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Posts Tagged ‘George Eastman House’

Napoli che canta – Roberto Roberti (1926)

aprile 16, 2020 Lascia un commento

napolicantaChi mi segue sa quanto ami le “sinfonie della città” del muto, che riescono a regalare un affresco di tante belle città principalmente nel corso degli anni ’20. Con Napoli che canta troviamo qualcosa di doppiamente interessante perché ritroviamo Napoli e dintorni del 1926 accompagnata da alcune canzoni popolari citate a volte direttamente come ad indicare a chi di dovere di eseguirle o magari, successivamente, di inserirle nella pellicola. Abbiamo quindi classici come “‘o sole mio“, e altre canzoni più o meno note come “sotto ‘e cancelle” o “Serenatella a mare“.

Partiamo dalla regia, quel nome Roberto Roberti potrebbe non dirvi molto, ma Bob Robertson vi ricorda qualcosa? Ebbene sì, il “Roberti” altri non era che il nome d’arte di Vincenzo Leone, regista e padre dell’ormai più noto Sergio che firmò con quello pseudonimo inglesizzato il suo arcinoto Per un pugno di dollari. Napoli che canta è il primo film del Roberti che vedo, quindi non ho ben chiara la sua produzione né quanto di essa sia effettivamente sopravvissuta e sicuramente la componente documentaristica lascia poco spazio ad un’analisi del genere. Interessante però vedere nei cartelli iniziali come la regia sia indicata con la frase “impressioni ed espressioni cinematografiche di…” con il seguente “fotografie di Carlo Montuori” quasi ad indicare che gli autori volessero mostrare scorci momentanei e quasi statici della napolitaneità.

Questo corto è diviso in parti e scenette, più o meno riuscite, di cui la peggiore è sicuramente costituita da una coppia di una certa età che festeggia la propria unione con presunte gag. Il finale è dimostrazione che sicuramente vi era in mente un pubblico d’oltreoceano, del resto la copia restaurata è bilingue, perché si parla dei napoletani che emigrano e si racconta il loro dolore nel partire e quello dei loro familiari. Il film, insomma, imprime momenti di vita quotidiana ma anche di festa con tanto di esecuzione dal vivo del Maestro Raffaele Caravaglios che pur nato in Sicilia passò parte della sua vita e morì proprio a Napoli dove fu molto amato.

Questo legame tra Sicilia e Napoli viene cementato dalla presenza di Giuni Russo, autrice della colonna sonora di accompagnamento alla versione restaurata del film che venne commissionata dalla George Eastman House per volere di Cherchi Usai. Sì, proprio quella Giuni Russo che ricorderete tutti per la hit “un’estate al mare” figlia di una lunga collaborazione con Franco Battiato, è stata una grande sperimentatrice e dotata musicista che ha saputo dare voce a tante culture diverse e farle sue. Durante la consueta visione a distanza con Danilo Magno, a fronte di un film non sempre all’altezza, siamo rimasti veramente colpiti dalla musica, curatissima e che ha saputo dare luce alle doti canore dell’artista. Giuni Russo morì nel 2004, pochi mesi dopo l’uscita in cd e dvd+film di Napoli che canta, dando come lascito un’opera poco nota ma davvero straordinaria. Quella che sentirete qualora voleste recuperare il film o recuperare il disco su spotify o in formato fisico, dovrebbe essere la registrazione dell’ottobre 2003 presso il Teatro Zancanaro di Sacile (ad un certo punto si sentono degli applausi) ma ho l’impressione che in parte sia stato inciso in studio.  Vi lascio un piccolo estratto in cui una versione studio di A cchiu bella viene cantata da Giuni Russo con alternate immagini del film.

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Immagine in alto a destra tratta dalla pagina twitter del Nitrate Picture Show

Sherlock Holmes – Albert Parker (1922)

gennaio 3, 2012 2 commenti

Restiamo al 221B di Baker Street per avventurarci nella più celebre pellicola muta dedicata a Sherlock Holmes. La Goldwyn Pictures Corporation decise di affidare il progetto ad Albert Parker (che ricordiamo anche per “Il Pirata Nero” con Fairbanks), e gli permise di ottenere un cast di eccezione. Per il ruolo di Sherlock Holmes venne scelto John Barrymore, per quello di Watson, invece, Roland Young, apprezzato attore teatrale in una delle sue prime apparizioni sul grande schermo. Ma il personaggio che ebbe maggior successo fu forse quello di Moriarty, celebre antagonista di Sherlock Holmes, interpretato magistralmente da Gustav von Seyffertitz. La storia è tratta da un’opera di William Gillette, attore e sceneggiatore teatrale, ispirandosi, ovviamente, a Conan Doyle.

