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Posts Tagged ‘Antonio Coppola’

Dal Cinema Ritrovato: Cinefilia Ritrovata e il Cinema Muto parte 3

luglio 7, 2014 1 commento

Ed eccoci all’ultimo appuntamento con il Cinema Muto del Cinema Ritrovato. Questo è stato un anno incredibile, che ho vissuto con maggiore passione ed entusiasmo, e forse anche con maggiore serenità rispetto allo scorso anno. Spero di poterci tornare ancora il prossimo anno. Bando alle ciance, andiamo ai nostri articoli di Cinefilia Ritrovata, gli articoli di questa volta sono stati scritti, oltre che da me, da Marianna Curia, Edoardo Perri, Eugenia Carraro e Thi Hòa Evangelisti. Vi dico che non avevo mai fatto un’intervista in vita mia, beh questa volta ne ho fatte addirittura tre tutte insieme. Due sono state fatte ai maestri Antonio Coppola e Daniele Furlati con cui abbiamo discusso delle sonorizzazioni del film muti e del futuro di questa arte. Con Denis Lotti abbiamo invece parlato di cinema muto italiano da Sperduti nel buio ad Emilio Ghione, cercando di sottolineare l’importanza di una corretta metodologia nella ricerca. Il Cinema Ritrovato non termina qui con E Muto Fu, come lo scorso anno continueremo ad analizzare alcuni film con un taglio diverso oppure parleremo di film che sono stati messi da parte per motivi di…iperproduttività. Vi lascio agli articoli, grazie a tutti per aver partecipato ma soprattutto per leggermi e condividere le vostre passioni.

– Chaplin: The Tramp, Work e Police

Queste sono le comiche che mostrano più di tutte il passaggio dal Chaplin “primitivo” a quello “classico”. Si inizia a vedere il vero talento di Chaplin, quella sua capacità di modulare l’effetto emotivo delle scene e dei personaggi, salvando le proprie opere dalle questioni ormai monotone che erano presenti nei film dell’epoca: l’eroismo ed il sentimentalismo…

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– Why Be Good?

Why be Good? è una delle ultime commedie mute americane. Mute, o quasi del tutto perché il Vitaphone aveva ormai preso piede e la musica registrata per l’accompagnamento è arricchita da suoni coordinati alle immagini…

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– Una settimana con Fantômas

Per chi è nato in una certa generazione Fantômas rimanda alla mente la trilogia anni sessanta regia di André Hunebelle con Louis de Funès, Jean Marais e Mylène Demongeot. Ma prima c’era stato un altro grande Fantômas, muto ma non per questo meno emozionante…

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– Il centenario di Cabiria

Cento anni sono passati da quando il cinema cambiava per sempre. Cabiria di Giovanni Pastrone ha segnato un’epoca ma ha anche modificato indelebilmente il modo di fare film. Senza Cabiria, Birth of Nation non ci sarebbe stato, così come probabilmente tutti i grandi colossal americani dal film di Griffith a oggi. In Cabiria l’immagine, come la storia, è in perenne movimento. La macchina da presa si muove sui carrelli, la storia viene intrecciata e manovrata da Gabriele D’Annunzio, che crea personaggi memorabili ispirandosi alla Roma del III secolo a.C…

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– Intervista al Maestro Antonio Coppola

Per approfondire il lavoro che c’è dietro alla sonorizzazione dei film abbiamo intervistato il Maestro Antonio Coppola che ci ha parlato della sua esperienza personale e del futuro di quest’arte.…

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– La riscoperta di Rosa Porten

Il Cinema Ritrovato 2014 è stata l’occasione per riscoprire le commedie di e con Rosa Porten, una delle pioniere della comicità al femminile. Con il nome enigmatico di Dr. R. Portegg, la Porten firmò almeno diciotto film tra melodrammi e commedie, tutti tra il 1916 e il 1918…

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– Considerazioni finali sulla sezione Dulac

La retrospettiva su Germaine Dulac era forse la più attesa tra quelle dedicate al cinema muto. E per quanto mi riguarda le aspettative sono state rispettate. La Dulac, fin dai suoi primi film muti, dirige un cinema di emancipazione, atto a trasmettere insegnamenti morali che lo spettatore deve cogliere e analizzare. A livello cronologico, dal primo all’ultimo film tra quelli proiettati si nota un’evoluzione davvero interessante, ma anche un filo conduttore netto…

