The Submarine Eye, diretto da Winthrop Kelley nel 1917, è uno di quei film d’avventura e fantascienza primitiva che oggi colpiscono soprattutto per la loro capacità di fondere melodramma, tecnologia immaginaria e fascinazione per il mondo sottomarino. È un cinema che vive ancora di ingenuità narrative ma che riesce comunque a costruire momenti di autentica tensione grazie all’uso dell’avventura marina e dell’esplorazione subacquea.
Il film si apre con una vicenda ambientata nel passato. Marcel D’Albans (Chester Barnett) e la moglie Denise (Barbara Tennant) finiscono naufraghi su un’isola deserta delle Bahamas dopo un ammutinamento. I due riescono a salvare il loro tesoro, ma la sopravvivenza sull’isola si rivela impossibile: Denise muore per la fatica e Marcel finisce consumato dagli stenti. Il tesoro viene ritrovato anni dopo, ma un ulteriore naufragio lo fa precipitare nuovamente nelle profondità marine.
Continua a leggere
La Dannazione di Caino è un breve cortometraggio che si rivela, suo malgrado, anche molto divertente. La storia è abbastanza classica: Caino (Luigi Maggi) uccide rivale in amore ubriacandone il cavallo e poi viene perseguitato suo fantasma.
The Last Man on Earth, diretto da J. G. Blystone, è un film muto comico di fantascienza che lavora su un’idea tanto semplice quanto radicale: cosa succede se il mondo perde improvvisamente tutti gli uomini adulti? A partire da questo punto di partenza quasi distopico, il film costruisce una satira sociale che alterna comicità slapstick, elementi fantascientifici e una sorprendente vena di critica ai ruoli di genere.
Con Le avventure di un reporter (Go and Get It), diretto da Marshall Neilan e Henry Roberts Symonds, torna il nostro progetto fantascienza e soprattutto torna quell’idea di scienza estrema, quasi folle, capace di superare i limiti del corpo umano e della natura stessa. È un film estremamente particolare perché unisce diversi generi tra loro: commedia romantica, detective story, giornalismo d’assalto, melodramma e soprattutto proto-horror fantascientifico. Piccola premessa necessaria: utilizzerò i nomi della traduzione italiana, che quindi non coincidono con quelli originali del film americano.
Maschera d’oro (Die Pratermizzi), diretto da Karl Leiter e Gustav Ucicky, è uno di quei melodrammi degli anni ‘20 che sembrano vivere soprattutto di contrasti. Contrasto tra classi sociali, tra desiderio e innocenza, tra il volto reale e quello nascosto dietro una maschera. Ma soprattutto è un film che sfrutta la sua ambientazione viennese come elemento narrativo fondamentale, trasformando il Prater in un luogo sospeso tra sogno romantico, illusione e tragedia.
Nel corso degli anni abbiamo imparato a scoprire il cinema muto ceco nelle sue mille sfaccettature ed oggi ci tuffiamo nel genere surreale avventuroso. Siamo nel passaggio tra il 1919 e il 1920 e nel tentativo di sperimentare i cechi cercano di trovare tanti modi per divertire prendendo anche spunto da opere proprie. Questa voglia di provare cose nuove
Abbiamo scoperto un mese fa l’incredibile storia di Reinaldo Ferreira, il mitico Repórter X che con la sua fervida immaginazione prendeva fatti di cronaca per trasformarli in opere letterarie spacciate per informazione. Proprio un fatto di cronaca, quello che lo rese più celebre in assoluto, è lo spunto per creare quello che sarebbe diventato O Táxi nº 9297. Tutto parte dall’omicidio, reale, dell’attrice Maria Alves che Ferreira aveva seguito per il suo giornale. Nel narrare la vicenda l’uomo arriva ad accusare il manager della ragazza, Augusto Gomes e… ci prende! A volte la realtà supera la fantasia e la ricostruzione fantasiosa del giornalista diventa
Il Cinema Ritrovato 2022 è stato un modo per poter finalmente recuperare la trilogia di Zigomar composta da Zigomar, roi des voleurs (1911), Zigomar contre Nick Carter (1912) e Zigomar, peau d’anguille (1913) di cui si era occupato rapidamente Enrico Stamberghi nel suo progetto relativo a
Premessa importante: il film si trova generalmente nella peggiore delle condizioni possibili, ovvero nella versione condensata, velocizzata e tagliata con voce fuori campo che descrive la storia (e che vedete nelle immagini) ma, grazie al Museo del Cinema di Torino, ho potuto visionare la versione restaurata originale. In un primo momento avevo visto, infatti, la versione comune ed appare evidente che giudicare un film in quelle condizioni sia ovviamente impossibile soprattutto perché viene totalmente tagliata la verve del personaggio, espressa tramite le didascalie, con battute ardite e divertenti. Regista del film è Mario Camerini che
Le Ufa Filmnächte sono ogni estate il momento per poter vedere alcuni film difficilmente recuperabili in streaming con musica dal vivo e restauro annesso. Se certamente l’articolo esce in ritardo rispetto alla visione del film, non bisogna però sottovalutare Der Berg des Schicksals di Arnold Fanck perché, a fronte di una narrazione sostanzialmente inesistente, è uno splendido testimone storico. Prima di tutto perché, come potete leggere un po’ ovunque, fu proprio con questo film che una allora ballerina ventunenne di nome Leni Riefenstahl decise di iniziare la sua carriera nel mondo del cinema. La visione di questa opera fu per lei talmente illuminante da spingerla a contattare