Archivio

Posts Tagged ‘Ruth Stonehouse’

Ruth Stonehouse al Cinema Ritrovato

Ruth_StonehouseNon si può non solidarizzare un po’ con Ruth Stonehouse, attrice piuttosto mediocre e regista piuttosto anonima che intervistata dal “Motion Picture Magazine” (febbraio 1919), sui suoi progetti disse: “naturalmente voglio essere un’attrice famosa… per un po’… ma poi voglio diventare una regista, una produttrice; voglio occuparmi della parte materiale del cinema, che poi è anche la sua parte artistica”. Bello sognare cara Ruth, la sua carriera da regista durerà appena due anni e si interromperà proprio con Rosalind at Redgate mentre quella di attrice vedrà la fine con l’avvento del sonoro, sintomo forse di una voce non all’altezza.

– Gilded Cage – Anonimo (1916)
Marie (Ruth Stonehouse) è figlia di prime nozze di un padre assente (morto?) e per questo è costretta a vivere come domestica della matrigna (Louise Crolius) e della sorellastra Eloise (Betty Scott). Quest’ultima è fidanzata con Kent (Bryant Washburn), un ragazzo che non è particolarmente ricco, seppure buono di cuore. Ella decide dunque di lasciarlo per sposare Weston (John Thorn) decisamente più abbiente. Si renderà presto conto di aver fatto una scelta sbagliata: il marito la tradisce e minaccia di toglierle tutto qualora osi ribellarsi. Elloise si trova quindi in una gabbia dorata da cui le è impossibile uscire. Nel frattempo Marie inizia a frequentare Kent che probabilmente sposerà vivendo felicemente.

Questo corto ha lo stesso titolo di uno con regia di Harley Knoles dello stesso anno ma che non ha decisamente stessi attori o budget (vi recitano Alice Brady, Irving Cummings e Montagu Love). La storia ricalca un po’ quelle fiabesche stile Cenerentola, con una ragazza bruttina sfruttata dalle sorelle ma che alla fine trova l’amore del suo principe azzurro.

– Rosalind at Redgate – Ruth Stonehouse (1919)
La Storia di Rosalind at Redgate è veramente intricata, a dire a vero senza motivo a tratti, e ci regala anche l’emozione di vedere Ruth Stonehouse come regista e attrice nell’interpretare due cugine identiche: una banca familiare fallisce a causa di uno dei membri, per non far sapere in giro cosa è accaduto l’uomo firma una confessione e promette di restituire il maltolto (cambiale finta). Tutti i beni finiscono alla sorella che rifiuta di dargli il denaro perché questo passa il tempo a farsi mantenere. Assieme al fratello hanno figlie che sono identiche. Alla morte dell’uomo a cui ha fatto la promessa, il banchiere truffatore cerca di recuperarla per ripulirsi la reputazione senza spendere un soldo. Per motivi di onore, infatti, il fratello non aveva rivelato alla famiglia di chi era la colpa. Alla fine, dopo vicende varie, la verità viene a galla e lui fugge colmo di vergogna.

Non so come fosse il romanzo di Meredith Nicholson, ma la storia non è il massimo, sebbene cerchi di riprendere le avventure americane del tempo, e soprattutto Ruth Stonehouse ci mette davvero poco di personale nelle riprese che sono davvero asettiche. Non credo sia da attribuire solo alla misoginia del mondo dello spettacolo la sua prematura scomparsa dal mondo registico, la Stonehouse, seppur a suo modo pioniera, non ha davvero il mordente per mettere in scena film di rilievo.

The Master Mystery – Harry Grossman, Burton L. King (1919)

Come abbiamo già visto nella recensione dedicata a The Man from Beyond (1922), Harry Houdini nel 1919 decise di dedicarsi al cinema per farsi ulteriore pubblicità. Il primo dei suoi lavori fu proprio il serial di cui ci apprestiamo a parlare: The Master of Mystery. Si tratta di una serie densa di mistero e situazioni di pericolo condita, ovviamente, da una storia d’amore e da rivelazioni sensazionali.

