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Posts Tagged ‘Augusto Genina’

Addio Giovinezza! – Augusto Genina (1927)

addio_giovinezza_1927Durante il Cinema Ritrovato 2014 venne presentata, dopo due restauri e una storia travagliata, Addio Giovinezza! nella versione di Augusto Genina del 1918. Come molti sapranno, questo adattamento cinematografico doveva essere orginariamente diretto da Nino Oxilia, autore assieme a Camasio della commedia originale, che però morì sul fronte durante il primo conflitto mondiale. La sua prematura dipartita portò a un cambiamento dei piani e alla scleta di Genina come regista. Il film fu un successo e così, a quasi dieci anni di distanza dalla suddetta versione, lo stesso Genina ripropose sul grande schermo la commedia che gli aveva dato tanta notorietà: con quale risultato? Andiamo a scoprirlo dopo aver riassunto brevemente la trama:

Mario (Walter Slezak) è un giovane di provincia che si sposta a Torino per frequentare l’Università. Qui incontra Leone (Augusto Bandini), ragazzo sbadato ma estremamente generoso. Dopo alcuni tentativi di trovare una casa, Mario prende in affitto una camera dalla giovane Dorina (Carmen Boni). I due si innamorano e iniziano presto un’intensa relazione. Purtroppo a minare la tranquillità della coppia si mette  Elena (Elena Sangro), una donna ricca e annoiata che ha notato Mario e tenta di sedurlo senza troppi scrupoli. La situazione diventa incandescente e di fronte all’interesse di Mario per la nobildonna, Dorina non riesce a restare impassibile: i due litigano e si separano. Rispetto alla versione del 1918 questa non ha, almeno nella versione da me visionata, probabilmente un riversamento da VHS, il lieto fine come quella del 1918. Nel finale Dorina sta andando a cercare Mario qualche mese dopo il loro litigio, davanti all’uscio di casa decide però di desistere. La scena cambia e troviamo Mario all’Università che supera gli esami o forse la laurea (è piuttosto confusa questa parte) annunciando poi ai suoi tramite lettera il suo ritorno.

addio giovinezzaIn generale rispeto alla prima versione, questo remake è decisamente deboluccio e la cosa viene segnalata già dalla stampa dell’epoca1. Alessandro Blasetti per il Cinematografo si mette in risalto il coraggio di “presentare ad un pubblico americanizzato […] un film di carattere squisitamente italiano e riportantesi alla sensibilità della gioventù di vent’anni or sono”.  I giornalisti di cui citiamo gli interventi sono però concordi nel dare merito a Genina di aver diretto molto bene il film, il quale presenta comunque dei difetti anche se “là ove c’è manchevolezza, fredezza, incertezza, ciò si deve al fatto che gli attori non hanno risposto all’appello. […] Walter Slezak, ch’era Mario, è fisicamente antipatico e flaccido, con un sorriso vacuo per non dire ebete che infastidiva non soltanto me, ma il pubblico. […] Dimenticavo dire di Elena Sangro, inelegante e nienteaffatto gran dama” (Giulio Doria per Cinema-Star). Al contempo si loda la prestazione di Carmen Boni “graziosa e spigliata piccola attrice […] le va di diritto la lode e il più incondizionato incoraggiamento” (Doria) e ancora dicendo che “ha superato ottimamente la difficile prova cui s’era sottoposta, riuscendo a non richiamare nostalgie né confronti con la celebre interprete della precedente edizione del lavoro” (Blasetti). Personalmente non sono del tutto d’accordo con Blasetti: per quanto la Dorina della Boni risulti un personaggio dolce e ben calzato, la Jacobini resta decisamente ineguagliata e ho avuto una certa nostalgia per la sua interpretazione. Altro motivo di disaccordo è sulle considerazioni di Doria riguardo Augusto Bandini che avrebbe interpertato Leone con “efficacissima e non esagerata comicità“, aggettivi che io ribalterei in toto definendo la sua intepretazione poco efficace ed esageratamente “comica”, ricca di scene poco memorabili che avrei volentieri saltato.

In conclusione se dovessi consigliare una versione di Addio Giovinezza!, in assenza dell’originale di Oxilia del 1913, consiglierei la prima versione di Genina e non certo questa. Nonostante ciò il regista riesce a dare il suo tocco regalandoci alcune belle scene e una buona fotografia che hanno anche il merito di darci un piccolo spaccato della vita dei giovani universitari dell’epoca. Per ulteriori informazioni e per leggere l’articolo integrale di Doria rimando all’articolo di Sempre in Penombra a cui ho rubato, chiedo venia, la locandina.

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1 Estratti degli articoli tratti da S.G. Germani – V. Martinelli, il cinema di Augusto Genina, Udine 1989.

