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Posts Tagged ‘Nigel De Brulier’

The Dumb Girl of Portici – Lois Weber, Philips Smalley (1916)

The Dumb Girl of Portici è una delle più grandi produzioni della Universal degli anni ’10. Questo film è caratterizzato da scenografie curatissime, abbondanza di comparse e un cast che vede in Anna Pavlova l’elemento più interessante. Chi era la Pavlova, semplicemente una delle più notte ballerine degli inizi del secolo scorso, una vera e propria diva internazionale. Tutto quello che faceva aveva un qualcosa in più, potevano esserci altre più brave di lei dal punto di vista tecnico, ma era il suo modo di fare a catalizzare l’attenzione del pubblico. Ecco la trama condensata in poche righe:

La città è governata da un Re tiranno che tasse la popolazione locale pesantemente. I più poveri sono stufi di questa situazione e il portatore di questo malcontento è il carismatico Masaniello (Rupert Jilian). Il giovane Duca d’Arcos (Wadsworth Harris) si traveste da popolano e cerca di vedere da vicino cosa sta agitando le fasce più basse. Qui incontra Fenella (Anna Pavlova), la sorella di Masaniello, con cui ha un breve ma intenso flirt. La ragazza si innamora pazzamente, mentre per il nobile sembra dimenticare presto quanto successo. Infatti il Duca, una volta rientrato nei suoi panni, si sposa dopo pochi giorni con la sua promessa. Proprio il giorno del matrimonio scoppia una rivolta al termine del quale il popolo prende il potere. Masaniello, proclamato leader, viene avvelenato da un suo nemico. La terribile sostanza lo porta ad impazzire facendo tornare il paese in condizioni simili a quelle pre-rivoluzionarie. Il duca può quindi reclamare il suo regno. Nel drammatico finale Fenella si sacrifica per salvare l’amato d’Arcos dalla spada di Masaniello, che rinsavito si uccide per il dolore.

La trama è un visto è rivisto e questo è appesantito da balletti riempitivi che sinceramente ho tutt’altro che apprezzato. Le due ore di film procedevano lente come non mai, e ogni volta che il racconto sembrava terminato ecco sopraggiungere nuovi problemi. Potete immaginare la mia vera e propria sofferenza in sala durante la visione. Per fortuna ci hanno pensato John Sweeney (piano) e Frank Bockius (batteria) ad allevviare la mia pena grazie ad un accompagnamento davvero delizioso e ben progettato. Come avrete capito per me è un film evitabilissimo che consiglierei solo a grandi amanti del ballo o estimatori della Pavlova, qui alle prese con il suo unico lungometraggio. Piccola nota sul restauro davvero ben curato e che ha ridato vita a delle immagini in condizioni davvero pessime.

Per maggiori informazioni guarda il mio articolo su cinefilia ritrovata.

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La Maschera di Ferro (The Iron Mask) – Allan Dwan (1929)

settembre 23, 2011 2 commenti

Dopo i Tre Moschettieri, mi sembra doveroso parlare anche del bellissimo seguito, fortemente voluto da Fairbanks che torna così a vestire i panni del grande D’Artagnan ad otto anni dal primo capitolo. La Maschera di Ferro si ispira liberamente agli avvenimenti narrati nella trilogia dei Moschettieri concentrandosi in particolar modo sulle vicende che riguardano il Re Luigi XIV e suo fratello, narrate nel terzo ed ultimo capitolo, Il Visconte di Bragelonne. Oltre a produrre ed interpretare il film, Fairbanks, sotto il nome di Elton Thomas, scrisse anche la sceneggiatura creando uno svolgimento alternativo a quello di Dumas che lascia comunque soddisfatti. Tralasciando, infatti, le evoluzioni dei personaggi, egli preferisce concentrasi su quelli già introdotti nel primo capitolo, forse per sfruttarne il successo. Il risultato fu un film muto distribuito in due versione: una completamente muta ed una con alcune sequenze sonorizzate. Di questa seconda versione non ne era rimasta alcuna copia, ma grazie ad una registrazione fonografica è stato possibile integrare l’audio e sincronizzarlo alla pellicola. Nel 1952, Fairbanks Jr. rilasciò un’ulteriore versione rivisitata senza didascalie ma accompagnata dalla sua voce narrante. La scelta di realizzare un film muto nonostante l’anno di produzione può essere interpretata come la volontà di lasciare un ultimo grande capolavoro in quello che era l’ambiente più adatto alle capacità di Fairbanks. Ma l’attore Statunitense non è il solo a rivestire i panni indossati otto anni prima, ritroviamo infatti il grande Nigel De Brulier come al solito nel ruolo del Cardinale Richelieu, Marguerite De La Motte come Constance Bonacieux, Léon Bary nel panni di Athos e Charles Stevens nel ruolo di Planchet aiutante di D’Artagnan.Viste le numerose modifiche apportate al romanzo originale, racconterò brevemente la trama della vicenda:

Anna D’Austria (Belle Bennett) regala a Luigi XIII (Rolfe Sedan) un figlio maschio il quale viene immediatamente designato erede al trono. Mentre il Re è impegnato a festeggiare, la Regina partorisce però un gemello. Il Cardinale Richelieu (Nigel de Brulier) decide, per il bene della Francia, di nascondere il secondogenito in Spagna e crescerlo segretamente. Costanza (Marguerite De La Motte) viene rinchiusa in un monastero perché a conoscenza del complotto e lasciata nelle mani della spietata Milady De Winter (Dorothy Revier). Un’altra persona, però, è venuta a conoscenza del segreto del Cardinale, il Conte di Rochefort (Ulrich Haupt). D’Artagnan (Douglas Fairbanks) e i suoi fidati amici Athos (Léon Bary), Porthos (Stanley J. Sandford) e Aramis (Gino Corrado) si lanciano alla ricerca di Costanza ma arrivano quando ormai ha perso la vita per mano di Milady, desiderosa di sapere anche lei il segreto della corte. Ma i guai non sono finiti. Richelieu, infatti, ordina ai quattro amici di dividersi, pena la morte, e affida il piccolo Luigi XIV (William Bakewell) alla custodia del guascone, spendendo i Tre Moschettieri nelle loro rispettive regioni. Il tempo passa e Richelieu e il Re Luigi XIII muoiono. Il Conte di Rochefort cresce segretamente il gemello del nuovo regnante e, grazie all’aiuto alcuni servitori corrotti, lo sostituiscono al trono e tentano di uccidere D’Artagnan che si salva miracolosamente. Il vero Luigi XIV viene segregato in una roccaforte sul lago nascosto da una maschera di ferro. Dalla sua prigione, però, il giovane riesce a far giungere un messaggio a D’Artagnan. Inizierà allora l’ultima grande avventura dei quattro eroi che strapperà qualche lacrimuccia ma che ci regalerà un finale che, come garantisce la scritta di chiusura, non è che un nuovo inizio…

Anche questo secondo capitolo ci regala uno svolgimento incalzante e serrato. Le vicende eroiche si alternano, specialmente nella prima parte del film, a quelle burlesche, strappandoci qualche risata. Fairbanks, nonostante i suoi quarantacinque anni, dimostra di essere ancora fisicamente in grado di compiere alcune acrobazie e non perde occasione per mostrare il proprio talento interpretativo. Con l’età l’attore sembra aver acquisito anche una certa fierezza e dignità che riesce a trasmettere al nostro D’Artagnan. Il lavoro di montaggio mi ha colpito positivamente, così come le inquadrature che sanno regalare delle immagini notevoli. Nel complesso un film molto ben fatto che mi ha saputo coinvolgere, grazie anche al differente svolgimento rispetto ai romanzi di Dumas. Al contrario del primo capitolo non conosco eventuali colorazioni in Technicolor. Le vicende della Maschera di Ferro avevano fin dasubito suscitato l’attenzione dei registi e, ancora una volta, abbiamo numerosissime trasposizioni: andiamo da “La Maschera di Ferro” di Piero Fosco (alias il grande Giovanni Pastrone) del 1909 di cui non conosco l’eventuale stato di conservazione, al fantomatico film tedesco Der Mann mit der eisernen Maske di Max Glass (1923), di cui non ho trovato informazioni, fino alla nostra versione del 1929. Inutile dire che svariate sono state le riproposizioni tra cinema, televisione e opere teatrali. Della versione di Dwan esistono diverse edizioni in DVD anche in italiano, tra cui possiamo ricordare le due edite dalla Dcult (la seconda in coppia con Il Pirata Nero sempre con Fairbanks) e quella Exa.

