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PRELUDIO – Il fiacre n. 13 (1917)

Tube, frac, omicidi e una carrozza dal numero non molto felice.

Questo è il sunto del quarto episodio di Il fiacre n. 13, film tratto dall’omonimo romanzo edito nel 1881 da Xavier de Montépin, autore francese di romanzi d’appendice in voga quegli anni. Nel film l’influenza del feuilleton e del genere poliziesco francese c’è e si vede; è inoltre inevitabile non fare un confronto con un altro serial italiano contemporaneo quale I topi grigi di Emilio Ghione: l’ambientazione parigina (in realtà gli studi torinesi della Ambrosio), i costumi, i sotterfugi, la donna da salvare. Insomma, praticamente una versione un po’ più benestante di Za la Mort che, per spostarsi da una bettola all’altra, non potendo permettersi una carrozza, preferiva andare a piedi (come scordarsi gli ultimi, lunghi fotogrammi di Dollari e fracks…) o adoperando una più comoda Lancia.Schermata 2018-04-19 alle 16.31.15

Peccato aver visionato all’archivio audiovisivi della Cineteca di Bologna solamente il quarto episodio Giustizia!, (*) l’unico insieme a Gian Giovedì, il secondo, ad essere completamente risparmiato dalle lame della censura (Il delitto al Ponte di Neuilly non venne nemmeno distribuito). Tant’é che vedere un film solo nella sua parte finale comprendendo molto poco di quanto accaduto prima non è proprio il massimo. Se si vuole, l’unico vantaggio che il cinema muto italiano offre (degli anni Dieci almeno) è che mediamente il cast di un lungometraggio comprende sì e no una decina di interpreti; pertanto, grazie anche alla cospicua presenza di didascalie esplicative che danno un ritmo serrato alla narrazione, non è stato così complicato tessere le fila della storia.

Ambientato in un contesto aristocratico, il duca George de Latour (Vasco Creti), insieme all’amante Berta (Helena Makowska) vuole interrompere una volta per tutte l’agiatezza famigliare del fratello che ha appena avuto un erede, intascandosi così tutti i suoi beni, ingaggiando l’apache Gian Giovedì (Alberto Capozzi). Da qui parrebbe esserci tutto un susseguirsi di sottotrame e personaggi secondari che col passare degli episodi acquisiscono una maggior fisionomia e psicologia, così come certi rapporti svelati solo in Giustizia!. Dico parrebbe per i motivi spiegati sopra. Ho intenzione di approfondire il tutto andando alla ricerca degli altri tre episodi della “carrozza sventurata”: prego i lettori di considerare questo breve articolo come un preludio a quello che verrà, o come input per cercare insieme a me i restanti episodi.

(*) Convintissima di trovare sul supporto dvd tutti gli episodi, mi si è presentato invece il titolo “Episodio IV: Giustizia!”. Sono sicura che il lettore proverà una certa empatia nei confronti del mio disappunto e della mia delusione.

Il fiacre n. 13 (Episodio I: Il delitto al Ponte di Neuilly; Episodio II: Gian Giovedì; Episodio III: La figlia del ghigliottinaio; Episodio IV: Giustizia!) / Alberto Capozzi e Gero Zambuto. – Soggetto: Xavier de Montépin – Sceneggiatura: Giuseppe Paolo Pacchierotti . – Torino, Società Anonima Ambrosio, 1917. – Con Alberto Capozzi, Helena Makowska, Gigetta Morano, Fernanda Negri Pouget, Vasco Creti, Diana Karenne. Lunghezza: metri 5520 circa. 

Visto di Censura: Il delitto al Ponte di Neuilly – 12414, 30 marzo 1917, vietata;

Gian Giovedì – 12415, 20 gennaio 1917, approvata; 

La figlia del ghigliottinaio – 12416, 20 gennaio 1917, approvata con riserva;

Giustizia! – 12417, 20 gennaio 1917, approvata.

