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Il fantasma del Moulin Rouge (Le Fantôme du Moulin-Rouge) – René Clair (1925)

giugno 6, 2014 2 commenti

La storia de Le Fantôme du Moulin-Rouge potrebbe essere la più banale tra tutte e invece…facciamo un passo indietro: Julien Boissel (Georges Vaultier) è un noto deputato perdutamente innamorato della bella Yvonne Vincet (Sandra Milovanoff) che ricambia il suo amore. Sorge però un problema, il padre di lei, Victor Vincet (Maurice Schutz) in gioventù ha compiuto atti illegali e il malvagio giornalista Gauthier (José Davert) minaccia di diffondere dei documenti compromettenti se Yvonne rifiuterà di sposarlo. Colto dal terrore, Victor allontana Julien dalla sua casa negandogli il permesso di rivedere sua figlia. Giunto al Moulin-Rouge per passare il tempo, Julien viene raggiunto dal Dr. Window (Paul Ollivier) che accortosi del dolore del ragazzo gli propone di andare nel suo studio promettendogli di avere il rimedio contro le sue sofferenze. Con uno straordinario esperimento, il dottore riesce a separare l’essenza corporea di Julien da quella inanimata. Julien, sotto forma di spettro, sia aggira quindi per la città facendo scherzi e dispetti a tutti, immemore delle sue sofferenze passate. Sulla vicenda si metterà ad investigare Jean Degland (Albert Préjean), giornalista presso il giornale di Gauthier ma per niente d’accordo con i metodi del malvagio padrone. Inutile dire che dopo aver sbrogliato tutte i complicati fili della trama, non mancherà il lieto fine.

René Clair stupisce come al solito. Da un soggetto apparentemente banale, riesce a creare l’impensabile, mettendo in scena le magie di un fantasma burlone, messo scena attraverso una sovrimpressione attuata piuttosto bene. Dico piuttosto bene, perché rispetto ad un capolavoro come Körklaren di Victor Sjöström, che porta all’apice massimo l’utilizzo di questa tenica, in Le Fantôme du Moulin-Rouge l’espediente non è a mio avisso usato in maniera perfetta e alcune scene tendono ad uscire dalle linee del mio gusto personale. In ogni caso il film colpisce nel segno anche solo per l’inserimento dell’elemento “ectoplasmico” che ravviva decisamente un trama eccessivamente prevedibile. Oltre ad essere prevedibile, il finale non è neanche del tutto chiaro e mi è sembrato decisamente forzato, quasi tirato via per chiudere in fretta una storia che aveva già dato il meglio di sé prima di finire. Se da un lato sceneggiatura non mi ha convinto totalmente, la recitazione, invece, mi ha invece colpito decisamente in positivo. Senza voler togliere a nessuno, l’attore che più mi ha stupito è stato un Albert Préjean in versione Douglas Fairbanks, sempre pronto a scalare edifici e difficili ostacoli pur di raggiungere la verità.

Passiamo ora all’analisi fantascietifica di questo lungometraggio, che in fondo è ciò che più ci interessa per il progetto. Con Le Fantôme du Moulin-Rouge siamo davanti a un tipico filone di fantascienza medico/scientifica. Un medico, tramite studi e macchinari astrusi, riesce a separare l’anima dal corpo di un uomo, togliendolo dalle problematiche del mondo reale e rendendolo libero dai beni terreni. Visti i risultati, speriamo che questa volta la realtà non incontri la fantasia! Con Le Fantôme du Moulin-Rouge, in fondo non ci allontaniamo troppo da Paris qui dort dello stesso anno, decisamente più geniale e che alla componente ectoplasmica contrapponeva un blocco temporale. Difficile sapere quale sia stata la prima attestazione dvritta riguardante i fantasmi, allo stesso modo è altrettanto difficile poterlo capire nel cinema muto, vista l’enorme quantità di film andati perduti. Sappiamo però che a Clair questo espediente piacque particolarmente visto che nel 1935 diresse Il fantasma galante (The Ghost Goes West). E poi, l’immagine del “bacio fantasma” non vi ricorda niente? Chissà che gli autori di Ghost non abbiano visto questo film…

Se si vuole acquistare Le Fantôme du Moulin-Rouge, le alternative sono davvero poche e tutte americane. Consiglio al limite di prendere la versione della Sinister Video, anche per via del prezzo decisamente contenuto.

