Archivio

Archive for the ‘1910-1919’ Category

Aggiornamenti fantascientifici

febbraio 22, 2018 Lascia un commento

Il progetto fantascienza è stato uno dei capisaldi di questo sito negli scorsi anni. Come chi ha seguito gli articoli sul genere saprà, molti di questi film sono, seppur sopravvissuti, difficilmente reperibili e ci sono voluti anni per riuscire a mettere le mani su alcuni di essi. In questa prima puntata di aggiornamenti sulla science-fiction partiamo con alcuni corti recuperati.

<

– Aerial Submarine – Walter R. Booth (1910)

Questo primo corto riprende la serie di Booth dedicata ai mezzi di trasporto fantastici (Airship Destroyer, Aerial Anarchist ma anche il celeberrimo The ? Motorist). In Aerial Submarine dei bambini avvistano uno strano sottomarino pirata. I pirati, capitanati da una donna, se ne accorgono e li rapiscono. La fortuna sembra girare dalla parte dei ragazzi: una nave accorre in loro soccorso, ma incredibilmente il sottomarino prende il volo e con un missile la affonda (scena nell’estratto). Per fuggire i bambini decidono allora di danneggiare il motore del sottomarino che precipita ed esplode. Tutti muoiono tranne, ovviamente, i due protagonisti.

<

<

– La Rivoluzione Interplanetaria (Межпланетная революция) – Nikolai Chodatajew, Yuri Merkulov, Zenon Komissarenko (1924)

Interplanetary-Revolution-LeninLa Rivoluzione Interplanetaria è un corto di animazione a chiaro scopo propagandistico. Scacciati dalla terra, i capitalisti, che hanno fattezze decisamente grottesche, fuggono su Marte dove vengono combattuti dai compagni rivoluzionari già giunti sul pianeta rosso. Insomma l’idea di Marte e rivoluzione proposta con Aelita (ovviamente parliamo del libro visto che il film sarebbe uscito qualche mese dopo questo corto), era ben radicata nella testa dei sovietici.

Devo dire che questo corto mi ha spiazzato, sebbene conosca abbastanza l’animazione dell’Europa dell’Est, l’ho trovato eccessivamente grottesco e a tratti decisamente disgustoso. Non è esattamente una visione piacevole, ma per completezza non poteva mancare nella nostra rassegna sulla produzione fantascientifica muta. Piccola chicca la comparsa in un breve spezzone di Lenin che potete vedere nell’immagine.

<

<

<
– Midstream – James Flood (1929)

midstreamCi sono casi in cui la ricerca di un film diventa una vera caccia al tesoro. Alcuni dei nostri muti fantascientifici sono inclusi all’interno di extra di film che magari c’entrano poco o nulla con il film che stavo cercando. Midstream è in parte uno di questi. Andiamo per grado, secondo la Library of Congress online catalog il film sarebbe conservato per intero presso il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée). In realtà sembrerebbe che non sia proprio così. Il film nasce per essere muto, ma viene poi sonorizzato parzialmente. La scena sonorizzata riguarda vede i due protagonisti a teatro che visionano il Faust di Gounod (foto in basso). Ironia della sorta l’unico frammento noto è proprio questo. Particolarità è che mentre sentiamo l’opera, vengono inquadrati i protagonisti di tanto in tanto che parlano tra loro ma… il loro dialogo non è sonorizzato essendo stato pensato il film come muto. Come potete immaginare questo provoca un certo estraniamento al momento della visione.

