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Posts Tagged ‘Douglas Fairbanks’

The Salvation Hunters – Josef Von Sternberg (1925)

maggio 24, 2018 Lascia un commento

vlcsnap-00147Josef Von Sternberg, al contrario di tanti registi stranieri, non arrivò in America da personaggio affermato. La sua è la storia della realizzazione del sogno americano e al contempo quella di un uomo capace di mantere la sua impronta culturale europea negli Stati Uniti e portarla al successo. Nato a Vienna da una modesta famiglia ebrea si trasferì nel nuovo mondo assieme alla sua famiglia appena quattordicenne. Dopo una gavetta come assistente tuttofare, a 31 anni si sentì pronto per imbracciare la telecamera e girare il suo primo film in maniera del tutto indipendente. Nacque così The Salvation Hunter. Il costo del film è dibattuto, secondo quanto riportato da Sarris si aggirò intorno ai 5000$. Con il suo primo film, di cui curò regia e sceneggiatura, Von Sternberg mette subito in chiaro quali saranno i suoi punti saldi: attenzione per i bassifondi e i reietti, per i personaggi complessi capaci di cambiare la loro vita con la forza del dolore e delle emozioni, una sensibilità fotografica con pochi paragoni. Per risparmiare vennero scritturati attori all’epoca quasi sconosciuti: tra questi troviamo la protagonista femminile Georgia Hale, ex Miss Chicago, che fece battere il cuore a Chaplin che la volle subito dopo in The Gold Rush. Sì, perché Chaplin vide il film e se ne innamorò decretandone di fatto il successo, visto che la sua United Artists decise di distribuirlo nei cinema. Andiamo alla trama:

I protagonisti sono tre: un ragazzo (George K. Arthur), una ragazza (Georgia Hale) e un bambino orfano da loro salvato (Bruce Guerin). Sono Figli del Fango, che vagano tra i disperati del porto in cerca di lavoretti per pagarsi un pasto. Un giorno il ragazzo decide che è giunta l’ora di liberarsi da questa schiavitù e propone ai due di andare in città in cerca di una vità felice. Qui la situazione non è migliore: un uomo (Otto Matieson) poco rispettabile mette gli occhi sulla ragazza e si propone di ospitarla probabilmente per spingerla alla prostituzione una volta che la fame sarà diventata troppo forte. Vuole infatti sostituire l’ormai vecchia donna (Nellie Bly Baker) che ormai attirava pochi clienti. Spinta dalla miseria la ragazza sta per cedere ma, con un moto di orgoglio, ci ripensa. L’uomo tenta allora l’ultima mossa, porta i tre in campagna dove cerca di sedurre la ragazza per poi manipolarla a suo piacere. Il protagonista esce allora dala sua apatia e con un moto di orgoglio sfoga tutte le sue frustrazioni sull’uomo, rompendo il legame con il fango e diventano un Figlio del sole, pronto a prendersi il posto che merita nel mondo.

 

Come potete capire dalla trama, la storia è molto retorica, e vi assicuro che anche le didascalie lo sono moltissimo. Però questo piccolo difetto passa decisamente in secondo piano di fronte alla bellezza delle immagini, ai quei piccoli tocchi personali del regista che rendono decisamente poco americano questo film. Ciliegina sulla torta la rissa finale, dove il ragazzo si ritrova a mettere KO il suo avversario sotto a un evocativo cartello “Qui i vostri sogni diverranno realtà”. Sarà proprio così per il protagonista che otterrà in un colpo solo il rispetto per se stesso e quello della sua amata e del suo ormai figlio adottivo. Le scritte ricorrono in tutto il film, certamente quella più importante è un “Jesus Saves” che la ragazza vede quando ha ormai deciso di andare a prostituirsi. Sarà proprio questo segno a farle cambiare idea. Prima ancora in una bellissima scena Von Sternberg decide di rappresentare la sofferta decisione presa dalla ragazza con una mano che scende sofferente dalle scale quasi aggrappandosi al muro dietro di lei (vedi sotto). Allo stesso modo l’uomo viene spesso inquadrato in piedi davanti a due corna-trofeo decisamente mefistofeliche, proprio a voler evidenziare la sua natura malvagia e manipolatrice.