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Miss Europa (Prix de beauté) – Augusto Genina (1930)

Lo scorso 23 Novembre al Cinema Trevi è stata proiettata la rarissima versione muta di Prix de beauté (1930) accompagnata dal vivo del Maestro Antonio Coppola. L’evento, già di per sé straordinario, ha dato vita ad uno splendido seguito perché quello che state per leggere sarà il primo articolo di Esse, nuovo acquisto per il blog che speriamo possa dar vita a tante altre recensioni di questo tipo. Vi lascio alle sue parole, buona lettura!

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Christies01È con una certa emozione che contribuisco per la prima volta ai contenuti di E Muto Fu, e tale emozione è motivata da almeno due ragioni: la prima è nella collaborazione con questo sito, che seguo da molto tempo e mi ha permesso di venire a contatto con film e autori che non conoscevo; la seconda è nell’oggetto di questo articolo, uno degli ultimi film di Louise Brooks, indimenticata icona degli anni ’20. La celebre diva del muto, conosciuta in Italia anche per avere ispirato la Valentina di Crepax, si esibisce qui in una delle sue migliori interpretazioni, offrendo un saggio delle doti che la resero celebre negli anni ’20 e la portarono da Hollywood in Europa. Qui Louise cercò di scrollarsi di dosso i ruoli da vamp e flapper che le offrivano solitamente in America e vi riuscì, dedicandosi a un cinema più “impegnato” che costituisce il motivo principale per cui oggi viene ricordata; è in particolare il sodalizio con Georg Pabst, regista austriaco, a regalarle i ruoli della vita, in film come “Il vaso di Pandora” (Die Büchse der Pandora) che le ha cucito addosso il personaggio di Lulù, e “Diario di una ragazza perduta” (Tagebuch einer Verlorenen). Meno famoso è invece “Miss Europa” (Prix de beauté), primo film sonoro dell’attrice, girato originariamente come un muto: da ciò l’esistenza di una versione sonora, più diffusa e conosciuta, e una più rara versione muta, il cui restauro è stato curato recentemente dalla Cineteca di Bologna. Quest’ultima versione, comparsa principalmente in festival a tema, non si presenta semplicemente come un clone di quella sonora; il film muto, infatti, propone un’esperienza diversa rispetto all’edizione sonora: tale differenza è data non solo dalla diversità connaturata tra i due film ma anche dal fatto che la versione muta sposta alcune sequenze in momenti diversi, il che conferisce alla storia un sapore differente (di questo “errore”, non imputabile alla volontà del regista o del produttore, parla Davide Pozzi nell’analisi citata alla fine del mio articolo). Per tale motivo non sarà inutile specificare che la descrizione che ne darò segue la versione muta.

Prix-de-beautéLa protagonista del film è Lucienne Garnier (Louise Brooks), una dattilografa fidanzata con Andrè (Georges Charlia), un uomo dalla mentalità molto chiusa. Annoiata dalla routine, Lucienne si candida al titolo di Miss Europa, e, attestandosi tra le finaliste, parte per la Spagna senza potere avvisare Andrè, ignaro di tutto. Una volta eletta Miss Europa, Lucienne viene circondata da uomini che le promettono ricchezza e successo; la sera stessa dell’elezione, la ragazza viene però raggiunta da Andrè che le impone un ultimatum: se non torna subito in Francia con lui, tra i due è finita. Pur tentata dalle offerte dei suoi corteggiatori, Lucienne decide di seguire il fidanzato, rinunciando per amore a ogni prospettiva di cambiamento. Nella sequenza successiva la troviamo così alle prese con alcune faccende domestiche: ormai è una donna sposata, perciò ha lasciato il lavoro e la sua unica occupazione è la casa; il suo unico svago è rispondere alle lettere dei fan, che le costa i rimproveri del marito.Un giorno Lucienne viene raggiunta da un ammiratore, che le propone di lavorare per la sua casa cinematografica; la ragazza lo respinge senza esitazioni, stracciando il contratto che le era stato offerto. Nei giorni seguenti però, Lucienne inizia ad avvertire sempre più il peso della routine e della meschinità del marito. Comincia così sempre più spesso a osservare i brandelli del contratto…

Senza arrivare al finale, che lascio scoprire al lettore, si può già accennare ad alcuni aspetti che distinguono la versione muta da quella sonora: in quest’ultima si cerca di sfruttare a pieno la novità rappresentata dal suono, e di frequente compaiono in scena strumenti di registrazione o riproduzione sonora, per la prima volta udibili dagli spettatori. Inoltre la protagonista canta spesso una canzone nel corso del film (“Je n’ai qu’un amour c’est toi”) e questa canzone, a seconda del momento, dà alla storia significati diversi fino alla struggente comparsa finale.