Andiamo alla trama: James Stanwood (Ricardo Cortez) noto imprenditore locale, ringiovanisce grazie a seguito di un’operazione in fase sperimentale fatta dal Dr. Nelson (Montagu Love). Inscena quindi la sua morte e si spaccia per suo nipote. Come nelle migliori delle tradizioni incontra una bella giovane, Helene Craig (Claire Windsor), di cui si innamora, dovendo quindi fare i conti con la sua età reale seppur mascherata da quella fisica.

vlcsnap-2018-02-06-15h16m44s579La visione del Faust, che dura quasi 10 minuti, aveva quindi la funzione di creare un parallelismo rispetto la situazione del protagonista, provocandogli una forte emozione. Il film rientra di fatto nel filone fantascientifico perché mostra come attraverso un esperimento scientifico futurista, sia possibile tornare giovani. Diciamo che si tratta di una rivisitazione “scientifica” del Faust stesso, con un Dottore nei panni di Mefistofele. Non possiamo dire molto altro del film se non che questo breve frammento son dovuto andare a ripescarlo nell’ormai esaurita versione Milestone con due dischi del Fantasma dell’Opera di Julian (1925).

Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina del film nello splendido sito dedicato a Claire Windsor.

Annunci

San Valentino nel cinema muto

febbraio 14, 2018 Lascia un commento
fattyandmabel

Fatty and Mabel Adrift (1916)

Agli inizi del ‘900 la festa degli innamorati era sì presente ma non era certo un’ossessione come oggi. Ci siamo così chiesti se potevano esserci dei film dedicati al giorno di San Valentino. Dopo aver contattato alcuni amici abbiamo tirato fuori da imdb questi titoli:

<

1900: The Old Maid’s Valentine – George A. Smith
1910: His First Valentine – J. Searle Dawley (*?)
1910: Life in the next century – Gérard Bourgeois (**)
1911: Billy’s Valentine – Adele DeGarde (*?)
1911: Two Valentines – Anonimo (*?)
1912: The Office Favorite – John Halliday & B.F. Zeidman (*?)

legenda:
(*) perduto
(*)? probabilmente perduto
(**) film non edito/reperibile seppur conservato

L’elenco che avete appena visto contiene solo corti, generalmente irreperibili, fatti tra l’inizio del ‘900 e i primi anni ’10. Tra questi segnalo anche Life in the next century, uno di quei film di fantascienza che sto cercando ormai da 4/5 anni. Non sappiamo se la lista sia completa o meno, ma la cosa straordinaria è che il primo film dell’elenco, il più vecchio di tutti, è fortunatamente disponibile in rete.

Il corto dura appena un minuto: troviamo un’anziana signora (Laura Bayley), che attende fiduciosa la sua valentina. Con sua grande soddisfazione una lettera arriva davvero: cosa conterrà? La felicità si trasforma in disappunto, nel biglietto c’è scritto “just like mama“, forse un “ti vedo solo come un amico” ante litteram?

<

<

Come detto non sappiamo se la lista sia completa o meno. Avete suggerimenti? Segnalateceli! Intanto noi vi auguriamo un felice San Valentino con il cinema muto!

Note: L’idea di un articolo su San Valentino nasce da una vera e propria condivisone tra collaboratori del sito: Alessia ha condiviso la gif che trovate in alto a destra, Esse ha proposto di trovare i film ed Erasmo ha tirato fuori l’elenco. Io, come al solito, mi sono limitato alla bassa manovalanza scrivendo l’articolo. Viva il lavoro di squadra!

El automóvil gris – Enrique Rosas (1919)

febbraio 8, 2018 Lascia un commento

el_automovil_gris-269239319-mmedSpinti da spirito pionieristico, io ed Erasmo abbiamo deciso di darci al cinema muto messicano. Perché non scegliere il loro film più importante di quel periodo? Ecco allora che ci siamo indirizzati verso El automóvil gris (1919), che narra la storia vera di una banda che terrorizzò il Messico. Il film uscì come serie in 36 parti, di cui purtroppo non ci è rimasto nulla. La particolarità nella storia di questo film è che ci è giunta in una versione sonorizzata e ridotta negli anni ’30. Una seconda risonorizzazione è stata poi fatta negli anni ’50 e a partire da questa la Cineteca Nacional ha effettuato un restauro nel 2015. Avevo sentito parlare di versioni sonorizzate di film muti, ma non mi era mai capitato di vedere un film muto così vecchio condensato e sonorizzato in maniera posticcia. Il risultato è davvero comico e il taglia e cuci a partire dagli episodi originali forse ancora di più. Ma andiamo con ordine:

Siamo a Città del Messico nel 1915 dove una banda di malviventi, capitanata da Higinio Granda, sta seminando il panico tra i cittadini. Il modus operandi è sempre lo stesso: fingendosi militari in cerca di un pericoloso ricercato, i banditi entrano nelle case di alcuni ricchi possidenti locali e dopo averli minacciati o torturati ne saccheggiano gli averi scappando poi a bordo di una fantomatica automobile grigia.

La storia in teoria non dovrebbe far ridere, per due motivi: prima di tutto si tratta di una storia vera, seppur romanzata e gli avvenimenti narrati non sono certo dei più edificanti. Tanto per capirci passiamo dalle violenze sessuali agli infanticidi. In secondo luogo il finale lascia un po’ spiazzati: allo scopo di mostrare cosa accade a chi infrange la legge ci vengono mostrate le riprese della vera fucilazione della banda. Sì, avete capito bene, al termine del film assisterete ad una vera esecuzione. Nonostante questo finale lasci decisamente spiazzati, è innegabile che il resto del film risulti decisamente comico. Le movenze degli attori, tipiche del muto, con l’aggiunta di dialoghi hanno un effetto estraniante; a volte gli attori parlano senza muovere la bocca, visto che non era prevista giustamente la possibilità di aggiungere dei dialoghi parlati. La domanda sorge spontanea, chi avrà scritto i dialoghi posticci? Sono basati sulle didascalie?

automovilLa condensazione di più episodi in uno ha come strano risultato quello di creare ripetizioni e confusione. Vengono svelati misteri mai presentati, i personaggi compaiono e scompaiono dalla scena senza spiegazioni, alcuni di essi mutano completamente di comportamento da una scena all’altra del film. Ad esempio nella prima parte del film una donna scopre che il suo compagno è un membro della banda e sembra particolarmente colpita in negativo. Nel finale del film torniamo alla coppia e lei pare decisamente condividere lo stile di vita del ragazzo, senza provare alcun rimorso. Sarebbe stato bello vedere il perché di questa trasformazione, ma chi ha montato ha deciso che non era necessario.

Abbiamo ipotizzato che le puntate fossero divise più o meno in questo modo:
-Parte 1) I vari furti e crimini della banda
-Parte 2) Indagini: piuttosto confusionarie, inizialmente condotte solo da un vecchio, precedentemente derubato e torturato dai malviventi, che incontra di continuo i membri della banda casualmente per strada e tenta di arrestarli. Pensavo fosse più grande la capitale del Messico!
-Parte 3) Cattura e fuga ripetuta di alcuni membri della banda. Abbiamo concluso che probabilmente al termine di ogni puntata ne arrestavano uno mentre un altro se lo lasciavano scappare.

Una particolarità decisamente esilerante e caratteristica del film riguarda i cappelli. Per qualche strano motivo i personaggi sono convinti cambiarsi di copricapo li renda automaticamente irriconoscibili. Nella sequenza qui sotto potete vedere il momento in un cui viene suggerito a uno di loro di cambiare cappello prima di un colpo. Cosa cambierà?

Mi ha riportato alla mente un aneddoto raccontato male da un mio amico il quale asserì una roba del tipo “non tutti sanno che, se ti spari, non muori per il colpo, ma per i vestiti che entrati nel corpo si infettano”. Tra le risate generali ci immaginammo un povero disperato che decide di porre fine ai suoi giorni sparandosi un colpo in testa. Bang! Bang! “Perché non muoio? Ah diamine, ho dimenticato la bandana!”. Ecco, qui mi sono immaginato un bandito riconosciuto dalla polizia che fa mente locale: “Perché diavolo mi hanno scoperto, il mio travestimento era perfetto! Un attimo, ora capisco! Non ho cambiato il cappello!”. Ai più sarà invece venuto in mente il “caso” Superman/Clark Kent, capace di diventare irriconoscibile togliendosi gli occhiali (vedi sotto). Questa ipotesi non è affatto campata per aria visto che il terribile Granda riuscirà ad evadere di prigione semplicemente scambiando il suo cappello con quello di un altro detenuto.

