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The Master Mystery – Harry Grossman, Burton L. King (1919)

luglio 22, 2013 3 commenti

Come abbiamo già visto nella recensione dedicata a The Man from Beyond (1922), Harry Houdini nel 1919 decise di dedicarsi al cinema per farsi ulteriore pubblicità. Il primo dei suoi lavori fu proprio il serial di cui ci apprestiamo a parlare: The Master of Mystery. Si tratta di una serie densa di mistero e situazioni di pericolo condita, ovviamente, da una storia d’amore e da rivelazioni sensazionali.

Il serial era composto da quindici episodi così titolati (le traduzioni sono ovviamente indicative):

  1.  La morte vivente (Living Death)
  2.  Il terrore d’acciaio (The Iron Terror)
  3.  Un pericolo acquatico (The Water Peril)
  4.  Il Test (The Test)
  5.  Il negozio del Chimico (The Chemist’s Shop)
  6.  Il Genio impazzito (The Mad Genius)
  7.  Il filo spinato (Barbed Wire)
  8.  La Sfida (The Challenge)
  9.  La follia del Madagascar (The Madagascan Madness)
  10. L’anello vincolante (The Binding Ring)
  11. La Rete (The Net)
  12. Il cappio della morte (The Death Noose)
  13. Il raggio della morte (The Flash of Death)
  14. Una Matassa ingarbugliata (The Tangled Web)
  15. Finalmente in trappola o lo smascheramento dell’automa (Bound at Last or The Unmasking of the Automaton)

Peter Brent (Jack Burns), direttore dalla International Patents Inc. assieme a Herbert Balcom (Charles Graham), uomo spietato che non esita a truffare chi presenta i propri brevetti. Quando il Signor Brent inizia ad avere dei rimorsi per quanto fatto spesso dalla sua associazione a scapito degli inventori, viene improvvisamente colpito da una forma di pazzia: la pazzia del Madagascar. La figlia Eva Brent (Marguerite Marsh sorella della più nota Mae Marsh), promessa a Paul (William Pike), figlio di Herbert Balcom, decide di posticipare il matrionio. Nel frattempo il terribile Robot Q. (Floyd Buckley) tenta più volte di rapire sia Eva che il padre ammalato. Il giovane Quentin Locke (Harry Houdini), da sempre innamorato di Eva, decide di indagare sul mistero. Non mancano scene di azione e tradimento che vedranno Dora ‘De Luxe’ (Edna Britton) e la segretaria Zita Dane (Ruth Stonehouse) come principali protagonisti…

Il serial, che venne proiettato per quindici settimane nei teatri, è nel complesso piuttosto ripetitivo nello svolgimento. Per mantenere alta la suspense alla fine di ogni puntata Houdini finiva legato ed la Marsh/Eva Brent era in pericolo. Grazie alle sue doti di escapologista, però, all’inizio della puntata precedente Houdini/Quentin Locke si liberava e salvava la sua amata. Non tutte le scene più pericolose vennero fatte davvero da Houdini, che si avvalse di uno stuntman: Bob Rose.  In The Master of Mystery non mancano colpi di scena e riconoscimenti degni delle migliori soap opera (ovviamente Houdini scoprirà di avere un padre segreto e così via). I personaggi, nonostante i ben 15 episodi della durata di circa venti minuti l’uno, non risultano ben caratterizzati e possono subire metamorfosi complete da un episodio all’altro. Nonostante non tutte le puntate siano sopravvissute, grazie allo splendido lavoro effettuato dalla Kino è possibile visionare un lavoro di più di quattro ore che permette benissimo di farsi un’idea dell’intera opera. Pur nella sua ripetitività (che traspare anche nella colonna sonora curata da Stuart Oderman per la Kino), la serie risulta tutto sommato molto piacevole e anche divertente. Davvero interessante vedere concentrati in venti minuti tantissimi espedienti che caratterizzaranno i film di spionaggio degli anni a seguire. Non mancano raggi della morte, torture di ogni tipo e svariati tipi di esplosivi. Non si può ovviamente dimenticare l’utilizzo dell’automa, che compare qui con due anni di anticipo rispetto all’Uomo Meccanico di André Deed, con cui ha certamente tantissimi elementi in comune, ed otto rispetto a quello decisamente più noto di Metropolis (1927). Si tratta insomma forse della prima presenza, almeno in un lungometraggio, di un Robot come antagonista.

