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Posts Tagged ‘Jules Verne’

Due Spedizioni Straordinarie – Georges Méliès

settembre 23, 2013 2 commenti

Georges Méliès ci ha abituato a viaggi straordinari atti ad esplorare le meraviglie del nostro pianeta e dell’universo alla scoperta dell’ignoto a bordo di mezzi di trasporto staordinari. Proprio per questo ho scelto di continuare la carrellata fantascientifica dedicata al grande maestro francese con due dei suoi capolavori: A la conquête du Pôle (1912) e il più noto Voyage à travers l’impossible (1904).

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– Alla Conquista del Polo (A la conquête du Pôle) – Georges Méliès (1912)

Riprendendo uno schema già visto nel Viaggio nella Luna, Méliès ci propone un altro viaggio straordinario, questa volta diretto verso il Polo Nord. Il tutto inizia, ancora una volta, con strambi inventori e studiosi che fantasticano su come raggiungere il lato estremo del Mondo. Vince la proposta del Professor Maboul (lo stesso Méliès) che insieme ad altri sei studiosi parte a bordo di aeroplano. Dopo aver superato le costellazione gli uomini atterrano finalmente sul Polo dove incontrano un terribile mostro dei ghiacci. Solo l’intervento provvidenziale di un dirigibile permetterà al Professore di tornare a casa sano e salvo e raccontare quanto visto.

Questo mediometraggio della durata di 30′ circa, riprende il filone dei viaggi immaginari conditi di elementi fantastici. Anche se questo è una delle produzioni di questo tipo meno note di Méliès merita certamente una rivalutazione. Da sottolineare, in ogni caso, gli elementi ricorrenti: la prima parte dedicata agli inventori pazzoidi (che ho già avuto modo di ricordare), l’attenzione alle costellazioni, l’arrivo a destinazione con imprevisto con fuga rocambolesca. Da notare come il primo sorvolo reale del Polo Nord a bordo di un dirigibile avvenne solo nel Maggio del 1926 anche se il primo ad averlo raggiunto, o almeno che pensò di averlo fatto, fu  Robert Edwin Peary nel 1909 dopo due tentativi falliti. Probabilmente proprio la freschezza di questa spedizione diede l’ispirazione per il film.

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– Viaggio attraverso l’impossibile (Voyage à travers l’impossible) – Georges Méliès (1904)

Molto più noto, oltre che precedente a livello cronologico, è il Voyage à travers l’impossible, spesso accostato al più noto Voyage dans la Lune. Della durata di circa 25 minuti, narra di un fantastico viaggio attraverso le meraviglie del mondo e del sistema solare. Si trattava di un adattamento della pièce teatrale del 1882 da Jules Verne e Adolphe D’Ennery.

Attraverso l’alternarsi di quadri fissi, seguiamo il viaggio dei bizzari scienziati dell’Istituto della Geografia Incoerente guidati dal Dottor Mabouloff. Questi, a bordo di uno straordinario mezzo che li raggruppa tutti (dal treno al sottomarino), partono in spedizione. Tra scene divertenti e incidenti fantastici, passiamo dalla Svizzera ad un fantastico viaggio nello spazio che porta direttamente nella bocca del Sole, dove gli scienziati entrano a bordo di un treno. La stella, come abbiamo visto anche con la Luna del successivo Excursion dans la Lune di Segundo de Chomón (1908), dopo averlo ingoiato emette un rigurgito infuocato. Per sfuggire al calore assillante gli studiosi si gettano con un sottomarino nell’acqua terrestre e ne analizzano le profondità marine. Tornano poi finalmente sulla terra ferma dove vengono accolti con una gran festa.

Il film è caratterizzato da un uso intenso dell’overlap, con un susseguirsi di scene rapide che analizzano quanto avvenuto in precedenza da un altro punto di vista. Notiamo una certa evoluzione rispetto al Viaggio sulla Luna, ma resta comunque una visione quasi infantile del fantastico, che riesce a rendere questa avventura buffa e divertente ancora oggi. Grazie ad una copia positiva 35mm con colorazione a mano possiamo per altro vedere anche questa avventura a colori grazie ad una bella opera di restauro che ormai viene presentata il più delle volte. Un pezzo di storia del cinema da vedere con il sorriso sulle labbra.

