Tao – Gaston Ravel (1923)

Tao1923Alla ricerca di film e cose strane nei Gaumont-Pathé Archives (tutte le immagini sono di loro proprietà), ecco fare capolino una serie di cui in giro si trova veramente poco e lunga addirittura 10 episodi. Il nome semplice ma evocativo, Tao, che rimanda all’oriente, mi ha portato a cercare di capire cosa potesse esserci dietro e, lo ammetto, anche un po’ di curiosità per capire se fosse un prodotto razzista o inclusivo e moderno. Come spesso capitava all’epoca la serie apparve nella doppia veste cinematografica e a puntate nei giornali (la storia era scritta da Arnould Galopin) tanto che alla fine di ogni episodio si invitano gli spettatori a seguire l’episodio successivo o in sala o in edicola in maniera interscambiabile. Come detto il film si divide in dieci episodi di cui riporto anche il titolo tradotto (non ufficiale):

1- Le Secret du Bonze (it. Il segreto del Bonzo)
2- Une trame subtile (it. Una trama sottile)
3- Sous le masque (it. Sotto la maschera)
4- Histoire d’un vol (it. Storia di un furto)
5- Les Mésaventures de Bilboquet (it. Le disavventure di Bilboquet)
6- L’Etau se resserre (it. La morsa si stringe)
7- De Paris à Dakar (it. Da Parigi a Dakar)
8- Haines et amours (it. Odio e amore)
9- Le Mariage de Raymonde (it. Il matrimonio di Raymonde)
10 – Dans l’ombre du temple (it. All’ombra del tempio)

In Cambogia, protettorato francese, il perfido Taò (Joë Hamman) vuole rialzare sorti della Gypse Bank prendendo possesso del giacimento di petrolio di un vecchio bonzo. Nel tentativo di estorcergli l’informazione, Taò, sotto le sembianze di un demone, finisce per ferire a morte l’anziano che, prima di morire, rivela alla giovane e gentile Soun (Mary Harald) il luogo in cui si trova il giacimento. Ad aiutarla contro gli assalti della banda composta da Taò e dai suoi bracci destri il Barone Markias (Tony Lekain) e Grégor (Paul Hubert) ci sarà Jacques Chauvry (Gaston Norès) detto “ô Look”, delegato francese in Cambogia. I due partono dunque alla volta della Francia dove si mettono in contatto con il Signor Sermaize (sempre Paul Hubert), amministratore delegato della Napht-Bank. Purtroppo Jacques conosce la figlia, Raymonde (Andrée Brabant), di cui si innamora perché, al contrario di Soun, “è della sua stessa razza” (sic). Arrivano però anche Taò e la sua banda in Francia. Prendono così il posto del Signor Sermaine e truffano la ragazza per poi ripartire alla volta della Cambogia. Mentre Jacques parte per inseguirlo insieme a Soun, Raymonde e i suoi due buffi camerieri, Clair-de-Lune e Bilboquet (Aïcha e André Deed), si ritrovano a subire numerosi attentati da parte della banda. A complicare le cose ecco che Taò si innamora perdutamente della giovane e decide di averla a tutti i costi. Nel frattempo le trame della Gipsy Bank cominciano a essere svelate e le finte accuse vengono passo dopo passo smontate. Tutto sembra piano piano tornare alla normalità ma l’avvicinamento tra Raymonde e Jacques porta Soun verso la disperazione. Taò decide allora di unire le due gelosie, forte del fatto che “sono della stessa razza e sono i bianchi a farci soffrire”, per preparare l’assalto finale. L’epilogo potete intuirlo: Soun rischierà la sua vita per salvare Jacques dalla morte mentre Taò morirà dopo essere stato colpito da…Bilboquet. Quest’ultimo diventa così “l’uomo-che-ha-sconfitto-lo-spirito-del-male” e viene amato e rispettato in Cambogia, Soun diventa sacerdotessa e ritrova finalmente la pace mentre la coppia, sposatasi, vive felice e contenta.

La serie, come avrete capito da alcune citazioni, è estremamente razzista ma comunque ha un finale che fuoriesce dagli standard più “bigotti” di altri paesi dando a Soun la possibilità di sopravvivere espiando il suo tradimento con una vita sostanzialmente monastica. Vista l’ambientazione esotica, il film contiene, all’inizio e alla fine, alcuni elementi documentaristici che mettono in risalto, a uso e consumo degli occidentali, i monumenti e le usanze tipiche. Fin da subito capiamo però che c’è un certo scetticismo visto che Jacques non crede neanche per un secondo che possa esserci realmente uno spirito maligno (Taò) che spaventa gli uomini del posto. Così anche il rapporto Jacques-Soun sembra essere più quello di un padrone con una bestiolina che non quello di una possibile coppia. Il film ha inoltre una breve scena che mostra dall’alto la città di Marsiglia prima dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

La storia è di per sé anche interessante ma ha il problema di svilupparsi in troppe puntate senza che ci siano sempre dei veri e propri cliffhanger che possano spingere ad andare avanti con la storia. Alcuni episodi sono dei veri e propri riempitivi con poca o nessuna parte di azione e qualche scenette similcomica creata grazie alla presenza del duo composto da Aïcha e André Deed. Il fatto che sia quest’ultimo a uccidere Taò dopo le mille peripezie lascia anche intuire il senso di frustrazione che può provare lo spettatore ma anche la leggerezza generale che pervade quasi tutta la serie spezzata, a tratti, da momenti di estrema crudezza come un tentativo di stupro o la mutilazione del corpo del vero Signor Sermaine (non mostrata ma descritta).

Perché questa serie? Ero incuriosito dal regista Gaston Ravel di cui avevo apprezzato la cura in Figaro (1929), diretto al fianco di Tony Lekain che qui è assistente alla regia, oltre che attore, al fianco di René Barberis. Anche qui le immagini sono molto curate e ci sono anche dei primi accenni di movimento di macchina. Le scene di apparizione di Taò a cavallo nella parte iniziale e poi sul finale in mezzo al fumo sono davvero evocative e sebbene ci siano alcune cadute di stile, dovute per me più alla trama inconsistente che al regista, il livello è generalmente piuttosto alto. Consiglierei la visione? Direi che non ne vale la pena per un pubblico meno appassionato ma tra i tanti serial non è certamente il peggiore.

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