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Posts Tagged ‘Museo Nazionale del Cinema di Torino’

Nella gabbia dei leoni – Nelly la domatrice (1912)

Spesso e malvolentieri succede che chi scrive sia sopraffatto dal blocco dello scrittore; ènelly capitato a me due giorni prima della consegna del consueto pezzo del giovedì: ho semplicemente esaurito le idee, non ho film da argomentare, non ho storie da raccontare. Chiedo quindi il classico aiutino da casa, che altro non è che il motore di ricerca Safari, e mi metto a sfogliare il canale Vimeo del Museo del Cinema di Torino, ricchissimo di materiale utile alla fruizione di film d’epoca. D’un tratto lo sguardo si ferma su Nelly la domatrice, titolo che cattura subito la mia attenzione, o meglio, la rete neuronale del mio cervello inizia a propagare impulsi elettrici generando il ricordo di quel Nelly la gigolette (o La danzatrice della taverna nera) (Emilio Ghione, 1914) la cui unica foto di scena sopravvissuta ha occupato l’immagine di copertina del mio profilo Facebook tra i mesi di settembre e novembre 2017 e film tanto sospirato dai fan di Emilio Ghione poichè perduto e considerato il preludio dell’acclamata saga di Za la Mort.

Le due Nelly svolgono professioni diverse: la prima domatrice di leoni in un circo, la seconda gigolette (degenerazione linguistica del termine chanteuse, sciantosa, cantante dei caffè concerto), danzatrice, intrattenitrice, seduttrice. Non si possono fare ulteriori considerazioni circa la Nelly interpretata da Francesca Bertini nel film di Ghione in quanto, come detto, si hanno solo notizie a proposito del soggetto e la pellicola è da ritenersi, purtroppo, dispersa.
La Nelly domatrice, invece, è la protagonista del melodrammone circense (“grandioso dramma impressionante” come recita un volantino pubblicitario di quel periodo) di 25 minuti di Mario Caserini, girato in casa Ambrosio nel 1912, periodo in cui la narrazione cinematografica inizia ad acquisire un suo perchè grazie all’istituzione di numerosi generi, spesso tratti da soggetti letterari.

Per soddisfare ogni curiosità a proposito della trama del film, ne faccio un riassunto con spoiler del finale molto prevedibile: Lei ama lui, Lui ama lei, l’Altro ama Lei, Lei ama l’Altro, Lui detesta l’Altro, l’Altro non ama più Lei, Lei torna da Lui [inizio dello spoiler], Lui si uccide con un colpo di rivoltella alla nuca [fine dello spoiler]. L’unico elemento che potrebbe mettere un po’ di pepe alla situazione sono i leoni che vorrebbero mangiarsi (come biasimarli) l’Altro (che sì, ha un nome quale Conte Wilhem), ma sono così ben ammaestrati che lasciano che egli conquisti il cuore di Nelly introducendosi nella gabbia dando prova del suo immenso (mah) coraggio guadagnandosi così l’amore di Nelly. La storia idilliaca tra Nelly e il conte continua tra fughe romantiche e tazze di té in terrazza, con il povero Lui (che sì, ha un nome anch’esso, Alfredo) Nelly la domatriceche non solo viene tradito miserevolmente, ma viene pure licenziato dal circo in cui lavora come assistente di Nelly; infine, il comportamento poco rispettoso del Conte Wilhelm nei confronti di Nelly fa sì che la domatrice si trovi domata, non dai leoni, ma dal pentimento di aver tradito il povero Alfredo e dalla consapevolezza che il tempo perduto non ritornerà mai più.

Soggetto non particolarmente avvincente a parte, la pellicola è però da riconoscere come testimonianza fondamentale della filmografia di Mario Caserini che ad oggi risulta tutt’altro che cospicua; Nelly la domatrice è un esempio dell’importanza di Caserini nella storia del cinema in quanto pioniere e uno dei primi autori di film di genere passionale. Detto ciò ricordiamoci che siamo nei primissimi anni Dieci e l’industria cinematografica italiana ha appena scoperto le proprie potenzialità di opera d’arte e strumento “seduttore” di masse: la visione di un semplice triangolo amoroso contornato da dei leoni per lo spettatore medio italiano nato nella seconda metà del diciannovesimo secolo era inusuale quanto sconcertante. Difatti un recensore coevo riporta: “Indubbiamente questa film merita proprio una lode. Lode per la esecuzione, lode per il coraggio che attori e operatore han dimostrato lavorando tranquilli e calmi davanti alle gole formidabili di parecchi leoni. E non c’è ombra di trucchi; i leoni sono proprio là naso a naso con gli attori e qualche volta allungano le grinfie con poco onesta intenzione di portar via qualche brandello di carne umana fresca (oh! quanto fresca!) che vedono a portata”. Forse non avevo tutti i torti quando dicevo poco sopra che i leoni avrebbero divorato volentieri in un sol boccone il Conte Wilhelm. Si percepiva nel 1912 e si vede anche nel 2018.

