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Archive for the ‘Libri e Testimonianze’ Category

Francesco Misiano: l’Italia e il Cinema Sovietico

Le incursioni estive di La Repubblica nel Cinema Muto, non sono finete con Elvira Cota Notari, il 17 Agosto è apparso questo interessante articolo su Francesco Misiano, “l’italiano della Potemkin” che ebbe un ruolo importantissimo per il cinema sovietico. Vi lascio all’articolo (qui nel suo formato originale) anche nella versione trascritta. Anche qui, essendo il formato del giornale più grande dell’A4 le colonne possono essere leggermente non coincidenti, il testo è comunque riportato integralmente. Buona lettura!

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Elvira Notari: omaggio alla prima regista italiana

Dopo una pausa estiva torno segnalando un articolo pubblicato il 22 Agosto su La Repubblica Campania riguardante una mostra dedicata a Elvira Notari, prima regista italiana, che è in corso presso il Carcere Borbonico di Laceno. L’eposizione sarà aperta solo fino al 31 Agosto. Vi lascio all’articolo scannerizzato, composto da due immagini distinte purtroppo non esattamente coincidenti visto che il formato dell’articolo originale non era ovviamente in formato A4 (qui il formato originale), l’articolo è comunque riproposto integralmente. Vi rimando anche all’articolo trascritto dal sito di La Repubblica. Come potete notare nell’articolo è presente un grossolano errore, il cognome da nubile della regista era Coda e non Cota. Buona lettura.

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A Proposito del Moulin Rouge…

da retronaut.com

Con il Fantasma del Moulin Rouge abbiamo parlato di uno dei locali simbolo di Parigi, situato a Pigalle, il noto quartiere a luci rosse. Un po’ di storia prima di tutto: il locale venne aperto nel 1889 da Charles Zidler, già proprietario dell’Olympia, luogo simbolo dove si sono svolti i concerti più famosi della capitale francese. Il successo fu praticamente immediato e il Moulin Rouge divenne un punto di riferimento per chi voleva assistere a balli considerati all’epoca scandalosi, come il celebre Can Can. All’apertura la prima ballerina del locale fu Louise “La Goulue” Weber, che accettò pare a seguito dell’insistenza di Henry de Toulouse-Lautrec, suo grande ammiratore nonché assiduo frequentatore del Moulin Rouge. Poi venne il momento di Mistinguett, probabilmente la più famosa vedette di Parigi che diede grande risalto all’operetta aprendo poi la strada a personaggi del calibro di Joséphine Baker. Ma la storia del Moulin Rouge non fu esente da eventi tragici. Nel 1915 un terribile incendio distrugge il locale rischiando di mettere fine al simbolo di un’epoca. L’immagine che vedete, è una foto colorizzata del locale nel 1914 tratta dal sito retronaute. Nel 1921 il locale viene ricostruito ridando così colore alla vita notturna parigina. La storia prosegue fino ai giorni nostri: tutti sanno cosa sia il Moulin Rouge, un luogo mitico che ha saputo superare le epoche rinnovandosi con intelligenza e riuscendo nella difficile impresa di risultare ancora attuale oggi, a più di un secolo dalla sua inaugurazione. Ovviamente non potevano mancare dei film ambientati nel locale parigino, il cui primo data 1898, appena tre anni dopo la nascita del cinematografo. Di seguito propongo la lista dei film e documentari prodotti durante l’epoca del muto:

1898: Moulin Rouge Dancers (1&2) – Anonimo
1899-1902: Quadrille dansé par les étoiles du Moulin-Rouge (1, 2, 3) – Anonimo *
1913: Die Heldin vom Moulin Rouge – Anonimo **
1913: Shadows of the Moulin Rouge – Alice Guy **
1922 : Queen of the Moulin Rouge – Ray C. Smallwood, Peter Milne
1925 : Le Fantôme du Moulin Rouge – René Clair
1928 : Moulin Rouge – John Huston

Legenda: * documentario/film dal vivo ** film che nonostante il nome non riguardano il Moulin Rouge

Per terminare vorrei proporre un video che ho trovato su youtube e che dovrebbe risalire, almeno a quanto scritto, al 1902. Sarà vero? Si tratta comunque di un can can, che sia del Moulin Rouge non possiamo saperlo, ma fidiamoci e rituffiamoci per pochi secondi nell’ambiente dei locali notturni dei primi del ‘900.