Un Serial decisamente impegnativo anche solo per la sua durata. Inoltre, come detto, non risulta eccessivamente appassionante anche se vi sono tantissimi elementi di interesse, primo tra tutti la presenza di Houdini nella sua veste migliore, quella di escapologista. Per un pubblico moderno gli espedienti e la trama potranno sembrare banali, ma la presenza di un Robot contribuisce a dare un valore aggiunto alla serie. L’acquisto è da consigliare ancora una volta solo ai fan di Houdini e ai curiosi amanti della fantascienza. Vi lascio con il trailer del cofanetto DVD a lui dedicato.

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola – Marcel Fabre (1913)

giugno 7, 2013 1 commento

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola è uno dei primi esempi di lungometraggio fantascientifico italiano. La storia di questo genere nell’Italia del muto, purtroppo, non è particolarmente gravida e si limita principalmente ad un filone commedio-avventuroso piuttosto che drammatico. La cosa interessante, per altro, è che escluso il cortometraggio un matrimonio interplanetario di Enrico Novelli (1911), sia le avventure di Farandola che l’altro grande esempio di film fantascientifico nostrano, L’Uomo Meccanico (1921), vedono un francese nel doppio ruolo di attore e regista: Marcel Fabre nel nostro caso, e André Deed nell’uomo meccanico. Insomma sembrerebbe quasi che l’apporto italiano a questo genere dipenda comunque sempre da un intervento straniero. Nel caso delle avventure di Farandola, però, la sceneggiatura non è dello stesso regista ma venne affidata a Guido Volante che a sua volta prendeva ispirazione dal romanzo Voyages très extraordinaires de Saturnin Farandoul del francese Albert Robida (noto in particolare per le sue litografie tra cui vi era anche quella proposta qui accanto come locandina). Meno noto di Jules Verne, Robida è in realtà un altro grande scrittore di fantascienza della seconda metà dell’800. Al contrario del suo più noto collega, però Robida tendeva ad inventare strumenti più ancorati alla realtà quotidiana.

La storia venne divisa in quattro episodi:

  1. L’isola delle scimmie
  2. Alla ricerca dell’elefante bianco
  3. La regina dei Makalolos
  4. Farandola contro Fileas-Fogg

Saturnino Farandola (Marcel Fabre) viene affidato alla corrente a seguito di un naufragio in cui perdono la vita entrambi i genitori. La culla giunge in un’isola abitata solo da scimmie che lo crescono come un cucciolo della loro specie. Quando, però, Farandola diventa grande, le scimmie decidono di allontanarlo dalla loro comunità perché privo di coda. Questi decide allora di fuggire dall’isola a bordo di un tronco. Il veliero ‘La Bella Leocadia’ lo trova sperduto in mezzo al mare e lo carica a bordo. Qui viene finalmente a contatto con la cultura umana e ben presto impara la lingua e trova moglie sposando Mysora (Nilde Baracchi). Alla morte del capitano, inoltre, ne prende il posto sulla nave ed inizia una serie lunghissima di avventure che lo porteranno da Bangkok fino all’America dove si ritroverà coinvolto nello scontro tra nordisti e sudisti. Qui si troverà di fronte un terribile avversario, Filea-Fogg, che sconfiggerà solo al termine di un lungo combattimento…

