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Posts Tagged ‘Albert Parker’

Il Pirata Nero (The Black Pirate) – Albert Parker (1926)

Mentre Roma è sommersa dalla neve, noi ci spostiamo in un luogo decisamente più caldo in compagnia di Douglas Fairbanks. Nel 1926 usciva nelle sale uno dei film più celebri dell’attore, prodotto dalla sua compagnia e affidato alla regia di Albert Parker (che abbiamo ricordato di recente per Sherlock Holmes). In un’ambietazione molto ben costruita, realizzata nell’isola di Santa Catalina, veniamo catapultati nel mondo dei pirati, dove Fairbanks può spiccare in tutta la sua atleticità.

Dopo aver perso il padre per mano dei pirati, un giovane (Douglas Fairbanks) decide infiltrarsi tra di loro per ottenere la sua vendetta. Per guadagnarsi la fiducia dei malviventi, il giovane, che si fa chiamare il Pirata Nero, conquista con le sue sole forze un’intera nave ed il suo equipaggio. All’interno di questa nave risiede però anche la bella principessa Isobel (Billie Dove) di cui il nostro eroe si innamora. Per evitare che le succeda qualcosa di brutto, il Pirata Nero guadagna tempo e cerca di farla fuggire con la complicità del suo secondo MacTavish (il grande Donald Crisp). Viene però scoperto dal suo terribile luogotenente (Sam De Grasse) che lo cattura e lo condanna a  gettarsi in mare, completamente legato, dall’asse come nella più tipica delle pene piratesche. Tutto sembra perduto, ma il nostro eroe ha ancora un asso nella manica. Il finale ci regala anche un piccolo colpo di scena…

Fairbanks, autore sotto lo pseudonomo di Thomas Elton della sceneggiatura assieme a Jack Cunningham, disegna un film spumeggiante, dai ritmi rapidi e caratterizzato da un buon bilanciamento tra ironia e crudeltà. Non c’è dubbio che il personaggio del Pirata Nero sia il più adatto ad esaltare le caratteristiche fisiche ed atletiche dell’attore, oltre ad accentuarne la sua indole di cavaliere. L’atmosfera piratesca, per quanto caricaturale, è resa alla perfezione e contribuisce a rendere più gradevole l’ambientazione.

La pellicola stupisce grazie all’utilizzo del sistema Technicolor Process 2, sostanzialmente bicromatico, che ci regala un effetto colorato molto evocativo. Il film era stato distribuito anche in versione in bianco e nero, ma probabilmente fu proprio grazie alla sua versione colorizzata che The Black Pirate riuscì a rimanere nelle sale molto a lungo (alcuni sostengono addirittura fino al 1928, ovvero due anni dopo la sua uscita nelle sale). Le reazioni della stampa e del pubblico furono entusiastiche e questo ripagò Fairbanks del grande dispendio di denaro. Il risultato in effetti è una pellicola più che piacevole, quasi un prototipo delle pellicole di avventura (piratesche ma non solo) che fioccheranno con l’avvento del sonoro. Il pirata nero è attualmente di facilissima reperibilità e disponibile in molteplici edizioni.

Cuorisità: per ulteriori informazioni vi invito a consultare questa bella pagina in inglese tratta dal sito “silentsaregolden”.

Sherlock Holmes – Albert Parker (1922)

Restiamo al 221B di Baker Street per avventurarci nella più celebre pellicola muta dedicata a Sherlock Holmes. La Goldwyn Pictures Corporation decise di affidare il progetto ad Albert Parker (che ricordiamo anche per “Il Pirata Nero” con Fairbanks), e gli permise di ottenere un cast di eccezione. Per il ruolo di Sherlock Holmes venne scelto John Barrymore, per quello di Watson, invece, Roland Young, apprezzato attore teatrale in una delle sue prime apparizioni sul grande schermo. Ma il personaggio che ebbe maggior successo fu forse quello di Moriarty, celebre antagonista di Sherlock Holmes, interpretato magistralmente da Gustav von Seyffertitz. La storia è tratta da un’opera di William Gillette, attore e sceneggiatore teatrale, ispirandosi, ovviamente, a Conan Doyle.