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Il Fantastico Mondo di Hugo Cabret

Ma come? Un intervento solo adesso? Il libro è uscito nel 2007 e il film nel 2011, non è un po’ tardi?

Scherzi a parte, quella che vi racconto è una vicenda particolare, di come una storia sia scivolata dalle mie mani ripetutamente fino alla grande abbuffata di qualche giorno fa. Ma cominciamo dall’inizio. Di Hugo Cabret, devo ammettere, sapevo molto poco nel 2012 quando andai al Museo della Cinémathèque Française a Parigi. Ecco, quando entrai in quel meraviglioso piccolo mondo, venni disturbato da un particolare. Un anno prima era uscito un film, a cui avevo dato poco credito, su tale Hugo Cabret, una storiella per bambini che per qualche motivo pensavo fosse animata e in 3d, due cose che difficilmente sono compatibili con me. Ecco, Martin Scorsese aveva donato alcuni cimeli del film al mnuseo della Cinetca. Ma cosa ci facevano lì dentro? Cosa diavolo c’entravano? Feci una recensione sul mio viaggio a Parigi alla ricerca di Méliès e se ci fate caso non vi è alcuna traccia di quello che vi sto dicendo. Eppure mia sorella era molto attratta da questo film, tanto da ripetere a gran voce “ah! Come vorrei quel dvd per Natale!“. Ma il destino mi era avverso e così, ridottomi all’ultimo secondo per i regali, non trovai il DVD e il film ricadde momentaneamente nel dimenticatoio. Ma dentro di me il seme era stato piantato. Così per un qualche caso, decisi questo Natale di prendere in regalo per mia sorella il libro scritto da Brian Selznick ed edito dalla Mondadori in una splendida edizione che davvero consiglio a tutti. Eppure non gli diedi neanche una sbirciata. Decisamente non c’era amore tra me e Hugo Cabret. Lo scorso giorno la Rai ha deciso di trasmettere il film in prima serata. Per evitare la solita e noiosa pubblicità ho così tirato fuori il famoso dvd (acquistato nel frattempo e che in realtà, con gli aggiornamento tecnologici, era diventato un bluray) e di vederlo! Per me è un periodo di cose giuste al momento giusto, bene questo era il momento, forse l’unico, in cui l’amore tra me e questo film poteva sbocciare. Ma di cosa parla questa storia?

Il giovane Hugo Cabret sta riparando un automa (automat) in grado di scrivere, unico ricordo del padre morto in un incendio. Il ragazzo di giorno regola gli orologi della Gare de Lyon per conto del perfido zio, di notte lavora al suo prezioso cimelio con pezzi rubacchiati dal negozio di giocattoli. Ma chi sarà mai il propietario del negozio di giocattoli? Non è altri che Méliès (nel film uno splendido Ben Kingsley), che dopo la Guerra ha smesso dolorasamente di fare film, per dedicarsi a qualcosa di differente.

Due sono le storie che si intrecciano, una riguarda la riparazione dell’automat, mentre la seconda riguarda la riscoperta delle opere di Méliès, ormai anziano e disilluso, che sogna di tornare a far sognare le persone con i suoi film. Perché mi è piaciuto? Forse perché riunisce in un’unica opera tutto lo spirito di Méliès, sognante, unico e colorato. Mi hanno esaltato inoltre i riferimenti a film e avvenimenti della vita del regista, tra cui proprio l’automat che lui utilizzò addirittura in un film, purtroppo ancora perduto, Gugusse et l’automate (1897). Certo il tutto va preso per quello che è, un racconto di fantasia assolutamente fittizio, ma credo che come Méliès entrava nei suoi film interpretando tanti personaggi diversi, questo in fondo è solo un altro dei suoi personaggi fantastici.

Ma è meglio il libro o il film? Personalmente penso che si compensino ed incastrino a vicenda. Non si può leggere il libro senza aver visto il film e viceversa, anche perché il libro è un’esperienza fantastica, un film nel libro e un libro nel film grazie a intere frazioni raccontate tramite  il susseguirsi di splendide immagini. Il libro che ho (o meglio quello di mia sorella) è “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” traduzione di Fabio Paracchini de “I Grandi” Mondadori. Come Bluray ho preso quello classico 2d, come detto prima odio il 3d e penso che rovini i film nella quasi totalità dei casi. Ho spesso espresso questo giudizio ma amo il cinema muto perché è quello che è, senza il bisogno di effetti speciali computerizzati che mi distolgono dalla trama e dalle diverse emozioni che gli attori e i registi dovrebbero trasmettere attraverso la loro opera. La colonna sonora del film, curata da Howard Shore è davvero molto bella e spiccano le musiche di Camille Saint-Saëns ed Erik Satie. Ah per chi se lo stesse chiedendo il libro che appare ad un certo punto dal titolo Inventer le rêve – Histoire des Premiers Films di René Tabard è totalmente inventato come il suo autore.