Curiosità: Un occhio allenato e fisionomista riconoscerebbe senza alcun dubbio l’uomo che indossa i panni del conte Wilhelm: è lo stesso Mario Bonnard del principe Massimiliano in Ma l’Amor mio non muore edito l’anno successivo a Nelly la domatrice e diretto sempre da Caserini.

Nelly la domatrice / Mario Caserini. – Soggetto e sceneggiatura: Arrigo Frusta. – Torino: Società Anonima Arturo Ambrosio, 1912. – Con Fernanda Negri-Pouget, Mario Bonnard, Mario Voller Buzzi, Antonietta Calderai, Oreste Grandi, Alfred Schneider e i suoi leoni.
Lunghezza: metri 602/622.
Visto di Censura: 9787, 22 giugno 1915.
Stato: sopravvissuto.

Fonti: – Aldo Bernardini, Le imprese di produzione del cinema muto italiano, Bologna, Persiani, 2015.

– Gian Piero Brunetta, Il cinema muto italiano. Dalla “Presa di Roma” a “Sole” 1905 – 1929, Roma/ Bari, Laterza, 2008.

– Il Rondone, La Vita Cinematografica III, n.19, 15 ottobre 1912, p.57.

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Il Ponte dei Sospiri a Roma: Cinema e Musica in onore di Sergio Raffaeli

dicembre 7, 2013 1 commento

Domenica 15 Dicembre presso il Cinema Trevi di Vicolo Puttarello  25 ci sarà un’incredibile maratona di circa 6 ore (325′) durante la quale verrà proiettato tutto il serial Il Ponte dei Sospiri di Domenico Gaido (1921). Il tutto sarà accompagnato musicalmente dal pianista Antonio Coppola, che ormai da anni si occupa di colonne sonore per il Cinema Muto non disdegnando l’antica arte dell’improvvisazione che gli accompagnatori di molti spettacoli muti delle origini dovevano utilizzare molto spesso in mancanza di spartiti.

Il Ponte dei Sospiri verrà presentato grazie ad un’iniziativa del Centro Sperimentare di Cinematografia (CSC-Cineteca Nazionale). Proprio la Cineteca nazionale ha operato il restauro assieme alla Cineteca Italiana di Milano, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Cinémathéque Suisse di Losanna. La proiezione è in onore di Sergio Rafaelli, filologo e storico del cinema morto nel 2010, che si occupò delle didascalie del serial per motivi linguistici. Il Ponte dei Sospiri ebbe un grande successo, tanto che in Italia venne riproposto anche dopo l’epoca muta, e ne venne allestita una versione sonora negli anni ’30. Il film venne esportato con successo in tutta Europa. Tra gli attori ricordiamo Antonietta Calderari (nella locandina della cineteca qui accanto) e Luciano Albertini.

Ecco la trama tratta dal sito ufficiale dell’evento:

domenica 15 dicembre
ore 17.00 Il ponte dei sospiri
di Domenico Gaido (1921, 325′)
Rolando Candiano, figlio del doge di Venezia, arrestato poco prima delle nozze per il tradimento di due amici, il cardinale Bembo e Altieri, membro del consiglio dei dieci, riesce a evadere saltando in laguna dal ponte dei sospiri in compagnia del bandito gentiluomo Scalabrino. Intanto il padre viene condannato all’accecamento. Il film comprende 4 episodi: La bocca del leone, La potenza del male, Il dio della vendetta, Il trionfo d’amore.
regia: Domenico Gaido – soggetto e sceneggiatura: Giovanni Bertinetti, dal romanzo Le pont des soupirs di Michel Zévaco (1901) – fotografia: Carlo Pedrini, Augusto Navone – scenografia e costumi: Domenico Gaido – interpreti: Luciano Albertini (Rolando Candiano), Antonietta Calderari (Imperia), Onorato Garaveo (Scalabrino), Carolina White (Eleonora), Vittorio Pieri (il Doge Candiano), Armand Pouget (Foscari), Agostino Borgato (Bembo), Carlo Cattaneo (l’Aretino), Giuseppe Falcini (Sandrigo), Luigi Stinchi (Altieri), Romilde Toschi (Bianca) Bonaventura Ibañez (Dandolo), Italia Vitaliani (la Dogaressa); edizione originale: 35 mm, 4 episodi, 6907 m. (vc 1 luglio 1921), copie bn colorate per viraggio e imbibizione.
Copia restaurata: 35 mm, 4 episodi (compresi i riassunti), 6669 m., 288′ (20 fps), colore (imbibizioni e viraggi), 1: 1,33 (full frame).
Restauro a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, sulla base di un negativo originario conservato dalla Cineteca Italiana (Milano) e dei documenti d’epoca conservati dagli Archivi del Museo Nazionale del Cinema (Torino). La Cinémathéque Suisse (Losanna) ha contribuito mettendo a disposizione una copia positiva originaria, infiammabile, colorata, degli episodi terzo e quarto.
I 4 episodi :
1 – Labocca del leone [Prologo] 1469 m., 65′
2 – La potenza del male 1489 m. + 78 m. (riassunto prima serie), totale: 1567 m., 68′
3 – Il Dio della vendetta 1810 m. + 162 m. (riassunto prima e seconda seconda serie),
totale: 1972 m., 78′

