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Posts Tagged ‘Edgar Rice Burroughs’

Tarzan (Tarzan of the Apes) – Scott Sidney (1918)

Tarzan_of_the_Apes_1918Su un noto gruppo dedicato al cinema muto è da inizio anno che rompono le scatole con il centenario di Tarzan of the apes. Al Cinema Ritrovato c’era una fila chilometrica per entrare in sala, ma io l’ho volutamente bistrattato a favore di un’ora di tregua dalle lunghe sessioni di proiezioni mute. Premetto che io e Alessia abbiamo visto il 79% delle proiezioni mute in programma, e Tarzan non è stata una di queste. L’amore tra me e questa storia non è mai sbocciata: ricordo vagamente mia madre tornare a casa con il libro di Edgar Rice Burroughs, che credo di non aver mai finito o, anche qualora lo abbia fatto, non deve aver lasciato particolari tracce. Quando uscì il film disney ero già grandicello, credo di averlo visto successivamente, ma se non fosse stato per la simpatia che nutro per Phil Collins l’avrei probabilmente ignorato completamente. In compenso da piccolo andavo letteralmente pazzo per Totò Tarzan, anche se oggi, non rivedendolo da almeno 15 anni, ho la vaga sensazione che non fosse propriamente uno dei suoi capolavori. Tutta questa premessa per dire che, nonostante tutte le avversità, ho deciso di recuperare finalmente il primo film di Tarzan e vederlo. I miei pregiudizi saranno stati confermati?

vlcsnap-2018-07-11-13h09m03s044Lord John e Lady Alice Greystoke (True Boardman e Kathleen Kirkham) vengono incaricati di interrompere la tratta degli schiavi nell’Africa Britannica. Durante il viaggio in mare i marinai si ammutiano e i due riescono a salvarsi solo grazie all’aiuto di Binns (George B. French), marinaio che ha a cuore la loro sorte e che li indirizza verso una casa nella fitta foresta africana con la promessa di ricongiungersi a loro più avanti. Passano i mesi, Binns è stato fatto prigioniero dagli schiavisti e Alice ha un bambino. Purtroppo prima che lui compia un anno la giovane muore lasciando John solo con il bambino. Nella foresta, intanto, Kerchack, capo di una tribù di scimmie molto numerosa, ha perso il cucciolo avuto da Kala ed è molto arrabbiato. I primati decidono quindi di rubare il piccolo umano sostituendolo nella culla con la scimmia morta. John muore di dolore e nella casa restano così tre scheletri. Il giovane Tarzan (Gordon Griffith) cresce sano e forte come una scimmia ignorando la sua vera natura. Si imbatte un giorno casualmente in una tribù di aborigeni prima, da cui impara a vestirsi, e nella sua vecchia casa di famiglia. Intanto Binns riesce a liberarsi e raggiungere la casa dove scopre Tarzan e lo istruisce sommariamente. Purtroppo viene scoperto dagli schiavisti che lo costringono a fuggire. Anni dopo Tarzan è cresciuto (Elmo Lincoln) e Binns è riuscito a convincere una spedizione scientifica a venire ad indagare. A capo vi è il Professor Porter (Thomas Jefferson), assieme alla figlia Jane (Enid Markey) e il giovane William Cecil Clayton (Colin Kenny), innamorato perdutamente della ragazza. Tarzan guarda la spedizione da lontano. Un aborigeno rapisce Jane e Tarzan allora interviene per salvarla. Dopo un periodo passato insieme Jane si innamora di lui e gli chiede di restare assieme.

 

Il finale è bizzarro e precipitoso: non sappiamo che fine abbiano fatto gli altri spedizionieri, partiti alla ricerca di Jane, né cosa accadrà ai due (Jane resterà con lui nella giungla o vorrà che lui torni con lei?). Nel romanzo lui la segue in America senza però riuscire a sposarla, qui si vuole forse troncare improvvisamente per evitare di svelare un non lieto fine nel caso in cui il sequel The Romance of Tarzan non fosse stato prodotto. Il secondo film è stato effettivamente girato ma è purtroppo andato perduto, quindi non potrò farmi del male un’altra volta. Per il resto non ho molto da dire se non che i miei pregiudizi sono stati rispettati: gli attori che interpretano Tarzan, forse per sottolineare la natura selvaggia e “sottosviluppata” dell’uomo-scimmia, ripetono espressioni da pirla per tutto il corso del film (vedi foto). Devo dire che anche Jane non è che ne faccia poi di intelligenti. Le loro espressioni buffe mi hanno fatto sinceramente ridere, ma non per questo apprezzare il film. Sicuramente per l’epoca vedere tanti animali selvaggi sul grande schermo avrà fatto un grande effetto, ma nell’epoca in cui i documentari naturalistici possono essere visti ogni giorno ventiquattro ore al giorno questa particolarità non suscita particolare interesse nello spettatore. Questo, unito alla recitazione claudicante rende, a mio parere, il film molto poco apprezzabile da un pubblico contemporaneo. In più non sono presenti neanche particolari stunt che rendono magari film come quelli di Douglas Fairbanks entusiasmanti e spettacolari ancora oggi. Concludendo sento di aver perso un’ora della mia vita che nessuno potrà mai restituirmi. Un centenario che avrei volentieri fatto a meno di festeggiare!

