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Posts Tagged ‘Lyda Borelli’

Il cinema muto in Italia // Sonorizzazione Live Rapsodia Satanica. Raia Fiorito Duo Live Stage

borelli-rapsodia-satanica_pLa sera di martedì 6 marzo (l’ultima fredda prima del tepore primaverile di questi ultimi due giorni) mi avvio a piedi verso il Centro Culturale Telling Stories APS “fabbrica di idee e laboratori” di via del Borgo di San Pietro 99/N. Sono d’accordo di trovarmi lì con un’amica, che tra l’altro é colei che mi ha segnalato l’evento dedicato alla sonorizzazione di Rapsodia Satanica (Nino Oxilia, 1917). So che la serata é organizzata da COEMA, collettivo che si impegna nella realizzazione di eventi musicali e collaborazioni con le tante realtà culturali di Bologna (Poverarte – Festival di tutte le Arti, Mikasa, Mercato Sonato e Loft Kinodromo); dopo aver preso una Corona sale e limone e addentato un trancio di pizza fredda al piano bar, scambio due chiacchiere con la mia amica, precisandole di essere lì perchè il connubio inconsueto film muto-musica ambient / sperimentale mi stupisce e incuriosisce. Intanto alle mie spalle vengono proiettati una serie di film muti italiani in ordine cronologico: vedo riprese fisse di paesaggi di campagna, vedute colorate, La Presa di Roma di Alberini e L’Inferno di Bertolini, de Liguoro e Padovan. In sottofondo c’é la classica musica da aperitivo lounge delle sette di sera, la gente é poca, qualcuno gioca a biliardo, altri parlottano, io, la mia amica e il suo coinquilino aspettiamo che si facciano le dieci e mezza. Mezz’ora dopo (ritardo più che normale, la fretta non é nel dna dei collettivi culturali) Antonio Raia e Renato Fiorito danno inizio alla parte decisamente più interessante della serata: il primo imbraccia il sassofono, il secondo va in consolle e sincronizza immagine e suono (skippando le didascalie di testa). Il film inizia a scorrere liquido, placido e poetico e più passano i minuti, più mi accorgo che questo accostamento così singolare tra immagine, musica elettronica e le calde note diffuse grazie ad uno strumento ad ancia semplice non mi dispiace affatto. Sono una che ama le contaminazioni tra le arti e gli aspetti di ricerca sonoro-visuale, quindi ben vengano le sovrapposizioni tra vecchio e nuovo, tra passato e presente; in certi momenti penso che al mio posto un altro appassionato di cinema muto dalla visione un poco più conservatrice della mia, assumerebbe un’aria schifata e scapperebbe a gambe levate dopo un minuto e mezzo completamente scandalizzato dalla cosa. Ammetto che in alcuni punti, come all’apparizione di Mefisto che perseguita la contessa Alba d’Oltrevita, fa strano anche a me sentire i beat martellanti intervallati da note estremamente acute e staccate, quasi una cacofonia, emesse dal sassofono tenore di Raia. Ma la chiave per comprendere questo mix così bizzarro sta proprio qui: l’opera di Nino Oxilia nel 1917 era già di suo un esperimento, una novità per quanto riguarda l’esperienza sensoriale e sinestetica tra musica e colore. La partitura musicale originale di Pietro Mascagni era stata composta (“lavoro lungo, improbo e difficilissimo”) appositamente per conferire allo spettatore la percezione dell’arte nella sua totalità. Centouno anni dopo, Raia e Fiorito si dedicano alla ricerca di nuove sperimentazioni e alla creazione di suoni minimal, spesso frutto di improvvisazione, in ambienti spogli, ma avvolgenti. Esperimento visivo ed esperimento acustico, ecco perchè nel complesso la visione di Rapsodia Satanica con sonorizzazione ambient non destabilizza e non crea sconcerto. Anzi, sono proprio queste sonorità naturali create da un computer o dall’immissione di saliva nell’imboccatura del sassofono di Raia (il risultato è un suono molto simile al vento tra rami di betulle) che immergono nella visione dannunziana e decadente del paesaggio della pellicola.
Antonio Raia e Renato Fiorito, entrambi laureati in musica, condividono frequentemente il palco insieme e collaborano con artisti sia italiani che stranieri, sono impegnati in concerti e performance live nei club e locali di tutta Europa e presenziano a numerosi festival. Bravi.