In questo lungometraggio è l’avventura a fare da padrona, così come le trovate divertitenti ma al tempo stesso affascinanti. La Fantascienza entra in gioco specialmente nell’ultimo episodio, quando Farandola inventa armi fantastiche come la bomba al cloroformio o l’aspiratore pneumatico (una sorta di gigantesco aspirapolvere nascosto nelle mura del forte che aspira letteralmente i nemici). Ma il combattimento che più di tutti ha colpito l’immaginario collettivo è certamente quello a bordo delle mongolfiere, con tanto di cannoni ed abbordaggi, proprio come nelle battaglie navali. Sebbene nel complesso il film sia caratterizzato da una certa ingenuità, questa non risulta comunque fastidiosa ed i cinquanta minuti circa del film scorrono veloci, anche grazie alla suddivisione in episodi. Vedendo, poi, come sono state rese le scene subacquee, assume un maggiore spesso il “Ventimila leghe sotto i mari” di Stuart Paton che abbiamo imparato ad apprezzare pochi giorni fa. Merita di essere rivista, in fondo, anche la resa del combattimento con il Kraken, anche qui presente, anche se fa da contorno ad una balena che, nella tipica tradizione che ci ricorda certamente Pinocchio, divora ad un certo punto la povera Mysora. Questa scena fa vedere quanto in realtà fosse comune questa fantasia all’epoca visto che il romanzo di Robida data 1879 mentre quello di Collodi 1881. Si tratta, in effetti, di una tradizione antichissima tanto che già Luciano di Samosata nella sua ‘Storia Vera‘ riportava un evento analogo. Si ritrova anche l’espediente di un orfano cresciuto dalle scimmie, ancora prima di Tarzan di Edgar Rice Burroughs (1912) o del libro della giungla di Rudyard Kipling (1893/94). L’idea di bambini cresciuti o comunque accuditi da animali selvatici non è ovviamente affatto una novità, basti pensare a Romolo e Remo che vennero allattati da una lupa.

Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola è a tutti gli effetti un pezzo importante della storia del cinema italiano ma anche della fantascienza in generale; alcune scene restano per forza di cose nell’immaginario dello spettatore. Nonostante questo adattamente abbia dei punti di notevole interesse, il successo di questo romanzo è invece collegato più che altro ad un secondo adattamento del 1977, che in 15 episodi raccontava le straordinarie avventure di Saturnino Farandola ai ragazzi. Non mancano altri adattamenti tra cui l’immancabile versione a fumetti di topolino (Le straordinarie avventure di Paperino Girandola nel numero 223). Il film è stato restaurato e mandato in onda su Arte in diverse occasioni, ma la versione in DVD, purtroppo, ancora non ha visto la luce. Quanto tempo ci vorrà ancora? Vi lascio con una scena tratta dal film.

Approfondimento:per ulteriori informazioni rimando al solito prezioso blog sempre in penombra (clicca qui)

Amori Interstellari

marzo 13, 2013 5 commenti

Di amori interplanetari abbiamo già parlato con Aelita (1924), Himmelskibet (1917) ma anche nella precedente Excursion dans la Lune (1909). Si tratta, in fondo, di un topos che compare fin dai primi corti di fantascienza. Del primissimo esempio, però, non abbiamo ancora parlato e risale, almeno per quanto io ne sappia, al 1906 con Voyage autour d’une étoile di Gaston Velle. Ma se qui non troveremo un lieto fine, lo avremo invece con l’italiano Un Matrimonio Interplanetario di Enrico Novelli (noto anche con lo pseudonimo Yambo).

– Voyage autour d’une étoile – Gaston Velle (1906)

Gaston Velle è uno di quelli che ha avuto a che fare molto presto con l’arte cinematografica lavorando prima per i Fratelli Lumière, poi per la Pathé per ritagliarsi infine uno spazio nel cinema italiano. Di lui ci sono rimasti circa 80 titoli diretti tra il 1902 e il 1913. Tra questi spicca certamente il nostro Voyage atour d’une étoile, un corto divertentissimo che prende in giro il viaggio interstellare di Méliès con ironia e genialità.

