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Posts Tagged ‘Henri Diamant-Berger’

Rue de la paix – Henri Diamant-Berger (1926)

ruedelapaix2Abbiamo imparato a conoscere Henri Diamant-Berger con il suo serial su i tre moschettieri di cui parlammo alcuni anni fa. Il regista francese decise di continuare la sua carriera negli Stati Uniti girando un paio di film tra il ’24 e il ’25 per poi ritornare in Francia. Proprio al suo rientro in patria corrisponde la direzione di Rue de la Paix (1926-1927) che è stato presentato al Cinema Ritrovato 2018 nella sezione Ritrovati e Restaurati. La vicenda si ispira all’opera teatrale di Abel Hermant e Marc de Toledo che era uscita nel 1912 ottenendo un buon successo nei teatri francesi. Rue de la paix è una rinomata via parigina che collega Place Vendôme e l’Opéra Garnier, nota in particolare per le sue botteghe di lusso e grandi alberghi.

La storia è un classico triangolo: lo stilista Laurent Baudry (Malcolm Tod) è perdutamente innamorato dell’indossatrice Thérèse (Andrée Lafayette) che lo ricambia segretamente. A fare da terzo incomodo c’è Mady (Suzy Pierson), commessa nel negozio di moda dove lavorano che ama Laurent e quindi cerca in tutti i modi di allontanare i due facendo da subdola confidente ad entrambi. Il ricco Ally (Léon Mathot) si inserisce in questo triangolo cercando di sedurre Thérèse offrendole doni preziosi, senza però avere successo. Quella che per il riccastro doveva essere un’avventura, diventa presto una vera e propria ossessione. Così decide di creare la sua casa di moda, assegnata al goffo Abramson (Armand Bernard) che funge da prestanome, assoldando Thérèse come volto della società: il giorno prima dell’apertura, però, toglie i fondi cercando così di far capitolare la giovane che però rifiuta nuovamente le avance di Ally. Quest’ultimo, ormai innamorato, si ravvede e concede a Thérèse di aprire la sua maison sperando così di farle cambiare idea sul suo conto. Ma l’amore tra Laurent e Thérèse è troppo forte e Mady e Ally saranno costretti a cedere davanti all’evidenza.

 

Rue de la piax è una bella commedia, ben scritta e misurata, assolutamente priva di eccessi sia nello sviluppo della trama che nella recitazione. Tutto si colloca al posto giusto: come in un ingranaggio ben oliato le vicende si sviluppano fino allo scontato lieto fine. Molto ben fatta anche l’evoluzione dei personaggi, in particolare quella del ricco Ally che da donnaiolo senza scrupoli si trasforma in innamorato devoto e rispettoso nei confronti della volontà della sua amata. Molto interessante vedere come viene sviluppata l’idae di tre amici, la cui amicizia si fonda in realtà tutta sull’amore che i personaggi nutro l’uno nei confronti dell’altro: Mady si vede respinta e inizia a fare di tutto per screditare l’amica agli occhi di Laurent, facendogli addirittura credere che lei abbia passato la notte con Ally invece di tornare a casa come aveva fatto. Qui avviene quindi l’allontanamento tra i due, che si ritroveranno, sospinti dal destino, proprio il giorno dell’apertura del salone di moda, quando né Mady né Ally potranno più fare niente per separarli. Purtroppo le immagini sul film scarseggiano, il film sarebbe disponibile su filmotv, sorta di netflix francese, ma dall’Italia non è possibile iscriversi. Le poche immagini disponibili poco lasciano trasparire del film, ma è quello che circola purtroppo. Speriamo in una distribuzione homevideo così da aggiornare l’articolo in futuro.

 

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Parigi che dorme (Paris qui dort) – René Clair (1925)

fonte: Cinémathèque française

Paris qui dort è il primo cortometraggio di René Clair, che abbiamo già avuto modo di conoscere con lo stravagante Le Voyage imaginaire (1926). Questo primo film venne girato nel 1923, ma distribuito solamente due anni più tardi grazie all’intercessione di Henri Diamant-Berger e, soprattutto, a seguito dei grande successo di film come Entr’acte (1924). René Clair curò personalmente la regia, la sceneggiatura e il montaggio dando a questo cortometraggio il proprio tocco personale.