Capitolo personaggi: sono troppi e spesso anche simili tra loro (forse per questo funziona il trucco del cappello). Credo che a causa della compressione degli episodi si sia creata una situazione totalmente fuori controllo: i troppi personaggi sono diventati ingestibili e si sono perse sottotrame, eventuali altri arresti o evasioni, tradimenti e cose del genere. Insomma come avrete capito chi ci ha messo le mani non ha fatto proprio un lavorone.

Concludendo, questo film mi ha decisamente divertito, un riso però spezzato dal finale e dal ritorno ad una realtà ormai lontana dalla nostra. Contestualizzando bisogna dire che il Messico attraversava un periodo difficile della sua storia: nel 1910 era scoppiata la rivoluzione contro il dittatore Porfirio Diaz che sarebbe terminata solo nel 1917 con l’emanazione della Costituzione degli Stati Uniti Messicani. La capitale fu quindi oggetto di una serie di scontri e cambi di potere che crearono di fatto l’occasione perfetta per una banda ben organizzata di mettere a ferro e fuoco la città. Nel 1919, quando uscì il film, era quindi necessario mettere in chiaro cosa accadeva a chi andava contro il nuovo stato Messicano. Il racconto della disfatta della banda dell’automobile grigia aveva quindi probabilmente un significato duplice: da una parte un monito, dall’altro l’esaltazione dell’efficenza delle forze dell’ordine locali anche in un momento delicato della storia del paese. Fatte queste premesse non possiamo però piegarci a un relativismo culturale tout court: la visione di una vera fucilazione in un film è decisamente di cattivo gusto, quali che siano i reati commmessi dalle persone giustiziate.

La citazione: “Esta es la casa, cambiate el sombrero!

superman

Ossessione salsicce

febbraio 1, 2016 Lascia un commento

21semalvCon il progetto fantascienza mi sono soffermato su diversi cortometraggi dedicati a dei fantastici generatori di salsiccia a manovella. Fortunatamente altri corti di questo tipo sono usciti fuori dal dimenticatotio. Quella delle salumerie meccanica era una vera e propria ossessione, dimostrazione che la voglia delle salsicce è sempre stata un must in tutte le epoche, probabilmente specie all’epoca quando il potere d’acquisto era mediamente più basso. Se qualcuno sognava la pietra filosfale, ecco quindi il Santo Graal degli amanti dell’insaccato. Signore e Signore, sono lieto di presentarvi le fantastiche salumerie meccaniche!

<

– Making Sausages – George Albert Smith (1897)

Questa di George Albert Smith è il primo remake conservato della serie “salumerie meccaniche”. Nel video vediamo quattro uomini alle prese con una macchina per salsicce a manovella. Peccato che le salsicce siano fatte con cani e gatti! Nello stesso anno uscì The sausages machine, il cui regista è ignoto, seguendo la scia di remake internazionali di cortometraggi francesi diventati celebri.

<

<

– Fun in a Butcher Shop – Anonimo (1901)

I cani sono i migliori amici dell’uomo? No! Meglio una salsiccia! Un tempo la comicità era differente e l’attenzione ai diritti degli animali molto meno considerata. In questa versione del 1901, alcuni padroni preferiscono di gran lungo mangiare piuttosto che dover sfamare i propri amici animali. Peccato che ci sia un disturbatore che non permette ai due gestori di fare il loro lavoro. Come fare a liberarsene? L’uomo viene gettato nella macchina, peccato che le salsicce di carne umana siano tutte da buttare.