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– Intervista a Daniele Furlati

Daniele Furlati collabora con la Cineteca di Bologna come pianista per il cinema muto. Per il Cinema Ritrovato 2014 ha realizzato le musiche per il programma dei Ritrovati e restaurati degli anni Dieci, Sangue bleu, Fantômas V: le faux magistrat. Marianna Curia e Yann Esvan lo hanno intervistato su tanti argomenti riguardanti il rapporto tra cinema e musica.…

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– Chaplin: A Woman e The Bank

A Woman è l’ultima delle tre interpretazioni femminili che Chaplin fece in carriera. La prima fu in A Busy Day e successivamente The Masquerader. Con la proiezione di A Woman abbiamo la possibilità di notare una delle caratteristiche delle opere di Chaplin, che è quel tono scanzonato e dissacratorio con cui tratta qualsiasi aspetto del mondo che rappresenta. Questa pellicola scatenò l’ira della critica più perbenista, che ammonì Chaplin per aver portato in scena il tema del travestitismo, e in particolare per aver mostrato due donne e due uomini nell’atto di scambiarsi un bacio…

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– Shanghaied e Charlie Chaplin’s Burlesque on Carmen

In Shanghaied, il proprietario di un battello, intende affondare la sua nave nel suo ultimo viaggio per ottenere i soldi dell’assicurazione. Qui Charlot è un vagabondo in amore con la figlia del proprietario, che viene ingaggiato dal capitano e lo aiuta ad arruolare alcuni marinai. Intanto di nascosto sul battello s’imbarca anche la figlia del proprietario per seguire Charlot che è all’oscuro di tutto…

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– La vedova allegra

Acclamato dal pubblico al punto di essere nominato “miglior film realizzato a Hollywood nel 1926”, il capolavoro di Erich Von Stroheim torna a farci rivivere i fasti del grande cinema muto; merito, anche, dell’imprescindibile accompagnamento dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, sotto la bacchetta di Stefanos Tsialis. Il soggetto si rifà liberamente all’operetta omonima di Franz Lehár, antecedente di un ventennio la pellicola, e ne distilla l’essenza…

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– Intervista a Denis Lotti

Ho avuto il piacere di intervistare Denis Lotti, docente all’università di Padova, su Sperduti ne Buio, documentario proiettato durante il Cinema Ritrovato 2014, ma anche su Emilio Ghione, di cui si occupa da diversi anni, e sulla metodologia di ricerca per l’identificazione dei film frammentari o comunque non immediatamente riconoscibili…

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Il gabinetto del Dottor Caligari (Das cabinet des Dr. Caligari) – Robert Wiene (1920)

giugno 30, 2014 3 commenti

Questo articolo ha una storia travagliata e curiosa. Pensate, era il 15 Agosto 2014 quando creavo la pagina per il Gabinetto del Dottor Caligari, eppure non sono mai riuscito a scrivere una riga. Perché? L’ho detto più volte nel corso degli anni, ci sono film che sento talmente miei che mi riesce difficile metterli giù in poche righe e serve spesso un evento grandioso per darmi lo spunto, la voglia di tentare questa operazione disperata. Il Cinema Ritrovato 2014 mi ha dato questa occasione con la proiezione di una splendida edizione restaurata fatta dall’Immagine Ritrovata che ha compiuto un vero e proprio miracolo. Via tutte le imperfezioni dalla pellicola ed ecco rinascere le immagini girate più di 90 anni fa. Non vi nascondo l’emozione incredibile che ho provato nel vederlo, ho subito avuto i brividi e più il film andava avanti più speravano non finisse mai. Il Maestro Antonio Coppola accompagnava le immagini con il suo pianoforte trasmettendo talmente tanta passione e amore per questo film, da essere contagioso. Tutta la sala era convinta di essere di fronte ad un evento storico, ad un restauro che finalmente rende giustizia a questo capolavoro. Passiamo alla trama:

è il 1830 e ci troviamo ad Holstenwall in Germania dove l’inquietante Dr. Caligari (Werner Krauss) ha appena fatto installare un tendone nell’annuale fiera cittadina. Il Dottore presenta Cesare (Conrad Veidt), l’uomo sonnambulo, in grado di predire il futuro alle persone. Vi si affidano Franz (Friedrich Fehér) ed il suo amico Alan (Hans Heinrich von Twardowski) il quale riceve un triste presagio: morirà entro l’alba. Dopo lo spettacolo i due si stanno incamminando verso casa, incontrano la bella Jane (Lil Dagover). Il colpo di fulmine è immediato per entrambi. Ma non sarà Jane a dover scegliere, infatti Alan viene ucciso nella notte come da predizione. Parte la caccia all’assassino ed i sospetti cadono subito su Cesare. Viene però colto in flagrante un uomo (Rudolf Klein-Rogge), che viene così imprigionato. Il criminale si discolpa, egli voleva sì compiere un assassinio ma non ha compiuto gli omici precedenti e, anzi, voleva sfruttare l’ondata di terrore per dare la colpa al misterioso killer. Nessuno gli crede, finché Jane non viene rapita proprio da Cesare, che doveva in realtà ucciderla ma si innamora a sua volta di lei. Caligari viene presto inseguito dalla polizia, scappa e si rifugia in un istituto psichiatrico. Da qui partiranno una serie di colpi di scena che contribuiscono a fare di questo film uno dei più grandi capolavori della storia del cinema mondiale.

Difficile spendere parole su questo film, se ne è parlato talmente tanto che sembrerebbe quasi superfluo. L’unico consiglio vero e proprio è vederlo, nella splendida versione dvd o bluray della collana Masters of Cinema. Se amate il cinema, se amate l’arte, se amate le cose belle in generale, questo è il film che fa per voi.

per un taglio diverso vi consiglio l’articolo su Cinefilia Ritrovata.

Cinema Ritrovato 2014 – Prime Anticipazioni Mute

Da qualche ora è uscita una prima anticipazione del programma del Cinema Ritrovato 2014 che prenderà il via il 28 Giugno per terminare il 5 Luglio 2014. Oltre a questo ci sarà un convegno dedicato ai 100 anni di Charlot che andrà dal 25 al 28 Giugno. Tra questi due eventi sono in programma circa 230 film muti. I film verranno presentati nelle seguenti sezioni: 100 anni di Charlot, documentari, 1914: il cinema cento anni fa, ritrovati e restaurati, William Wellman: tra muto e sonoro, Il Dottor Portegg, suppongo? – Le commedie di e con Rosa Porten, Werner Hochbaum: un uomo diviso, Germaine Dulac: un cinema di sensazioni, I 50 anni dell’Österreichisches Filmmuseum. Tutti i film muti saranno accompagnati da noti artisti e compositori come Neil Brand, Antonio Coppola, Daniele Furlati, Stephen Horne, Maud Nelissen, Donald Sosin, John Sweeney e Gabriel Thibaudeau. Ma andiamo all’elenco dei film finora annunciati.

Per il convegno Chaplin:

• Kid’s Auto Races in Venice (1914) di Charlie Chaplin
• A Night in the Show (1915) di Charlie Chaplin
• The Immigrant (1917) di Charlie Chaplin
• Shoulder Arms (1918) di Charlie Chaplin

Durante il Cinema Ritrovato 2014:
• Fantômas (1913) di Louis Feuillade
• Addio giovinezza (1918) di Augusto Genina
• Das Cabinet des dr. Caligari (Il gabinetto del dottor Caligari, 1920) di Robert Wiene
• Norrtullsligan (The Norrtull Gang, 1923) di Per Lindberg
• The Epic of Everest (1924) di Captain John Noel
• The Temptress (La tentatrice, 1926) di Fred Niblo
• Why Be Good? (1929) di William Seiter
• The Merry Widow (La vedova allegra,1925) di Erich Von Stroheim
• Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone
• Maudite soit la Guerre (1914) di Alfred Machin
• You Never Know Women (Maschere russe, 1926) di William Wellman
• Beggars of Life (1928) di William Wellman
• The Man I Love (1929) di William Wellman
• Wem Gehört das Kind? (1910) di Franz Porten
• Das Teufelchen (1917) di Franz Porten
• Zwei Welten (1929) di Werner Hochbaum
• Brüder (Brother,1929) di Werner Hochbaum
• Le Olimpiadi di Amsterdam (1928)