Un cappello di paglia di Firenze (Un chapeau de paille d’Italie) – René Clair (1928)

aprile 7, 2014 2 commenti

Finalmente dopo tanti mesi si torna a parlare di Cinema Muto in maniera concreta con una nuova recensione. Colgo l’occasione per parlare di “un cappello di paglia di Firenze“, visto ieri sera al Cinema Trevi della Cineteca Nazionale con musica dal vivo del Maestro Antonio Coppola. Il film prende spunto da una farsa scritta da Eugène Labiche  con la collaborazione del drammaturgo Marc-Michel. Dal soggetto originale René Clair scrisse la sceneggiatura per il suo film curandone anche la regia. Il risultato è una commedia di due ore circa che nonostante alcuni cali di ritmo dovuti alla differente percezione moderna di certe gag, risulta estremamente piacevole e divertente. Ma andiamo a vedere la trama:

Siamo nell’Agosto del 1895 e il giovane borghese Jules Ferdinard (Albert Préjean) sta per sposare Hélène Nonancourt (Maryse Maïa). Mentre Jules sta andando verso la sua futura casa a bordo di una carrozza, il cavallo che lo traina viene attratto da un cappello di paglia poggiato su un cespuglio che mangia avidamente distruggendolo. Sarà l’inizio dei guai per il povero Jules perché il copricapo apparteneva ad Anais de Beauperthuis (Olga Tschechowa) che si era appartata con l’amante, il Tenente Tavernier (Geymond Vital). Per non ledere l’onore di Anais, Jules, sotto minaccia del Tenente, dovrà andare alla ricerca di un Cappello di Paglia identico proprio nel mezzo del suo matrimonio. Seguiranno gag e misunderstanding a ripetizione fino al lieto fine conclusivo.

René Clair a mio avviso ha messo in scena una rappresentazione molto teatrale nei tempi e nella rappresentazione stessa. I personaggi sono ben caratterizzati fin dall’inizio tramite l’uso astuto di tic o azioni ripetute ad ogni scena. Forse tra i personaggi degli invitati il più riuscito è quello dello zio Vésinet (Paul Olivier) con seri problemi di udito che sono amplificati dall’otturazione del corno che utilizzava per sentire. Per tutto il film si limiterà quindi ad osservare gli altri per copiarne i gesti a seconda delle circostanze pur non capendo assolutamente nulla. A Clair bisogna dare il merito di aver creato uno splendido sordo nel cinema muto, cosa che fa sorridere anche solo nel controsenso. Divertente anche il ruolo del povero cameriere Félix (Alex Allin e non Fernandel come detto durante la proiezione) costretto a correre da una parte all’altra della città per evitare che il Tenente Tavernier distrugga la futura casa degli sposi. Ultime parole per Albert Préjean,attore feticcio della produzione muta di René Clair, che dimostra come la stima del regista non sia affatto casuale interpretando benissimo il ruolo del povero Jules. Pur essendo una pellicola decisamente più tradizionale sia a livello di trama che di regia, Clair non perde occasione per sperimentare e giocare con le inquadrature. Per chi ama le commedie mute questo è un film che consiglio senza remore.

Passiamo ora al consueto angolo finale sulle edizioni in dvd. Attualmente le versioni in commercio dovrebbe essere solo anglofone sotto il titolo di The Italian Straw Hat. Personalmente sconsiglio l’edizione della Grapivine e vi consiglierei di optare per quella della Flicker Alley, sempre NTSC, che contiene per altro i due corti La Tour (1928) e Ferdinand Zecca’s Noce en Goguette (1907).

Parigi che dorme (Paris qui dort) – René Clair (1925)

marzo 14, 2013 11 commenti

fonte: Cinémathèque française

Paris qui dort è il primo cortometraggio di René Clair, che abbiamo già avuto modo di conoscere con lo stravagante Le Voyage imaginaire (1926). Questo primo film venne girato nel 1923, ma distribuito solamente due anni più tardi grazie all’intercessione di Henri Diamant-Berger e, soprattutto, a seguito dei grande successo di film come Entr’acte (1924). René Clair curò personalmente la regia, la sceneggiatura e il montaggio dando a questo cortometraggio il proprio tocco personale.

Albert (Henri Rollan), il guardiano notturno della Torre Eiffel, si sveglia in una Parigi completamente addormentata. Tutto sembra essersi fermato nel corso della notte. A lui si uniranno un pilota di aereoplano (Albert Préjean), una giovane ragazza (Madeleine Rodrigue) e altri strampalati personaggi (Antoine Stacquet, Marcel Vallée e Louis Pré Fils). Insieme scoprono che uno scienziato pazzo (Charles Martinelli) aveva lanciato un raggio in grado di addomentare tutto il mondo. Per far tornare tutto alla normalità i nostri eroi cercheranno la collaborazione della figlia dello scienziato (Myla Seller)…

L’idea di fermare o modificare l’andamento del tempo accompagna l’uomo fin dalle sue origini. Ne parlava già Zenone nell’antica grecia. Questa, però, era la prima volta che questa stessa idea veniva proposta sul grande schermo e sicuramente dovette affascinare molto gli spettatori dell’epoca. Fin da questo primo film, René Clair mette in scena alcuni dei temi a lui più cari, come l’avversione per le ricchezze, il desiderio di libertà e il tocco fantastico che abbiamo conosciuto grazie a Le Voyage imaginaire. Paris qui dort risulta godibilissimo grazie alla sua brevità e alla capacità del regista di mettere in scena la vicenda con estrema leggerezza. Si è ipotizzato che una delle fonti di ispirazione per il regista, sia stata la visione della Parigi semi-deserta durante la Prima Guerra Mondiale.