I Tre Moschettieri (The Three Musketeers) – Fred Niblo (1921)

settembre 21, 2011 4 commenti

Non poteva mancare nel nostro piccolo spazio la bella trasposizione del romanzo di Alexandre Dumas realizzata nel 1921 da Fred Niblo. Il film era prodotto e interpretato dal grande Douglas Fairbanks, che acquistò grandissima fama per i suoi ruoli di eroi senza macchia e senza paura tra cui ricordiamo Zorro, Robin Hood, il Pirata Nero e, per l’appunto, il nostro D’Artagnan, giovane guascone con il sogno di servire il Re nel corpo dei Moschettieri. Il film fu un vero e proprio successo tanto che ebbe un seguito dal titolo “la maschera di ferro” (The Iron Mask) realizzato otto anni più tardi sempre prodotto ed interpretato dal nostro Fairbanks ma con la regia di Allan Dwan. Il sequel era distribuito in una doppia versione muta e sonora, ed aveva nel cast diversi attori che avevano partecipato al primo capitolo. Tra questi spicca sicuramente Nigel De Brulier, un Cardinale Richelieu talmente realistico da tornare negli stessi panni anche nei due remake sonori del ’35 e del ’39. Le vicende del celebre romanzo vengono raccontate attraverso l’adattamento di Edward Knoblock, che ritroveremo anche nel già citato Robin Hood, ed era originariamente accompagnato dalle musiche di Louis F. Gottschalk, che mi piace ricordare per la composizione della colonna sonora della trilogia del Mago di Oz (1914). Le vicende dei Tre Moschettieri sono forse note a tutti, cercherò comunque di riassumerle brevemente visti i leggeri tagli e le modifiche applicate:

A Parigi regna il Re Luigi XIII (Adolphe Menjou) sotto il controllo del celebre Cardinale Richelieu (Nigel De Brulier), che brama un potere ancora maggiore. Per ottenerlo organizza uno scambio di lettere tra la Regina Anna D’Austria (Mary MacLaren) ed il Duca di Buckingham (Thomas Holding), che culmina con un incontro segreto tra i due al termine del quale la Regina cede un gioiello al Duca come pegno d’amore. Il Cardinale assiste però alla scena e fa in modo che il Re esiga che la consorte lo indossi durante un ballo ufficiale. Nel frattempo D’Artagnan (Douglas Fairbanks), giovane guascone molto abile con la spada, giunge nella capitale arruolandosi come apprendista dei Moschettieri. Qui, dopo averli sfidati a duello, stringe amicizia con Athos (Léon Barry), Porthos (George Siegmann) e Aramis (Eugene Pallette). La Regina, nel tentativo di salvare il suo onore, invia Costanza Bonacieux (Marguerite De La Motte), guardarobiera della Regina di cui D’Artagnan è innamorato, per incaricare il guascone di ritrovare il gioiello. Questi parte subito con i suoi fidi amici e il suo aiutante Planchet (Charles Stevens). Il cammino è però ricco di ostacoli e lo costringerà allo scontro con la temibile Milady de Winter (Barbara La Marr)…

Nel caso non conosceste il finale lo lascio in sospeso. Il cast, come potete notare, è estremamente ricco e tanti, per motivi di spazio, sono i personaggi secondari che ho dovuto tacere. Oltre ad essere numerosi, gli interpreti regalano anche delle belle interpretazioni, rendendo il film vermaente gustoso. L’eroicità della vicenda è accompagnata da una certa dose di ironia che non abbandona mai il personaggio di D’Artagnan, a tratti goffo ed eccessivamente provinciale. Un Fairbanks più atletico che mai, riesce comunque a dar vita all’eroe di Dumas con estrema credibilità. Il montaggio è eccezionale  e gioca abilmente con le inquadrature fisse, proponendoci le stesse situazioni da punti di vista differenti e scene alternate che ci mostrano avvenimenti che avvengono contemporaneamente. Bellissimo il lavoro del direttore di immagini Arthur Edeson (che ritroviamo nel già citato Robin Hood, ma anche nel mitico Frankenstein del ’31 e l’Uomo invisibile del ’33), che sa regalare dei piccoli capolavori espressivi. Niblo svolge il suo lavoro di regista molto bene e riesce a mantenere costante il ritmo incalzante. Il film presentava, come abbiamo già visto nel Fantasma dell’Opera, alcune scene colorate con il cosidetto sistema Handschiegl, utilizzato per la prima volta in Joan the Woman di DeMille.

