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Posts Tagged ‘Adolphe Menjou’

I Tre Moschettieri (The Three Musketeers) – Fred Niblo (1921)

settembre 21, 2011 4 commenti

Non poteva mancare nel nostro piccolo spazio la bella trasposizione del romanzo di Alexandre Dumas realizzata nel 1921 da Fred Niblo. Il film era prodotto e interpretato dal grande Douglas Fairbanks, che acquistò grandissima fama per i suoi ruoli di eroi senza macchia e senza paura tra cui ricordiamo Zorro, Robin Hood, il Pirata Nero e, per l’appunto, il nostro D’Artagnan, giovane guascone con il sogno di servire il Re nel corpo dei Moschettieri. Il film fu un vero e proprio successo tanto che ebbe un seguito dal titolo “la maschera di ferro” (The Iron Mask) realizzato otto anni più tardi sempre prodotto ed interpretato dal nostro Fairbanks ma con la regia di Allan Dwan. Il sequel era distribuito in una doppia versione muta e sonora, ed aveva nel cast diversi attori che avevano partecipato al primo capitolo. Tra questi spicca sicuramente Nigel De Brulier, un Cardinale Richelieu talmente realistico da tornare negli stessi panni anche nei due remake sonori del ’35 e del ’39. Le vicende del celebre romanzo vengono raccontate attraverso l’adattamento di Edward Knoblock, che ritroveremo anche nel già citato Robin Hood, ed era originariamente accompagnato dalle musiche di Louis F. Gottschalk, che mi piace ricordare per la composizione della colonna sonora della trilogia del Mago di Oz (1914). Le vicende dei Tre Moschettieri sono forse note a tutti, cercherò comunque di riassumerle brevemente visti i leggeri tagli e le modifiche applicate:

A Parigi regna il Re Luigi XIII (Adolphe Menjou) sotto il controllo del celebre Cardinale Richelieu (Nigel De Brulier), che brama un potere ancora maggiore. Per ottenerlo organizza uno scambio di lettere tra la Regina Anna D’Austria (Mary MacLaren) ed il Duca di Buckingham (Thomas Holding), che culmina con un incontro segreto tra i due al termine del quale la Regina cede un gioiello al Duca come pegno d’amore. Il Cardinale assiste però alla scena e fa in modo che il Re esiga che la consorte lo indossi durante un ballo ufficiale. Nel frattempo D’Artagnan (Douglas Fairbanks), giovane guascone molto abile con la spada, giunge nella capitale arruolandosi come apprendista dei Moschettieri. Qui, dopo averli sfidati a duello, stringe amicizia con Athos (Léon Barry), Porthos (George Siegmann) e Aramis (Eugene Pallette). La Regina, nel tentativo di salvare il suo onore, invia Costanza Bonacieux (Marguerite De La Motte), guardarobiera della Regina di cui D’Artagnan è innamorato, per incaricare il guascone di ritrovare il gioiello. Questi parte subito con i suoi fidi amici e il suo aiutante Planchet (Charles Stevens). Il cammino è però ricco di ostacoli e lo costringerà allo scontro con la temibile Milady de Winter (Barbara La Marr)…

Nel caso non conosceste il finale lo lascio in sospeso. Il cast, come potete notare, è estremamente ricco e tanti, per motivi di spazio, sono i personaggi secondari che ho dovuto tacere. Oltre ad essere numerosi, gli interpreti regalano anche delle belle interpretazioni, rendendo il film vermaente gustoso. L’eroicità della vicenda è accompagnata da una certa dose di ironia che non abbandona mai il personaggio di D’Artagnan, a tratti goffo ed eccessivamente provinciale. Un Fairbanks più atletico che mai, riesce comunque a dar vita all’eroe di Dumas con estrema credibilità. Il montaggio è eccezionale  e gioca abilmente con le inquadrature fisse, proponendoci le stesse situazioni da punti di vista differenti e scene alternate che ci mostrano avvenimenti che avvengono contemporaneamente. Bellissimo il lavoro del direttore di immagini Arthur Edeson (che ritroviamo nel già citato Robin Hood, ma anche nel mitico Frankenstein del ’31 e l’Uomo invisibile del ’33), che sa regalare dei piccoli capolavori espressivi. Niblo svolge il suo lavoro di regista molto bene e riesce a mantenere costante il ritmo incalzante. Il film presentava, come abbiamo già visto nel Fantasma dell’Opera, alcune scene colorate con il cosidetto sistema Handschiegl, utilizzato per la prima volta in Joan the Woman di DeMille.