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Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola – Marcel Fabre (1913)

giugno 7, 2013 1 commento

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola è uno dei primi esempi di lungometraggio fantascientifico italiano. La storia di questo genere nell’Italia del muto, purtroppo, non è particolarmente gravida e si limita principalmente ad un filone commedio-avventuroso piuttosto che drammatico. La cosa interessante, per altro, è che escluso il cortometraggio un matrimonio interplanetario di Enrico Novelli (1911), sia le avventure di Farandola che l’altro grande esempio di film fantascientifico nostrano, L’Uomo Meccanico (1921), vedono un francese nel doppio ruolo di attore e regista: Marcel Fabre nel nostro caso, e André Deed nell’uomo meccanico. Insomma sembrerebbe quasi che l’apporto italiano a questo genere dipenda comunque sempre da un intervento straniero. Nel caso delle avventure di Farandola, però, la sceneggiatura non è dello stesso regista ma venne affidata a Guido Volante che a sua volta prendeva ispirazione dal romanzo Voyages très extraordinaires de Saturnin Farandoul del francese Albert Robida (noto in particolare per le sue litografie tra cui vi era anche quella proposta qui accanto come locandina). Meno noto di Jules Verne, Robida è in realtà un altro grande scrittore di fantascienza della seconda metà dell’800. Al contrario del suo più noto collega, però Robida tendeva ad inventare strumenti più ancorati alla realtà quotidiana.

La storia venne divisa in quattro episodi:

  1. L’isola delle scimmie
  2. Alla ricerca dell’elefante bianco
  3. La regina dei Makalolos
  4. Farandola contro Fileas-Fogg

Saturnino Farandola (Marcel Fabre) viene affidato alla corrente a seguito di un naufragio in cui perdono la vita entrambi i genitori. La culla giunge in un’isola abitata solo da scimmie che lo crescono come un cucciolo della loro specie. Quando, però, Farandola diventa grande, le scimmie decidono di allontanarlo dalla loro comunità perché privo di coda. Questi decide allora di fuggire dall’isola a bordo di un tronco. Il veliero ‘La Bella Leocadia’ lo trova sperduto in mezzo al mare e lo carica a bordo. Qui viene finalmente a contatto con la cultura umana e ben presto impara la lingua e trova moglie sposando Mysora (Nilde Baracchi). Alla morte del capitano, inoltre, ne prende il posto sulla nave ed inizia una serie lunghissima di avventure che lo porteranno da Bangkok fino all’America dove si ritroverà coinvolto nello scontro tra nordisti e sudisti. Qui si troverà di fronte un terribile avversario, Filea-Fogg, che sconfiggerà solo al termine di un lungo combattimento…

In questo lungometraggio è l’avventura a fare da padrona, così come le trovate divertitenti ma al tempo stesso affascinanti. La Fantascienza entra in gioco specialmente nell’ultimo episodio, quando Farandola inventa armi fantastiche come la bomba al cloroformio o l’aspiratore pneumatico (una sorta di gigantesco aspirapolvere nascosto nelle mura del forte che aspira letteralmente i nemici). Ma il combattimento che più di tutti ha colpito l’immaginario collettivo è certamente quello a bordo delle mongolfiere, con tanto di cannoni ed abbordaggi, proprio come nelle battaglie navali. Sebbene nel complesso il film sia caratterizzato da una certa ingenuità, questa non risulta comunque fastidiosa ed i cinquanta minuti circa del film scorrono veloci, anche grazie alla suddivisione in episodi. Vedendo, poi, come sono state rese le scene subacquee, assume un maggiore spesso il “Ventimila leghe sotto i mari” di Stuart Paton che abbiamo imparato ad apprezzare pochi giorni fa. Merita di essere rivista, in fondo, anche la resa del combattimento con il Kraken, anche qui presente, anche se fa da contorno ad una balena che, nella tipica tradizione che ci ricorda certamente Pinocchio, divora ad un certo punto la povera Mysora. Questa scena fa vedere quanto in realtà fosse comune questa fantasia all’epoca visto che il romanzo di Robida data 1879 mentre quello di Collodi 1881. Si tratta, in effetti, di una tradizione antichissima tanto che già Luciano di Samosata nella sua ‘Storia Vera‘ riportava un evento analogo. Si ritrova anche l’espediente di un orfano cresciuto dalle scimmie, ancora prima di Tarzan di Edgar Rice Burroughs (1912) o del libro della giungla di Rudyard Kipling (1893/94). L’idea di bambini cresciuti o comunque accuditi da animali selvatici non è ovviamente affatto una novità, basti pensare a Romolo e Remo che vennero allattati da una lupa.

