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Posts Tagged ‘Vittorio Rossi Pianelli’

La Moglie di Claudio – Gero Zambuto (1918)

vlcsnap-2018-07-03-00h37m51s775La moglie di Claudio è un film davvero molto interessante e ricco di spunti di riflessione. Ultimo lavoro della fruttuosa collaborazione tra Piero Fosco (Giovanni Pastrone), qui supervisore alla regia di Zambuto, e Pina Menichelli, questo film è un po’ una summa dei temi della donna fatale e senza scrupoli che tanto successo hanno avuto nel cinema muto italiano. Il soggetto è tratto dall’omonima opera teatrale di Alexandre Dumas Figlio.

Sfortunatamente la copia esistente, restaurata nel 2011, presenta diverse parti mutile, cosa che rende alcune parti poco comprensibili e alcuni personaggi poco identificabili:

Claudio Ruper (Vittorio Rossi-Pianelli) è un uomo probo e intelligente che dopo anni di studi è riuscito a costruire un cannone in grado di porre fine a tutte le guerre. Tutto sembra perfetto, ma in passato ha fatto l’errore di sposare Cesarina (Pina Menichelli), donna perfida e manipolatrice, che si circonda di amanti e tradisce ripetutamente il marito. Lavora per Claudio il giovane Antonino (Alberto Nepoti), considerato praticamente un figlio adottivo, tanto da essere l’unico ad avere i piani dell’arma segreta. Purtroppo è da sempre innamorato di Cesarina, e lei approfitta ripetutamente della sua debolezza. Durante il film emerge il passato oscuro della donna: durante una precedente relazione extraconiugale ha avuto un figlio, poi abbandonato ad un’altra famiglia. Claudio lo scopre ed inizia a frequentare il bambino che però muore poco dopo per una malattia. La perfida donna non batte ciglio e Claudio rompe definitivamente con lei. Cesarina scappa quindi con Moncabré (Arnaldo Arnaldi), che fa a capo ad una banda che cerca di ottenere i piani dell’arma. Lui, che dovrebbe sedurla per rubarli, finisce per cadere vittima del suo fascino e viene così ucciso dalla banda. Lei fugge e passa un periodo di convalescenza (è rimasta incinta?). Frattanto Claudio frequenta Rebecca, donna proba e intelligente, il cui il padre Rebecca ha come obbiettivo quello  di riunire ebrei sparsi per i cinque continenti e fondare uno stato di Israele. Cesarina torna e fa di tutto per riacquistare, anche se per mero capriccio, l’affetto di Claudio che non cede. Viene allora raggiunta da Cantagnac (Gabriel Moreau), capo della banda, che le propone di prendere le carte in cambio di denaro. Nel finale rocambolesco lei, manipolando Antonino, si fa consegnare i piani ma viene scoperta da Claudio che la uccide.

Una trama lunga e complessa, ricca di intrighi e colpi di scena. Tutto gira intorno alla figura di Cesarina, una donna talmente priva di morale che non poteva, secondo la sensibilità dell’epoca, che pagare con la morte i propri peccati. La straordinarietà forse è il mancato pentimento in punto di morte della donna, caratteristica che abbiamo ritrovato nel corso del festival ad esempio con Barysnja I Chuligan recensito ieri. Capitolo recitazione: la Menichelli menichelleggia un po’ troppo rendendo alcune scene quasi comiche nella sua esasperata gestualità. In particolare al momento della morte si produce in giravolte e smorfie decisamente improbabili, quasi orgasmiche più che spastiche.

Piccola chicca da notare è il riferimento a un possibile stato ebraico, presente già in Dumas il quale scriveva nel 1873! Altra caratteristica poco comune nei film dell’epoca è questa presenza ripetuta di aspetti altamente immorali in una protagonista: il figlio illegittimo, la sua convalescenza, forse un eufemismo per un‘altra gravidanza extraconiugale con possibile aborto. Insomma, non certo cose che il cinema degli anni ’10 amava mostrare. Proprio questa cattiveria e immoralità rendono però il film più moderno, così come il dramma finale, con la morte della protagonista impenitente, risulta una giusta fine che di rado si vede nel cinema delle dive.

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Ma l’amor mio non muore! – Mario Caserini (1913)

In occasione del Cinema Ritrovato 2013 è stato presentato al grande pubblico il restauro di Ma l’amor mio non muore! curato da Mariann Lewinsky per il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Fondazione Cineteca di Bologna, in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano e con la CSC-Cineteca Nazionale di Roma. La proiezione di oggi, che sarà riproiettato Venerdì 5 Luglio alle ore 21.30, ha avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico, sintomo che un film come questo, che riscosse un grande successo anche all’estero, non è stato dimenticato. Ovviamente star dell’evento è stata, ancora una volta a distanza di cento anni, Lyda Borelli, che con la sua formazione teatrale e la sua gestualità ha infiammato ancora una volta la platea.

Quando il colonnello Julius Holbein (Vittorio Rossi Pianelli) sitoglie perché ingiustamente accusato di tradimento, la giovane figlia Elsa (Lyda Borelli) è costretta ad andare in esilio lontano dalla sua terra natia: il fantastico Granducato di Wallenstein. Passerà gli anni guadagnandosi la fama come cantante, ma portando sempre nel cuore il fardello della tristezza e del disonore. Conoscerà però Maximilian (Mario Bonnard), che condivide con Elsa lo stesso sentimento di tristezza. Ma l’uomo nasconde in realtà un’identità segreta: egli è infatti il figlio del Granduca di Wallenstein, simbolo della rovina dell’onorabilità degli Holbein. Quando Elsa scopre la verà identità del suo amato, impossibilitata a poterlo seguire, si uccide con un potente veleno nel corso di una interpretazione. Morirà tra le braccia del suo amato Principe regalandogli una straziante frase di eterno affetto: “Ma l’amor mio non muore!”.

Così termina il film e la fine del personaggio protagonista coincide con l’apoteosi della Borelli come attrice. La sua interpretazione è incredibile per intensità e capacità di emozionare. La sua gestualità, figlia di una carriera teatrale, sanno far emozionare ancora oggi. Al pubblico presente in sala non è rimasto che applaudire calorosamente. Un film assolutamente da recuperare nella sua edizione DVD appena rilasciata dalla Cineteca di Bologna.