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Posts Tagged ‘Grete Berger’

Il Dottor Mabuse (Dr. Mabuse, der Spieler) – Fritz Lang (1922)

Nel 1921 vedeva la luce il romanzo Dr. Mabuse, der Spieler di Norbert Jacques e il successo fu immediato. Rapito dal personaggio, Fritz Lang decise di girarne un film che fu presentato nel 1922. Per non perdere quasi nulla di quanto narrato nel romanzo, Lang decise di dividere il film in due parti principali: 1. Il grande giocatore: un quadro dell’epoca (Der große Spieler. Ein Bild der Zeit); 2.INFERNO: un dramma di uomini della nostra epoca (INFERNO. Ein Spiel von Menschen unserer Zeit). Il film a conti fatti non è molto dissimile da un Fantômas di Louis Feuillade nell’intenzione, ma l’attenzione del film è posta altrove. Dove nel serial francese è tutto teso all’azione ed alle peripezie del protagonista/antagonista, qui l’azione è quasi inesistente. Le vicende si svolgono con lentezza e l’attenzione dello spettatore è spostata al personaggio stesso del Dottor Mabuse, interpretato da uno splendido Rudolf Klein-Rogge, e dai suoi diversi travestimenti che a tratti sembrano quasi non avere un’utilità reale ai fini della trama. Sono i dettagli a fare la differenza, così come la focalizzazione nei personaggi e nelle diverse situazioni, situazioni che si ripetono ma con risultati finali differenti perché i personaggi imparano da quanto loro accaduto precedentemente e non reagiscono mai allo stesso modo. Siamo insomma lontani anni luce da serial americani come The Master Mystery o Lightning Hutch. Ma andiamo finalmente alla trama generale delle due parti:

Il Dottor Mabuse (Rudolf Klein-Rogge) è un medico psicoanalista molto celebre nei quartieri alti. Ma dietro la sua professione cela un segreto. Egli è infatti un bandito senza scrupoli che spilla soldi ai ricchi giocatori d’azzardo utilizzando i suoi poteri ipnotici. Per evitare di essere riconosciuto, egli adopera travestimenti di ogni tipo, riuscendo così a rimanere al di fuori di ogni sospetto. Si avvale dell’aiuto di numerosi collaboratori: Spoerri (Robert Forster-Larrinaga), segretario e truccatore del Dottor Mabuse con il cattivo vizio della cocaina, Pesch (Georg John), la domestica Fine (Grete Berger), l’autista Georg (Hans Adalbert Schlettow) e Chérie Carozza (Aud Egede Nissen), ballerina e cantante innamorata del suo malvagio capo. Il Dottor Mabuse possiede anche un laboratorio di falsari gestito dal grasso Haawsch (Karl Huszar-Puffy) in cui lavorano solo non vedenti (ricordiamo che questo è il periodo della crisi economica). Presto il castello di carte inizia a crollare. Mabuse ruba del denaro a Edgar Hull (Paul Richter), figlio di un ricco industriale, e si rivolge al Procuratore di Stato Norbert von Welk (Bernhard Goetzke). Il Dottor Mabuse mette sulle sue tracce Chérie Carozza che viene però scoperta e imprigionata. Per vendetta Mabuse organizza un’imboscata ai danni di Edgar Hull, che viene ucciso, e del Procuratore, che riesce incredibilmente a salvarsi. Chérie Carozza si suicida per ordine dello stesso Mabuse, ormai interessato ad un’altra donna, la Contessa Dusy Told (Gertrude Welcker). Il Conte Told (Alfred Abel), è un ometto debole e facilmente impressionabile, così Mabuse riesce a fare in modo che perda ogni credito verso i suoi amici, rapendo poi la sua amata contessa e convincendolo, tramite l’ipnosi, che lei lo avesse abbandonato per vergogna. Come ultimo atto del suo diabolico piano, Mabuse spinge il conte a suicidarsi. Ma il Procuratore ha ormai capito tutto e si mette sulle tracce del Dottor Mabuse fino ad un finale rocambolesco e intenso.

La lentezza nell’evoluzione della trama è testimoniata anche dalle poche righe con cui ho raccontato le quattro ore e mezza di film. Ho visto Dr. Mabuse con Erasmo del blog La Grande Bellezza e ci siamo soffermati a lungo su questa componente ed è apparso evidente fin da subito come Fritz Lang seguisse da vicino un romanzo e non una storia originale (ovviamente la sceneggiatura vede sempre la presenza della moglie Thea von Harbou). Quattro ore e mezza di narrazione non sempre fluidissima post pranzo abbondante e con il caldo torrido non sono esattamente il massimo, eppure non ho mai venuta voglia di interrompere la visione e penso che in gran parte il merito si proprio di Lang. Ogni volta mi perdevo in qualche dettaglio, in un gioco di luci o nell’espressione di un attore. I personaggi si evolvevano caratterialmente sotto i miei occhi e ogni trasformazione del Dr. Mabuse sembrava nascondere al suo interno una nuova sfaccettatura della personalità del criminale. Abbiamo iniziato la visione con l’edizione della Sinister Video che ha una colonna sonora abominevole. Sostanzialmente è stata preparata un’ora di musica che poi è stata semplicemente ripetuta per tutto il film (con tanto di breve pausa quando finiva il “giro”). Con la seconda parte siamo fortunatamente passati alla Masters of Cinema di Erasmo e grazie alla loro solita cura nei dettagli, il film è sembrato ancora più profondo e interessante (inutile dire che vi consiglio questa seconda edizione).