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola è a tutti gli effetti un pezzo importante della storia del cinema italiano ma anche della fantascienza in generale; alcune scene restano per forza di cose nell’immaginario dello spettatore. Nonostante questo adattamente abbia dei punti di notevole interesse, il successo di questo romanzo è invece collegato più che altro ad un secondo adattamento del 1977, che in 15 episodi raccontava le straordinarie avventure di Saturnino Farandola ai ragazzi. Non mancano altri adattamenti tra cui l’immancabile versione a fumetti di topolino (Le straordinarie avventure di Paperino Girandola nel numero 223). Il film è stato restaurato e mandato in onda su Arte in diverse occasioni, ma la versione in DVD, purtroppo, ancora non ha visto la luce. Quanto tempo ci vorrà ancora? Vi lascio con una scena tratta dal film.

Approfondimento:per ulteriori informazioni rimando al solito prezioso blog sempre in penombra (clicca qui)

Ventimila leghe sotto i mari (Vingt mille lieues sous les mers) – Georges Méliès (1907)

giugno 1, 2013 1 commento

Nel 1907 Georges Méliès mette in scena un film ispirato liberamente dal romanzo di Jules Verne Ventimila leghe sotto i mari. In questa versione, però, il Capitano Nemo è sicuramente più burlone che eroico e misterioso come quello originale.

Il Capitano Nemo (Georges Méliès) a bordo del suo Nautilus, intraprende un fantastico viaggio nelle profondità del mare. Giunto alla fine di esso decide di scentere dal suo sottomarino ma viene attaccato da un gruppo di sirene che lo immobilizzano. Nella scena successiva il Capitano Nemo si ritrova a casa sua. Per fortuna si trattava semplicemente di un incubo…

Questo piccolo cortometraggio riprende il filone tipico di Méliès caratterizzato da storie semplici ma rese più frizzanti e vivaci dagli effetti speciali. Proprio questi effetti speciali, se paragonati con quelli che abbiamo imparato a conoscere con “Voyage dans la Lune“, evidenziano una decisa evoluzione. Evoluzione che possiamo apprezzare anche solamente nella modalità con cui i personaggi interagiscono con gli oggetti del paesaggio scenico. ‘Ventimila leghe sotto i mari’ venne realizzato anche in versione con tinta a mano colorato fotogramma per fotogramma. Il corto venne girato negli studi di Montreuil.

Non si tratta comunque del primo film ispirato al romanzo di Verne. Nel 1905 l’americano Wallace McCutcheon aveva infatti dato luce ad un suo “20,000 Leagues Under the Sea“. Non sono riuscito a reperire molte informazioni a riguardo, ma sembra che fosse più fedele al libro. Sempre dello stesso soggetto esiste però una versione del 1916 con regia di Stuart Paton decisamente più interessante e di cui ci siamo occupati separatamente (clicca qui).

Per finire vi lascio con il video del film presente su youtube (purtroppo in cattive condizioni). Non si tratta certamente di uno dei miei corti di Méliès preferiti, ma lo presento per motivi di completezza. Al posto della locandina ho messo la copertina della versione “livre de poche” con una splendida litografia di Alphonse de Neuville e Édouard Riou. Buona visione!

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Viaggio nella Luna (Voyage dans la Lune) – Georges Méliès (1902)

marzo 11, 2013 9 commenti

Voyage dans la Lune è forse uno dei muti più noti in assoluto. La Luna con la capsula lunare nell’occhio è una delle immagini più evocative di questo periodo e, più o meno, è quella più riconosciuta. Con pochi mezzi a disposizione, Georges Méliès riuscì a creare un divertentissimo ed entusiasmante viaggio sulla Luna, con effetti speciali ed esseri staordinari come i Seleniti. La pellicola costò intorno ai 30.000 franchi, somma più che considerevole, ma il grande successo ripagò appieno la spesa.

Un gruppo di astronomi decide di farsi sparare sulla luna a bordo di un proiettile lanciato da un enorme cannone. Una volta giunti sulla Luna, gli scienziati vengono a contatto con un paesaggio incredibile e con degli esseri straordinari, i Seleniti, i quali vogliono farli prigionieri. Gli astronomi riescono però a scappare e tornare sulla terra a bordo della loro astronave.