 

The Salvation Hunters mi è piaciuto davvero tanto, un’opera prima veramente straordinaria e curata, che pur nei suoi difetti mi ha conquistato per genuinità e per la maturità registica di Von Sternberg. Alcune delle prime scene portuali in particolare mi hanno riportato alla mente alcune splendide inquadrature di Jean Epstein in Finis terrae (1929), autore che poco ha a che vedere con il cinema americano, e conferma quindi la straordinarietà di Von Sternberg nel riuscire a portare un suo stile così atipico vicino al gusto hollywoodiano. Se volete godere a pieno della visione di questo film la Filmmuseum ha di recente messo in vendita l’edizione restaurata in dvd che potete trovare su amazon. Io ho visionato una vecchia versione in VHS che però, come potete vedere dalle foto, era già di ottima qualità.

 

Bibliografia consultata:

J. Baxter, Von Sternberg, Kentucky, 2010.
A. Sarris, The Films of Josef Von Sternberg, New York, 1966.
J. Von Sternberg, Fun in a Chinese Laundry, London, 1965.
H. G. Weinberg, Josef Von Sternberg: A critical study of the great film director, New York, 1967.

Francesco Misiano: l’Italia e il Cinema Sovietico

agosto 28, 2014 Lascia un commento

Le incursioni estive di La Repubblica nel Cinema Muto, non sono finete con Elvira Cota Notari, il 17 Agosto è apparso questo interessante articolo su Francesco Misiano, “l’italiano della Potemkin” che ebbe un ruolo importantissimo per il cinema sovietico. Vi lascio all’articolo (qui nel suo formato originale) anche nella versione trascritta. Anche qui, essendo il formato del giornale più grande dell’A4 le colonne possono essere leggermente non coincidenti, il testo è comunque riportato integralmente. Buona lettura!

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A Bologna serata nel segno di Zorro

ottobre 3, 2013 Lascia un commento

Questa sera, il 3/10 alle ore 21 presso la Sala Cervi di via Riva di Reno 72 la Cineteca di Bologna proietterà Il Segno di Zorro (The Mark of Zorro) di Fred Niblo (1920) con il grande Douglas Fairbanks nella parte dell’eroe mascherato. Il film verrà accompagnato dal pianoforte di Daniele Furlati. L’iniziativa si inserisce all’interno della manifestazione “A fil di spada in via Manzoni. Duelli e tornei nei secoli‘ in programma a Bologna dall’11 al 13 ottobre e che la Cineteca ha deciso di omaggiare dal 2 al 6 Ottobre.

Ecco la descrizione del film dal sito della Cineteca:

Il Segno di Zorro (The Mark of Zorro, USA/1920) di Fred Niblo (90′)

Zorro è l’atletico e irresistibile Douglas Fairbanks, che firma anche la sceneggiatura con lo pseudonimo Elton Thomas. Un film fatto di galoppate, azione azione azione e che diede il via a una serie di sequel e remake che hanno visto diversi attori indossare gli abiti del gentiluomo mascherato di nero vestito. Il segno, la zeta, viene anche lasciato da Alain Delon (nel film di Duccio Tessari) e perfino da Antonio Banderas. La serie di film realizzati è impressionante, così come le parodie. Quello di Niblo è il prototipo. Perfetto, veloce. Uno spasso. (rc)

Per maggiori informazioni rimando al sito della Cineteca di Bologna:
http://www.cinetecadibologna.it/vedere/programmazione/app_5255/from_2013-10-03/h_2100

Auguro a tutti una buona visione!

I Tre Moschettieri (Les Trois Mousquetaires) – Henri Diamant-Berger (1921)

aprile 23, 2012 1 commento

Nello stesso anno della celebre trasposizione dei Tre Moschettieri con Douglas Fairbanks nella parte di D’Artagnan e Fred Niblo alla regia si preparava, in Francia, uno splendido sceneggiato in puntate sullo stesso argomento. La direzione venne affidata a Henri Diamant-Berger (che curò anche la sceneggiatura), uomo di punta della Pathé che sperava di sfruttare le sue capacità di regista per battere la concorrenza delle altre case, Gaumont tra tutte. Per fare questo a Diamant-Berger venne affidata la cifra record di 2.500.000 franchi con cui ingaggiò il celebre architetto e designer Robert Mallet-Stevens nonché Paul Poiret per i costumi. Il cast era composto da attori che erano riusciti a farsi un nome a teatro o in altre produzioni francesi.

