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Posts Tagged ‘Jakov Aleksandrovič Protazanov’

Il Figlio di un altro (To nadežda to revnost’ slepaja – То надежда, то ревность слепая) – Jakov Protazanov (1919)

To nadežda to revnost' slepajaIl Cinema Ritrovato ha spesso dedicato spazio a Protazanov e al suo cinema regalandoci anche delle perle sconosciute che personalmente ho apprezzato molto in passato. L’unico film presentabile questa volta è stato To nadežda to revnost’ slepaja, incompleto e non certo dei miglior del regista.

Boris e Ol’ga (Boris Lukomskij Ol’ga Bazanova) sono fidanzati e stanno per sposarsi, ma l’uomo, noto archeologo, deve allontanarsi perché chiamato ad Ostia per dirigere gli scavi. Durante la sua assenza il suo amico di sempre Vladimir (Evgenij Gajdarov) abusa della ragazza ingravidandola. Olga si rifiuta però di rivelare l’autore della violenza e Boris vive nel sospetto. Arriva persino a sfidare a duello un conte pensando sia stato lui e lo uccide. Nel finale, perduto, Wladimir si autoaccusa e tutti e tre i personaggi della vicenda si suicidano.

Il film è stato presentato alla rassegna in maniera davvero pessima da Peter Bagrov, che ha detto che è un classico esempio di cinema dei primi anni dopo la rivoluzione del  ’17, in cui sostanzialmente i registi non sapevano cosa potevano girare e si rifacevano a un cinema asettico precedente con tanta attenzione ai paesaggi inseriti senza una soluzione di continuità con la trama e un gusto spassionato per i finali tragici, meglio se con suicidi di massa come in questo caso. Il film è davvero bruttino in effetti e soprattutto manca del finale che ci è stato però raccontato in sala.

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Il Gran Festival del Cinema Muto di Milano

Mercoledì 11 Settembre partirà ufficialmente la quarta edizione del Gran Festival del Cinema Muto di Milano.

Questa edizione è interamente dedicata al Cinema Sovietico attraversando nell’arco di quasi un mese alcuni delle principali produzioni dell’epoca muta. Si passerà dalla celebre Corazzata Potëmkin (Бронено́сец Потёмкин) di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (1925) a Aelita (Аэлита) di Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924) senza dimenticare L’uomo con la macchina da presa (Человек с киноаппаратом) di Dziga Vertov (1929) e così via.

Tutto sarà condito con musica dal vivo che accompagnerà lo spettatore nel corso di tutta la rassegna.

Ecco il programma del Festival:

GRAN FESTIVAL DEL CINEMA MUTO
Milano, 11 settembre – 4 ottobre 2013
QUARTA EDIZIONE: I MAESTRI DEL CINEMA RUSSO
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11/09 Teatro Dal Verme ore 21:00:
LA CORAZZATA POTËMKIN – Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn (1927)
accompagnamento: Orchestra I Pomeriggi Musicali
Biglietto intero: 10 euro
Ridotto: 5,50 euro

15/09 Spazio Oberdan ore 21:00:
MR. WEST NELLA TERRA DEI BOLSCEVICHI – Lev Kulešov (1924)
accompagnamento: Rossella Spinosa

20/09 Politecnico di Milano ore 21:00:
L’UOMO CON LA MACCHINA DA PRESA – Dziga Vertov (1929)
accompagnamento: I Solisti Lombardi
Ingresso libero con prenotazione sul sito http://www.150.polimi.it/

22/09 Spazio Oberdan ore 21:00:
OTTOBRE – Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn (1927)
accompagnamento: Rossella Spinosa, pianoforte

29/09 Spazio Oberdan ore 21:00:
LA TERRA – Aleksandr Dovženko (1930)
accompagnamento: Rossella Spinosa, piano

02/10 Spazio Oberdan ore 21:00:
LA MADRE – Vsevolod Illarionovič Pudovkin (1926)
accompagnamento: Rossella Spinosa, piano

03/10 Museo del Novecento ore 20:30:
PROKOFIEV & EISENSTEIN – Conferenza e proiezione (ingresso libero)

04/10 Museo Interattivo del Cinema ore 21:00:
AELITA – Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924)
accompagnamento: I Solisti Lombardi

Dove non altrimenti indicato
Biglietto intero 7 euro.

Biglietto ridotto e cinetessera 5,50 euro

Per il programma completo di schede (o comunque per maggiori informazioni) vi rimando al sito ufficiale dell’evento.

Buon Festival a tutti!

Aelita (Аэлита) – Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924)

Cominciamo il progetto fantascienza con un film molto particolare: Aelita. Protazanov mette in scena il primo grande colossal di fantascienza sovietico partendo dall’omonimo romanzo di Aleksej Tolstoj (lontano parente del più celebre Lev Tolstoj). L’autore russo aveva scritto il suo racconto nel 1922, dopo essere tornato dal suo esilio volontario in Europa che era iniziato dopo la Rivoluzione del 1917. Nel romanzo originale era narrato il viaggio su Marte di due sovietici, Los e Gusev a bordo di una nave spaziale. Giunti sul pianeta rosso i due scoprivano che il pianeta era abitato in maniera tirannica e spingevano la popolazione sottomessa alla rivoluzione. Nella versione cinematografica, scritta da Aleksei Fajko e Fëdor Ozep, ci ritroviamo di fronte ad un film decisamente più propagandistico del romanzo, arricchita dalle immagini che richiamano alla Rivoluzione in maniera ancora più accentuate. Questo, però, rende forse più dispersiva la narrazione che si svolge per lo più in Russia piuttosto che su Marte.