René Clair, scontento dei suoi lavori giovanili, rimise mano nel 1976 a Paris qui dort per effettuare alcune modifiche, facendo diversi tagli e riducendo il tutto a 35minuti circa (la versione che potete vedere qui in fondo dovrebbe essere questa). Nel 1999 la Cinémathèque Française rimise mano al film per riportarlo ai 67 minuti originari. La colonna sonora venne affidata a Yan Maresz. In Italia è stato proiettato in diverse occasione nel 2007. La versione distribuita dalla Criterion assieme a “sotto i tetti di Parigi” (Under the Roofs of Paris in inglese) ad un prezzo abbastanza elevato nonostante presenti numerosi extra interessanti, dovrebbe purtroppo essere quella corta. Personalmente non ho ancora avuto occasione di visionare la versione completa, ma spero di poterlo fare quanto prima. Sull’utilissimo sito archive.org ho visto che è presente una versione con intertitoli inglesi da 51′, purtroppo in condizioni abbastanza disastrose. La versione breve, invece, è decisamente più diffusa e potete visionarla anche attraverso il video presente in fondo alla pagina.

Curiosità: la maggiorparte degli interpreti di questo corto hanno in comune il fatto di aver recitato in molti film o serial di Henri Diamant-Berger. In particolare tutti gli attori di sesso maschile di Paris qui dort avevano avuto una parte in Les Trois Mousquetaires (1921). Henri Rollan interpretava Athos, Louis Pré Fils il suo valletto Grimaud, Charles Martinelli era Porthos, Antoine Stacquet vestiva i panni Bazin, il fido servo di Aramis, Albert Préjean, infine, era una guardia del Cardinale Richelieu.

Approfondimenti: per maggiori informazioni vi consiglio vivamente di leggere questa recensione di Lenny Borger su mymovies.

Il Viaggio Immaginario (Le Voyage imaginaire) – René Clair (1926)

maggio 23, 2012 3 commenti

Tra il 1924 e il 1925 René Clair aveva iniziato brillantemente la sua carriera di regista grazie ad una serie di grandi successi: Entr’acte (1924), Paris qui dort (1925) e Le Fantôme du Moulin-Rouge (1925). Le Voyage imaginaire viene commissionato a Clair da Rolf de Maré, fondatore dei Ballets Suédois, che già aveva prodotto Entr’acte e che sperava di veder sfondare lo svedese Jean Börlin il primo ballerino della compagnia, nonché coreografo e suo presunto amante. Il film, però fu un vero e proprio fiasco nonostante alcuni elementi decisamente interessanti.

Jean (Jean Börlin), impiegato di banca, è innamorato della segretaria Dolly (Dolly Davis), ma i suoi due colleghi Albert ( Albert Préjean) e Auguste (Jim Gérald) gli mettono continuamente i bastoni tra le ruote. Un giorno Jean si addormenta e comincia un sogno fantastico popolato da fate e avvenimenti magici…

La commedia risulta molto simpatica e leggera, nonostante Jean Börlin non sia decisamente all’altezza del ruolo. La vicenda riprende, parodiandoli, diversi film dell’epoca e fa largo uso degli effetti speciali più in voga in quel periodo.  Tra i riferimenti più divertenti ci sono sicuramente quello relativo a “il Monello” di Chaplin (1921), con Chaplin e Jackie Coogan versione statue di cera provvidenziali, e quello a Grandma’s Boy (1922), con la trovata del talismano fittizio che da coraggio al protagonista. Insomma un bel minestrone certamente gradevole ma a tratti lento. Fa quasi sorridere vedere come l’unica fata malvagia sia nera di pelle, ma probabilmente, al di là di ogni razzismo, per l’epoca era una scelta più che scontata. Per la cronaca la storia tra Börlin e de Maré non finirà bene, del resto il ballerino morirà nel 1930 a soli trentasette anni. Le Voyage Imaginaire è disponibile in dvd edito dalla Grapevine Video e disponibile ad un prezzo intorno ai 16$. Di certo non è un capolavoro ma per gli amanti del regista è sicuramente da vedere.