Albert (Henri Rollan), il guardiano notturno della Torre Eiffel, si sveglia in una Parigi completamente addormentata. Tutto sembra essersi fermato nel corso della notte. A lui si uniranno un pilota di aereoplano (Albert Préjean), una giovane ragazza (Madeleine Rodrigue) e altri strampalati personaggi (Antoine Stacquet, Marcel Vallée e Louis Pré Fils). Insieme scoprono che uno scienziato pazzo (Charles Martinelli) aveva lanciato un raggio in grado di addomentare tutto il mondo. Per far tornare tutto alla normalità i nostri eroi cercheranno la collaborazione della figlia dello scienziato (Myla Seller)…

L’idea di fermare o modificare l’andamento del tempo accompagna l’uomo fin dalle sue origini. Ne parlava già Zenone nell’antica grecia. Questa, però, era la prima volta che questa stessa idea veniva proposta sul grande schermo e sicuramente dovette affascinare molto gli spettatori dell’epoca. Fin da questo primo film, René Clair mette in scena alcuni dei temi a lui più cari, come l’avversione per le ricchezze, il desiderio di libertà e il tocco fantastico che abbiamo conosciuto grazie a Le Voyage imaginaire. Paris qui dort risulta godibilissimo grazie alla sua brevità e alla capacità del regista di mettere in scena la vicenda con estrema leggerezza. Si è ipotizzato che una delle fonti di ispirazione per il regista, sia stata la visione della Parigi semi-deserta durante la Prima Guerra Mondiale.

René Clair, scontento dei suoi lavori giovanili, rimise mano nel 1976 a Paris qui dort per effettuare alcune modifiche, facendo diversi tagli e riducendo il tutto a 35minuti circa (la versione che potete vedere qui in fondo dovrebbe essere questa). Nel 1999 la Cinémathèque Française rimise mano al film per riportarlo ai 67 minuti originari. La colonna sonora venne affidata a Yan Maresz. In Italia è stato proiettato in diverse occasione nel 2007. La versione distribuita dalla Criterion assieme a “sotto i tetti di Parigi” (Under the Roofs of Paris in inglese) ad un prezzo abbastanza elevato nonostante presenti numerosi extra interessanti, dovrebbe purtroppo essere quella corta. Personalmente non ho ancora avuto occasione di visionare la versione completa, ma spero di poterlo fare quanto prima. Sull’utilissimo sito archive.org ho visto che è presente una versione con intertitoli inglesi da 51′, purtroppo in condizioni abbastanza disastrose. La versione breve, invece, è decisamente più diffusa e potete visionarla anche attraverso il video presente in fondo alla pagina.

Curiosità: la maggiorparte degli interpreti di questo corto hanno in comune il fatto di aver recitato in molti film o serial di Henri Diamant-Berger. In particolare tutti gli attori di sesso maschile di Paris qui dort avevano avuto una parte in Les Trois Mousquetaires (1921). Henri Rollan interpretava Athos, Louis Pré Fils il suo valletto Grimaud, Charles Martinelli era Porthos, Antoine Stacquet vestiva i panni Bazin, il fido servo di Aramis, Albert Préjean, infine, era una guardia del Cardinale Richelieu.

Approfondimenti: per maggiori informazioni vi consiglio vivamente di leggere questa recensione di Lenny Borger su mymovies.

I Tre Moschettieri (Les Trois Mousquetaires) – Henri Diamant-Berger (1921)

Nello stesso anno della celebre trasposizione dei Tre Moschettieri con Douglas Fairbanks nella parte di D’Artagnan e Fred Niblo alla regia si preparava, in Francia, uno splendido sceneggiato in puntate sullo stesso argomento. La direzione venne affidata a Henri Diamant-Berger (che curò anche la sceneggiatura), uomo di punta della Pathé che sperava di sfruttare le sue capacità di regista per battere la concorrenza delle altre case, Gaumont tra tutte. Per fare questo a Diamant-Berger venne affidata la cifra record di 2.500.000 franchi con cui ingaggiò il celebre architetto e designer Robert Mallet-Stevens nonché Paul Poiret per i costumi. Il cast era composto da attori che erano riusciti a farsi un nome a teatro o in altre produzioni francesi.