Nella londra messa in scacco dagli scagnozzi di Moriarty (Gustav von Seyffertitz), il Principe Alexis (Reginald Denny) viene accusato di un furto che non ha commesso. Il Dr. Watson (Roland Young) chiama un giovane Sherlock Holmes (John Barrymore) ad investigare. Il Principe viene scagionato da ogni accusa ma è costretto a partire per la morte dei suoi due fratelli eredi al trono. Lascia a Londra la sua promessa sposa Rose (Peggy Bayfield) che si suicida per la disperazione.
Gli anni passano e Sherlock Holmes è diventato un celebre detective ossessionato dall’idea di catturare Moriarty per porre fine alle sue angherie. Il Principe Alexis si rivolge nuovamente a lui con la richiesta di recuperare delle lettere compromettenti che la sorella di Rose, Alice (Carol Dempster, protetta e all’epoca compagna di D. W. Griffith), di cui per altro Holmes era innamorato, minaccia di rendere pubbliche. Inizialmente Sherlock Holmes rifiuta di rendere questo servizio al Principe, ma quando scopre che anche Moriarty cerca quelle lettere decide di accettare. Avrà così inizio una nuova indagine che vedrà il Detective disposto a tutto pur di catturare il proprio nemico.

Quello descritto in questo film è uno Sherlock Holmes un po’ atipico. L’attenzione, più che sulle capacità deduttive, è catalizzata sull’azione, cosa che viene subito chiarita quando Holmes sostiene che sarebbe troppo lungo spiegare come ha fatto a dedurre una determinata cosa. John Barrymore, sebbene risulti fisicamente adatto ad interpretare il ruolo, viene in qualche modo superato dalla bravura di Von Seyffertitz. Il Detective in questo racconto risulta molto sensibile al fascino femminile, debolezza che lo rende vulnerabile agli agguati dei nemici. Nel complesso, comunque, Sherlock Holmes risulta un’avventura piacevole che, grazie all’uso intensivo di didascalie, riesce a mantenere alta l’attenzione e caratterizzare molto bene i personaggi. Bisogna ricordare che ciò che vediamo oggi differisce in qualche modo da quello che venne proiettato nel 1922. Sebbene ritenuto a lungo perduto, una copia del film venne ritrovata negli anni ’70 da un rappresentante della George Eastman House. Dopo anni di lavoro, inizialmente supportati dall’aiuto del regista Albert Parker che era, straordinariamente, ancora in vita ai tempi del ritrovamento, il film vide una sua prima riedizione proprio in quegli anni. La versione che possiamo vedere oggi deriva da un nuovo restauro effettuato nel con l’aggiunta di ulteriori scene. Nonostante questa ulteriore aggiunta la pellicola risulta ancora mutila. In Italia il film è edito dalla Dcult e disponibile, come sempre, ad un prezzo molto vantaggioso.

Curiosità: Il celebre attore William Powell iniziò la sua carriera con questo film. In rete (come sulla copertina di Dcult) si trova un’immagine molto particolare perché non presente nelle sezioni del film che ci sono rimaste (cliccate qui per vederla). Sebbene l’abbigliamento sia molto alla Sherlock Holmes, all’interno delle sezioni di film ritrovate Barrymore indossa quelle vesti solo in un frangente (dove per altro Powell non appare). Probabilmente si tratta di una foto fatta sul set di una scena perduta o tagliata e di cui mi piacerebbe sapere di più.

Curiosità: Il personaggio interpretato da Gustav von Seyffertitz ebbe così tanto successo che in Gran Bretagna il film venne distribuito come Moriarty.

Per maggiori informazioni…vi consiglio di guardare questa bella pagina (nonostante la cattiva scelta dei colori), dedicata al film. Il testo è inglese ma facilmente comprensibile.