Alcuni rimproverano al film un’eccessiva lentezza e un’attenzione smodata a particolari poco importanti. A mio avviso, invece, la costruizione della vicenda è estremamente ben fatta e molti elementi risultano indispensabili alla comprensione degli avvenimenti stessi, specialmente per chi non conoscesse i personaggi. Bisogna però anche ricordare che questa non era la prima trasposizione del romanzo di Dumas: ve n’era una italiana del 1908 con Mario Caserini alla regia (che mi risulta essere andata perduta), un’altra americana del 1916 con regia di Charles Swickard, nonché diverse adattazioni francesi tra cui spicca quella a puntate, casualmente sempre del 1921, a cura di Henri Diamant-Berger e distribuita dalla Pathé, di cui mi riservo di parlarne in futuro. “I Tre Moschettieri” di Niblo è  stato di recente rilasciato dalla Ermitage con didascalie in italiano.

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La Zarina (Forbidden Paradise) – Ernst Lubitsch (1924)

Il nostro Lubitsch era da poco arrivato in america e aveva iniziato a lavorare in maniera quasi compulsiva. Abbiamo già visto come nel 1924 era uscita un’altra pellicola dello stesso regista: the marriage circle, commedia divertente e frizzante. La Zarina è un film diverso, ma che lascia comunque trasparire quel tipico “tocco alla Lubitsch” su cui mi piace tanto insistere. La storia narrata è stata ispirata dallo spettacolo teatrale The Czarina di Edward Sheldon (che aveva goduto di un discreto successo a Broadway)  che riprendeva a sua volta l’omonimo libro ungherese di Lajos Biró e Melchior Lengyel. Purtroppo è molto difficile riuscire a vedere questo film e goderne pienamente. Per quanto mi risulta l’unica copia reperibile è in condizioni disastrose. Non sono a conoscenza di nessuna edizione in DVD o VHS, ho potuto visionare il film in una pessima versione con video pessimo, senza audio e didascalie in ceco ad una velocità tale che mi era impossibile anche solo leggerle, figuriamoci decriptare qualcosa. Visto che non mi risulta il film sia andato perduto, spero vivamente si possa mettere mano alla pellicola e presentare un’edizione restaurata degna di questo nome. Come purtroppo sembra accadere spesso, è stato più semplice trovare informazioni sul film che non riuscire a vederlo.

La vicenda si svogle in un luogo di fantasia molto vicino alla Russia, per usi e costumi. Qui regna la bella Zarina Caterina (Pola Negri) con l’aiuto del suo fido Cancelliere (un simpaticissimo Adolphe Menjou). La regnante non disdegna focose avventure con i suoi sottoposti e mette gli occhi su Alexei Czerny (Rod La Rocque), teoricamente fidanzato con Anna (Pauline Starke), Capitano fedele, che aveva corso mille pericoli per avvertire la Caterina di una rivolta imminente…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

Quando Alexei si rende conto di essere stato solo un gioco per Caterina, decide di appoggiare a sua volta i rivoluzionari e tentare di rovesciare il governo. La rivolta viene però sventata grazie all’intervento del Cancelliere e Alexei viene fatto prigioniero. Solo l’intervento della Zarina lo salverà e gli permetterà di tornare dalla sua Anna…

(potete riprendere la lettura da qui..)