Il serial era composto da quindici episodi così titolati (le traduzioni sono ovviamente indicative):

  1.  La morte vivente (Living Death)
  2.  Il terrore d’acciaio (The Iron Terror)
  3.  Un pericolo acquatico (The Water Peril)
  4.  Il Test (The Test)
  5.  Il negozio del Chimico (The Chemist’s Shop)
  6.  Il Genio impazzito (The Mad Genius)
  7.  Il filo spinato (Barbed Wire)
  8.  La Sfida (The Challenge)
  9.  La follia del Madagascar (The Madagascan Madness)
  10. L’anello vincolante (The Binding Ring)
  11. La Rete (The Net)
  12. Il cappio della morte (The Death Noose)
  13. Il raggio della morte (The Flash of Death)
  14. Una Matassa ingarbugliata (The Tangled Web)
  15. Finalmente in trappola o lo smascheramento dell’automa (Bound at Last or The Unmasking of the Automaton)

Peter Brent (Jack Burns), direttore dalla International Patents Inc. assieme a Herbert Balcom (Charles Graham), uomo spietato che non esita a truffare chi presenta i propri brevetti. Quando il Signor Brent inizia ad avere dei rimorsi per quanto fatto spesso dalla sua associazione a scapito degli inventori, viene improvvisamente colpito da una forma di pazzia: la pazzia del Madagascar. La figlia Eva Brent (Marguerite Marsh sorella della più nota Mae Marsh), promessa a Paul (William Pike), figlio di Herbert Balcom, decide di posticipare il matrionio. Nel frattempo il terribile Robot Q. (Floyd Buckley) tenta più volte di rapire sia Eva che il padre ammalato. Il giovane Quentin Locke (Harry Houdini), da sempre innamorato di Eva, decide di indagare sul mistero. Non mancano scene di azione e tradimento che vedranno Dora ‘De Luxe’ (Edna Britton) e la segretaria Zita Dane (Ruth Stonehouse) come principali protagonisti…

Il serial, che venne proiettato per quindici settimane nei teatri, è nel complesso piuttosto ripetitivo nello svolgimento. Per mantenere alta la suspense alla fine di ogni puntata Houdini finiva legato ed la Marsh/Eva Brent era in pericolo. Grazie alle sue doti di escapologista, però, all’inizio della puntata precedente Houdini/Quentin Locke si liberava e salvava la sua amata. Non tutte le scene più pericolose vennero fatte davvero da Houdini, che si avvalse di uno stuntman: Bob Rose.  In The Master of Mystery non mancano colpi di scena e riconoscimenti degni delle migliori soap opera (ovviamente Houdini scoprirà di avere un padre segreto e così via). I personaggi, nonostante i ben 15 episodi della durata di circa venti minuti l’uno, non risultano ben caratterizzati e possono subire metamorfosi complete da un episodio all’altro. Nonostante non tutte le puntate siano sopravvissute, grazie allo splendido lavoro effettuato dalla Kino è possibile visionare un lavoro di più di quattro ore che permette benissimo di farsi un’idea dell’intera opera. Pur nella sua ripetitività (che traspare anche nella colonna sonora curata da Stuart Oderman per la Kino), la serie risulta tutto sommato molto piacevole e anche divertente. Davvero interessante vedere concentrati in venti minuti tantissimi espedienti che caratterizzaranno i film di spionaggio degli anni a seguire. Non mancano raggi della morte, torture di ogni tipo e svariati tipi di esplosivi. Non si può ovviamente dimenticare l’utilizzo dell’automa, che compare qui con due anni di anticipo rispetto all’Uomo Meccanico di André Deed, con cui ha certamente tantissimi elementi in comune, ed otto rispetto a quello decisamente più noto di Metropolis (1927). Si tratta insomma forse della prima presenza, almeno in un lungometraggio, di un Robot come antagonista.

Un Serial decisamente impegnativo anche solo per la sua durata. Inoltre, come detto, non risulta eccessivamente appassionante anche se vi sono tantissimi elementi di interesse, primo tra tutti la presenza di Houdini nella sua veste migliore, quella di escapologista. Per un pubblico moderno gli espedienti e la trama potranno sembrare banali, ma la presenza di un Robot contribuisce a dare un valore aggiunto alla serie. L’acquisto è da consigliare ancora una volta solo ai fan di Houdini e ai curiosi amanti della fantascienza. Vi lascio con il trailer del cofanetto DVD a lui dedicato.