Hugo Cabret è facilmente reperibile sia in versione caratacea che in dvd e bluray.

Concluderei con un elenco dei corti di Méliès o film muti in generale citati nel film di Scorsese (riportato nell’ordine dei titoli di coda) così da aggiornare i collegamenti di tanto in tanto:

Scene di Méliès inserite nel film:
Voyage Dans la Lune (1902)
Le Roi du Maquillage (1904)
À la conquête du Pole (1912)
Le Mélomane (1903)
Le Royaume des Fées (1903)
Papillon Fantastique (1909)
La Fée Carabosse ou le Poignard Fatal (1906)
Les Illusions Fantaisistes (1910)
Voyage à Travers l’Impossibile (1904)
Les Quat’cents farces du Diable (1906)

Set di Méliès Ricreati per il film:
Le Palais des Mille et une Nuits (1905)
Faust Aux Enfers (1903)
L’Éclipse de Soleil en pleine Lune (1907)
Les Quat’cents farces du Diable (1906)
Le Cake-Walk Infernal (1903)
Le Raid Paris-Montecarlo en deux heures (1905)
Cendrillon (1899)
La Libellule (1908)
Le Cauchemar (1896)
L’Homme a la Tête en Caoutchouc (1901)
La Chrysalide et le Papillon d’Or (1901)
Le Menuet Lilliputien (1905)
Grotte avec Flames (?)
La difthigijika chez les Tcherkesses (1880)

Fratelli Lumière:
Sortie D’Usine Lumière (1895)
Arrivèe d’un Train à la Ciotat (1897)

Altri:
Safety Last con Harold Lloyd (1923)
Das Cabinet des Dr. Caligari di Robert Wiene (1920)
The Four Horsemen Of the Apocalypse di Rex Ingram (1921)
La fille de l’eau di Jean Renoir (1925)
The Kid di Charlie Chaplin (1921)
Die Büchse der Pandora di Georg Wilhelm Pabst (1929)
The General di Buster Keaton (1926)
The Thief of Bagdad con Douglas Fairbanks (1924)
Tumbleweeds di William S. Hart (1925)
The Great Train Robbery di Edwin S. Porter (1903)
Intolerance di D.W. Griffith (1916)
Hell’s Hinges con William S. Hart (1916)

Aggiunte dal Libro Muti e non:
Escamotage d’une dame au theatre Robert-Houdin di Mèliès (1896)
A Clock Store della Walt Disney (1931)
Paris Qui Dort di René Clair (1921)
Sherlock Jr. con Buster Keaton (1924)
La Petite Marchande d’Alumettes di Jean Renoir (1928)
Zero de conduit di Jean Vego (1933)
Le quatre cents coups di François Truffaut (1959)
Sous les Toits de Paris di René Clair (1930)

Il Cinematografo ambulante in Splendor di Ettore Scola

Il film Splendor di Ettore Scola esce nel 1989 con un cast di eccezione composto da Marcello Mastroianni e Massimo Troisi. Sebbene questo film sia stato a torto dimenticato presenta al suo interno una scena davvero interessante per il Cinema Muto: Jordan (personaggio interpretato da Mastroianni) è il gestore del Cinema Splendor un tempo glorioso ma ormai caduto in rovina. Il suo rapporto con il Cinema era iniziato quando da bambino Jordan girava tutta Italia assieme al padre con il Cinematografo ambulante. Nel video che propongo vengono riproposti i ricordi d’infanzia di Jordan in una piccola testimonianza che ci fa vedere come non fosse strano proiettare film muti, Metropolis in questo caso, anche nei primi anni del sonoro. Il trio Scola, Troisi Mastroianni darà vita ad un secondo film dal titolo “Che ora è?” che tratta di tutt’altro argomento. Buona Visione!