10859301_611202292341141_1587291292_nIn virtù degli effetti sonori, così come anche del leit motiv della canzone, l’edizione sonora probabilmente coinvolge maggiormente l’emotività dello spettatore. In aggiunta a questo, val la pena di osservare la differenza comportata dallo spostamento di alcune scene: Lucienne e Andrè vanno in un parco divertimenti dove si fanno scattare un foto-ritratto di coppia e Andrè si misura con altri uomini in un gioco di forza. Durante questa sequenza è evidente la crescente insofferenza della ragazza, sempre più consapevole dei riti borghesi a cui è costretta dalla sua posizione di donna; inoltre la regia è attenta a sottolineare la volgarità dell’ambiente frequentato dalla coppia, sia rappresentando gli schiamazzi della folla, che la serietà con cui gli uomini cercano di dimostrare il proprio “valore” attraverso un gioco da fiera. Ciò che è degno di nota è il fatto che mentre nell’edizione sonora tale sequenza è posta prima della partecipazione di Lucienne al concorso, nell’edizione muta la stessa sequenza compare dopo il matrimonio dei protagonisti, a rappresentarne parte della routine. In tal modo l’effetto che ne deriva è diverso: nella versione sonora tale sequenza spiega in parte la decisione della protagonista di candidarsi a Miss Europa, per sfuggire cioè a un ambiente e una vita che le appaiono gretti e a cui comunque sceglierà di tornare. Nella versione muta invece, collocando queste scene in seguito alla proposta che Lucienne riceve dal produttore, si comprende meglio il percorso mentale che compie la protagonista, dal rifiuto iniziale opposto al pretendente alla riconsiderazione della sua proposta. Si ha così una migliore panoramica della psicologia della protagonista nonché degli eventi che condurranno alla conclusione della storia. Il resto lo fa l’espressività di Louise Brooks, qui in una delle sue migliori interpretazioni: molto credibile nel ruolo di ragazza piena di entusiasmo e aspirazioni, costretta a ridimensionarle entrambe in nome dell’amore, ma non a dimenticarle del tutto. Encomiabile il lavoro compiuto dalla Cineteca nel recuperare questo film, conosciuto per lo più nell’edizione sonora, dando così occasione ad appassionati e non di vedere uno dei film migliori di Augusto Genina; assai emozionante anche perché tra le ultime prove attoriali di Louise Brooks, di lì a poco emarginata dallo star system in quanto modello di donna anticonformista che mal si conciliava con le più rassicuranti dive anni ’30.

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Approfondimenti: Per ulteriori informazioni sul cosmopolitismo tematico e produttivo del film rinvio alla lettura di “Prix de beauté as a Multiple Intersection” di Malte Hagener (in inglese) mentre per un’analisi storico-filologica sulle molteplici versioni del film rinvio all’articolo di Davide Pozzi, “Prix de beautè: un titolo, due edizioni, quattro versioni”.

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Addio Giovinezza! – Augusto Genina (1918)

Addio Giovinezza!, commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia ha letteralmente rappresentato un’epoca e devo dire che per certi versi, la storia è ancora attuale. Tante le versioni cinematografiche o televisive, molte delle quali mute. La prima versione è del 1913, diretta dallo stesso Nino Oxilia, purtroppo perduta. Oxilia avrebbe probabilmente girato anche la versione del 1918 se non fosse morto durante la ritirata da Caporetto nel corso della Prima Guerra Mondiale. Al suo posto la direzione venne affidata ad Augusto Genina, che avrebbe diretto anche la versione del 1927, l’ultima per il cinema muto. La storia della trasposizione di Addio Giovinezza! del 1918 non è travagliata solo per la sorte di Oxilia, ma per motivi differenti. Nel ruolo di protagonista feminile troviamo ad esempio Maria Jacobini, vedova di Oxilia, che trasmette il suo dolore al personaggio di Dorina, che risulta più profondo e intenso rispetto a molte altre interpretazioni dello stesso ruolo. Ma il problema più grande è stato ritrovare il film tra le cineteche di tutto il mondo. A lungo considerato perduto, Addio Giovinezza! è stato ritrovata nel 1988 in Giappone all’interno di una collezione di un privato donata al National Film Center. Da qui, dopo una storia lunga e complicata e due restaurit, il film è stato finalmente presentato nel corso del Cinema Ritrovato 2014.