Un cappello di paglia di Firenze (Un chapeau de paille d’Italie) – René Clair (1928)

aprile 7, 2014 2 commenti

Finalmente dopo tanti mesi si torna a parlare di Cinema Muto in maniera concreta con una nuova recensione. Colgo l’occasione per parlare di “un cappello di paglia di Firenze“, visto ieri sera al Cinema Trevi della Cineteca Nazionale con musica dal vivo del Maestro Antonio Coppola. Il film prende spunto da una farsa scritta da Eugène Labiche  con la collaborazione del drammaturgo Marc-Michel. Dal soggetto originale René Clair scrisse la sceneggiatura per il suo film curandone anche la regia. Il risultato è una commedia di due ore circa che nonostante alcuni cali di ritmo dovuti alla differente percezione moderna di certe gag, risulta estremamente piacevole e divertente. Ma andiamo a vedere la trama:

Siamo nell’Agosto del 1895 e il giovane borghese Jules Ferdinard (Albert Préjean) sta per sposare Hélène Nonancourt (Maryse Maïa). Mentre Jules sta andando verso la sua futura casa a bordo di una carrozza, il cavallo che lo traina viene attratto da un cappello di paglia poggiato su un cespuglio che mangia avidamente distruggendolo. Sarà l’inizio dei guai per il povero Jules perché il copricapo apparteneva ad Anais de Beauperthuis (Olga Tschechowa) che si era appartata con l’amante, il Tenente Tavernier (Geymond Vital). Per non ledere l’onore di Anais, Jules, sotto minaccia del Tenente, dovrà andare alla ricerca di un Cappello di Paglia identico proprio nel mezzo del suo matrimonio. Seguiranno gag e misunderstanding a ripetizione fino al lieto fine conclusivo.

René Clair a mio avviso ha messo in scena una rappresentazione molto teatrale nei tempi e nella rappresentazione stessa. I personaggi sono ben caratterizzati fin dall’inizio tramite l’uso astuto di tic o azioni ripetute ad ogni scena. Forse tra i personaggi degli invitati il più riuscito è quello dello zio Vésinet (Paul Olivier) con seri problemi di udito che sono amplificati dall’otturazione del corno che utilizzava per sentire. Per tutto il film si limiterà quindi ad osservare gli altri per copiarne i gesti a seconda delle circostanze pur non capendo assolutamente nulla. A Clair bisogna dare il merito di aver creato uno splendido sordo nel cinema muto, cosa che fa sorridere anche solo nel controsenso. Divertente anche il ruolo del povero cameriere Félix (Alex Allin e non Fernandel come detto durante la proiezione) costretto a correre da una parte all’altra della città per evitare che il Tenente Tavernier distrugga la futura casa degli sposi. Ultime parole per Albert Préjean,attore feticcio della produzione muta di René Clair, che dimostra come la stima del regista non sia affatto casuale interpretando benissimo il ruolo del povero Jules. Pur essendo una pellicola decisamente più tradizionale sia a livello di trama che di regia, Clair non perde occasione per sperimentare e giocare con le inquadrature. Per chi ama le commedie mute questo è un film che consiglio senza remore.

Passiamo ora al consueto angolo finale sulle edizioni in dvd. Attualmente le versioni in commercio dovrebbe essere solo anglofone sotto il titolo di The Italian Straw Hat. Personalmente sconsiglio l’edizione della Grapivine e vi consiglierei di optare per quella della Flicker Alley, sempre NTSC, che contiene per altro i due corti La Tour (1928) e Ferdinand Zecca’s Noce en Goguette (1907).

Il Ponte dei Sospiri – Domenico Gaido (1921)

dicembre 16, 2013 5 commenti

Il Ponte dei Sospiri è il celebre passaggio veneziano che collega il Palazzo Ducale alle Prigioni Nuove, edificio che vanta il dolente primato di essere il primissimo ad essere adibito a sola prigione. Proprio questo ponte ha ispirato a Michel Zévaco, eclettico romanziere corso, uno scritto ricco di colpi di scena. A partire dal suo romanzo a puntate, ambientato nel 1500, sono stati tratti due adattamenti molto celebri: il nostro del 1921 il cui grande successo portò poi ad una versione sonorizzata intorno agli anni ’30 e ad una seconda versione nel 1940 con Mario Bonnard alla regia con Otello Toso, Mariella Lotti, Paola Barbara e il grande pugile Erminio Spalla. La versione di cui ci occupiamo vede invece Domenico Gaido alla regia, con Luciano Albertini e Antonietta Calderari. Il compito di rendere questa storia una serie è stato affidato a Giovanni Bertinetti. La storia è molto complessa e si intreccia ulteriormente nel corso degli episodi.