Alcuni rimproverano al film un’eccessiva lentezza e un’attenzione smodata a particolari poco importanti. A mio avviso, invece, la costruizione della vicenda è estremamente ben fatta e molti elementi risultano indispensabili alla comprensione degli avvenimenti stessi, specialmente per chi non conoscesse i personaggi. Bisogna però anche ricordare che questa non era la prima trasposizione del romanzo di Dumas: ve n’era una italiana del 1908 con Mario Caserini alla regia (che mi risulta essere andata perduta), un’altra americana del 1916 con regia di Charles Swickard, nonché diverse adattazioni francesi tra cui spicca quella a puntate, casualmente sempre del 1921, a cura di Henri Diamant-Berger e distribuita dalla Pathé, di cui mi riservo di parlarne in futuro. “I Tre Moschettieri” di Niblo è  stato di recente rilasciato dalla Ermitage con didascalie in italiano.

Femmine Folli (Foolish Wives) – Erich von Stroheim (1922)

Von Stroheim ha già fatto capolino in uno dei precedenti articoli e sicuramente tornerà ancora  almeno con il mastodontico Greed. Il regista viennese è uno dei personaggi più interessanti nella storia del cinema muto, con le sue manie di grandezza che lo portarono a forti contrasti con le case di produzione. Femmine folli è il suo terzo lungometraggio e mette alla luce la sua ossessiva meticolosità nel compiere le riprese. Vista l’impossibilità di girare le scene direttamente a Montecarlo, Von Stroheim si fece costruire una riproduzione della città, cosa che fece salire le spese a cifre mai viste prima, e arrivò a girare per un totale di più di otto ore. La durata era talmente eccessiva che il produttore dovette tagliare gran parte del materiale fino ad arrivare alle attuali due ore circa (stessa sorte avrà anche Greed). Le spese esorbitanti furono per una volta premiate da un ottimo successo a livello mondiale.

Siamo nel 1920 e il “Conte” russo Wladislaw Sergius Karamzin (lo stesso Von Stroheim, sempre a suo agio nei panni dell’uomo perfido dell’Europa dell’est) è in esilio a Montecarlo insieme alle due “cugine”, Olga Petchnikoff (Maude George) e la Principessa Vera Petchnikoff (Mae Busch). Sfruttando il suo fascino, il Conte riuscirà a sedurre numerose donne: la povera cameriera Maruschka (Dale Fuller), ed Helen (Miss Dupont) moglie del Diplomatico americano Andrew Hughes (Rudolph Christians che morì di Polmonite durante le riprese e venne sostituito da Robert Edeson che si mosterà solo di spalle).

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

In un crescendo di orrori e doppi giochi Wladislaw arriverà a farsi prestare subdolamente ingenti somme di denaro. Ma l”apice degli orrori coinciderà con la sua morte. Recatosi infatti di nascosto presso la casa del falsario Ventucci (Cesare Gravina), il Conte cercherà di abusare della figlia minorata (Malvina Polo) ricevendo in cambio la giusta punizione…

(potete riprendere la lettura da qui..)

Questa storia riprende il tema della decadenza della nobiltà, descrivendone i vizi e gli eccessi. Dal mio punto di vista ho vissuto con sofferenza l’evolversi della vicenda, distrutto e contrariato per le malefatte di Wladislaw. Nonostante questo il personaggio che ne esce è talmente malvagio da sembrare una caricatura grottesca. Senza dubbio bisogna riconoscere il grande merito a Von Stroheim di aver interpretato alla perfezione il proprio ruolo. Ancora una volta si conferma la grande attenzione per i dettagli da parte del regista viennese, che non perde occasione per soffermarsi su un gesto, un’immagine o una luce particolare. All’interno della pellicola non mancano comunque ironia e umorismo, che si miscelano all’elemento fortemente drammatico fino a creare un film godibilissimo nonostante la lunga durata. Il risultato è felicemente riassunto in questo commento che condivido a pieno: “attraverso la creazione di un (ulteriore) universo fittizio Stroheim smaschera l’ipocrisia insita nell’uomo e nel mondo, ossia si serve della falsità per parlare di essa. L’originalità, lo spessore, la spietatezza di questo film sono incredibili ancora oggi.” (commento preso da oxide.it)

Vi saluto ricordandovi che di Femmine Folli si possono trovare facilmente numerose edizioni a prezzi molto vantaggiosi: in Italia dovrebbe essere edito almeno dalla Ermitage e dalla DCult. Uno dei tanti lati positivi di amare i muti è di avere, spesso, una vasta scelta a costi decisamente ridotti.