Mario (Lido Manetti) è un giovane di provincia che si sposta a Torino per frequentare l’Università. Qui incontra il giovane Leon (Ruggero Capodaglio), ragazzo sbadato ma estremamente generoso. Dopo alcuni tentativi di trovare una casa, Mario affitta una camera dalla giovane Dorina (Maria Jacobini). I due si innamorano e iniziano presto un’intensa relazione. Purtroppo a minare la tranquillità della coppia si mette  Elena (Helena Makowska), una donna ricca e annoiata che ha notato Mario e tenta di sedurlo senza troppi scrupoli. La situazione diventa incandescente e di fronte all’interesse di Mario per la nobildonna, Dorinanon riesce a restare impassibile: i due litigano e si separano. Mesi dopo, quando Mario si laurea e sta per tornare a casa, Dorina trova la forza per tornare dal suo amato, il quale le dichiara il suo amore prima di partire per il suo paese natio.

Addio Giovinezza! è, come detto, potenzialmente molto attuale perché racconta il raggiungimento della maturità di alcuni ragazzi che affrontano gli studi universitari. Il percorso accademico è di fatto uno spartiacque nella nostra vita, tra una prima parte dedicata alla scuola e una seconda che ci dovrebbe immettere nel mondo lavorativo e quindi “adulto”. Proprio questo accade in Addio Giovinezza!, sebbene la morale non sia del tutto positiva. L’addio finale estremamente intenso sembra distruggere il significato di un amore giovanile. Non ci sarà più tempo per tutto questo superata la giovinezza, e anche se uno spiraglio per il compimento di questo amore è possibile, esso sarà comunque di natura differente, meno semplice e puro, ma contaminato dalla perdita di una libertà che solo la gioventù può dare. Insomma, come dal titolo, Addio Giovinezza! non è solo un manifesto della vita passata, ma uno schema potenzialmente applicabile ancora oggi e per questo il film di Genina mantiene intatta tutta la sua forza espressiva. Questo certamente anche grazie alla Jacobini, probabilmente in una delle sue migliori interpretazioni. Da notare la presenza di Helena Makowska, attrice polacca dall’esistenza travagliata, che ebbe purtroppo anche la sfortuna di essere deportata in un lager, anche se riuscì ad uscirne grazie ad uno scambio di prigionieri con la Gran Bretagna.

Per ulteriori informazioni vi rimando all’articolo su Cinefilia Ritrovata.

Cinema Ritrovato 2014 – Prime Anticipazioni Mute

Da qualche ora è uscita una prima anticipazione del programma del Cinema Ritrovato 2014 che prenderà il via il 28 Giugno per terminare il 5 Luglio 2014. Oltre a questo ci sarà un convegno dedicato ai 100 anni di Charlot che andrà dal 25 al 28 Giugno. Tra questi due eventi sono in programma circa 230 film muti. I film verranno presentati nelle seguenti sezioni: 100 anni di Charlot, documentari, 1914: il cinema cento anni fa, ritrovati e restaurati, William Wellman: tra muto e sonoro, Il Dottor Portegg, suppongo? – Le commedie di e con Rosa Porten, Werner Hochbaum: un uomo diviso, Germaine Dulac: un cinema di sensazioni, I 50 anni dell’Österreichisches Filmmuseum. Tutti i film muti saranno accompagnati da noti artisti e compositori come Neil Brand, Antonio Coppola, Daniele Furlati, Stephen Horne, Maud Nelissen, Donald Sosin, John Sweeney e Gabriel Thibaudeau. Ma andiamo all’elenco dei film finora annunciati.

Per il convegno Chaplin:

• Kid’s Auto Races in Venice (1914) di Charlie Chaplin
• A Night in the Show (1915) di Charlie Chaplin
• The Immigrant (1917) di Charlie Chaplin
• Shoulder Arms (1918) di Charlie Chaplin

Durante il Cinema Ritrovato 2014:
• Fantômas (1913) di Louis Feuillade
• Addio giovinezza (1918) di Augusto Genina
• Das Cabinet des dr. Caligari (Il gabinetto del dottor Caligari, 1920) di Robert Wiene
• Norrtullsligan (The Norrtull Gang, 1923) di Per Lindberg
• The Epic of Everest (1924) di Captain John Noel
• The Temptress (La tentatrice, 1926) di Fred Niblo
• Why Be Good? (1929) di William Seiter
• The Merry Widow (La vedova allegra,1925) di Erich Von Stroheim
• Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone
• Maudite soit la Guerre (1914) di Alfred Machin
• You Never Know Women (Maschere russe, 1926) di William Wellman
• Beggars of Life (1928) di William Wellman
• The Man I Love (1929) di William Wellman
• Wem Gehört das Kind? (1910) di Franz Porten
• Das Teufelchen (1917) di Franz Porten
• Zwei Welten (1929) di Werner Hochbaum
• Brüder (Brother,1929) di Werner Hochbaum
• Le Olimpiadi di Amsterdam (1928)