Il film originariamente era costituito da 12 episodi della durata di un’ora ciascuno trasmessi in più di 60 sale ogni settimana, cosa incredibile per l’epoca. Recentemente il nipote del regista, al fine di creare un’edizione restaurata, poi pubblicata in DVD, rimise mano alla pellicola ottenendo a 14 episodi di 25minuti circa per la durata totale di circa sei ore e mezza (NDR il che giustifica parzialmente la mia lunga assenza). Ecco la lista degli episodi :

  1. L’Auberge de Meung
  2. Les Mousquetaires de M. de Tréville
  3. La Lingère du Louvre
  4. Pour l’honneur de la Reine
  5. Les Ferrets de diamant (1)
  6. Les Ferrets de diamant (2)
  7. Le Bal des Echevins
  8. Le Pavillon d’Estrées
  9. Les Conquêtes de d’Artagnan
  10. L’Auberge du Colombier Rouge
  11. Le Conseil des mousquetaires
  12. Milady prisonnière
  13. Le Couvent de Béthune
  14. La Vengeance des mousquetaires

Come ben noto la storia narra le vicende del giovane guascone D’Artagnan (Aimé Simon-Girard) che assieme ai suoi tre amici moschettieri, Athos (Henri Rollan), Porthos (Charles Martinelli) e Aramis (Pierre de Guingand), difendono la Regina Anna (Jeanne Desclos) dai loschi piani del Cardinale Richelieu (Edouard de Max), Milady de Winter (Claude Mérelle) e il Conte di Rochefort (Henri Baudin). I nostri eroi potranno contare sull’aiuto dei loro aiutanti Planchet (Armand Bernard), Grimaud (Louis Pré Fils), Bazin (Antoine Stacquet) e sull’amore della bella Costanza Bonacieux (Pierrette Madd).

Il successo fu molto grande tanto che ne venne girato il seguito, “Vingt ans après” (1922), e un remake sonoro del 1932 in cui compaiono lo stesso regista e molti degli attori presenti in questa versione muta. Diamant-Berger si ritaglia un posto importante nella storia del cinema francese per l’introduzione del cinema di marketing, con l’introduzione di presentazioni del film e making of. Inoltre in contemporanea con la distribuzione nelle sale, faceva in modo che i giornali pubblicassero il testo dei Tre Moschettieri.

Nel 2002 è uscita in DVD una edizione restaurata, in lingua francese, edita dalla TF1 Vidéo, con tanti contenuti speciali (tra cui il making of) e una accattivante colonna sonora scritta da Gréco Casadesus nel  1995 in occasione del restauro operato dal nipote di Diamant-Berger. Caratteristica della versione restaurata, che doveva per forza di cose limitare lo spazio, è la totale assenza di intertitoli. Le didascalie esplicative vengono sostiuite da una voce fuori campo e i dialoghi riportati direttamente sul video attraverso sottotitoli. Nel complesso il restauro risulta assolutamente ben fatto e riesce a dare corpo e modernità a questa splendida trasposizione. Il cofanetto è facilmente trovabile ad un prezzo che si aggira attorno ai venti euro, che vi assicuro sono davvero ben spesi.

I Tre Moschettieri (The Three Musketeers) – Fred Niblo (1921)

settembre 21, 2011 4 commenti

Non poteva mancare nel nostro piccolo spazio la bella trasposizione del romanzo di Alexandre Dumas realizzata nel 1921 da Fred Niblo. Il film era prodotto e interpretato dal grande Douglas Fairbanks, che acquistò grandissima fama per i suoi ruoli di eroi senza macchia e senza paura tra cui ricordiamo Zorro, Robin Hood, il Pirata Nero e, per l’appunto, il nostro D’Artagnan, giovane guascone con il sogno di servire il Re nel corpo dei Moschettieri. Il film fu un vero e proprio successo tanto che ebbe un seguito dal titolo “la maschera di ferro” (The Iron Mask) realizzato otto anni più tardi sempre prodotto ed interpretato dal nostro Fairbanks ma con la regia di Allan Dwan. Il sequel era distribuito in una doppia versione muta e sonora, ed aveva nel cast diversi attori che avevano partecipato al primo capitolo. Tra questi spicca sicuramente Nigel De Brulier, un Cardinale Richelieu talmente realistico da tornare negli stessi panni anche nei due remake sonori del ’35 e del ’39. Le vicende del celebre romanzo vengono raccontate attraverso l’adattamento di Edward Knoblock, che ritroveremo anche nel già citato Robin Hood, ed era originariamente accompagnato dalle musiche di Louis F. Gottschalk, che mi piace ricordare per la composizione della colonna sonora della trilogia del Mago di Oz (1914). Le vicende dei Tre Moschettieri sono forse note a tutti, cercherò comunque di riassumerle brevemente visti i leggeri tagli e le modifiche applicate:

A Parigi regna il Re Luigi XIII (Adolphe Menjou) sotto il controllo del celebre Cardinale Richelieu (Nigel De Brulier), che brama un potere ancora maggiore. Per ottenerlo organizza uno scambio di lettere tra la Regina Anna D’Austria (Mary MacLaren) ed il Duca di Buckingham (Thomas Holding), che culmina con un incontro segreto tra i due al termine del quale la Regina cede un gioiello al Duca come pegno d’amore. Il Cardinale assiste però alla scena e fa in modo che il Re esiga che la consorte lo indossi durante un ballo ufficiale. Nel frattempo D’Artagnan (Douglas Fairbanks), giovane guascone molto abile con la spada, giunge nella capitale arruolandosi come apprendista dei Moschettieri. Qui, dopo averli sfidati a duello, stringe amicizia con Athos (Léon Barry), Porthos (George Siegmann) e Aramis (Eugene Pallette). La Regina, nel tentativo di salvare il suo onore, invia Costanza Bonacieux (Marguerite De La Motte), guardarobiera della Regina di cui D’Artagnan è innamorato, per incaricare il guascone di ritrovare il gioiello. Questi parte subito con i suoi fidi amici e il suo aiutante Planchet (Charles Stevens). Il cammino è però ricco di ostacoli e lo costringerà allo scontro con la temibile Milady de Winter (Barbara La Marr)…

Nel caso non conosceste il finale lo lascio in sospeso. Il cast, come potete notare, è estremamente ricco e tanti, per motivi di spazio, sono i personaggi secondari che ho dovuto tacere. Oltre ad essere numerosi, gli interpreti regalano anche delle belle interpretazioni, rendendo il film vermaente gustoso. L’eroicità della vicenda è accompagnata da una certa dose di ironia che non abbandona mai il personaggio di D’Artagnan, a tratti goffo ed eccessivamente provinciale. Un Fairbanks più atletico che mai, riesce comunque a dar vita all’eroe di Dumas con estrema credibilità. Il montaggio è eccezionale  e gioca abilmente con le inquadrature fisse, proponendoci le stesse situazioni da punti di vista differenti e scene alternate che ci mostrano avvenimenti che avvengono contemporaneamente. Bellissimo il lavoro del direttore di immagini Arthur Edeson (che ritroviamo nel già citato Robin Hood, ma anche nel mitico Frankenstein del ’31 e l’Uomo invisibile del ’33), che sa regalare dei piccoli capolavori espressivi. Niblo svolge il suo lavoro di regista molto bene e riesce a mantenere costante il ritmo incalzante. Il film presentava, come abbiamo già visto nel Fantasma dell’Opera, alcune scene colorate con il cosidetto sistema Handschiegl, utilizzato per la prima volta in Joan the Woman di DeMille.

Alcuni rimproverano al film un’eccessiva lentezza e un’attenzione smodata a particolari poco importanti. A mio avviso, invece, la costruizione della vicenda è estremamente ben fatta e molti elementi risultano indispensabili alla comprensione degli avvenimenti stessi, specialmente per chi non conoscesse i personaggi. Bisogna però anche ricordare che questa non era la prima trasposizione del romanzo di Dumas: ve n’era una italiana del 1908 con Mario Caserini alla regia (che mi risulta essere andata perduta), un’altra americana del 1916 con regia di Charles Swickard, nonché diverse adattazioni francesi tra cui spicca quella a puntate, casualmente sempre del 1921, a cura di Henri Diamant-Berger e distribuita dalla Pathé, di cui mi riservo di parlarne in futuro. “I Tre Moschettieri” di Niblo è  stato di recente rilasciato dalla Ermitage con didascalie in italiano.