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Lo Studente di Praga (Der Student von Prag) – Stellan Rye (1913)

Der Student von Prag è uno dei film più innovativi e meglio riusciti della storia del cinema tedesco. Siamo nel 1913, e mentre in Italia veniva prodotto Cabiria, Paul Wegener decide di mettere in scena un’idea di Hans Heinz Evers utilizzando tecniche di avanguardia o comunque portando ai massimi livelli le tecniche cinematografiche note al tempo. Così sotto la regia di Wegener ma soprattutto di Stellan Rye con la supervisione di Hanns Heinz Ewers, prese vita un film talmente ben costruito da lasciare a bocca aperta. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza la partecipazione di Guido Seeber, uno dei padri degli effetti speciali, che con l’avvento del cinematografo seppe trasformare il suo amore per la fotografia in una costante ricerca per giocare e stupire attraverso la pellicola.

Balduin (Paul Wegener) è uno studente squattrinato, perdutamente innamorato della Contessa Margit (Grete Berger). Pur di raggiungere il suo amore, Balduin si lascia corrompere da Scapinelli (John Gottowt), uno strozzino mefistofelico che in cambio di 100.000 monete d’oro chiede a Balduin di poter prendere tutto ciò che è presente nella stanza del giovane. Si tratta di un inganno, quando il giovane firma egli preleva il suo riflesso dallo specchio rubandogli di fatto l’anima. Eppure tutto sembra andare per il meglio: Balduin inizia a vedere segretamente la contessa, riuscendo a non farsi scorgere dal Barone Waldis-Schwwarzenberg (Fritz Weidermann) e del Conte Schwarzengeberg (Lothar Körner). Accade però l’imprevisto, il doppio malvagio di Balduin inizia a comparire compiendo atti deplorevoli. Uccide in duello il Barone, e terrorizza la contessa. Distrutto, a Balduin non resta che sparare al suo doppio perdendo a suo volta la vita.

Der Student von Prag è uno dei film in cui l’effetto fantasma dato dalla doppia esposizione è realizzato meglio. Il doppio sembra reale e solo ad un’analisi attenta si notano i segni di questa tecnica. Questo denota uno studio estremamente accurato della scena e della tecnica da parte di Wegener e di Seeber. L’ambientazione praghese offre uno splendido contorno alla vicenda che è rafforzata da una scenografia curata nei dettagli. Se Wegener spicca tra tutti, gli altri attori non sono comunque da meno. John Gottowt è forse l’attore che più mi ha sorpreso, il suo Scapinelli possiede una malvagità irriverente, quasi giocosa e irreale. Forse mi inganno, ma questo personaggio mefistofelico, mi pare abbia i tratti tipici delle macchiette ebraiche, cosa che vista dal punto di vista dell’epoca potrebbe non sorprendere più di tanto visto che rappresenta uno strozzini e quindi saremmo proprio di fronte alla stilizzazione razzista per eccellenza. L’unico personaggio che che stona è forse la zingara “guardona” interpretata da Lyda Salmonova, che a mio avviso non fa che disturbare lo svolgilmento del racconto. Ho avuto il piacere di vedere questo film assieme a Erasmo del blog La Grande Bellezza e questo personaggio ci ha davvero infastiditi. Anche se si tratta di un espediente piuttosto comune, mi viene in mente ad esempio Scipione detto anche l’Africano, devo ammettere non l’ho mai amato. Fortunatamente, dopo una prima parte in cui questo personaggio è ovunque, esso scompare completamente nella sezione successiva più intensa e drammatica. Le malelingue potrebbero pensare che il matrimonio tra la Salmonova e Wegener potrebbe spiegare l’inutile presenza e sovraesposizione di questo personaggio, ma non ho alcuna prova per affermarlo. Escludendo questo piccolo difetto, Der Student von Prag è un capolavoro del cinema muto e lo consiglio davvero a tutti perché è probabilmente uno dei punti di partenza più chiari ed importanti per la successiva trasformazione del cinema tedesco che sfornerà i capolavori espressionisti che tutti ben conosciamo. Il successo fu tale che nel 1923 venne fatto un remake con Henrik Galeen alla regia e Conrad Veigt nel ruolo di attore protagonista e, ancora, una versione sonora del 1935 regia di Artur Robison e con Adolf Wohlbrück nei panni di Balduin. La nostra versione è stata recentemente restaurata splendidamente e presentata sui canali Artè, si spera che l’edizione bluray e dvd venga presto rilasciata. Piccolo appunto conclusivo, la famiglia Schwwarzenberg non è affatto fantasiosa, ma è una delle casate boeme più celebri e ancora esistente tanto che Karel Schwarzenberg, Carlo VII principe di Schwarzenberg è stato dal 2010 al 2013 ministro degli esteri della Repubblica Ceca.