Un vecchio astronomo, scrutando le stelle, scopre che su una di esse abita una donna splendida. Subito se ne innamora e prende la decisione di abbandonare la vita terrestre e raggiungerla. Per farlo, in baffo a tutte le invenzioni più sofisticate, si fa rinchiudere in una bolla di sapone e dentro di essa raggiunge la sua meta. Ma lì, dopo l’entusiasmo iniziale, viene scoperto e punito da Giove per aver osato andare oltre i limiti umani. Il dio, adirato, lo scaraventa nuovamente verso la terra con una caduta tutt’altro che morbida.

Il finale, molto amaro, assume un significato quasi comico se visto alla luce dei tantissimi altri corti che prendevano (e prenderanno dopo questo di Velle) ispirazione dal Voyage dans la Lune. Giove è una sorta di deus ex machina al contrario, che risolve sì la vicenda ma in modo del tutto anticonvenzionale. Grazie alla sua frizzantezza e giovialità consiglio vivamente a tutti la visione. Per favorirvela vi ho messo un video youtube con musica eseguita dal vivo.

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– Un Matrimonio Interplanetario – Enrico Novelli (1910)

Il cortometraggio di Enrico Novelli mette in scena uno spensierato matrimonio interstellare tra una donna marziana e un astronomo terrestre. Ma non c’è bisogno di andare in un altro pianeta per conoscersi: lontani dall’era di internet i due amanti si conoscono scrutandosi dai rispettivi telescopi e comunicando tramite splendide telegrafate interplanetari. Quale migliore sede per il matrimonio, poi, se non la luminosa Luna?

Tra costumi bizzarri e trovate geniali, il nostro Enrico Novelli dirige un bel corto che purtroppo non ho avuto modo di vedere fino alla fine. La prima parte, infatti, è visionabile grazie al video del cineconcerto svoltosi nel Dicembre del 2009 nel Dipartimento di Astronomia fianco Specola a Padova. Questo spettacolo, che racchiude vari film di fantascienza dell’inizio del ‘900, è stato inserito su youtube diviso in parti. Purtroppo il nostro Matrimonio Interplanetario si divide tra la parte VI e la VII e proprio quest’ultima è stata bloccata per motivi di copyright probabilmente relativi al corto che si trova dopo a quello che ci interessa. Nella speranza che venga presto pubblicato l’ultimo pezzo mancante (non ho mancato di fare appello a chi aveva caricato il video) inserisco intanto il collegamento al video con il nostro corto quasi completo.

Un Matrimonio Interplanetario viene considerato il film di esordio per la fantascienza italiana, che vedrà comunque altre produzioni mute come Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola di Marcel Fabre (1913), che spero di poter recensire entro breve, o il più noto L’Uomo meccanico di André Deed (1921). Tutti questi film, però, sono commedie di fantascienza e bisognerà aspettare addirittura il 1958, con la Morte viene dallo spazio di Paolo Heusch, per vedere il primo lungometraggio nostrano che possiamo ascrivere al filone drammatico. Vale la pena sottolineare come Novelli abbia scritto, diretto e interpretato la sua creazione, con un risultato che non ha nulla da invidiare alle altre produzioni internazionali. Insomma si tratta a tutti gli effetti di un pezzo di storia del cinema italiano che merita la visione!

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Muta Fantascienza

marzo 8, 2013 2 commenti

Fin dalle sue origini il cinema ha dedicato ampio spazio alla Fantascienza. Iniziarono i Fratelli Lumière nel 1895 con il loro divertente “La Charcuterie mécanique” (traducibile come “la salumeria meccanica”), dove un maiale, inserito in una speciale macchina, veniva immediatamente trasformato in una serie di salumi pronti da consumare.

Fu poi la volta di Georges Méliès, che con Voyage sur la Lune (1902) diede una forta scossa alla fantascienza e all’immaginazione dei primi spettatori cinematografici grazie al suo viaggio sulla Luna. La sua creazione ebbe tanto successo che dallo stesso filone nacquero plagi più o meno evidenti (tra questi forse il più evidente è Excursion dans la Lune di Segundo de Chomón del 1908). La Luna divenne allora uno dei punti di riferimento per la fantasia cinematografica e vennero presto alla luce anche altri film più complessi come il britannico The First Men in the Moon di Bruce Gordon e J.L.V. Leigh (1919), ispirato all’omonimo racconto di H.G. Wells, purtroppo considerato perduto e presente tra i “75 Most Wanted” della BFI (British Film Institute).