Il film originariamente era costituito da 12 episodi della durata di un’ora ciascuno trasmessi in più di 60 sale ogni settimana, cosa incredibile per l’epoca. Recentemente il nipote del regista, al fine di creare un’edizione restaurata, poi pubblicata in DVD, rimise mano alla pellicola ottenendo a 14 episodi di 25minuti circa per la durata totale di circa sei ore e mezza (NDR il che giustifica parzialmente la mia lunga assenza). Ecco la lista degli episodi :

  1. L’Auberge de Meung
  2. Les Mousquetaires de M. de Tréville
  3. La Lingère du Louvre
  4. Pour l’honneur de la Reine
  5. Les Ferrets de diamant (1)
  6. Les Ferrets de diamant (2)
  7. Le Bal des Echevins
  8. Le Pavillon d’Estrées
  9. Les Conquêtes de d’Artagnan
  10. L’Auberge du Colombier Rouge
  11. Le Conseil des mousquetaires
  12. Milady prisonnière
  13. Le Couvent de Béthune
  14. La Vengeance des mousquetaires

Come ben noto la storia narra le vicende del giovane guascone D’Artagnan (Aimé Simon-Girard) che assieme ai suoi tre amici moschettieri, Athos (Henri Rollan), Porthos (Charles Martinelli) e Aramis (Pierre de Guingand), difendono la Regina Anna (Jeanne Desclos) dai loschi piani del Cardinale Richelieu (Edouard de Max), Milady de Winter (Claude Mérelle) e il Conte di Rochefort (Henri Baudin). I nostri eroi potranno contare sull’aiuto dei loro aiutanti Planchet (Armand Bernard), Grimaud (Louis Pré Fils), Bazin (Antoine Stacquet) e sull’amore della bella Costanza Bonacieux (Pierrette Madd).

Il successo fu molto grande tanto che ne venne girato il seguito, “Vingt ans après” (1922), e un remake sonoro del 1932 in cui compaiono lo stesso regista e molti degli attori presenti in questa versione muta. Diamant-Berger si ritaglia un posto importante nella storia del cinema francese per l’introduzione del cinema di marketing, con l’introduzione di presentazioni del film e making of. Inoltre in contemporanea con la distribuzione nelle sale, faceva in modo che i giornali pubblicassero il testo dei Tre Moschettieri.

Nel 2002 è uscita in DVD una edizione restaurata, in lingua francese, edita dalla TF1 Vidéo, con tanti contenuti speciali (tra cui il making of) e una accattivante colonna sonora scritta da Gréco Casadesus nel  1995 in occasione del restauro operato dal nipote di Diamant-Berger. Caratteristica della versione restaurata, che doveva per forza di cose limitare lo spazio, è la totale assenza di intertitoli. Le didascalie esplicative vengono sostiuite da una voce fuori campo e i dialoghi riportati direttamente sul video attraverso sottotitoli. Nel complesso il restauro risulta assolutamente ben fatto e riesce a dare corpo e modernità a questa splendida trasposizione. Il cofanetto è facilmente trovabile ad un prezzo che si aggira attorno ai venti euro, che vi assicuro sono davvero ben spesi.

Il Pirata Nero (The Black Pirate) – Albert Parker (1926)

febbraio 4, 2012 1 commento

Mentre Roma è sommersa dalla neve, noi ci spostiamo in un luogo decisamente più caldo in compagnia di Douglas Fairbanks. Nel 1926 usciva nelle sale uno dei film più celebri dell’attore, prodotto dalla sua compagnia e affidato alla regia di Albert Parker (che abbiamo ricordato di recente per Sherlock Holmes). In un’ambietazione molto ben costruita, realizzata nell’isola di Santa Catalina, veniamo catapultati nel mondo dei pirati, dove Fairbanks può spiccare in tutta la sua atleticità.