Una commedia piacevole, che riprende in maniera caricaturale la vita di corte nella Russia zarista (ma non solo). Il personaggio di Caterina sembra ispirarsi alla zarina Caterina II, rimasta celebre per il suo governo illuminato. Lubitsch gioca astutamente con il personaggio della regina e, con tocchi di pura classe, riesce ad esprimere tutta la sua arguta malizia. Non manca l’attenzione al dettaglio con inquadrature che sono degli autentici capolavori: come la scena in cui possiamo vedere Alexei e Anna riflessi nel lago. Tra il cast spicca la bella Pola Negri, attrice polacca molto celebre, che aveva lavorato più volte assieme a Lubitsch in film come “Lo Scoiattolo” o “Madame du Barry“. Al suo fianco ritroviamo uno splendido Menjou, che cattura con il suo sorriso magnetico e contagioso. Il suo Cancelliere è perfetto, è accondiscendente nei confronti della Zarina ma riesce a intervenire quando ce n’è bisogno. Anche Rod La Rocque svolge alla perfezione il suo ruolo, grazie anche alla sua grande altezza, riesce ad imporsi come soldato risoluto in grado di combattere per i propri ideali. La scenografia spicca per la sua grandiosità, grazie a un’estrema cura per i dettagli sfarzosi della corte regale. Grandiosità espressa anche attraverso i magnifici vestiti della Zarina. Le immagini di Lubitsch sanno poi mettere nella giusta luce questi elementi. Sicuramente le pessime condizioni dell’esemplare che ho potuto visionare limitano le considerazioni riguardo questo film. Per gli amanti delle curiosità segnalo che questa è la seconda pellicola in cui recitò, seppur non accreditato, Clarke Gable, nel ruolo di una delle guardie della Zarina. Per finire consiglio a tutti gli anglofonidi di consultare l’interessante scheda dedicata al film dal NewYorkTimes, a cui potete accedere semplicemente cliccando qui.

Matrimonio in quattro (The marriage circle) – Ernst Lubitsch (1924)

The marriage circle è una delle primissime regie americane di Lubitsch, di cui abbiamo già avuto modo di parlare con Die Puppe (1919). Anche questa volta siamo di fronte a una commedia ironica e maliziosa in cui vengono messi in scena numerosi intrecci amorosi. Ritroviamo, fin dalle prime inquadrature, quel “tocco alla Lubitsch” che tanto ci aveva divertito con la sua arguzia e attenzione al dettaglio: proprio questa regna nel corso di tutto il film, quando le immagini indugiano su alcuni particolari (oggetti o espressioni significative), che contribuiscono alla comprensione e composizione della scena stessa.

Siamo a Vienna dove Mizzi (Marie Prevost, attrice “maledetta” che morirà a soli 38 anni per un infarto) è infelicemente sposata al Professor Stock (il grande Adolphe Menjou). In un vortice amoroso Mizzi cerca di sedurre il Dottor Braun (altro nome importante del cast: Monte Blue), marito della sua migliore amica Charlotte (Florence Vidor), che a sua volta subisce la corte spietata di Gustav Mueller (Creighton Hale), amico e collega di Braun. Al tutto si aggiunge un detective privato (Harry Myers), assoldato da Stock per cogliere la moglie in flagrante e poter ottenere il divorzio…

Tra giochi maliziosi e incomprensioni, la storia procede fino una sorta di lieto fine dove tutti sembrano ottenere la felicità, nel bene o nel male. Lubitsch confeziona un piccolo capolavoro, una commedia frizzante, capace di divertire e far sorridere. Tra sguardi ammicanti e doppi giochi, gli attori ci regalano delle ottime interpretazioni, che rendono ancora più gustoso il film. La Prevost sembra essere a suo agio nel ruolo di seduttrice seriale, Mejou in quello del marito stanco dei colpi di testa della moglie, ma anche incapace di resistere al suo fascino, quando viene astutamente utilizzato. Dall’altra parte Monte Blue sembra essere quasi in balia del fascino femminile, anche se, in realtà, contribuisce al tradimento più di quanto non voglia far credere. La Vidor ci presenta una donna molto innamorata, che non nasconde però un certo piacere ad essere corteggiata da altri uomini. Hale, infine, che abbiamo già incontrato nel Castello degli spettri, svolge con semplice genuità il ruolo di innamorato sofferente.

Il film ebbe un vasto successo, tanto che nel 1932 lo stesso Lubitsch ne fece un remake con George Cukor dal titolo “Un’ora d’amore” (One Hour with You) con Maurice Chevalier e Jeanette MacDonald oltre che una versione francese, Une heure près de toi, con Lili Damita al posto della Tobin nel ruolo di Mizzi. Di recente ho letto qualcuno che proponeva la pellicola come precursore della Screwball Comedy americana anni 30/40. Di certo alcuni elementi sembrano ricordarlo. Del resto Lubitsch si è dimostrato più di una volta inziatore o ispiratore di filoni cinematografici. Per concludere definirei The marriage circle una commedia spumeggiante che consiglio vivamente di vedere.