Ma anche Marte ebbe presto il suo filone di film, con l’italiano Un Matrimonio Interplanetario (1910) di Enrico Novelli (anche se in realtà l’incontro con i marziani avviene sulla Luna), ma soprattutto con il danese Himmelskibet di  Holger-Madsen (1917) e poi, con il più celebre Aelita di Yakov Protazanov (1924), il quale contribuì ad influenzare, almeno a livello di costumi, molte altre produzioni fantascientifiche.

Una delle serie Horror Fantascientifiche più note è certamente quella di Alraune, ispirata dall’omonima storia scritta da Hanns Heinz Ewers nel 1911, che ebbe tanto successo da diventare una trilogia. Il successo nell’epoca del muto fu tale che ne vennero girate almeno tre versioni: due nel 1918 (una ungherese, andata perduta, ed una tedesca), ed infine la terza e più celebre del 1928 di Henrik Galeen con Brigitte Helm. Oltre a queste venne prodotto anche un crossover nel 1919 dal titolo Alraune und der Golem di cui però non è noto alcun particolare.

Ovviamente in mezzo a tutte queste pellicole uno spazio di riguardo se lo ritaglia Fritz Lang con due capolavori: il già trattato Metropolis (1927) ma soprattutto Una donna nella luna (Frau in Mond) del 1929, che prima avevo evitato volutamente di citare.

La lista dei film è relativamente lunga, ma quello che colpisce è la diversità dei paesi in cui questi film sono stati prodotti. Abbiamo, infatti, già citato produzioni provenienti da Francia, Germania,  Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Danimarca, Ungheria e ovviamente anche dalla nostra Italia. Ed è proprio in Italia che ci soffermeremo ancora con Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola di Marcel Fabre (1913) uno degli iniziatori del genere fantascientifico d’avventura, senza dimenticare l’Uomo Meccanico di André Deed (1921) di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e che con i suoi fantastici robot riuscì ad influenzare la cultura italiana (basti vedere nei fumetti Zagor o Topolino). Il tema dei Robot era però già stato trattato almeno con la serie The Master Mystery (nota per la collaborazione diretta del grande Mago Houdini).

Visto l’ampio spazio che il cinema ha dedicato a questo genere, ho deciso di far partire un piccolo progetto fantascienza che prevederà, almeno per questa prima settimana, la pubblicazione di una recensione al giorno di questo tipo. Ovviamente non ho potuto citare tutti i film che prenderanno parte al progetto ma solo fare una premessa generale al progetto probabilmente si modificherà nel tempo mano a mano che riuscirò a visionare nuovi film. In ogni recensione cercherò non solo di parlare della storia del film in generale, ma anche di inquadrarla all’interno del panorama fantascientifico. Lo scopo è quello di provare a vedere in linea di massima in che ambito il film si colloca in rapporto al filone fantascientifico e da dove gli autori hanno preso spunto ed eventualmente quanto poi queste produzioni hanno influenzato le opere successive. Inserirò, inoltre, una pagina speciale dedicata alla fantascienza per accedere con maggiore facilità a tutti i link relativi a questo progetto. Il mio fine è quello di creare una raccolta il più completa possibile su questo genere nel cinema muto.

COLLEGAMENTO ALLA PAGINA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO FANTASCIENZA

Termino questa presentazione al progetto con il video del primo film di fantascienza, l’incredibile Charcuterie mécanique che ho citato all’inizio di questo articolo. Buona visione!