Dopo aver perso il padre per mano dei pirati, un giovane (Douglas Fairbanks) decide infiltrarsi tra di loro per ottenere la sua vendetta. Per guadagnarsi la fiducia dei malviventi, il giovane, che si fa chiamare il Pirata Nero, conquista con le sue sole forze un’intera nave ed il suo equipaggio. All’interno di questa nave risiede però anche la bella principessa Isobel (Billie Dove) di cui il nostro eroe si innamora. Per evitare che le succeda qualcosa di brutto, il Pirata Nero guadagna tempo e cerca di farla fuggire con la complicità del suo secondo MacTavish (il grande Donald Crisp). Viene però scoperto dal suo terribile luogotenente (Sam De Grasse) che lo cattura e lo condanna a  gettarsi in mare, completamente legato, dall’asse come nella più tipica delle pene piratesche. Tutto sembra perduto, ma il nostro eroe ha ancora un asso nella manica. Il finale ci regala anche un piccolo colpo di scena…

Fairbanks, autore sotto lo pseudonomo di Thomas Elton della sceneggiatura assieme a Jack Cunningham, disegna un film spumeggiante, dai ritmi rapidi e caratterizzato da un buon bilanciamento tra ironia e crudeltà. Non c’è dubbio che il personaggio del Pirata Nero sia il più adatto ad esaltare le caratteristiche fisiche ed atletiche dell’attore, oltre ad accentuarne la sua indole di cavaliere. L’atmosfera piratesca, per quanto caricaturale, è resa alla perfezione e contribuisce a rendere più gradevole l’ambientazione.

La pellicola stupisce grazie all’utilizzo del sistema Technicolor Process 2, sostanzialmente bicromatico, che ci regala un effetto colorato molto evocativo. Il film era stato distribuito anche in versione in bianco e nero, ma probabilmente fu proprio grazie alla sua versione colorizzata che The Black Pirate riuscì a rimanere nelle sale molto a lungo (alcuni sostengono addirittura fino al 1928, ovvero due anni dopo la sua uscita nelle sale). Le reazioni della stampa e del pubblico furono entusiastiche e questo ripagò Fairbanks del grande dispendio di denaro. Il risultato in effetti è una pellicola più che piacevole, quasi un prototipo delle pellicole di avventura (piratesche ma non solo) che fioccheranno con l’avvento del sonoro. Il pirata nero è attualmente di facilissima reperibilità e disponibile in molteplici edizioni.

Cuorisità: per ulteriori informazioni vi invito a consultare questa bella pagina in inglese tratta dal sito “silentsaregolden”.

The Artist – Michel Hazanavicius (2011)

dicembre 11, 2011 3 commenti

Per fare un film muto nel 2011 ci vuole una certa dose di coraggio, ma questa volta il risultato è  stato davvero strabiliate. Michel Hazanavicius ha dimostrato di non saper incassare un rifiuto e dopo più di sei anni, grazie ad una buona dose di insistenza, è riuscito a trovare qualcuno che producesse la sua folle idea. Per il cast si è rivolto alla moglie Bérénice Bejo ed al bravissimo Jean Dujardin, con i quali aveva già avuto modo di lavorare in passato, arricchendo la coppia con il cagnolino Uggy, reso docile dalle salsicce che Dujardin nascondeva nelle tasche. Grazie anche alla collaborazione di attore di fama internazionale il regista ha dato vita ad uno splendido muto dal sapore antico, ma con il ritmo moderno e, per questo, godibilissimo.