Nel 1921 uno strano messaggio extraterrestre raggiunge la Terra. Sono solo tre parole: Anta, Adeli, Uta. Los (Nicolai Tseretelij), convinto che il messaggio provenga dal pianeta Marte, inizia a lavorare insieme al suo collaboratore Spiridonov (sempre Nicolai Tseretelij) alla realizzazione di una nave spaziale per raggiungere il pianeta rosso. Su Marte, intanto, Tuskub (Konstantin Eggert), il Sovrano di Marte, e Gor (Yurij Zavadsky) scoprono un modo per controllare la vita dei terrestri ma decidono di tenere segreta la scoperta. Aelita (Julija Solnceva), la Regina del pianeta, spiando i due viene a conoscenza del segreto. Rapita dal modo di vivere della popolazione terrestre, cerca con sempre maggiore insistenza di utilizzare il potente telescopio. Tra tutti la giovane viene colpita proprio da Los, di cui si innamora follemente. Sulla Terra, nel frattempo, il matrimonio di Los e Natasha (Valentina Kuindzij) è messo a dura prova dal corrotto donnaiolo Ehrlich (Pavel Pol). Los, sconvolto dalla gelosia e dalla sua ossessione per Marte, entrerà in una spirale psicotica che lo renderà incapace di distinguere il vero dal falso. Infine, insieme al Soldato Gusev (Nicolai Batanov) e il bizzarro Detective Kravkov (Ygor Ilyinsky), Los riuscirà (forse) ad andare su Marte con la sua astronave. Qui i tre daranno vita ad una nuova rivoluzione russa…

L’idea di viaggio interplanetari a bordo di navi spaziali non è certo una novità. Quel che è va sottolineato, però, è che l’attenzione comune era per lo più indirizzata verso la Luna. Qui, tanto per citare esempi non troppo distanti, Poe, H.G. Wells e Verne avevano mandato i propri eroi grazie a mongolfiere, alla magica cavorite e a proiettili sparati da potenti cannoni. Se Wells, con la guerra dei mondi, aveva visto i marziani come una minaccia per la terra, è forse Aleksandr Bogdanov l’ispiratore più prossimo di Tolstoj, che con La stella rossa (Krasnaja zvezda), del 1908, ed il suo seguito, L’ingegner Menni (Inžener Menni), 1912, immaginava una Marte socialista. A livello cinematografico, in realtà, già almeno un altro lungometraggio si era occupato di viaggi su Marte, ovvero  Himmelskibet (1918), film danese di cui parleremo in maniera più approfondita altrove. Nel 1910, inoltre, era uscito anche il corto A Trip to Mars, oltre all’italiano Un Matrimonio Interplanetario, in cui, però, l’incontro tra i marziani e l’innamorato terrestre avveniva sulla Luna.

Tornando ad Aelita, quello che colpisce è certamente la molteplicità di storie e situazioni in grado di allungare il film, forse inutilmente. Le vicende marziane, come già detto, vengono forse lasciate troppo in disparte, mentre quelle russe sono estremizzate e arricchite con tanto di investigazioni più o meno serie. Fanno quasi sorridere, ormai, le inserzioni propagandistiche che raggiungono il loro apice con il discorso di Gusev alla popolazione marziana. Proprio in questo frangente vede la luce una delle scene più note, dove un fabbro forgia virilmente la falce per poi accostare accanto allo strumento appena forgiato un martello. Nonostante il film prosegua abbastanza lentamente, Protazanov riesce a proporre alcune scene di forte impatto e nel complesso la fotografia risulta ben curata. Bellissimi i costumi di Aleksandra Ekster, che hanno contribuito ad influenzare le rappresentazioni fantascientifiche successive. Si mormora addirittura abbiano ispirato parzialmente Fritz Lang per Metropolis e Una donna sulla luna (Woman in the Moon).

La forte componente propagandistica limitò molto la diffusione del film nel mondo. Da notare alcuni messaggi subliminali (più o meno voluti) come quello presente in questa immagine, dove il braccio di Aelita assume una forma a falce che, assieme al motivo a martello della veste, sembra dar vita alla classica falce e martello.

Il film è edito in Italia dalla Enjoy Movies e disponibile ad un prezzo molto ridotto. Personalmente ho visionato la versione edita per il mercato americano dalla Image Entainment. Vi lascio con un video tratto dal film.

Curiosità: vedendo “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti non può non saltare all’occhio un certo riferimento ad Aelita nel parlare di un “pianeta rosso bolscevico”. Chissà se il comico romano non avesse in mente anche questo film quando diede vita al progetto.