L’Uomo Meccanico – André Deed (1921)

settembre 14, 2011 5 commenti

Con L’Uomo Meccanico il regista, attore e sceneggiatore André Deed ci mette di fronte a un film particolare di cui non possiamo godere pienamente a causa della pessima conservazione della pellicola. A lungo ritenuta perduta, infatti, ne è stata ritrovata una porzione di 740 metri in portoghese presso la Cinemateca Brasileira di San Paolo in Brasile. Secondo il visto della censura la lughezza doveva essere di 1821 metri, per una lunghezza di un’ora circa. La pellicola è stata poi recuperata e restaurata nei primi anni ’90 dalla Cineteca di Bologna. La Cineteca, nei primi secondi del film, ci racconta la storia del restauro riferendo quella che doveva essere la trama completa. L’Uomo Meccanico doveva essere il secondo film di una trilogia, il cui primo capitolo era Il documento umano (del 1920 e andato perduto) e il terzo Gli strani amori di Mado, mai prodotto per motivi poco noti.

Uno scienziato costruisce un uomo meccanico che presenta capacità fisiche superiori a quelle di un normale uomo mosso da onde elettriche e controllato tramite un “tele-visore”. L’inventore viene ucciso da una banda di criminali, guidata dalla mascherata Mado (Valentina Frascaroli), che cerca di ottenere le istruzioni per comandare il robot. I malviventi vengono però catturati dalla polizia. -la pellicola inizia da questo punto- Mado riesce a fuggire e, dopo aver rapito Elena D’Ara (Matilde Lambert), la nipote dell’inventore, ottiene il controllo dell’uomo meccanico. Sotto shock, la giovane ragazza si riprende grazie alla simpatia di Modestino detto Saltarello (André Deed). Il robot, intanto, inizia la sua opera distruttrice che verrà fermata solo quando il fratello dell’inventore costruirà un secondo uomo meccanico. In uno scontro avvincente, grazie anche allo zampino di Saltarello, il robot di Mado viene sconfitto e lei perde la vita a causa di un corto-circuito.

André Deed, nome d’arte di Henri André Augustin Chapais, era noto in Italia come Cretinetti e aveva una lunga carriera comica alle spalle. Questo film stordisce perché unisce elementi fantascientifici ad elementi comici, creando come due storie parallele. Gli elementi farseschi non sembrano essere compatibili con la drammaticità degli eventi, lasciando alquanto sbigottiti. Attrice di spicco del film era Valentina Frascaroli, nonché moglie di André, una vera e propria diva del cinema italiano e francese. Fu molto amata da Fellini che la volle, negli anni ’50, ne “lo Sceicco Bianco“, ne “la Strada” e ne “i Vitelloni“. La Frascaroli interpreta alla perfezione la parte della spietata criminale, le cui gesta mi hanno ricordato Fantômas di Feuillade (specialmente nella scena della fuga rocambolesca). Nel film, ricco di presenze femminili, non mancano scene “sensuali”. La più enigmatica è quella in cui, durante il ballo in maschera, l’Uomo Meccanico rapisce Elena scoprendole il seno. L’assurdità della situazione fa sorridere, per quanto possa essere una scena ammiccante per un pubblico maschile, che vantaggio avrebbe un robot a denudare la povera Elena? Forse è un riferimento alle sculture classiche che non ho colto, in compenso la scena mi ha lasciato perplesso. Tralasciando queste “scene osè“, bisogna dire che il film nel suo complesso non convince, anche se risulta interessante per il contenuto. La lotta tra mostri meccanici è sicuramente un elemento presente nel nostro immaginario. Nella mia memoria di infanzia ricordo addirittura una storia di Topolino dalla trama molto simile in cui Paperone e la Banda Bassotti si sfidavano con dei robot deposito. Non so se il riferimento fosse proprio al nostro uomo meccanico ma di certo la presenza di questo elemento fa riflettere.

Il film è disponibile in DVD con didascalie in inglese edito dalla Alpha Video, altrimenti si può cercare di reperire l’edizione VHS della Cineteca di Bologna. Per maggiori informazioni riguardo al film vi consiglio questo articolo preso dal blog cinemante/cinemasema.