Archivio

Posts Tagged ‘Gustav Fröhlich’

Asfalto (Asphalt) – Joe May (1929)

maggio 22, 2020 Lascia un commento

asphaltOggi parliamo di un grande classico del cinema tedesco, che ha saputo affascinare generazioni di spettatori. Protagonista iconica è Betty Amann, qui nel ruolo di una vamp capace di rompere col il suo fascino anche il più rigido dei poliziotti, interpretato da un Gustav Fröhlich, che forse avrete sentito nominare per essere il Freder di un certo Metropolis (sono ovviamente ironico).

Holt (Gustav Fröhlich), giovane Sergente che porta avanti la tradizione di famiglia, mentre è in servizio si ritrova a dover fermare una ragazza, Elsa (Betty Amann), che ha tentato di rubare dei diamanti in una gioielleria. Holt vuole portarla in commissariato ma si ritrova senza rendersi bene conto in che modo, a casa sua e poi a letto con lei. Distrutto per la vergogna, torna a casa evitando di incontrare lo sguardo dei genitori (Albert SteinrückElse Heller). Elsa, intanto, non riesce a smettere di pensare a Holt, ma al contempo ha altro a cui pensare: è infatti la compagna del Console Francese Langen (Hans Adalbert Schlettow), in realtà un ladro incredibilmente capace, che dopo aver compiuto un colpo internazionale sta per fare ritorno a casa. Tornerà proprio quando Elsa e Holt si trovano nuovamente insieme. I due uomini iniziano un combattimento furibondo che terminerà con la morte di Langen. Holt andrà quindi dal padre Sergente per costituirsi ma, a sorpresa, Elsa si presenterà in commissariato per svelare le attività malavitose del compagno morto e finendo in carcere. Nel finale Holt promette di aspettarla quando avrà scontato la sua pena.

Asphalt mi ha decisamente colpito perché è uno dei rari casi in cui ho odiato entrambi i personaggi più o meno dall’inizio fino alla fine senza riuscire a smettere di farlo. Eppure nelle primissime fasi il film mi era parso fantastico: c’è un’introduzione con “sinfonia della città” che è qualcosa di splendido a livello visivo, con telecamera in movimento e un montaggio serrato che, uniti a uno splendido restauro, mi hanno fatto sembrare di essere un’epoca ben successiva a quel 1929. Ma Albert e Helse proprio non li reggo! Credo sia voluto ma nessuno dei due riesce mai ad esprimere il suo pieno potenziale: inizialmente è lei che è particolarmente espressiva nel fare l’oca prima per derubare il gioielliere e poi per non farsi portare in carcere, ma appena il gioco della seduzione ha avuto luogo lei diventa la classica vamp mono-espressiva con una gestualità che definire lenta è dire poco. Albert, al contrario, prima è un ceppo di legno, poi diventa un nugolo di gesti inconsulti che sicuramente rappresentano i sentimenti del personaggio ma non mi hanno mai permesso di simpatizzare con lui. La trama è di una povertà imbarazzante ma ci può stare, abbiamo visto di recente con varieté che la trama può essere accessoria, ma qui il ritmo è troppo lento e, lo ripeto per l’ultima volta, i protagonisti non hanno contribuito a farmi apprezzare il film.

Metropolis – Fritz Lang (1927)

novembre 18, 2011 8 commenti

Prima ancora di “1984” di Orwell o del meno noto “Il nuovo mondo” (Brave New World) di Aldous Huxley, Thea von Harbou, allora moglie del regista, dava vita ad una storia destinata a restare nell’immaginario collettivo. Ispirandosi ai grandi autori di fantascienza come H.G. Wells (“La guerra dei mondi” “La macchina del tempo” “l’uomo invisibile“) Verne e Villiers de l’Isle-Adam (il cui “Eva Futura” sicuramente avrà contribuito ad influenzare la sceneggiatrice) e prendendo spunto dalle ideologie comuniste e nazional socialiste, la von Harbou descrive un mondo dal messaggio ambiguo e il cui vero messaggio resta ancora ambiguo. La città di Metropolis, invece, è merito di Fritz Lang che le diede quelle fattezze quando, andato in America per la presentazione de “I Nibelunghi“, rimase estremamente colpito dalla visione notturna della città di New York. Del resto gli enormi grattacieli, seppur conditi con elementi futuristici, non possono non ricordare la celebre metropoli statunitense.