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Il Cinema Muto a San Lorenzo con Padre Libero Raganella

Per chi abitava a San Lorenzo Padre Libero Raganella è stata una sorta di istituzione. Lui, nato e cresciuto nel noto quartiere romano nel 1914, si consacrò sacerdote in quello stesso quartiere nel 1940 seguendo attivamente i giovani della zona e la comunità attraverso il suo lavoro all’Opera Pio X, oratorio nato al fianco della chiesa dell’Immacolata e San Giovanni Berchmans. Padre Raganella fu partecipe del terribile bombardamento di San Lorenzo del 19 Luglio del 1943 e scrisse, dopo la guerra, un importante testimonianza dal titolo “Senza sapere da che parte stanno” rieditato di recente dalla Bulzoni a cura di Lidia Piciconi. Il racconto si divide in due parti: la prima tratta dei ricordi d’infanzia del sacerdote, mentre la seconda e il “Diario” di Roma in Guerra (1943-1944). Ma è la prima parte ad interessarci perché ci fornisce una bella testimonianza riguardo il cinema muto a San Lorenzo:

“In tutto il quartiere l’unica sala teatrale-cinematografica era quella dell’Opera Pio X. Ogni domenica, alle prime ore del pomeriggio, essa si riempiva come un uovo di quattro-cinquecento ragazzi che nell’attesa dello spettacolo, o nell’intervallo, davano il via a tutto il loro argento vivo, mettendo in concorrenza le loro corde vocali, tra l’inutile buona volontà e, a volte, la rassegnazione alla sconfitta di coloro che dovevano vigilare del buon comportamento dei ragazzi. Appena si spegnevano le luci e sullo schermo apparivano le prime figure, si faceva un silenzio improvviso. Il film naturalmente era muto. E un certo sig. Federico, che viveva la sua vita di apostolo fra i giovani, incominciava a commentare ad alta voce le sequenze della pellicola, spiegando, muovendo la curiosità, dando spiegazioni, e a volte anticipando per i più curiosi e i più vicini l’epilogo della vicenda. Un vero commentatore ante litteram. Interessante era quando sullo schermo apparivano le didascalie per spiegare momenti, luoghi, persone dell’azione cinematografica, o i dialoghi tra gli attori. Allora un brusio si levava da tutta la sala, tutti erano intenti a leggere a mezza voce, e avvenivano gare di lettura tra i più grandicelli e i più piccoli a chi leggeva tutta la scritta prima che sopravvenisse un nuovo fotogramma. Molti erano coloro che non riuscivano a leggere che poche parole, ma la loro deficienza era supplita dal commentatore che a voce alta leggeva per tutti. A volte da un pianoforte, note ora gioiose, ora meste, ora da carica, o da inno trionfale si levavano a commentare e seguire le vicende proiettate. Erano ordinariamente film di far-west, di avventura, di cappa e spada, ove Tom Mix, Toro seduto, Penna d’aquila, la cavalleria americana, Zorro, erano i nostri eroi. E quando i protagonisti dell’avventura era circondati dal carosello di morte degli indiani, e non c’era più speranza per loro, tutti tacevano, trattenendo il respiro per assistere alla fine dolorosa e tragica dei loro eroi, ed ecco che in una nuova sequenza si vedeva da lontano un gran polverone, e in mezzo alla polvere i soldati a cavallo che galoppavano in aiuto dei disperati. Allora tutti i ragazzi balzavano in piedi al grido “Arrivano i nostri” e continuavano a gridare e a saltare per le ultime battute del film pronti a precipitarsi alle uscite quando sullo schermo appariva la parola fine, per essere i primi a raggiungere tra spinte, gomitate, e sorpassi, la strada. Lì incominciava la seconda versione della pellicola appena vista con qualsiasi pezzo di legno trasformato in spade, si imperniavano numerosi duelli alla Zorro, o grandi zuffe si ripetevano secondo quelle viste nel saloon di qualche villaggio del far-west, incuranti dei genitori che attendevano all’uscita e che cercavano, con le buone e con le cattive maniere, di recuperare tra tanta baraonda i loro figli. Per tutta la settimana si parlava del film veduto, aspettando il sabato, quando veniva affisso il manifesto del nuovo programma. Sotto quel manifesto erano grida di gioia di entusiasmo se dal titolo o dall’attore principale si prevedevano nuove avventure, o di sconforto se il titolo aveva un non so che di melodrammatico o romantico.”

tratto da Senza sapere da che parte stanno: ricordi dell’infanzia e “diario di Roma in guerra (1943-1944) di Padre Libero Raganella a cura di Lidia Piccioni edito nel 2000 dalla Bulzoni Editore. Foto tratta dal sito 30 giorni.