La serie era composta da quattro episodi così titolati:

  1. Labocca del leone [Prologo]  – 65 minuti
  2. La potenza del male (riassunto prima serie) – 68 minuti
  3. Il Dio della vendetta (riassunto prima e seconda seconda serie) – 78 minuti
  4. Il trionfo dell’amore (riassunto prima, seconda e terza serie) – 77 minuti

la durata complessiva originale era di 325 minuti, ma come potete vedere nella minutazione degli episodi il materiale da noi conservato equivale a 288 minuti (20fps).

Imperia (Antonietta Calderari), cortigiana dai facili costumi, ama Rolando Candiano (Luciano Albertini) che non la ricambia. Rolando, figlio del Doge Candiano (Vittorio Pieri) e della Dogaressa Silvia (Lina De Chiesa) è infatti innamorato della bella Eleonora (Carolina White). Imperia, desiderosa di vendetta, entra così in combutta con il perfido Bembo (Agostino Bargato), Altieri (Luigi Stinchi), che ama da sempre Eleonora, e Foscari (Armand Pouget), che mira a diventare il nuovo Doge. Accusano così Rolando di un omicidio commesso da Imperia e il povero ragazzo viene imprigionato proprio il giorno del suo matrimonio. Nella vicenda si intrecciano anche le vicende di Scalabrino (Garaveo Onorato), bandito dal cuore d’oro e del perfido Sandrigo (Giuseppe Falcini), sempre pronto a vendersi per pochi denari.

Rolando, una volta uscito dal carcere, intraprende una sua vendetta personale che ricorda molto quella del Conte di Montecristo. Si tratta di una sorta di pastiche che ricorda da vicino tanti racconti del genere ma nonostante questo la vicenda non perde la sua godibilità. Tra temi forti come la vendetta e gli splendidi travestimenti che condiscono la vicenda, non mancano elementi comici per stemperare la tensione. Tra i personaggi adibiti a questa funzione spicca Pietro Aretino interpretato da Carlo Cattaneo, omonimo del celebre attore e doppiatore deceduto nel 2005. La visione del film è stata impreziosita dallo splendido accompagnamento dal vivo del grande Antonio Coppola che attraverso le sue note ha dato ulteriore vigore alla serie grazie anche al coinvolgimento che lo stesso pianista sembrava avere nei confronti della serie. Una cosa che ha sorpreso tutti, Coppola compreso, è l’assenza di quella gestualità esasperata tipica di molti muti italiani di questo genere. L’unica “diva” è Antonietta Calderari che sembra però quasi scimmiottare le interpretazioni stile Borelli. Gli altri attori seguono uno stile interpretativo tendente al realismo che contrebuisce a rendere molto scorrevole la visione. Grazie specialmenete alla splendida musica di Coppola, nonstante qualche punto morto e la ridodanza tipica del genere, le 5 ore sono volate lasciandomi delle buone sensazioni che ho condiviso con piacere con alcuni dei presenti ma specialmente con l’autore del blog La Grande Bellezza, che si dedica al cinema italiano contemporaneo. I lunghi riassunti delle puntate precedenti presenti all’inizio di ogni episodio e che riportavano sempre le stesse didascalie ed immagini, hanno fornito alla sala dei momenti di distensione e risate per stemperare la lunga durata della maratona.

Il film è stato presentato in versione restaurata ad opera della Cineteca Nazionale, della Cineteca Italiana di Milano, del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cinémathéque Suisse di Losanna. Purtroppo non sembrerebbe essere prevista alcuna pubblicazione in DVD al momento, ma spero che qualcuno possa farsi carico del progetto perché a mio avviso meriterebbe davvero molto. Purtroppo sappiamo tutti qual’è la situazione riguardante la pubblicazione dei muti italiani, quindi temo sarà molto difficile poter portare nelle nostre case questo Ponte dei Sospiri.

Prima di salutarvi vi ricordo che per ulteriori informazioni potete consultare lo spazio Sempre in Penombra da cui mi sono permesso di prendere anche la prima immagine presente in questo articolo.