Nella londra messa in scacco dagli scagnozzi di Moriarty (Gustav von Seyffertitz), il Principe Alexis (Reginald Denny) viene accusato di un furto che non ha commesso. Il Dr. Watson (Roland Young) chiama un giovane Sherlock Holmes (John Barrymore) ad investigare. Il Principe viene scagionato da ogni accusa ma è costretto a partire per la morte dei suoi due fratelli eredi al trono. Lascia a Londra la sua promessa sposa Rose (Peggy Bayfield) che si suicida per la disperazione.
Gli anni passano e Sherlock Holmes è diventato un celebre detective ossessionato dall’idea di catturare Moriarty per porre fine alle sue angherie. Il Principe Alexis si rivolge nuovamente a lui con la richiesta di recuperare delle lettere compromettenti che la sorella di Rose, Alice (Carol Dempster, protetta e all’epoca compagna di D. W. Griffith), di cui per altro Holmes era innamorato, minaccia di rendere pubbliche. Inizialmente Sherlock Holmes rifiuta di rendere questo servizio al Principe, ma quando scopre che anche Moriarty cerca quelle lettere decide di accettare. Avrà così inizio una nuova indagine che vedrà il Detective disposto a tutto pur di catturare il proprio nemico.

Quello descritto in questo film è uno Sherlock Holmes un po’ atipico. L’attenzione, più che sulle capacità deduttive, è catalizzata sull’azione, cosa che viene subito chiarita quando Holmes sostiene che sarebbe troppo lungo spiegare come ha fatto a dedurre una determinata cosa. John Barrymore, sebbene risulti fisicamente adatto ad interpretare il ruolo, viene in qualche modo superato dalla bravura di Von Seyffertitz. Il Detective in questo racconto risulta molto sensibile al fascino femminile, debolezza che lo rende vulnerabile agli agguati dei nemici. Nel complesso, comunque, Sherlock Holmes risulta un’avventura piacevole che, grazie all’uso intensivo di didascalie, riesce a mantenere alta l’attenzione e caratterizzare molto bene i personaggi. Bisogna ricordare che ciò che vediamo oggi differisce in qualche modo da quello che venne proiettato nel 1922. Sebbene ritenuto a lungo perduto, una copia del film venne ritrovata negli anni ’70 da un rappresentante della George Eastman House. Dopo anni di lavoro, inizialmente supportati dall’aiuto del regista Albert Parker che era, straordinariamente, ancora in vita ai tempi del ritrovamento, il film vide una sua prima riedizione proprio in quegli anni. La versione che possiamo vedere oggi deriva da un nuovo restauro effettuato nel con l’aggiunta di ulteriori scene. Nonostante questa ulteriore aggiunta la pellicola risulta ancora mutila. In Italia il film è edito dalla Dcult e disponibile, come sempre, ad un prezzo molto vantaggioso.

Curiosità: Il celebre attore William Powell iniziò la sua carriera con questo film. In rete (come sulla copertina di Dcult) si trova un’immagine molto particolare perché non presente nelle sezioni del film che ci sono rimaste (cliccate qui per vederla). Sebbene l’abbigliamento sia molto alla Sherlock Holmes, all’interno delle sezioni di film ritrovate Barrymore indossa quelle vesti solo in un frangente (dove per altro Powell non appare). Probabilmente si tratta di una foto fatta sul set di una scena perduta o tagliata e di cui mi piacerebbe sapere di più.

Curiosità: Il personaggio interpretato da Gustav von Seyffertitz ebbe così tanto successo che in Gran Bretagna il film venne distribuito come Moriarty.

Per maggiori informazioni…vi consiglio di guardare questa bella pagina (nonostante la cattiva scelta dei colori), dedicata al film. Il testo è inglese ma facilmente comprensibile.