<

<

Aggiornamenti fantascientifici

ottobre 25, 2015 1 commento

Con colpevo ritardo ecco alcuni aggiornamenti al progetto fantascienza segnalatami, quasi un anno fa, dal gentilissimo Oskis War. I corti qui di seguito seguono in parte schemi già visti in precedenti corti, magari ampliandoli e rendendoli più enteressanti. La costante sono le macchine volanti, come spesso accade nella fantascienza di quegli anni. Si passa da viaggi straordinari in giro per i pianeti e non solo, fino a un futuro per la polizia nel mitico anno 2000. Unico corto a discostarsi è il divertente Electric Transformation che gioca su fantasiosi impieghi per la corrente elettrica.

– A la conquête de l’air – Ferdinand Zecca (1901)

Prima versione di corti relativi alle macchine volanti tipo The Twentieth Century Tramp di Edwin S. Porter (1902) o il più articolato Rescued in mid air di Percy Stow (1906). In pochi minuti un uomo fluttua magicamente nell’aria con il suo trabiccolo volante. Di Ferdinand Zecca avevamo avuto modo di parlare alcune volte in passato (fu autore di una versione di Quo Vadis?), qui finalmente lo vediamo brevemente all’opera.

<

<

– Electric Transformations – Percy Stow (1909)

Uno scienziato riesce a trasformare le fattezze delle persone attraverso l’elettricità. Una signora ne fa le spese quando si ritrova con l’aspetto dell’inventore. Ci penserà un’altra ragazza a riportare tutto alla normalità…o quasi.

Carine le fasi di trasformazioni e divertente l’idea, comunque niente di straordinario. In generale il film rientra nel genere di “esperimenti con l’elettricità”, che si pensava potesse rivoluzionare il mondo molto più di quanto non avesse fatto.

<

<

– La Police en l’an 2000 – Anonimo (1910)

Questo divertente corto è dedicato ad un’immaginaria polizia del 2000, in grado di pattugliare su dirigibili le strade della città. Come fare per catturare i criminali da lassù? Ecco delle fantastiche tenaglie estensibili e una cella provvisoria a bordo dove infilare i malfattori. Terminata la ronda i prigionieri vengono scaricati attraverso un tubo direttamente nella stazione di polizia, cani ruba-salsiccia compresi.

Il corto racconta simpaticamente le aspettative di sviluppo tecnologico per le forze dell’ordine. Come spesso accade in questo periodo l’occhio del regista si sposta verso il cielo. Vederlo nel 2000 vi farà certamente divertire.

<

<

– The Automatic Motorist – Walter R. Booth (1911)

Variante più complessa di The “?” Motorist dello stesso Booth (1906).Il corto ricorda molto i viaggi fantastici di Mèliès, indubbi ispiratori della vicenda.

Quale miglior autista di un robot per due novelli sposi? Il folle guidatore si porterà sulla luna e su saturno il suo inventore, gli sposi, un poliziotto e un cane rimasti aggrappati sul retro della macchina. Arrivati su saturno eccoli attaccati dagli alieni. Finiranno nell’acqua e infine, saranno riportati a terra da un tiro di schioppo.

Storia divertente per le sue trovate che migliora, se possibile, il vecchio episodio di Booth. L’immagine della macchina sui vari pianeti con il poliziotto e il cane attaccati sul retro del mezzo valgono da sole la visione di The Automatic Motorist.

<

<

L’emigrante – Febo Mari (1915)