Ci troviamo insomma di fronte ad un corto molto divertente che potremmo definire forse come il primo grande film di fantascienza dell’era del cinema. Le fonti di ispirazione più prossime sono certamente Jules Verne, De la Terre à la Lune (1865) e il recentissimo romanzo, almeno per l’epoca, di H.G. Wells, I primi uomini sulla Luna (1901). I personaggi protagonisti, così come gli sfondi, sembrano essere una sorta di caricatura del mondo scientifico. Abbiamo scienziato barbuti con cappelli caricaturali, ambientazioni buffe e lotte incredibili a colpi di ombrello. Tra gli effetti speciali sono sia di tipo teatrale sia di tipo puramente cinematografico come la sovraimpressione (durante il sogno degli scenziati) o la sparizione dei seleniti quando vengono colpiti. Il successo del film diede vita a numerosi plagi tra cui Excursion dans la lune di Segundo de Chomón (1908) di cui parleremo più approfonditamente in un altro articolo.

Il film è girato a quadri, ovvero le scene sono riprese con inquadratura fissa e sfondi di volta in volta differenti. Méliès confezionò sia versioni in bianco e nero che colorate a mano. Una versione a colori è stata ritrovata nel 1993 a Barcellona e donata alla Filmoteca de Cataluña. Grazie ad un miracoloso restauro, nel 2010 è stata finalmente presentata la versione colorata corredata da una colonna sonora scritta per l’occasione dal duo francese AIR (Amour, Imagination, Rêve). Personalmente non ho apprezzato particolarmente il loro apporto musicale, e preferisco sottolineare ancora una volta la caratura del lavoro effettuato sulla pellicola grazie agli sforzi della Lobster Films, de La Fondation Groupama Gan pour le Cinéma e de La Fondation Technicolor pour le Patrimoine du Cinéma. La versione così restaurata e colorizzata è stata proiettata per la prima volta nel corso del 64esimo Festival de Cannes l’11 Maggio 2011. Consiglio a tutti la visione, quanto meno per vedere come doveva essere vedere un film a colori nei primi del ‘900.

Aelita (Аэлита) – Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924)

marzo 9, 2013 5 commenti

Cominciamo il progetto fantascienza con un film molto particolare: Aelita. Protazanov mette in scena il primo grande colossal di fantascienza sovietico partendo dall’omonimo romanzo di Aleksej Tolstoj (lontano parente del più celebre Lev Tolstoj). L’autore russo aveva scritto il suo racconto nel 1922, dopo essere tornato dal suo esilio volontario in Europa che era iniziato dopo la Rivoluzione del 1917. Nel romanzo originale era narrato il viaggio su Marte di due sovietici, Los e Gusev a bordo di una nave spaziale. Giunti sul pianeta rosso i due scoprivano che il pianeta era abitato in maniera tirannica e spingevano la popolazione sottomessa alla rivoluzione. Nella versione cinematografica, scritta da Aleksei Fajko e Fëdor Ozep, ci ritroviamo di fronte ad un film decisamente più propagandistico del romanzo, arricchita dalle immagini che richiamano alla Rivoluzione in maniera ancora più accentuate. Questo, però, rende forse più dispersiva la narrazione che si svolge per lo più in Russia piuttosto che su Marte.

Nel 1921 uno strano messaggio extraterrestre raggiunge la Terra. Sono solo tre parole: Anta, Adeli, Uta. Los (Nicolai Tseretelij), convinto che il messaggio provenga dal pianeta Marte, inizia a lavorare insieme al suo collaboratore Spiridonov (sempre Nicolai Tseretelij) alla realizzazione di una nave spaziale per raggiungere il pianeta rosso. Su Marte, intanto, Tuskub (Konstantin Eggert), il Sovrano di Marte, e Gor (Yurij Zavadsky) scoprono un modo per controllare la vita dei terrestri ma decidono di tenere segreta la scoperta. Aelita (Julija Solnceva), la Regina del pianeta, spiando i due viene a conoscenza del segreto. Rapita dal modo di vivere della popolazione terrestre, cerca con sempre maggiore insistenza di utilizzare il potente telescopio. Tra tutti la giovane viene colpita proprio da Los, di cui si innamora follemente. Sulla Terra, nel frattempo, il matrimonio di Los e Natasha (Valentina Kuindzij) è messo a dura prova dal corrotto donnaiolo Ehrlich (Pavel Pol). Los, sconvolto dalla gelosia e dalla sua ossessione per Marte, entrerà in una spirale psicotica che lo renderà incapace di distinguere il vero dal falso. Infine, insieme al Soldato Gusev (Nicolai Batanov) e il bizzarro Detective Kravkov (Ygor Ilyinsky), Los riuscirà (forse) ad andare su Marte con la sua astronave. Qui i tre daranno vita ad una nuova rivoluzione russa…

