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Posts Tagged ‘Sam De Grasse’

Mariti Ciechi (Blind Husbands) – Erich Von Stroheim (1919)

Sapete il mio folle amore per Erich Von Stroheim e la conseguente ritrosia a parlarne ma questi giorni di coronavirus mi hanno portato, come sapete, a dare vita ad un progetto che permette la visione di film su Kast (cliccate qui se volete entrare nel gruppo) e uno dei film visti con i diritti scaduto è stato proprio Blind Husbands, la prima opera del regista e attore tedesco. Ma andiamo prima alla trama:

 

Nella bella Cortina d’Ampezzo giungono quasi in contemporanea il Tenente Erich von Steuben (Erich von Stroheim) e il Dottor Armstrong (Sam de Grasse) con la moglie Margaret (Francelia Billington). La loro relazione non va benissimo e lei. pur essendo ancora innamorata. viene quasi ignorata dal marito. Notata questa cosa, von Steuben, Don Giovanni senza scrupoli, cerca di intrufolarsi nella coppia per portarsi a letto la ragazza. A vigilare sulla situazione c’è però un vecchio amico del Signor Armstrong, il taciturno Sepp (Gibson Gowland) assieme al suo cagnolone. La situazione diventa sempre più critica: Il Dottor Armstrong è costretto a partire per andare a salvare degli sconsiderati che hanno osato sfidare le vette da passaggi non battuti. Il Tenente, allora, rinnova il vigore delle sue avance arrivando quasi a far cedere la ragazza. Quando la spedizione di salvataggio torna, accompagnata da campane a morto, Margaret teme che sia capitato qualcosa a suo marito e sviene. Il giorno dopo Armstrong parte con moglie, Sepp e von Steuben verso un rifugio da cui poi il Dottore e il Tenente partiranno per conqusitare la vetta. Da qui partiranno una serie di equivoci orchestrati magistralmente dal regista che renderanno incerto lo spettatore sull’effettivo consumo o meno del tradimento. Nel finale i fili del destino porteranno i malvagi verso la pena meritata e i giusti verso la riconciliazione.

 

La cosa che mi ha sempre stupito è l’attenzione alla fotografia e ai dettagli nella costruzione delle scene che Von Stroheim, forse facendo sue le nozioni apprese da Griffith e dagli altri registi con cui aveva lavorato prima, mostra di avere in un’opera prima. La fotografia è curata da Ben F. Reynolds, che aveva già iniziato la sua collaborazione con John Ford e stava per far partire quella fruttuosissima proprio con Von Stroheim. Riguardo la vicenda, scritta dallo stesso Stroheim, ritroviamo alcuni elementi ricorrenti della sua produzione come la presenza di un uomo vizioso e senza scrupoli, di una donna combattuta e tentata dal peccato e di un elemento naturale visto come metafora del bene e del male. Un altro elemento decisamente caratteristico è quello di dare continuamenti indizi su quale sarà l’esito della vicenda che, puntalmente, si avvera. Se avete letto Paprika sapete di cosa parlo, qui sappiamo già la fine che farà il tenente von Steuben già prima che la scalata sia iniziata. Ma torniamo alle immagini che, più che descrivervele, preferisco farvi direttamente vedere. Nella prima vediamo una splendida inquadratura allo specchio (sappiamo bene quanto siano difficili, quindi chissà se vi era realmente uno specchio o se si tratta di una controfigura di spalle che crea il finto effetto riflesso), dove vediamo prima Margaret a fuoco che guarda il marito, successiva sfocatura di lei e messa a fuoco del Dr. Armstrong ad indicare che si tratta del pensiero della ragazza. Il medico viene sostituito da una coppia felice, ovvero ciò a cui Margaret aspira per la sua relazione. Si torna poi alla dura realtà quando la giovane ritorna a fuoco e si mostra disperata. Mi ha colpito molto anche la scena dell’incubo, in cui il sospetto di Armstrong e i sogni della moglie si mescolano rendendo equivoca la possibile presa di coscienza da parte dell’uomo di quanto sta accadendo.

 

Nel gruppo di immagini qui sopra ho invece scelto di mettere in risalto il ruolo della lettera e del non compreso: dai gesti di lei e quelli di lui, infatti, si capisce esattamente il contrario di quanto realmente è successo e siamo convinti che Margaret abbia invitato il Tenente ad andare da lei durante la notte. Solo alla fine, quando Armstrong legge la lettera, scopriremo che le cose sono andate in maniera esattamente opposta.

