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Posts Tagged ‘Metropolis’

Il Cinematografo ambulante in Splendor di Ettore Scola

febbraio 1, 2014 Lascia un commento

Il film Splendor di Ettore Scola esce nel 1989 con un cast di eccezione composto da Marcello Mastroianni e Massimo Troisi. Sebbene questo film sia stato a torto dimenticato presenta al suo interno una scena davvero interessante per il Cinema Muto: Jordan (personaggio interpretato da Mastroianni) è il gestore del Cinema Splendor un tempo glorioso ma ormai caduto in rovina. Il suo rapporto con il Cinema era iniziato quando da bambino Jordan girava tutta Italia assieme al padre con il Cinematografo ambulante. Nel video che propongo vengono riproposti i ricordi d’infanzia di Jordan in una piccola testimonianza che ci fa vedere come non fosse strano proiettare film muti, Metropolis in questo caso, anche nei primi anni del sonoro. Il trio Scola, Troisi Mastroianni darà vita ad un secondo film dal titolo “Che ora è?” che tratta di tutt’altro argomento. Buona Visione!

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Il muto a Parigi: dal Museo Henri Langlois al Cimitero del Père-Lachaise

settembre 16, 2012 1 commento

Ingannato da una vecchia guida di Parigi ero andato a Trocadéro alla ricerca del Museo del Cinema Henri Langlois che doveva trovarsi nel Palais de Chaillot. Il palazzo è attualmente chiuso per lavori, ma la cosa che mi aveva colpito era che nessuno degli addetti ai lavori sembrava sapere che all’interno della struttura avrebbe dovuto esserci un museo del cinema. Solo grazie a mezzi di fortuna (sono totalmente sprovvisto di smartphone e cose simili) sono riuscito a connettermi ad internet scoprendo che il museo e tutta la Cinémathèque Française erano stati spostati in rue de Bercy. Quello che non sapevo era il motivo principale dello spostamento di sede.

Nel 1997 all’interno del palazzo divampò un terribile incendio che distrusse completamente la sala proiezioni e rischiò di far scomparire per sempre le circa quarantamila bobine, equivalenti a 13mila titoli, conservate dalla Cinémathèque. Il fuoco, inoltre, rischiò di danneggiare gravemente lo stesso museo del cinema e tutti i cimeli lì conservati. Fortunatamente l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco riuscì ad evitare il peggio: alla fine solo un 5/10% della collezione venne irrimediabilmente danneggiato, mentre un 30% subì qualche danno a causa del fuoco e dell’acqua utilizzata per spegnere l’incendio.

Nel museo sono conservati oggetti di inestimabile valore come i Seleniti (gli alieni di “le voyage dans la lune“), dei disegni originali di Méliès realizzati per alcune delle sue opere, o una riproduzione dell’androide di Metropolis commissionata allo stesso autore dell’originale, Walter Schulze-Mittendorff, nel 1970 in occasione della mostra sul cinema mondiale, che avvenne proprio a Parigi nel 1972, dal titolo “Trois quarts de siècle de cinéma mondial“. Lo scultore, basandosi sui suoi ricordi e su quanto poteva ricostruire a partire dalla pellicola, decise di realizzare un’opera fissa, usando come base un semplice manichino da vetrina, rendendola di fatto più resistente di quella originale costituita da più pezzi. Il risultato fu un androide d’argento dai tratti meno appesantiti e in generale più moderno rispetto a quello del film. L’androide originale è purtroppo andato perduto, probabilmente subito dopo la fine delle riprese di Metropolis, forse per via del rogo, appiccato realmente, che danneggiò irrimedialmente l’androide nelle ultime scene o forse semplicemente a causa dello scarso valore che all’epoca veniva attribuito agli oggetti scenici in generale.

Il Palais de Chaillot, sventrato dalle fiamme, venne chiuso e divenne subito chiaro che alla Cinématèque Française serviva una nuova collocazione. Nel 2005 venne così inaugurata una nuova struttura (opera dell’architetto Frank Gehry), situata appunto a Bercy, all’interno della quale venne edificato il nuovo museo con una rinnovata sala proiezioni, una libreria e una biblioteca/videoteca specializzata. La piccola esposizione è situata al secondo piano del palazzo e ripercorre gli inizi del cinema francese e internazionale. Gli oggetti conservati sono accompagnati da numerosi video che ripercorrono alcuni dei capolavori del cinema, dai primi film di Méliès fino a Truffaut, ma non solo. La maggior parte dei cimeli facevano parte della collezione privata di  Henri Langlois, fondatore della Cinémathèque Française, a cui va il merito di aver lottato per la conservazione di tante pellicole e tante opere legate ai film.

Insomma per gli amanti del cinema è sicuramente una bella occasione per vedere con i propri occhi pezzi di storia del cinema.

Ma Parigi mi ha saputo regalare anche altre emozioni, come quando al Cimitero del Père-Lachaise mi sono imbattuto nella tomba di Méliès che nonostante sia nascosta e poco visibile riceve ancora oggi tanti visitatori. “George Mélies – creatore dello spettacolo cinematografico“: e noi gli dobbiamo veramente tanto.

Parigi nasconde certamente tanti altri segreti legati al cinema muto, che non vedo l’ora di scoprire per poi vederli con i miei occhi la prossima volta che ci tornerò. Questa volta, più che mai, vi invito a condividere le vostre esperienze con me per conoscere, scoprire e migliorare sempre insieme grazie alla nostra passione.