L’idea di viaggio interplanetari a bordo di navi spaziali non è certo una novità. Quel che è va sottolineato, però, è che l’attenzione comune era per lo più indirizzata verso la Luna. Qui, tanto per citare esempi non troppo distanti, Poe, H.G. Wells e Verne avevano mandato i propri eroi grazie a mongolfiere, alla magica cavorite e a proiettili sparati da potenti cannoni. Se Wells, con la guerra dei mondi, aveva visto i marziani come una minaccia per la terra, è forse Aleksandr Bogdanov l’ispiratore più prossimo di Tolstoj, che con La stella rossa (Krasnaja zvezda), del 1908, ed il suo seguito, L’ingegner Menni (Inžener Menni), 1912, immaginava una Marte socialista. A livello cinematografico, in realtà, già almeno un altro lungometraggio si era occupato di viaggi su Marte, ovvero  Himmelskibet (1918), film danese di cui parleremo in maniera più approfondita altrove. Nel 1910, inoltre, era uscito anche il corto A Trip to Mars, oltre all’italiano Un Matrimonio Interplanetario, in cui, però, l’incontro tra i marziani e l’innamorato terrestre avveniva sulla Luna.

Tornando ad Aelita, quello che colpisce è certamente la molteplicità di storie e situazioni in grado di allungare il film, forse inutilmente. Le vicende marziane, come già detto, vengono forse lasciate troppo in disparte, mentre quelle russe sono estremizzate e arricchite con tanto di investigazioni più o meno serie. Fanno quasi sorridere, ormai, le inserzioni propagandistiche che raggiungono il loro apice con il discorso di Gusev alla popolazione marziana. Proprio in questo frangente vede la luce una delle scene più note, dove un fabbro forgia virilmente la falce per poi accostare accanto allo strumento appena forgiato un martello. Nonostante il film prosegua abbastanza lentamente, Protazanov riesce a proporre alcune scene di forte impatto e nel complesso la fotografia risulta ben curata. Bellissimi i costumi di Aleksandra Ekster, che hanno contribuito ad influenzare le rappresentazioni fantascientifiche successive. Si mormora addirittura abbiano ispirato parzialmente Fritz Lang per Metropolis e Una donna sulla luna (Woman in the Moon).

La forte componente propagandistica limitò molto la diffusione del film nel mondo. Da notare alcuni messaggi subliminali (più o meno voluti) come quello presente in questa immagine, dove il braccio di Aelita assume una forma a falce che, assieme al motivo a martello della veste, sembra dar vita alla classica falce e martello.

Il film è edito in Italia dalla Enjoy Movies e disponibile ad un prezzo molto ridotto. Personalmente ho visionato la versione edita per il mercato americano dalla Image Entainment. Vi lascio con un video tratto dal film.

Curiosità: vedendo “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti non può non saltare all’occhio un certo riferimento ad Aelita nel parlare di un “pianeta rosso bolscevico”. Chissà se il comico romano non avesse in mente anche questo film quando diede vita al progetto.

Metropolis – Fritz Lang (1927)

novembre 18, 2011 9 commenti

Prima ancora di “1984” di Orwell o del meno noto “Il nuovo mondo” (Brave New World) di Aldous Huxley, Thea von Harbou, allora moglie del regista, dava vita ad una storia destinata a restare nell’immaginario collettivo. Ispirandosi ai grandi autori di fantascienza come H.G. Wells (“La guerra dei mondi” “La macchina del tempo” “l’uomo invisibile“) Verne e Villiers de l’Isle-Adam (il cui “Eva Futura” sicuramente avrà contribuito ad influenzare la sceneggiatrice) e prendendo spunto dalle ideologie comuniste e nazional socialiste, la von Harbou descrive un mondo dal messaggio ambiguo e il cui vero messaggio resta ancora ambiguo. La città di Metropolis, invece, è merito di Fritz Lang che le diede quelle fattezze quando, andato in America per la presentazione de “I Nibelunghi“, rimase estremamente colpito dalla visione notturna della città di New York. Del resto gli enormi grattacieli, seppur conditi con elementi futuristici, non possono non ricordare la celebre metropoli statunitense.