4 – Il trionfo dell’amore 1573 m. + 449 m. (riassunto prima, seconda e terza serie), totale: 2022 m., 77′

Per maggiori informazioni vi rimando proprio alla pagina ufficiale dell’evento, gravida di informazioni interessanti.

Se volete scavare ancora di più nella vicenda vi propongo invece il bellissimo articolo pubblicato su Sempre in Penombra, grande punto di riferimento per il Cinema Muto Italiano.

Il Fantasma dell’Opera al Cinema Massimo di Torino

settembre 10, 2013 Lascia un commento

Settembre si preannuncia un mese ricco di eventi dedicati al grande cinema muto. Così aspettando  Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone (5-12 Ottobre), anche Torino rende omaggio al cinema delle origini con la proiezione del classico “Il Fantasma dell’Opera” di Rupert Julian (1925) con uno splendido Lon Chaney nei panni dello ‘spettro’ nato dalla penna di Gaston Leroux. La proiezione si colloca all’interno dell’appuntamento mensile CROSSROADS e nell’ambito di MiTo Settembre Musica, il Traffic-Torino Free Festival, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema.

La proiezione è prevista per venerdì 13/09 alle ore 21.00 presso la Sala Uno del Cinema Massimo (Via Giuseppe Verdi, 18).
Il film verrà accompagnato dal vivo dagli ex CSI, con la voce di Frida Neri.
Ingresso Gratuito.

Di seguito al scheda del film:

Il fantasma dell’opera (The Phantom of the Opera) – Rupert Julian

(Usa 1925, 92’, b/n, v.o. did. it.)

Erik, musicista geniale ma sfigurato che vive nascosto nei sotterranei dell’Opera di Parigi, è pronto a tutto pur di portare al successo la giovane cantante Christine, di cui è segretamente innamorato.  A causa di contrasti tra Julian e Chaney durante le riprese il primo fu costretto a lasciare il set, sostituito da Edgard Sedgwick e dallo stesso attore.

Per la recensione completa del film cliccare qui.

Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina ufficiale dell’evento.

 

Buona visione agli amici torinesi.

Ma l’amor mio non muore! – Mario Caserini (1913)

luglio 1, 2013 2 commenti

In occasione del Cinema Ritrovato 2013 è stato presentato al grande pubblico il restauro di Ma l’amor mio non muore! curato da Mariann Lewinsky per il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Fondazione Cineteca di Bologna, in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano e con la CSC-Cineteca Nazionale di Roma. La proiezione di oggi, che sarà riproiettato Venerdì 5 Luglio alle ore 21.30, ha avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico, sintomo che un film come questo, che riscosse un grande successo anche all’estero, non è stato dimenticato. Ovviamente star dell’evento è stata, ancora una volta a distanza di cento anni, Lyda Borelli, che con la sua formazione teatrale e la sua gestualità ha infiammato ancora una volta la platea.

Quando il colonnello Julius Holbein (Vittorio Rossi Pianelli) sitoglie perché ingiustamente accusato di tradimento, la giovane figlia Elsa (Lyda Borelli) è costretta ad andare in esilio lontano dalla sua terra natia: il fantastico Granducato di Wallenstein. Passerà gli anni guadagnandosi la fama come cantante, ma portando sempre nel cuore il fardello della tristezza e del disonore. Conoscerà però Maximilian (Mario Bonnard), che condivide con Elsa lo stesso sentimento di tristezza. Ma l’uomo nasconde in realtà un’identità segreta: egli è infatti il figlio del Granduca di Wallenstein, simbolo della rovina dell’onorabilità degli Holbein. Quando Elsa scopre la verà identità del suo amato, impossibilitata a poterlo seguire, si uccide con un potente veleno nel corso di una interpretazione. Morirà tra le braccia del suo amato Principe regalandogli una straziante frase di eterno affetto: “Ma l’amor mio non muore!”.

Così termina il film e la fine del personaggio protagonista coincide con l’apoteosi della Borelli come attrice. La sua interpretazione è incredibile per intensità e capacità di emozionare. La sua gestualità, figlia di una carriera teatrale, sanno far emozionare ancora oggi. Al pubblico presente in sala non è rimasto che applaudire calorosamente. Un film assolutamente da recuperare nella sua edizione DVD appena rilasciata dalla Cineteca di Bologna.