I Faggi Rossi (The Copper Beeches) – Adrien Caillard (1912)

Vista la celebrità che, grazie ai nuovi adattamenti, sta riscoprendo Sherlock Holmes mi sembra giusto dedicare un po’ di spazio a questo eroe di cui ho letto praticamente tutte le avventure. Diverse volte mi è capitato di veder eletto il noto film del 1922 di Albert Parker con John Berrymore e Roland Young nei ruoli di Holmes e del Dr. Watson (di cui per altro parlerò prossimamente) come primo adattamento delle storie del celebre Detective di Baker Street. Come avrete intuito siamo molto lontani dalla verità. La primissima comparsa del nome di Sherlock Holmes in un film muto risale ad un corto di appena trenta secondi datato 1900-1903, chiamato Sherlock Holmes Baffled di Arthur Marvin, in cui il nome del detective viene inserito solo per la sua celebrita mentre i veri protagonisti risultano gli effetti speciali, in particolare lo “stop trick“. Nel giro di pochi anni si moltiplicarono in tutto il mondo le pellicole dedicate all’astuto investigatore, con esempi che svariano dall’Italia fino alla Danimarca, ma di cui conosciamo, per la maggiorparte dei casi, solamente il nome o il cast. Bisogna aspettare il 1912 per avere la prima trasposizione autorizzata delle avventure di Sherlock Holmes, il tutto ovviamente sotto la supervisione di Conan Doyle in persona. La Eclair riuscì infatti a strappare, dopo un primo “Les aventures de Sherlock Holmes” di Victorin Jasset (1911), un accordo con il padre del detective per produrre una serie in coproduzione con la Gran Bretagna. Ne uscirono questi otto episodi con Georges Tréville nel ruolo di Sherlock Holmes:

1. The Speckled Band (La banda maculata) 2. The Silver Blaze (Barbaglio d’argento) 3. The Beryl Coronet (Il diadema di berilli) 4. The Musgrave Ritual (Il rituale dei Musgrave) 5. The Reigate Squires (L’enigma di Reigate) 6. The Stolen Papers (I documenti rubati) 7. The Mystery of Boscombe Valey (Il mistero di Boscombe Valley) 8. The Copper Beeches (I faggi rossi)

Solo l’ottava e ultima avventura è riuscita a sopravvivere e risulta sicuramente utile per capire la portata di questo progetto. The Copper Beeches, avventura presente nella celebre raccolta “le avventure di Sherlock Holmes“, viene presentata al pubblico del cinema muto ripulita e depurata pur mantenendo al suo interno gli elementi cardine della vicenda stessa. La depurazione prevede la sostanziale eliminazione anche di un personaggio insostituibile come il Dr. Watson, fatto che appare quanto mai strano considerando la supervisione dello stesso Conan Doyle.

Mr. Rucastle scopre che sua figlia ha intenzione di scappare di casa con il suo fidanzato. Per evitarlo la rinchiude in una stanza segreta. Poco dopo ingaggia Violet Hunter come badante. Questa si rivolge a Sherlock Holmes (Georges Tréville) quando riceve la strana richiesta di tagliarsi i capelli in cambio di un aumento di stipendio. Sotto la spinta dell’investigatore accetta di tagliare la sua chioma, mentre questi inizia la sua indagine. Sherlock Holmes, userà tutto il suo intuito per risolvere anche questo caso…

Nonostante la netta modifica dello svolgimento i temi cari all’autore, come quello della conservazione dell’apparenza da parte di una famiglia altolocata in una situazione che di normale non ha assolutamente niente, vengono sostanzialmente rispettati. Anche il finale risulta sostanzialmente modificato rispetto al racconto pur se ne viene mantenuto il senso di fondo. Nel complesso mi sento di bocciare questa pellicola. A causa della sostanziale mancanza di didascalie, infatti, le celebri deduzioni del detective non possono essere seguite, e la scelta di ricorrere alla gestualità risulta poco convicente. L’assenza di questo elemento tanto essenziale per gli amanti di Holmes contribuisce ad abbassare notevolmente il valore di questa trasposizione. Nel complesso possiamo dire che Georges Tréville si dimostra comunque un discreto Sherlock Holmes.

Questa avventura è stata pubblicata nel DVD “The Adventures of Sherlock Holmes (1912-1921)” assieme a tre episodi tratti dalla serie del 1921 prodotta dalla Stoll Pictures Produtions con regia di Maurice Elvey, con Eille Norwood nel ruolo di Sherlock Holmes e Hurbert Willis in quella di Watson. Anche qui risultano purtropo perduti numerosi capitoli. Davvero un peccato visto che Conan Doyle sembrò mostare una certa predilezione per lo Sherlock Holmes di Norwood.