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Fior di Male – Carmine Gallone (1915)

Fior di male non può che rimandare alla mente il titolo della raccolta di poesie di Charles Baudelaire “Fleurs du mal” (1857). Chissà che non sia stato un metodo per attrarre gli spettatori, ma la storia non c’entra nulla con la celebre opera. La sceneggiatura venne curata da Nino Oxilia e proprio per questo il film è stato inserito all’interno della rassegna dedicata al 1914 e a Oxilia in particolare nel corso del Cinema Ritrovato 2014. Caratteristica non rara nei muti italiani dell’epoca è quella di dare ai personaggi il nome dei loro interpreti, per questo riporterò direttamente il nome completo dell’attore quando questo accade.

Lyda Borelli è una prostituta priva di alcuna istruzione e senza alcuna speranza per il futuro. Purtroppo questo ingrato lavoro le porta ad avere una gravidanza indesiderata, e una volta nato il bambino lo abbandona. Fugge dalla sua vecchia vita e viene accolta dal Banchiere Augusto Poggioli che la adotta. Alla morte dell’anziano benefattore, Lyda tratta come una sorella la giovane Fulvia Perini, la vera figlia del banchiere. Nel frattempo non può però che pensare al figlio che ormai dovrebbe essere maggiorenne. Ironia della sorte, il figlio è divenuto un malvivente e sarà proprio lui, nel finale tragico, ad uccidere la madre senza conoscerne l’identità.

Ancora una volta Nino Oxilia confeziona la tragedia perfetta, un dramma di peccato e redenzione che per compiersi deve portare al sacrificio della protagonista. Carmine Gallone è abile nel mettere in scena la vicenda, e a renderla intensa e angosciosa. Il finale resta di fatto aperto: quale sarà il destino del giovane malvivente? La parabola di Lyda sembrerebbe aprire ad una speranza per il futuro, l’amore dovrebbe essere, infatti, il punto di partenza per superare una situazione complicata, ma niente ce lo lascia credere. Lasciando le speculazioni sul finale, non ho sinceramente molto da dire, sia perché è passato molto tempo sia perché, lo ammetto, ho un blocco che mi è venuto subito dopo la visione di Fior di Male. Dovevo parlarne anche per Cinefilia Ritrovata e non ci sono riuscito, e ignoro sinceramente il motivo. Vi invito piuttosto a leggere l’interessante resoconto dell’eppca riportato su Sempre in Penombra. L’immagine è tratta dal sito della Cineteca di Bologna. Anche qui non mi risulta purtroppo ci sia un’edizione home video, speriamo che la lacuna venga presto colmata ma è dal 1986 che aspettiamo notizie.

Ma l’amor mio non muore! – Mario Caserini (1913)

In occasione del Cinema Ritrovato 2013 è stato presentato al grande pubblico il restauro di Ma l’amor mio non muore! curato da Mariann Lewinsky per il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Fondazione Cineteca di Bologna, in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano e con la CSC-Cineteca Nazionale di Roma. La proiezione di oggi, che sarà riproiettato Venerdì 5 Luglio alle ore 21.30, ha avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico, sintomo che un film come questo, che riscosse un grande successo anche all’estero, non è stato dimenticato. Ovviamente star dell’evento è stata, ancora una volta a distanza di cento anni, Lyda Borelli, che con la sua formazione teatrale e la sua gestualità ha infiammato ancora una volta la platea.

Quando il colonnello Julius Holbein (Vittorio Rossi Pianelli) sitoglie perché ingiustamente accusato di tradimento, la giovane figlia Elsa (Lyda Borelli) è costretta ad andare in esilio lontano dalla sua terra natia: il fantastico Granducato di Wallenstein. Passerà gli anni guadagnandosi la fama come cantante, ma portando sempre nel cuore il fardello della tristezza e del disonore. Conoscerà però Maximilian (Mario Bonnard), che condivide con Elsa lo stesso sentimento di tristezza. Ma l’uomo nasconde in realtà un’identità segreta: egli è infatti il figlio del Granduca di Wallenstein, simbolo della rovina dell’onorabilità degli Holbein. Quando Elsa scopre la verà identità del suo amato, impossibilitata a poterlo seguire, si uccide con un potente veleno nel corso di una interpretazione. Morirà tra le braccia del suo amato Principe regalandogli una straziante frase di eterno affetto: “Ma l’amor mio non muore!”.

Così termina il film e la fine del personaggio protagonista coincide con l’apoteosi della Borelli come attrice. La sua interpretazione è incredibile per intensità e capacità di emozionare. La sua gestualità, figlia di una carriera teatrale, sanno far emozionare ancora oggi. Al pubblico presente in sala non è rimasto che applaudire calorosamente. Un film assolutamente da recuperare nella sua edizione DVD appena rilasciata dalla Cineteca di Bologna.