Nel 2026 la città di Metropolis, governata da John Fredersen (Alfred Abel), vive grazie allo sfruttamento intensivo degli operai costretti a vivere nel sottosuolo e a sottostare ad orari stremanti. Il figlio del dittatore, Freder (Gustav Fröhlich), vive in un giardino dell’Eden, del tutto ignaro di ciò che accade nel mondo reale. Solo l’incontro fortuito con la bella Maria (Brigitte Helm), ragazza angelica che, grazie alla religione, dona una speranza ai poveri operai, riesce a risvegliare Freder che inizia ad interessarsi alla situazione degli operai. John, pensando che nel sottosuolo stiano preparando una rivolta, chiede aiuto all’ebreo Rotwang (Rudolf Klein-Rogge), inventore delle macchine della città. Questi, scoperto il ruolo di Maria, la rapisce e da al dona al celebre androide da lui creato, le sembianze della ragazza. Volendosi vendicare del padrone della città, Rotwang insinua nel suo androide tutti i peccati capitali, accecando la popolazione della città e gli operai del sottosuolo con lo scopo di provocare una violenta rivolta. Tutto sembra degenerare ma la Von Harbou ci regala un finale a lieto fine.

La storia è costruita come un’opera ed è divisa in un prologo, un intermezzo e un furioso, indicante ovviamente la parte finale e più concitata dell’opera. Lang utilizza per la prima volta tecniche innovative per creare effetti speciali unici e che mantengono la loro forza anche adesso. Il più noto è sicuramente l’utilizzo dell’Effetto Schüfftan, il quale permetteva di creare effetti di profondità grazie all’utilizzo di specchi e fondali dipinti. Altra grande innovazione è quella dell’utilizzo del “passo uno“, tecnica estremamente difficile che consisteva fare registrazioni per singoli fotogrammi, con l’inconveniente di dover riavvolgere la pellicola ogni volta e filmarci sopra nuovamente. La maestria di Lang emerge però, ancora una volta, nella sua capacità di utilizzare le immagini dandogli un significato simbolico, nella sua meticolosità nelle riprese e nel saper cogliere ogni emozione dell’attore. Non è un caso che Metropolis sia uno dei film muti più apprezzati nell’epoca moderna, nè che siano nati esperimenti come quello di Giorgio Moroder che, nel 1984, diede al film una colonna sonora moderna utilizzando canzoni di autori vari tra cui spiccano sicuramente i Queen (il celebre video di Radio Ga Ga riporta infatti spezzoni del film). L’accoglienza della pellicola fu decisamente fredda da parte del pubblico e della critica, nonostante questo fu uno dei film preferiti da Hitler. Non bisogna dimenticare l’appartenenza della Von Harbou al partito Nazista (il che comportò la separazione da Lang), fatto che ha spesso fatto discutere sul vero significato della pellicola. Il finale stesso, poi ripudiato dal regista, sembra lasciare qualcosa in sospeso, quasi fare l’occhiolino ad un controllo ferrato e dittatoriale. Un elemento, poi, che non ho visto spesso discusso è quello dell’appartenenza dell’ebraismo di una delle figure più negative del film: l’inventore Rotwang: ancora una volta sembrano serpeggiare i luoghi comuni sulla comunità ebraica e non è certamente un caso che un inventore pazzo vicino, per certi versi, alla stregoneria sia proprio un ebreo nè tantomeno sarà stato un caso renderlo l’antagonista della vicenda. Lontano da tutte queste congetture e polemiche Metropolis si dimostra in ogni caso un capolavoro assoluto ed il tempo ha saputo poi dare il giusto apprezzamento a questa pellicola che, ancora oggi, contribuisce a influenzare il lavoro di numerosi artisti.

Fino a qualche tempo fa una grande parte del film era considerata perduta ma ora, grazie alla pellicola posseduta da un colleziona privato di Buonos Aires, possiamo godere della quasi totalità del film. Purtroppo i frammenti si trovano in condizioni pessime rispetto al resto del film, ma dopo un lavoro di restuaro sono stati inseriti all’interno delle nuove versioni in DVD e Blu-ray.