L’emigrante di Febo Mari, presentato al Cinema Ritrovato nella sezione dedicata a Valentina Frascaroli, rientra in quei film in cui l’attrice italiana è praticamente scomparsa. In questo caso il problema è dato dai tagli apportati alla versione in nostro possesso. Andiamo per ordine. Il film parla di un emigrante, Antonio (Ermete Zacconi) che parte per il Sud America in cerca di fortuna. Lascia a casa la figlia Maria (Valentina Frascaroli) e la moglie (Enrica Sabbatini). Arrivato a destinazione diventa un manovale e a causa di un incidente si infortuna e diventa inabile al lavoro. Viene truffato dalla compagnia di assicurazioni che gli fanno firmare un certificato in cui rinuncia a ogni indennizzo. Antonio, come potete immaginare, è analfabeta e ignora cosa sta facendo. Torna allora a casa e la storia si interrompe con un taglio netto e una strana didascalia che ne predice un avvenire migliore: “Nella vecchia casa accanto alla coppia felice Antonio può dimenticare il passato ritrovando la perduta felicità”. Questo taglio, nonché la didasacalia piuttosto oscura, ha insospettito gli studiosi che si sono messi sulle tracce di documenti relativi al film. Quanto scoperto ha dell’incredibile. Nella versione originale Maria, per provvedere alla madre malata, inizia a frequentare un ricco conte (Amerigo Manzini), che la porta probabilmente verso una vita fatta di eccessi e amoralità. Il loro rapporto è inizialmente mediato da una mezzana (Lucia Cisello), che in una delle poche immagini in nostro possesso, porta una lettera della Frascaroli al conte. Tornato a casa Antonio, diventato probabilmente un portantino della stazione, scopre cosa sta succedendo e riporta la figlia sulla retta via.

Il film era insomma ben più strutturato di come ci appare oggi e, ancora una volta, è proprio la Frascaroli a fare le spese di questo netto taglio alla storia. Tanti i temi interessanti: anzitutto quello dell’emigrazione verso il Sud America, specie in Argentina, fenomeno che in quegli anni era molto diffuso e che si può vedere concretamente anche oggi, senza andare troppo a scavare, con la presenza degli oriundi nelle nazionali sportive. In questo caso troviamo anche una sorta di emigrazione di ritorno: in effetti chi emigra, molto spesso, ha come aspirazione il ritorno in patria. Qui ovviamente il ritorno è forzato per via dell’infortunio sul lavoro che porta ad altre due problematiche: la mancanza di misure di sicurezza e le truffe ai danni dei lavoratori, che sono strettamente collegati alla non alfabetizzazione delle fasce più deboli. Tanta carne al fuoco, insomma, talmente tanta che il film che abbiamo presenta solo le vicende del migrante, lasciando da parte quelle della Frascaroli e delle sue vicende sentimentali. Ancora una volta ci siamo persi l’opportunità di vedere Valentina Frascaroli alle prese con un ruolo molto interessante, una dimostrazione della capacità dell’attrice di spaziare con facilità tra generi molto diversi tra loro.

Tigre Reale – Giovanni Pastrone (1916)

Dopo Il Fuoco (1915), Giovanni Pastrone, ancora sotto lo pseudonimo di Piero Fosco, dirige nuovamente Pina Menichelli in una delle sue interpretazione più memorabili. Alla fotografia sempre Segundo De Chomón, qui assieme a Giovanni Tomatis. Il film rientra, assieme a L’emigrante (1915) in quella categoria di film in cui Valentina Frascaroli è scomparsa, qui addirittura presente nei titoli di testa e poi assente. Dopo attente ricerche si è arrivati alla soluzione: la versione in nostro possesso e donata al Museo del Cinema dallo stesso Pastrone, differisce da quella originale e probabilmente pensata per il pubblico estero. La storia si ispira tra l’altro da una novella giovanile di Verga e, come vedremo, il finale rimastoci si distanzia stranamente da essa.