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola – Marcel Fabre (1913)

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola è uno dei primi esempi di lungometraggio fantascientifico italiano. La storia di questo genere nell’Italia del muto, purtroppo, non è particolarmente gravida e si limita principalmente ad un filone commedio-avventuroso piuttosto che drammatico. La cosa interessante, per altro, è che escluso il cortometraggio un matrimonio interplanetario di Enrico Novelli (1911), sia le avventure di Farandola che l’altro grande esempio di film fantascientifico nostrano, L’Uomo Meccanico (1921), vedono un francese nel doppio ruolo di attore e regista: Marcel Fabre nel nostro caso, e André Deed nell’uomo meccanico. Insomma sembrerebbe quasi che l’apporto italiano a questo genere dipenda comunque sempre da un intervento straniero. Nel caso delle avventure di Farandola, però, la sceneggiatura non è dello stesso regista ma venne affidata a Guido Volante che a sua volta prendeva ispirazione dal romanzo Voyages très extraordinaires de Saturnin Farandoul del francese Albert Robida (noto in particolare per le sue litografie tra cui vi era anche quella proposta qui accanto come locandina). Meno noto di Jules Verne, Robida è in realtà un altro grande scrittore di fantascienza della seconda metà dell’800. Al contrario del suo più noto collega, però Robida tendeva ad inventare strumenti più ancorati alla realtà quotidiana.

La storia venne divisa in quattro episodi:

  1. L’isola delle scimmie
  2. Alla ricerca dell’elefante bianco
  3. La regina dei Makalolos
  4. Farandola contro Fileas-Fogg

Saturnino Farandola (Marcel Fabre) viene affidato alla corrente a seguito di un naufragio in cui perdono la vita entrambi i genitori. La culla giunge in un’isola abitata solo da scimmie che lo crescono come un cucciolo della loro specie. Quando, però, Farandola diventa grande, le scimmie decidono di allontanarlo dalla loro comunità perché privo di coda. Questi decide allora di fuggire dall’isola a bordo di un tronco. Il veliero ‘La Bella Leocadia’ lo trova sperduto in mezzo al mare e lo carica a bordo. Qui viene finalmente a contatto con la cultura umana e ben presto impara la lingua e trova moglie sposando Mysora (Nilde Baracchi). Alla morte del capitano, inoltre, ne prende il posto sulla nave ed inizia una serie lunghissima di avventure che lo porteranno da Bangkok fino all’America dove si ritroverà coinvolto nello scontro tra nordisti e sudisti. Qui si troverà di fronte un terribile avversario, Filea-Fogg, che sconfiggerà solo al termine di un lungo combattimento…

In questo lungometraggio è l’avventura a fare da padrona, così come le trovate divertitenti ma al tempo stesso affascinanti. La Fantascienza entra in gioco specialmente nell’ultimo episodio, quando Farandola inventa armi fantastiche come la bomba al cloroformio o l’aspiratore pneumatico (una sorta di gigantesco aspirapolvere nascosto nelle mura del forte che aspira letteralmente i nemici). Ma il combattimento che più di tutti ha colpito l’immaginario collettivo è certamente quello a bordo delle mongolfiere, con tanto di cannoni ed abbordaggi, proprio come nelle battaglie navali. Sebbene nel complesso il film sia caratterizzato da una certa ingenuità, questa non risulta comunque fastidiosa ed i cinquanta minuti circa del film scorrono veloci, anche grazie alla suddivisione in episodi. Vedendo, poi, come sono state rese le scene subacquee, assume un maggiore spesso il “Ventimila leghe sotto i mari” di Stuart Paton che abbiamo imparato ad apprezzare pochi giorni fa. Merita di essere rivista, in fondo, anche la resa del combattimento con il Kraken, anche qui presente, anche se fa da contorno ad una balena che, nella tipica tradizione che ci ricorda certamente Pinocchio, divora ad un certo punto la povera Mysora. Questa scena fa vedere quanto in realtà fosse comune questa fantasia all’epoca visto che il romanzo di Robida data 1879 mentre quello di Collodi 1881. Si tratta, in effetti, di una tradizione antichissima tanto che già Luciano di Samosata nella sua ‘Storia Vera‘ riportava un evento analogo. Si ritrova anche l’espediente di un orfano cresciuto dalle scimmie, ancora prima di Tarzan di Edgar Rice Burroughs (1912) o del libro della giungla di Rudyard Kipling (1893/94). L’idea di bambini cresciuti o comunque accuditi da animali selvatici non è ovviamente affatto una novità, basti pensare a Romolo e Remo che vennero allattati da una lupa.

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola è a tutti gli effetti un pezzo importante della storia del cinema italiano ma anche della fantascienza in generale; alcune scene restano per forza di cose nell’immaginario dello spettatore. Nonostante questo adattamente abbia dei punti di notevole interesse, il successo di questo romanzo è invece collegato più che altro ad un secondo adattamento del 1977, che in 15 episodi raccontava le straordinarie avventure di Saturnino Farandola ai ragazzi. Non mancano altri adattamenti tra cui l’immancabile versione a fumetti di topolino (Le straordinarie avventure di Paperino Girandola nel numero 223). Il film è stato restaurato e mandato in onda su Arte in diverse occasioni, ma la versione in DVD, purtroppo, ancora non ha visto la luce. Quanto tempo ci vorrà ancora? Vi lascio con una scena tratta dal film.

Approfondimento:per ulteriori informazioni rimando al solito prezioso blog sempre in penombra (clicca qui)