Approfondimenti: per ulteriori informazioni e immagini sull’incendio del Palais de Chaillot potete consultare questo sito in francese.

Per ulteriori informazioni vi rimando al sito ufficiale della Cinémathèque Française.

Metropolis – Fritz Lang (1927)

novembre 18, 2011 8 commenti

Prima ancora di “1984” di Orwell o del meno noto “Il nuovo mondo” (Brave New World) di Aldous Huxley, Thea von Harbou, allora moglie del regista, dava vita ad una storia destinata a restare nell’immaginario collettivo. Ispirandosi ai grandi autori di fantascienza come H.G. Wells (“La guerra dei mondi” “La macchina del tempo” “l’uomo invisibile“) Verne e Villiers de l’Isle-Adam (il cui “Eva Futura” sicuramente avrà contribuito ad influenzare la sceneggiatrice) e prendendo spunto dalle ideologie comuniste e nazional socialiste, la von Harbou descrive un mondo dal messaggio ambiguo e il cui vero messaggio resta ancora ambiguo. La città di Metropolis, invece, è merito di Fritz Lang che le diede quelle fattezze quando, andato in America per la presentazione de “I Nibelunghi“, rimase estremamente colpito dalla visione notturna della città di New York. Del resto gli enormi grattacieli, seppur conditi con elementi futuristici, non possono non ricordare la celebre metropoli statunitense.

Nel 2026 la città di Metropolis, governata da John Fredersen (Alfred Abel), vive grazie allo sfruttamento intensivo degli operai costretti a vivere nel sottosuolo e a sottostare ad orari stremanti. Il figlio del dittatore, Freder (Gustav Fröhlich), vive in un giardino dell’Eden, del tutto ignaro di ciò che accade nel mondo reale. Solo l’incontro fortuito con la bella Maria (Brigitte Helm), ragazza angelica che, grazie alla religione, dona una speranza ai poveri operai, riesce a risvegliare Freder che inizia ad interessarsi alla situazione degli operai. John, pensando che nel sottosuolo stiano preparando una rivolta, chiede aiuto all’ebreo Rotwang (Rudolf Klein-Rogge), inventore delle macchine della città. Questi, scoperto il ruolo di Maria, la rapisce e da al dona al celebre androide da lui creato, le sembianze della ragazza. Volendosi vendicare del padrone della città, Rotwang insinua nel suo androide tutti i peccati capitali, accecando la popolazione della città e gli operai del sottosuolo con lo scopo di provocare una violenta rivolta. Tutto sembra degenerare ma la Von Harbou ci regala un finale a lieto fine.

La storia è costruita come un’opera ed è divisa in un prologo, un intermezzo e un furioso, indicante ovviamente la parte finale e più concitata dell’opera. Lang utilizza per la prima volta tecniche innovative per creare effetti speciali unici e che mantengono la loro forza anche adesso. Il più noto è sicuramente l’utilizzo dell’Effetto Schüfftan, il quale permetteva di creare effetti di profondità grazie all’utilizzo di specchi e fondali dipinti. Altra grande innovazione è quella dell’utilizzo del “passo uno“, tecnica estremamente difficile che consisteva fare registrazioni per singoli fotogrammi, con l’inconveniente di dover riavvolgere la pellicola ogni volta e filmarci sopra nuovamente. La maestria di Lang emerge però, ancora una volta, nella sua capacità di utilizzare le immagini dandogli un significato simbolico, nella sua meticolosità nelle riprese e nel saper cogliere ogni emozione dell’attore. Non è un caso che Metropolis sia uno dei film muti più apprezzati nell’epoca moderna, nè che siano nati esperimenti come quello di Giorgio Moroder che, nel 1984, diede al film una colonna sonora moderna utilizzando canzoni di autori vari tra cui spiccano sicuramente i Queen (il celebre video di Radio Ga Ga riporta infatti spezzoni del film). L’accoglienza della pellicola fu decisamente fredda da parte del pubblico e della critica, nonostante questo fu uno dei film preferiti da Hitler. Non bisogna dimenticare l’appartenenza della Von Harbou al partito Nazista (il che comportò la separazione da Lang), fatto che ha spesso fatto discutere sul vero significato della pellicola. Il finale stesso, poi ripudiato dal regista, sembra lasciare qualcosa in sospeso, quasi fare l’occhiolino ad un controllo ferrato e dittatoriale. Un elemento, poi, che non ho visto spesso discusso è quello dell’appartenenza dell’ebraismo di una delle figure più negative del film: l’inventore Rotwang: ancora una volta sembrano serpeggiare i luoghi comuni sulla comunità ebraica e non è certamente un caso che un inventore pazzo vicino, per certi versi, alla stregoneria sia proprio un ebreo nè tantomeno sarà stato un caso renderlo l’antagonista della vicenda. Lontano da tutte queste congetture e polemiche Metropolis si dimostra in ogni caso un capolavoro assoluto ed il tempo ha saputo poi dare il giusto apprezzamento a questa pellicola che, ancora oggi, contribuisce a influenzare il lavoro di numerosi artisti.

Fino a qualche tempo fa una grande parte del film era considerata perduta ma ora, grazie alla pellicola posseduta da un colleziona privato di Buonos Aires, possiamo godere della quasi totalità del film. Purtroppo i frammenti si trovano in condizioni pessime rispetto al resto del film, ma dopo un lavoro di restuaro sono stati inseriti all’interno delle nuove versioni in DVD e Blu-ray.