La storia è la seguente: L’ambasciatore Giorgio La Ferita (Alberto Nepoti) si innamora perdutamente della contessa Natka (Pina Menichelli). Ella è nota per non impegnarsi mai con i propri spasimanti e si narra che abbia portato alla morte molti uomini. Natka è sposata con un conte (Gabriele Moreau) che le è spesso lontano e dimostra nei suoi confronti pochissima attenzione. Un giorno lei racconta a Giorgio di essersi innamorata solo una volta di un predone delle steppe noto come Dolski (Febo Mari). Tra i due era nata una folle passione, tanto che quando un editto aveva costretto l’uomo all’esilio, lei era fuggita da suo marito pur di stargli vicino. Giunta da lui, ecco la terribile scoperta: il suo amato si era nel frattempo trattenuto con un’altra donna. Folle per il dolore Natka era fuggita e davanti alle suppliche di lui era diventata sorda. Così quando Doski aveva minacciato di uccidersi la contessa aveva risposto malignamente: “fallo, è bello!”. Da lì l’estremo gesto dell’amato e la conseguente disperazione della donna. Eppure un nuovo amore era germogliato in lei: quello verso Giorgio. Natka era gravemente ammalata di tubercolosi e promette che quando avrebbe sentito vicina la morte sarebbe tornata per morire tra le braccia di Giorgio. Qui la cesura tra le due versioni. In quella conservata Giorgio si sta per fidanzare quando riceve la notizia dell’arrivo della contessa. Fugge da lei e mentre stanno insieme scoppia un terribile incendio. Il conte muore nello stesso, mentre i due si salvano miracolosamente. Nel finale, stranamente a lieto fine, Natka guarisce e i due possono vivere la loro esistenza finamlente felici.

E la Frascaroli? Nel primo finale Giorgio si era in realtà sposato con Erminia (Valentina Frascaroli) da cui aveva avuto un figlio. Quando scopre che Natka è arrivata, fugge dalla sua vecchia fiamma proprio quando il loro figlioletto si ammala di difterite. Erminia, indecisa su cosa fare, decide di aspettare il marito prima di dare l’asseso per un’importante operazione. In un crescendo di pathos si alternano le immagini dei due amanti e della sofferenza di Erminia, che alla fine si prende la responsabilità per l’operazione, che riesce. Natka si fa promettere che il giorno dopo Giorgio tornerà, ma non accadrà. Una volta rincasato l’ambasciatore scopre quanto accaduto nella notte. Erminia comprende quanto successo e perdona il marito ma si fa promettere che non tornerà dalla sua vecchia fiamma. Natka muore così in solitudine e Giorgio resta con la sua famiglia. Dal campionario di colore, scopriamo che Erminia, il figlio e Giorgio prendono il treno e passando vedono il conte con accanto una bara. Giorgio capisce e si dispera e la moglie, rivolgendosi al figlio, dice “di a papà che l’ameremo”.

Questo secondo finale, oltre ad avvicinarsi di più alla novella originale, è più coerente con il genere melodrammatico e la moralità italiana. La mentalità dell’epoca era solitamente “tesa a celebrare la funzione sacrificale della donna, sia essa sposa o ‘traviata’ ” (dal catalogo del Cinema Ritrovato 2015). Per questo non si comprende molto il lieto fine della versione rimasta. È stato in particolare grazie al campionario di colore che si è ricostruita la prima versione del film proiettata nei cinema italiani dell’epoca. Probabilmente il finale in nostro possesso era pensato per una cultura estera che era meno severa nei confronti di certi atti. Per questa versione vennero girate scene ex novo, come quella finale a bordo dell’imbarcazione con la miracolosa guarigione di Natka, ci furono anche clamorosi riclicli. Per la scena dell’incendio dell’Hotel vennero infatti usati frammenti tratti da un altro film: L’incendio dell’Odeon di Eugenio Perego (1917). Tra i tanti rimpianti per aver perduto la versione originale, il più grande è certamente quello di aver perso il montaggio alternato Erminia/Natka, in cui la Frascaroli veniva contrapposta per moralità alla diva, Pina Menichelli, che qui rappresentava come da tradizione la femme fatale, la donna peccatrice per eccellenza.  In generale il rimpianto è riassumibile nell’impossibilità di vedere l’attrice alle prese con ruolo tanto drammatico, che avrebbe certamente contribuito a non fare della Frascaroli un’attrice praticamente dimenticata. Basta scorrere gli indici analitici di alcuni dei principali monografie sul cinema muto italiano per rendersi conto che spesso e volentieri non viene neanche citata.