Concludo con il gruppo di immagini qui sotto che ho scelto di inserire nella classica griglia dei terzi che dovrebbe guidare le inquadrature. Von Stroheim teneva tantissimo a costruire scene armoniche e ragionate ma qui si trova di fronte a un dubbio: fare una scena ad effetto con girato di carrozza in corsa a bordo di un’altra carrozza in movimento (suppongo io) o dare vita ad un’inquadratura perfetta? Ha optato la prima opzione e infatti potete osservare come nel giro di pochi frame cambi completamente la composizione.

 

Sebbene sia il primo film di Erich Von Stroheim, questo Blind Husbands è forse il film più lineare della sua produzione ma, al contempo, contiene già il seme di quelli che sono gli elementi caratterizzanti della sua produzione. Se potete, insomma, visto anche che è facilmente reperibile online, vi consiglio di recuperarlo e vederlo e magari acquistarlo in DVD qualora vi dovesse piacere particolarmente.

Il Pirata Nero (The Black Pirate) – Albert Parker (1926)

Mentre Roma è sommersa dalla neve, noi ci spostiamo in un luogo decisamente più caldo in compagnia di Douglas Fairbanks. Nel 1926 usciva nelle sale uno dei film più celebri dell’attore, prodotto dalla sua compagnia e affidato alla regia di Albert Parker (che abbiamo ricordato di recente per Sherlock Holmes). In un’ambietazione molto ben costruita, realizzata nell’isola di Santa Catalina, veniamo catapultati nel mondo dei pirati, dove Fairbanks può spiccare in tutta la sua atleticità.

Dopo aver perso il padre per mano dei pirati, un giovane (Douglas Fairbanks) decide infiltrarsi tra di loro per ottenere la sua vendetta. Per guadagnarsi la fiducia dei malviventi, il giovane, che si fa chiamare il Pirata Nero, conquista con le sue sole forze un’intera nave ed il suo equipaggio. All’interno di questa nave risiede però anche la bella principessa Isobel (Billie Dove) di cui il nostro eroe si innamora. Per evitare che le succeda qualcosa di brutto, il Pirata Nero guadagna tempo e cerca di farla fuggire con la complicità del suo secondo MacTavish (il grande Donald Crisp). Viene però scoperto dal suo terribile luogotenente (Sam De Grasse) che lo cattura e lo condanna a  gettarsi in mare, completamente legato, dall’asse come nella più tipica delle pene piratesche. Tutto sembra perduto, ma il nostro eroe ha ancora un asso nella manica. Il finale ci regala anche un piccolo colpo di scena…

Fairbanks, autore sotto lo pseudonomo di Thomas Elton della sceneggiatura assieme a Jack Cunningham, disegna un film spumeggiante, dai ritmi rapidi e caratterizzato da un buon bilanciamento tra ironia e crudeltà. Non c’è dubbio che il personaggio del Pirata Nero sia il più adatto ad esaltare le caratteristiche fisiche ed atletiche dell’attore, oltre ad accentuarne la sua indole di cavaliere. L’atmosfera piratesca, per quanto caricaturale, è resa alla perfezione e contribuisce a rendere più gradevole l’ambientazione.

La pellicola stupisce grazie all’utilizzo del sistema Technicolor Process 2, sostanzialmente bicromatico, che ci regala un effetto colorato molto evocativo. Il film era stato distribuito anche in versione in bianco e nero, ma probabilmente fu proprio grazie alla sua versione colorizzata che The Black Pirate riuscì a rimanere nelle sale molto a lungo (alcuni sostengono addirittura fino al 1928, ovvero due anni dopo la sua uscita nelle sale). Le reazioni della stampa e del pubblico furono entusiastiche e questo ripagò Fairbanks del grande dispendio di denaro. Il risultato in effetti è una pellicola più che piacevole, quasi un prototipo delle pellicole di avventura (piratesche ma non solo) che fioccheranno con l’avvento del sonoro. Il pirata nero è attualmente di facilissima reperibilità e disponibile in molteplici edizioni.

Cuorisità: per ulteriori informazioni vi invito a consultare questa bella pagina in inglese tratta dal sito “silentsaregolden”.