Siamo nel 1927 ad Hollywood e George Valentin (Jean Dujardin), stella del cinema muto, vive il suo periodo di massimo splendore. Ma nel giro di pochi anni la situazione cambia: con l’avvento del cinema sonoro l’attore deve cedere il passo a nuove stelle, tra cui la bella Peppy Miller (Bérénice Bejo) che proprio lui aveva aiutato a diventare famosa. Valentin perde presto tutto quello che aveva, dalla moglie Doris (Penelope Ann Miller), all’appoggio del produttore Al Zimmer (John Goodman) fino ai servizi del suo braccio destro Clifton (James Cromwell). Tutto sembra perduto, ma forse c’è ancora una speranza per un mito del passato…

Grazie ad una recitazione incredibile da parte di Jean Dujardin ed una splendida colonna sonora di Ludovic Bource il film stupisce piacevolmente. Le vicende riguardanti la decadenza delle stelle del muto non sono certo nuove sul grande schermo (basti pensare a “Ballando sotto la pioggia” o “Viale del tramonto“), ma l’idea di raccontarle attraverso una pellicola muta è sicuramente geniale. Dujardin spicca certamente in positivo grazie alla sua incredibile versatilità tanto da meritare il riconoscimento come miglior attore al Festival di Cannes. Mesi di studio hanno reso George Valentin una summa degli attori del muto, tra cui sembra forse spiccare Douglas Fairbanks. Ma Dujardin non è il solo a brillare, anche la Bejo svolge alla perfezione il proprio ruolo, calandosi nei panni di quegli attori che hanno saputo cavalcare egregiamente l’onda del sonoro. Una menzione speciale va poi a Goodman, l’eterno Cromwell e al simpaticissimo cane Uggy, che sembra quasi strappare la scena al suo padrone. Ma non c’è solo il silenzio in uesto splendido film: un paio di scene sono infatti “sonore”, e tra esse spicca per genialità e bellezza quella del sogno di Valentin, dove tutto ha un suono tranne la voce dell’attore stesso, quasi a predire la sua prossima decadenza. “The Artist” colpisce per la capacità di catapultare lo spettatore nel passato, attraverso un filtro moderno che rende le vicende incantate. Michel Hazanavicius ha certamente fatto centro e, con mio grande stupore, tutti coloro che hanno visto il film  sono usciti dalla sala soddisfatti, nonostante i comprensibili timori iniziali. La speranza è che, grazie al passaparola, il film possa avere il successo che merita e dare nuovo lustro al cinema muto. Non mi resta che consigliarvi caldamente di vedere “The Artist” quanto prima.

Curiosità: Dujardin è noto in Francia per la sua interpretazione in “Un gars, une fille”, da cui è stato poi tratto il nostro “love bugs”. L’attore si è poi sposato con Alexandra Lamy, che interpretava sua moglie nella serie.
Per altre curiosità sul film vi rimando all’intervista al regista

A Modern Musketeer – Allan Dwan (1917)

novembre 24, 2011 Lascia un commento

Prima ancora dei Tre Moschettieri e de la Maschera di Ferro, il nostro Douglas Fairbanks aveva già impersonato il personaggio di D’Artagnan nello stavagante A Modern Musketeer, per altro diretto dallo stesso Allan Dwan che, nel ’29, aveva diretto The Iron Mask. Prendendo le mosse dal “D’Artagnan of Kansas” di Eugene Percy Lyle, il regista ci regala una bella storia con un Fairbanks decisamente in forma, sempre pronto a compiere qualche prodezza.

Ned Thacker (Douglas Fairbanks) nasce dopo una gestazione in cui la madre (Edythe Chapman) non ha fatto altro che leggere le avventure dei Tre Moschettieri, durante un ciclone potentissimo. La somma di questi avvenimenti rende il giovane Ned un vero e proprio D’Artagnan del Kansas, sempre pronto a difendere i deboli in difficoltà, specie se giovani fanciulle. Partito in cerca di avventura, il ragazzo incontra la bella Elsie (Marjorie Daw), la cui madre vorrebbe vederla sposata con il ricco Forrest Vandeteer (Eugene Ormonde). Come se non bastasse il perfido indiano Chin-de-dah (Frank Campeau) si è messo in testa di sposare una donna bianca e rapisce Elsie. Grazie all’aiuto del ricercato James Brown (Tully Marshall), Ned cercherà di risolvere l’intricata vicenda…