Stato: parzialmente sopravvissuto.

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Addio Giovinezza! – Augusto Genina (1918)

Addio Giovinezza!, commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia ha letteralmente rappresentato un’epoca e devo dire che per certi versi, la storia è ancora attuale. Tante le versioni cinematografiche o televisive, molte delle quali mute. La prima versione è del 1913, diretta dallo stesso Nino Oxilia, purtroppo perduta. Oxilia avrebbe probabilmente girato anche la versione del 1918 se non fosse morto durante la ritirata da Caporetto nel corso della Prima Guerra Mondiale. Al suo posto la direzione venne affidata ad Augusto Genina, che avrebbe diretto anche la versione del 1927, l’ultima per il cinema muto. La storia della trasposizione di Addio Giovinezza! del 1918 non è travagliata solo per la sorte di Oxilia, ma per motivi differenti. Nel ruolo di protagonista feminile troviamo ad esempio Maria Jacobini, vedova di Oxilia, che trasmette il suo dolore al personaggio di Dorina, che risulta più profondo e intenso rispetto a molte altre interpretazioni dello stesso ruolo. Ma il problema più grande è stato ritrovare il film tra le cineteche di tutto il mondo. A lungo considerato perduto, Addio Giovinezza! è stato ritrovata nel 1988 in Giappone all’interno di una collezione di un privato donata al National Film Center. Da qui, dopo una storia lunga e complicata e due restaurit, il film è stato finalmente presentato nel corso del Cinema Ritrovato 2014.

Mario (Lido Manetti) è un giovane di provincia che si sposta a Torino per frequentare l’Università. Qui incontra il giovane Leon (Ruggero Capodaglio), ragazzo sbadato ma estremamente generoso. Dopo alcuni tentativi di trovare una casa, Mario affitta una camera dalla giovane Dorina (Maria Jacobini). I due si innamorano e iniziano presto un’intensa relazione. Purtroppo a minare la tranquillità della coppia si mette  Elena (Helena Makowska), una donna ricca e annoiata che ha notato Mario e tenta di sedurlo senza troppi scrupoli. La situazione diventa incandescente e di fronte all’interesse di Mario per la nobildonna, Dorinanon riesce a restare impassibile: i due litigano e si separano. Mesi dopo, quando Mario si laurea e sta per tornare a casa, Dorina trova la forza per tornare dal suo amato, il quale le dichiara il suo amore prima di partire per il suo paese natio.

Addio Giovinezza! è, come detto, potenzialmente molto attuale perché racconta il raggiungimento della maturità di alcuni ragazzi che affrontano gli studi universitari. Il percorso accademico è di fatto uno spartiacque nella nostra vita, tra una prima parte dedicata alla scuola e una seconda che ci dovrebbe immettere nel mondo lavorativo e quindi “adulto”. Proprio questo accade in Addio Giovinezza!, sebbene la morale non sia del tutto positiva. L’addio finale estremamente intenso sembra distruggere il significato di un amore giovanile. Non ci sarà più tempo per tutto questo superata la giovinezza, e anche se uno spiraglio per il compimento di questo amore è possibile, esso sarà comunque di natura differente, meno semplice e puro, ma contaminato dalla perdita di una libertà che solo la gioventù può dare. Insomma, come dal titolo, Addio Giovinezza! non è solo un manifesto della vita passata, ma uno schema potenzialmente applicabile ancora oggi e per questo il film di Genina mantiene intatta tutta la sua forza espressiva. Questo certamente anche grazie alla Jacobini, probabilmente in una delle sue migliori interpretazioni. Da notare la presenza di Helena Makowska, attrice polacca dall’esistenza travagliata, che ebbe purtroppo anche la sfortuna di essere deportata in un lager, anche se riuscì ad uscirne grazie ad uno scambio di prigionieri con la Gran Bretagna.

Per ulteriori informazioni vi rimando all’articolo su Cinefilia Ritrovata.