Nel 2026 la città di Metropolis, governata da John Fredersen (Alfred Abel), vive grazie allo sfruttamento intensivo degli operai costretti a vivere nel sottosuolo e a sottostare ad orari stremanti. Il figlio del dittatore, Freder (Gustav Fröhlich), vive in un giardino dell’Eden, del tutto ignaro di ciò che accade nel mondo reale. Solo l’incontro fortuito con la bella Maria (Brigitte Helm), ragazza angelica che, grazie alla religione, dona una speranza ai poveri operai, riesce a risvegliare Freder che inizia ad interessarsi alla situazione degli operai. John, pensando che nel sottosuolo stiano preparando una rivolta, chiede aiuto all’ebreo Rotwang (Rudolf Klein-Rogge), inventore delle macchine della città. Questi, scoperto il ruolo di Maria, la rapisce e da al dona al celebre androide da lui creato, le sembianze della ragazza. Volendosi vendicare del padrone della città, Rotwang insinua nel suo androide tutti i peccati capitali, accecando la popolazione della città e gli operai del sottosuolo con lo scopo di provocare una violenta rivolta. Tutto sembra degenerare ma la Von Harbou ci regala un finale a lieto fine.

La storia è costruita come un’opera ed è divisa in un prologo, un intermezzo e un furioso, indicante ovviamente la parte finale e più concitata dell’opera. Lang utilizza per la prima volta tecniche innovative per creare effetti speciali unici e che mantengono la loro forza anche adesso. Il più noto è sicuramente l’utilizzo dell’Effetto Schüfftan, il quale permetteva di creare effetti di profondità grazie all’utilizzo di specchi e fondali dipinti. Altra grande innovazione è quella dell’utilizzo del “passo uno“, tecnica estremamente difficile che consisteva fare registrazioni per singoli fotogrammi, con l’inconveniente di dover riavvolgere la pellicola ogni volta e filmarci sopra nuovamente. La maestria di Lang emerge però, ancora una volta, nella sua capacità di utilizzare le immagini dandogli un significato simbolico, nella sua meticolosità nelle riprese e nel saper cogliere ogni emozione dell’attore. Non è un caso che Metropolis sia uno dei film muti più apprezzati nell’epoca moderna, nè che siano nati esperimenti come quello di Giorgio Moroder che, nel 1984, diede al film una colonna sonora moderna utilizzando canzoni di autori vari tra cui spiccano sicuramente i Queen (il celebre video di Radio Ga Ga riporta infatti spezzoni del film). L’accoglienza della pellicola fu decisamente fredda da parte del pubblico e della critica, nonostante questo fu uno dei film preferiti da Hitler. Non bisogna dimenticare l’appartenenza della Von Harbou al partito Nazista (il che comportò la separazione da Lang), fatto che ha spesso fatto discutere sul vero significato della pellicola. Il finale stesso, poi ripudiato dal regista, sembra lasciare qualcosa in sospeso, quasi fare l’occhiolino ad un controllo ferrato e dittatoriale. Un elemento, poi, che non ho visto spesso discusso è quello dell’appartenenza dell’ebraismo di una delle figure più negative del film: l’inventore Rotwang: ancora una volta sembrano serpeggiare i luoghi comuni sulla comunità ebraica e non è certamente un caso che un inventore pazzo vicino, per certi versi, alla stregoneria sia proprio un ebreo nè tantomeno sarà stato un caso renderlo l’antagonista della vicenda. Lontano da tutte queste congetture e polemiche Metropolis si dimostra in ogni caso un capolavoro assoluto ed il tempo ha saputo poi dare il giusto apprezzamento a questa pellicola che, ancora oggi, contribuisce a influenzare il lavoro di numerosi artisti.

Fino a qualche tempo fa una grande parte del film era considerata perduta ma ora, grazie alla pellicola posseduta da un colleziona privato di Buonos Aires, possiamo godere della quasi totalità del film. Purtroppo i frammenti si trovano in condizioni pessime rispetto al resto del film, ma dopo un lavoro di restuaro sono stati inseriti all’interno delle nuove versioni in DVD e Blu-ray.