Il film, a lungo ritenuto irrimediabilmente mutilo, è stato restuarato dal Danish Film Institute e dalla Lobster Films alla luce del ritrovamento delle parti mancanti. Fairbanks ci regala una bella interpretazione, scanzonata e divertente che ben prepara alla rappresentazione del Guascone del ’21. Vedere l’attore nuovamente nei panni degli eroi, anche se per pochi minuti, è quasi commovente. Per il resto la storia sembra fare il verso a diverse tipologie di film: sentimentale, western e di avventura. Bisogna dire che il risultato è veramente riuscito ed alcune scene regalano più che un sorriso, come quando Ned si trova la strada bloccata da un mulo e chiede candidamente alla sua amata “Do you speak mule?“. Insomma una piccola chicca da vedere, qualora se ne avesse la possibilità, quantomeno per vedere il nostro Fairbanks all’opera nei panni che l’hanno reso ancora più celebre. Il film è disponibile in DVD in un cofanetto chiamato appunto “Douglas Fairbanks: A Modern Musketeer” oppure, ad un prezzo decisamente più accessibile, nel cofanetto “The Actors: Rare Films Of Douglas Fairbanks Sr. Vol.4“. Purtroppo non sembra esserci al momento una edizione italiana.

La Maschera di Ferro (The Iron Mask) – Allan Dwan (1929)

settembre 23, 2011 2 commenti

Dopo i Tre Moschettieri, mi sembra doveroso parlare anche del bellissimo seguito, fortemente voluto da Fairbanks che torna così a vestire i panni del grande D’Artagnan ad otto anni dal primo capitolo. La Maschera di Ferro si ispira liberamente agli avvenimenti narrati nella trilogia dei Moschettieri concentrandosi in particolar modo sulle vicende che riguardano il Re Luigi XIV e suo fratello, narrate nel terzo ed ultimo capitolo, Il Visconte di Bragelonne. Oltre a produrre ed interpretare il film, Fairbanks, sotto il nome di Elton Thomas, scrisse anche la sceneggiatura creando uno svolgimento alternativo a quello di Dumas che lascia comunque soddisfatti. Tralasciando, infatti, le evoluzioni dei personaggi, egli preferisce concentrasi su quelli già introdotti nel primo capitolo, forse per sfruttarne il successo. Il risultato fu un film muto distribuito in due versione: una completamente muta ed una con alcune sequenze sonorizzate. Di questa seconda versione non ne era rimasta alcuna copia, ma grazie ad una registrazione fonografica è stato possibile integrare l’audio e sincronizzarlo alla pellicola. Nel 1952, Fairbanks Jr. rilasciò un’ulteriore versione rivisitata senza didascalie ma accompagnata dalla sua voce narrante. La scelta di realizzare un film muto nonostante l’anno di produzione può essere interpretata come la volontà di lasciare un ultimo grande capolavoro in quello che era l’ambiente più adatto alle capacità di Fairbanks. Ma l’attore Statunitense non è il solo a rivestire i panni indossati otto anni prima, ritroviamo infatti il grande Nigel De Brulier come al solito nel ruolo del Cardinale Richelieu, Marguerite De La Motte come Constance Bonacieux, Léon Bary nel panni di Athos e Charles Stevens nel ruolo di Planchet aiutante di D’Artagnan.Viste le numerose modifiche apportate al romanzo originale, racconterò brevemente la trama della vicenda:

Anna D’Austria (Belle Bennett) regala a Luigi XIII (Rolfe Sedan) un figlio maschio il quale viene immediatamente designato erede al trono. Mentre il Re è impegnato a festeggiare, la Regina partorisce però un gemello. Il Cardinale Richelieu (Nigel de Brulier) decide, per il bene della Francia, di nascondere il secondogenito in Spagna e crescerlo segretamente. Costanza (Marguerite De La Motte) viene rinchiusa in un monastero perché a conoscenza del complotto e lasciata nelle mani della spietata Milady De Winter (Dorothy Revier). Un’altra persona, però, è venuta a conoscenza del segreto del Cardinale, il Conte di Rochefort (Ulrich Haupt). D’Artagnan (Douglas Fairbanks) e i suoi fidati amici Athos (Léon Bary), Porthos (Stanley J. Sandford) e Aramis (Gino Corrado) si lanciano alla ricerca di Costanza ma arrivano quando ormai ha perso la vita per mano di Milady, desiderosa di sapere anche lei il segreto della corte. Ma i guai non sono finiti. Richelieu, infatti, ordina ai quattro amici di dividersi, pena la morte, e affida il piccolo Luigi XIV (William Bakewell) alla custodia del guascone, spendendo i Tre Moschettieri nelle loro rispettive regioni. Il tempo passa e Richelieu e il Re Luigi XIII muoiono. Il Conte di Rochefort cresce segretamente il gemello del nuovo regnante e, grazie all’aiuto alcuni servitori corrotti, lo sostituiscono al trono e tentano di uccidere D’Artagnan che si salva miracolosamente. Il vero Luigi XIV viene segregato in una roccaforte sul lago nascosto da una maschera di ferro. Dalla sua prigione, però, il giovane riesce a far giungere un messaggio a D’Artagnan. Inizierà allora l’ultima grande avventura dei quattro eroi che strapperà qualche lacrimuccia ma che ci regalerà un finale che, come garantisce la scritta di chiusura, non è che un nuovo inizio…

Anche questo secondo capitolo ci regala uno svolgimento incalzante e serrato. Le vicende eroiche si alternano, specialmente nella prima parte del film, a quelle burlesche, strappandoci qualche risata. Fairbanks, nonostante i suoi quarantacinque anni, dimostra di essere ancora fisicamente in grado di compiere alcune acrobazie e non perde occasione per mostrare il proprio talento interpretativo. Con l’età l’attore sembra aver acquisito anche una certa fierezza e dignità che riesce a trasmettere al nostro D’Artagnan. Il lavoro di montaggio mi ha colpito positivamente, così come le inquadrature che sanno regalare delle immagini notevoli. Nel complesso un film molto ben fatto che mi ha saputo coinvolgere, grazie anche al differente svolgimento rispetto ai romanzi di Dumas. Al contrario del primo capitolo non conosco eventuali colorazioni in Technicolor. Le vicende della Maschera di Ferro avevano fin dasubito suscitato l’attenzione dei registi e, ancora una volta, abbiamo numerosissime trasposizioni: andiamo da “La Maschera di Ferro” di Piero Fosco (alias il grande Giovanni Pastrone) del 1909 di cui non conosco l’eventuale stato di conservazione, al fantomatico film tedesco Der Mann mit der eisernen Maske di Max Glass (1923), di cui non ho trovato informazioni, fino alla nostra versione del 1929. Inutile dire che svariate sono state le riproposizioni tra cinema, televisione e opere teatrali. Della versione di Dwan esistono diverse edizioni in DVD anche in italiano, tra cui possiamo ricordare le due edite dalla Dcult (la seconda in coppia con Il Pirata Nero sempre con Fairbanks) e quella Exa.

I Tre Moschettieri (The Three Musketeers) – Fred Niblo (1921)

settembre 21, 2011 4 commenti

Non poteva mancare nel nostro piccolo spazio la bella trasposizione del romanzo di Alexandre Dumas realizzata nel 1921 da Fred Niblo. Il film era prodotto e interpretato dal grande Douglas Fairbanks, che acquistò grandissima fama per i suoi ruoli di eroi senza macchia e senza paura tra cui ricordiamo Zorro, Robin Hood, il Pirata Nero e, per l’appunto, il nostro D’Artagnan, giovane guascone con il sogno di servire il Re nel corpo dei Moschettieri. Il film fu un vero e proprio successo tanto che ebbe un seguito dal titolo “la maschera di ferro” (The Iron Mask) realizzato otto anni più tardi sempre prodotto ed interpretato dal nostro Fairbanks ma con la regia di Allan Dwan. Il sequel era distribuito in una doppia versione muta e sonora, ed aveva nel cast diversi attori che avevano partecipato al primo capitolo. Tra questi spicca sicuramente Nigel De Brulier, un Cardinale Richelieu talmente realistico da tornare negli stessi panni anche nei due remake sonori del ’35 e del ’39. Le vicende del celebre romanzo vengono raccontate attraverso l’adattamento di Edward Knoblock, che ritroveremo anche nel già citato Robin Hood, ed era originariamente accompagnato dalle musiche di Louis F. Gottschalk, che mi piace ricordare per la composizione della colonna sonora della trilogia del Mago di Oz (1914). Le vicende dei Tre Moschettieri sono forse note a tutti, cercherò comunque di riassumerle brevemente visti i leggeri tagli e le modifiche applicate:

A Parigi regna il Re Luigi XIII (Adolphe Menjou) sotto il controllo del celebre Cardinale Richelieu (Nigel De Brulier), che brama un potere ancora maggiore. Per ottenerlo organizza uno scambio di lettere tra la Regina Anna D’Austria (Mary MacLaren) ed il Duca di Buckingham (Thomas Holding), che culmina con un incontro segreto tra i due al termine del quale la Regina cede un gioiello al Duca come pegno d’amore. Il Cardinale assiste però alla scena e fa in modo che il Re esiga che la consorte lo indossi durante un ballo ufficiale. Nel frattempo D’Artagnan (Douglas Fairbanks), giovane guascone molto abile con la spada, giunge nella capitale arruolandosi come apprendista dei Moschettieri. Qui, dopo averli sfidati a duello, stringe amicizia con Athos (Léon Barry), Porthos (George Siegmann) e Aramis (Eugene Pallette). La Regina, nel tentativo di salvare il suo onore, invia Costanza Bonacieux (Marguerite De La Motte), guardarobiera della Regina di cui D’Artagnan è innamorato, per incaricare il guascone di ritrovare il gioiello. Questi parte subito con i suoi fidi amici e il suo aiutante Planchet (Charles Stevens). Il cammino è però ricco di ostacoli e lo costringerà allo scontro con la temibile Milady de Winter (Barbara La Marr)…

Nel caso non conosceste il finale lo lascio in sospeso. Il cast, come potete notare, è estremamente ricco e tanti, per motivi di spazio, sono i personaggi secondari che ho dovuto tacere. Oltre ad essere numerosi, gli interpreti regalano anche delle belle interpretazioni, rendendo il film vermaente gustoso. L’eroicità della vicenda è accompagnata da una certa dose di ironia che non abbandona mai il personaggio di D’Artagnan, a tratti goffo ed eccessivamente provinciale. Un Fairbanks più atletico che mai, riesce comunque a dar vita all’eroe di Dumas con estrema credibilità. Il montaggio è eccezionale  e gioca abilmente con le inquadrature fisse, proponendoci le stesse situazioni da punti di vista differenti e scene alternate che ci mostrano avvenimenti che avvengono contemporaneamente. Bellissimo il lavoro del direttore di immagini Arthur Edeson (che ritroviamo nel già citato Robin Hood, ma anche nel mitico Frankenstein del ’31 e l’Uomo invisibile del ’33), che sa regalare dei piccoli capolavori espressivi. Niblo svolge il suo lavoro di regista molto bene e riesce a mantenere costante il ritmo incalzante. Il film presentava, come abbiamo già visto nel Fantasma dell’Opera, alcune scene colorate con il cosidetto sistema Handschiegl, utilizzato per la prima volta in Joan the Woman di DeMille.

Alcuni rimproverano al film un’eccessiva lentezza e un’attenzione smodata a particolari poco importanti. A mio avviso, invece, la costruizione della vicenda è estremamente ben fatta e molti elementi risultano indispensabili alla comprensione degli avvenimenti stessi, specialmente per chi non conoscesse i personaggi. Bisogna però anche ricordare che questa non era la prima trasposizione del romanzo di Dumas: ve n’era una italiana del 1908 con Mario Caserini alla regia (che mi risulta essere andata perduta), un’altra americana del 1916 con regia di Charles Swickard, nonché diverse adattazioni francesi tra cui spicca quella a puntate, casualmente sempre del 1921, a cura di Henri Diamant-Berger e distribuita dalla Pathé, di cui mi riservo di parlarne in futuro. “I Tre Moschettieri” di Niblo è  stato di recente rilasciato dalla Ermitage con didascalie in italiano.