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I Due Timidi (Les deux timides) – René Clair (1928)

Les Deux Timides è una storia molto divertente e fresca che mostra poco i segni del tempo. René Clair è riuscito a dirigere un film con pochissimi punti morti, giocando con la composizione dell’immagine in maniera davvero incredibile. Gli effetti visivi, curati da Robert Batton, riescono a trasformare in una tavola con più quadri lo schermo, contrapponendo diversi punti di vista o scene tra di loro. Proprio per questa caratteristica “visiva” del film, ho scelto di inserire più immagini del solito nella speranza di incuriosirvi e spingervi a recuperare questa piccola perla. Lo sapete, le commedie non sono esattamente il mio genere preferito, ma in questo caso René Clair ha davvero fatto centro!

 

Ma chi sono questi due timidi? Il primo è Jules Frémissin (Pierre Batcheff), un giovane avvocato che nella prima causa deve difendere il Signor Garadoux (Jim Gérald) dall’accusa di maltrattamenti contro la moglie (Yvette Andreyor). Attraverso un montaggio alternato scopriamo prima la versione della donna, dove Garadoux è un mostro senza cuore che torna a casa distruggendo tutto quello che trova (vedi sopra); nella versione di Jules, invece, l’uomo non faceva che riempire la moglie di attenzioni e affetto. Il racconto del giovane avvocato viene, però, interrotta dalla presenza di un topolino che semina scompiglio nell’aula. Una volta ristabilitosi l’ordine, il timido Jules è incapace di terminare la sua arringa difensiva condannando di fatto il suo assistito al carcere.

 

Terminato il suo periodo di prigionia, Garadoux decide di tagliarsi i baffi e farsi una nuova vita cambiando città. Incontra la giovane Cécile (Véra Flory) di cui si innamora, non essendo corrisposto. Ecco entrare in gioco il secondo timido: è il Signor Thibaudier (Maurice de Féraudy), padre della ragazza, che per questa sua caratteristica è incapace di dire di no al pretendente della figlia. Le strade di avvocato e assistito sono destinate nuovamente ad incontrarsi: Jules incontra Cécile a un incontro di alto borgo e inizia a frequentarla; quando Garadoux lo scopre, timoroso di vedersi soffiata la ragazza ma anche di veder reso noto il suo passato, cerca di spaventarlo in qualunque modo, arrivando fino a fingersi un terribile bandito intenzionato ad ucciderlo. Ma l’amor è più forte della paura: il giorno fissato per il matrimonio Jules si reca a casa Thibaudier per chiedere finalmente la mano della sua amata, dopo giorni in cui la timidezza lo aveva bloccato (vedi sotto). Qui la situazione degenera e si scatena una rissa tra fazioni che finirà in tribunale. Alla fine i due ragazzi si sposano e Jules, costretto a difendersi dalle accuse di lesioni da parte di Garadoux, vincerà anche la sua prima causa…

 

Le scene più divertenti sono sicuramente quelle dove vengono mostrate le differenti versioni di uno stesso avvenimento o eventi che succedono in contemporanea: succede all’inizio, senza divisione dello schermo, quando scopriamo le due versioni alternative del Signor Garadoux; più avanti quando Jules, a destra dello schermo, cerca di farsi forza simulando un’ipotetica aggressione al fantomatico bandito mentre Garadoux, sulla sinistra, immagina di essere lui il “carnefice” (vedi in fondo all’articolo); successivamente quando scorrono i “quadri” delle diverse versioni dell’aggressione presentati in maniera particolarmente accorata dagli avvocati (qui sotto).

 

Il film non poteva che concludersi con un’altra di queste scene: al centro dell’immagine troviamo i due sposini intenti a mettersi a letto, a destra c’è il signor Thibaudier che legge il suo solito giornale e a sinistra un Garadoux particolarmente insoddisfatto.

 

Tutti spengono uno dopo l’altro la luce che si riaccende in camera da letto dei due ragazzi che chiudono una tendina che oscura la telecamera lasciandoci con la parola FINE!

 

Terminiamo allora anche noi non senza rendere omaggio agli attori, capaci di rendere vivi i personaggi che interpretano e farci divertire come non mai. Non era facile rappresentare i due timidi senza renderli delle macchiette, così come non era facile farlo con il personaggio del bruto Garadoux. Ho scritto per Cinefilia Ritrovata e sottoscrivo: “gli attori, con la loro gestualità, riescono letteralmente a dare vita alle loro azioni. Batcheff impersona perfettamente il timido protagonista, talmente bene che più di una volta mi sarebbe piaciuto entrare nel film e spingerlo letteralmente a superare le sue indecisioni. Questa è la potenza del cinema: la capacità di creare personaggi in grado di emozionare e trasmettere qualcosa allo spettatore“.

 

Insomma, se potete recuperate questo film, ne vale davvero la pena!

 

 

 

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