
Info: 3664571726

Metropolis – Fritz Lang (1927)

novembre 18, 2011 9 commenti

Prima ancora di “1984” di Orwell o del meno noto “Il nuovo mondo” (Brave New World) di Aldous Huxley, Thea von Harbou, allora moglie del regista, dava vita ad una storia destinata a restare nell’immaginario collettivo. Ispirandosi ai grandi autori di fantascienza come H.G. Wells (“La guerra dei mondi” “La macchina del tempo” “l’uomo invisibile“) Verne e Villiers de l’Isle-Adam (il cui “Eva Futura” sicuramente avrà contribuito ad influenzare la sceneggiatrice) e prendendo spunto dalle ideologie comuniste e nazional socialiste, la von Harbou descrive un mondo dal messaggio ambiguo e il cui vero messaggio resta ancora ambiguo. La città di Metropolis, invece, è merito di Fritz Lang che le diede quelle fattezze quando, andato in America per la presentazione de “I Nibelunghi“, rimase estremamente colpito dalla visione notturna della città di New York. Del resto gli enormi grattacieli, seppur conditi con elementi futuristici, non possono non ricordare la celebre metropoli statunitense.

Nel 2026 la città di Metropolis, governata da John Fredersen (Alfred Abel), vive grazie allo sfruttamento intensivo degli operai costretti a vivere nel sottosuolo e a sottostare ad orari stremanti. Il figlio del dittatore, Freder (Gustav Fröhlich), vive in un giardino dell’Eden, del tutto ignaro di ciò che accade nel mondo reale. Solo l’incontro fortuito con la bella Maria (Brigitte Helm), ragazza angelica che, grazie alla religione, dona una speranza ai poveri operai, riesce a risvegliare Freder che inizia ad interessarsi alla situazione degli operai. John, pensando che nel sottosuolo stiano preparando una rivolta, chiede aiuto all’ebreo Rotwang (Rudolf Klein-Rogge), inventore delle macchine della città. Questi, scoperto il ruolo di Maria, la rapisce e da al dona al celebre androide da lui creato, le sembianze della ragazza. Volendosi vendicare del padrone della città, Rotwang insinua nel suo androide tutti i peccati capitali, accecando la popolazione della città e gli operai del sottosuolo con lo scopo di provocare una violenta rivolta. Tutto sembra degenerare ma la Von Harbou ci regala un finale a lieto fine.

La storia è costruita come un’opera ed è divisa in un prologo, un intermezzo e un furioso, indicante ovviamente la parte finale e più concitata dell’opera. Lang utilizza per la prima volta tecniche innovative per creare effetti speciali unici e che mantengono la loro forza anche adesso. Il più noto è sicuramente l’utilizzo dell’Effetto Schüfftan, il quale permetteva di creare effetti di profondità grazie all’utilizzo di specchi e fondali dipinti. Altra grande innovazione è quella dell’utilizzo del “passo uno“, tecnica estremamente difficile che consisteva fare registrazioni per singoli fotogrammi, con l’inconveniente di dover riavvolgere la pellicola ogni volta e filmarci sopra nuovamente. La maestria di Lang emerge però, ancora una volta, nella sua capacità di utilizzare le immagini dandogli un significato simbolico, nella sua meticolosità nelle riprese e nel saper cogliere ogni emozione dell’attore. Non è un caso che Metropolis sia uno dei film muti più apprezzati nell’epoca moderna, nè che siano nati esperimenti come quello di Giorgio Moroder che, nel 1984, diede al film una colonna sonora moderna utilizzando canzoni di autori vari tra cui spiccano sicuramente i Queen (il celebre video di Radio Ga Ga riporta infatti spezzoni del film). L’accoglienza della pellicola fu decisamente fredda da parte del pubblico e della critica, nonostante questo fu uno dei film preferiti da Hitler. Non bisogna dimenticare l’appartenenza della Von Harbou al partito Nazista (il che comportò la separazione da Lang), fatto che ha spesso fatto discutere sul vero significato della pellicola. Il finale stesso, poi ripudiato dal regista, sembra lasciare qualcosa in sospeso, quasi fare l’occhiolino ad un controllo ferrato e dittatoriale. Un elemento, poi, che non ho visto spesso discusso è quello dell’appartenenza dell’ebraismo di una delle figure più negative del film: l’inventore Rotwang: ancora una volta sembrano serpeggiare i luoghi comuni sulla comunità ebraica e non è certamente un caso che un inventore pazzo vicino, per certi versi, alla stregoneria sia proprio un ebreo nè tantomeno sarà stato un caso renderlo l’antagonista della vicenda. Lontano da tutte queste congetture e polemiche Metropolis si dimostra in ogni caso un capolavoro assoluto ed il tempo ha saputo poi dare il giusto apprezzamento a questa pellicola che, ancora oggi, contribuisce a influenzare il lavoro di numerosi artisti.

Fino a qualche tempo fa una grande parte del film era considerata perduta ma ora, grazie alla pellicola posseduta da un colleziona privato di Buonos Aires, possiamo godere della quasi totalità del film. Purtroppo i frammenti si trovano in condizioni pessime rispetto al resto del film, ma dopo un lavoro di restuaro sono stati inseriti all’interno delle nuove versioni in DVD e Blu-ray.